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Mario Coccia

Le origini dell'economia dell'innovazione: il contributo di John Rae

STORIA DEL PENSIERO ECONOMICO

Fascicolo: 1 / 2005

L’economia dell’innovazione riveste, oggigiorno, un ruolo importante nella teoria economica, ma le origini di questa disciplina non hanno ancora ricevuto l’attenzione che merita. Lo scopo di questo lavoro è di analizzare il contributo di John Rae (1796-1872), un filosofo scozzese, che nel suo libro Statement of Some New Principles on the Subject of Political Economy, pubblicato nel 1834, attacca le teorie di Smith e propone una sua teoria sociologica del capitale nella quale fornisce una dettagliata analisi sulle cause che determinano il progresso delle invenzioni e sugli effetti che ne derivano. John Rae, un economista classico, è stato recentemente riscoperto come un genuino precursore della teoria della crescita endogena. Questo articolo analizza il Trattato di Rae, discutendo i suoi principali contributi all’economia nei campi dell’innovazione, storia della tecnologia e cambiamento tecnologico. Rae ha una conoscenza della filosofia classica e generale e basa la sua analisi economica nella chiara distinzione delle cause dagli effetti, utilizzando un metodo induttivo per individuare le sorgenti della ricchezza delle nazioni. La sua solida e versatile formazione, lo conduce ad anticipare la disciplina dell’economia dell’innovazione, rilevando la natura, le cause e gli effetti del progresso tecnologico sulla crescita economica.

Yuri Biondi

G. Zappa, T. Veblen, J.R. Commons e l'impresa come istituzione economica

STORIA DEL PENSIERO ECONOMICO

Fascicolo: 1 / 2005

Grazie ad una profonda erudizione economica, nonché all’amicizia intellettuale con M. Fanno e G. Luzzatto, Gino Zappa approfondisce la conoscenza del pensiero istituzionalista durante gli anni della sua formazione e del consolidamento della propria teoria sulla dinamica aziendale (1903-1937), al crocevia fra economia e contabilità. Questo articolo indaga in chiave comparata la lettura zappiana di Thorstein Veblen e John Roger Commons, definendola come uno dei pilastri della nozione di azienda come istituto economico destinato a perdurare. Di Veblen, Zappa accoglie l’acume critico e rilegge in particolare l’analisi del capitale e della proprietà d’impresa, mentre Commons sembra ispirargli la svolta istituzionalista compiuta negli anni Trenta, che lo porterà a definire l’Economia aziendale, di cui fu fondatore, come una forma originale di Economia istituzionale.

Michele Alacevich

Post-war Economic Policies for development: Lauchlin B. Currie and the World Bank in Colombia

STORIA DEL PENSIERO ECONOMICO

Fascicolo: 1 / 2005

Le ricostruzioni storiche dei primi anni di vita della Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo sottolineano la sua esclusiva attitudine per prestiti finalizzati a progetti di natura infrastrutturale e direttamente produttiva. Ciò è vero, ma nello stesso tempo nasconde una realtà più complessa. Infatti, le vicende che riguardano i rapporti tra la Banca e il capo della sua prima missione generale verso un paese in via di sviluppo, Lauchlin B. Currie, dimostrano che, all’interno dell’istituzione, la scelta di finanziare esclusivamente progetti direttamente produttivi provocò vivaci discussioni. Fin dai primi anni Cinquanta, infatti, furono avanzate proposte per prestiti che pur finanziariamente sostenibili avessero una finalità più esplicitamente sociale. L’analisi della missione colombiana del 1949 suggerisce che la politica economica della Banca era strettamente legata a posizioni di natura ideologica su quale dovesse essere la natura dei prestiti erogati, a prescindere dalla solidità finanziaria o dalle caratteristiche di progetto o di programma degli stessi.

Piero Bini

Teoria, cultura e politica economica negli anni del miracolo italiano: 1953-1968

STORIA DEL PENSIERO ECONOMICO

Fascicolo: 1 / 2005

Tra il 1953 e il 1968 prende avvio, raggiunge il suo apice nel cosidetto miracolo economico, e poi declina, uno dei periodi di maggiore prosperità della storia economica italiana, paragonabile soltanto, in termini di crescita annuale del reddito, al periodo giolittiano del primo decennio del Novecento. Lo scopo di questo articolo è quello di ricostruire alcune scelte di politica economica effettuate in quel quindicennio che, dal punto di vista politico, vide il passaggio da una formula centrista ad una di centrosinistra e, sotto l’angolazione economico-sociologica, registrò l’avvento in Italia di una economia del benessere e di modelli di consumo sempre più elevati. Al centro della nostra attenzione verranno messi, in particolare, i seguenti temi: 1) la politica monetaria della Banca d’Italia; 2) la politica di sviluppo delle aree arretrate (il Mezzogiorno); 3) la programmazione economica. Per ciascuno di questi temi, è stato adottato il metodo di mettere a confronto l’analisi teorica e i suggerimenti pratici degli economisti con i processi della politica e le decisioni assunte dai governi del tempo. Come finalità conoscitiva di ordine generale, si è cercato di formulare una interpretazione unitaria della vicenda di politica economica dell’Italia in quel quindicennio.