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Michele Camerota

Alberto Pala

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 3 / 2005

Gianna Gigliotti

Natorp tra Platone e Kant. Sensibilità e conoscenza: l'interpretazione del Teeteto

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 3 / 2005

L’interpretazione che Natorp ha dato della filosofia di Platone è prevalentemente considerata una paradossale forzatura entro la cornice del pensiero kantiano. Senza sfumare l’importanza del quadro di riferimento cui Natorp si attiene, e della versione continuistica della storia della ragione che lo caratterizza, il saggio intende tuttavia suggerire che alla fisionomia di questo quadro abbia contribuito, invece, proprio la diretta lettura dei testi platonici da parte di un Natorp che orgogliosamente si definisce un «filologo della scuola di Bonn». In particolare, esaminando l’interpretazione del Teeteto, si mettono in luce sfumature significative della questione cruciale nel neokantismo marburghese circa il ruolo della sensibilità nella struttura della conoscenza.

Giovanni Bonacina

Hegel, il barone d'Eckstein e l'ala erudita della Congrégation

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 3 / 2005

Scrittore tedesco con residenza ufficiale in Francia durante la Restaurazione (Sainte-Beuve), rappresentante degli interessi feudali e clericali (Heine), il controverso barone d’Eckstein si trova menzionato in Hegel come colui che attraverso la rivista Le Catholique avrebbe indirizzato il sostegno governativo verso «l’ala erudita della Congrégation», alla ricerca di prove dell’originalità del cattolicesimo nelle più antiche tradizioni asiatiche (Lamennais, Friedrich Schlegel). La polemica del Catholique contro Benjamin Constant e il razionalismo filosofico, il ruolo di Eckstein nello scandalo della Congrégation (Montlosier), la sua partecipazione a società letterarie ed erudite (Société des Bonnes Lettres, Société des Bonnes Études, Société Asiatique), il suo rapporto con gli orientalisti Abel-Rémusat e Saint-Martin sono ricostruiti a partire dall’incidentale giudizio hegeliano e gettano luce sull’interesse del filosofo per la contemporanea risorgenza politica e culturale del cattolicesimo francese.

Annamaria Loche

La perfezione di Clarens. Utopia e politica in Jean-Jacques Rousseau

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 3 / 2005

La perfezione di Clarens. Utopia e politica in Jean-Jacques Rousseau (di Annamaria Loche) - ABSTRACT: La Nouvelle Héloïse di Jean-Jacques Rousseau, pur essendo a tutti gli effetti un romanzo, presenta molti elementi leggibili in chiave di filosofia politica. Tra questi emerge la descrizione di Clarens, la parte più politica dell’opera, che è stata interpretata da alcuni come una sorta di utopia, da altri come un laboratorio della politica, preparatorio di alcune delle tematiche del Contrat social. Entrambe queste interpretazioni hanno dei riscontri nel testo: lo dimostra il fatto che si rintracciano fianco a fianco temi come quelli del dirigismo e dell’eudemonismo e quelli della creazione di un forte sentimento comunitario; il fatto che il problema dell’uguaglianza si pone in modo complesso, a volte affermato a volte negato; il fatto che la conduzione dell’economia della tenuta è retta da forti elementi utilitaristici e, nello stesso tempo, è ispirata dai principi del conseguimento del bene comune e della moderazione nelle fortune; infine, dal fatto che i ruoli di Julie e Wolmar all’interno della comunità invitano a meditare sulla difficile figura del Legislatore del Contrat social, non privo di connotazioni che possono in qualche modo riportarlo al fondatore delle utopie.