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Valeria Pulignano

Rapprentanza del sindacato e spazio europeo: uno studio comparato sull'esperienza dei Cae in due settori

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 105 / 2005

Il saggio si propone di esaminare i limiti e le potenzialita’ che la rappresentanza sindacale dei lavoratori affronta nel tentativo di riordinarsi su scala transnazionale. Questo perche’ i fenomeni di de-nazionalizzazione generano disfunzioni ed ostacoli difficilmente eludibili da parte del sindacalismo. Partendo da queste premesse, il saggio discute il ruolo dei Comitati Aziendali Europei (CAE) quale meccanismo speciale di promozione e di sviluppo dell’azione sindacale a livello transnazionale mentre ne esamina le possibilita’ e i limiti di inserimento nell’area politica dell’articolazione tra il livello Europeo e quello nazionale o locale del sindacato. In questa sfera vengono esaminate le opportunita’ che il CAE offre per la creazione di forme di integrazione o networking internazionale della rappresentanza dei lavoratori, e vengono analizzate le forme di tale integrazione e gli effetti sulla creazione di uno spazio europeo per la rappresentanza, nonche’ vengono discusse le condizioni che possono favorirne o limitarne lo sviluppo.

Alessia Donà

Il metodo aperto di coordinamento e l'Italia: il caso della politica per le pari opportunità nella strategia europea per l'occupazione

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 105 / 2005

A seguito della creazione della Strategia Europea per l’Occupazione, l’Unione Europea costituisce un riferimento importante per l’attività di elaborazione e di attuazione della politica del lavoro all’interno degli stati membri. Infatti le singole politiche nazionali per l’occupazione sono oggi parte integrante di un programma coordinato dalle istituzioni comunitarie per incentivare la crescita dell’occupazione. Uno dei principali obiettivi di tale strategia è la realizzazione della parità di genere. Il saggio intende presentare un quadro della politica italiana di parità e valutare se e come quest’ultima abbia risposto agli indirizzi europei nel corso del più ampio processo di riforma del mercato del lavoro che ha avuto inizio in Italia negli ultimi anni.

Maurizio Ferrera, Stefano Sacchi

Il metodo aperto di coordinamento e le capacità istituzionali nazionali: l'esperienza italiana

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 105 / 2005

Questo saggio analizza l’impatto avuto dal Metodo aperto di coordinamento dell’Unione europea (MAC) sulla capacità istituzionale dell’Italia nei settori delle politiche per l’occupazione e per l’inclusione sociale. In entrambi i settori, l’Italia ha sofferto di un duplice handicap: da un lato, era bassa la congruenza iniziale del proprio modello di policy con quello implicito nel MAC; dall’altro, ci sono state dinamiche interne di mutamento che hanno significativamente interagito con lo stimolo fornito dal MAC. Ciononostante, nel caso delle politiche per l’occupazione si è verificato un evidente rafforzamento della capacità istituzionale dell’Italia come effetto indotto dal MAC, laddove nel campo delle politiche per l’inclusione il MAC sembra avere sortito effetti al più modesti. Il saggio conclude individuando dei grappoli di potenziali fattori esplicativi di tale differente impatto del MAC.

Cristina Saottini, Daniela Pecis, Mariangela Leporati

Un gruppo omogeneo di genitori: l'adozione prende vita

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2005

Il lavoro segue la nascita e la storia di un gruppo omogeneo di genitori adottivi di bambini stranieri, prendendo in considerazione anche le trasformazioni che questa nascita comporta nell’équipe di lavoro. Il gruppo omogeneo, fortemente improntato fin dal suo formarsi al mito della nascita, non è solo un luogo in cui si scambiano e si condividono esperienze, conoscenze e informazioni, ma permette la costruzione di un sistema simbolico mitopoietico, fondante il ruolo stesso di genitore. Per attivare un ruolo genitoriale profondo, il gruppo deve confrontarsi con i fantasmi dell’adozione, che vedono l’infecondità collegata alla colpa, alla trasmissione transgenerazionale di un segreto mortifero e l’adozione ad un furto o una violenza, sia agita sia subita. Nel gruppo è emerso chiaramente come sia necessario che i genitori, fin dal momento dell’incontro adottivo, debbano iniziare insieme al figlio, la costruzione della loro storia comune. E ciò sembra possibile solo dando voce alle emozioni, alle paure collegate all’i¬gno¬to, dando spazio e ascolto a ciò che appare ancora poco chiaro, cercando la lingua che permetta di mettere insieme la vita attuale del bambino e dei genitori con le loro fantasie relative al passato non conosciuto.

Questo scritto affida alla trama del linguaggio narrativo l’esplorazione di antiche e nuove trame di senso nella storia di una famiglia. Parole e suoni vogliono essere lo specchio di un progetto di cura basato non su tattiche o paradossi, ma su narrazioni e costruzioni di nuovi significati. L’adolescenza di una paziente designata viene qui assunta quale potente organizzatore mentale di un gruppo familiare, temporalità e dimensione evolutiva in cui ogni membro della famiglia si disarticola dalla matrice familiare attuale e ri-attinge alla propria storia transgenerazionale. Ne consegue un’ar¬ti¬co¬¬lazione del setting terapeutico teso alla connessione con la complessità di un campo fa¬miliare, con le culture che lo attraversano. Su queste linee processuali vengono esplo¬rati lo scisma coniugale in atto, il sacro quale operatore comunitario di mediazione nella discontinuità, il progetto adolescente quale metafora di una funzione di pattern, il dilemma etico posto dall’emergenza di un segreto, mai storia di singoli, ma di gruppi.

Il lavoro, sottolineando le motivazioni che hanno condotto all’organizzazione del progetto, descrive i passaggi che hanno portato alla costruzione di un setting particolare e specifico rispondente alle caratteristiche del contesto istituzionale in cui esso è inserito e ai bisogni dei partecipanti. Il gruppo diviene così un palcoscenico privilegiato per l’osservazione della rete relazionale-familiare e si configura come un contenitore accogliente all’interno del quale comprendere ed elaborare i vissuti e le emozioni che accompagnano le famiglie durante l’esperienza, spesso drammatica, del ricovero in SPDC di un proprio congiunto.

Il presente contributo descrive parte del percorso terapeutico, ancora in corso, svolto con una paziente con diagnosi di psicosi, ispirato al modello gruppoanalitico. Elemento cardine dell’ottica gruppoanalitica è la relazione che si stabilisce tra terapeuta e paziente. La relazione con Teresa, basata sulla fiducia e sull’empatia, fortemente influenzata da dinamiche temporali e da vissuti contrasferali del terapeuta, nella ricerca transgenerazionale della paziente e le molteplici gruppalità interne difficilmente accessibili.

L’articolo presenta alcune riflessioni relative al lavoro psicoterapeutico con persone anziane. Inizialmente, una breve review della letteratura psicoanalitica mostra come, negli ultimi anni, si sia assistito ad un mutamento di paradigma con uno spostamento da un modello precedente, basato sul deficit, ad una visione più complessa ed articolata. Nel lavoro con le persone anziane possiamo evidenziare tre problematiche fondamentali relative a: la propria morte e quella delle persone vicine; la propria identità; la memoria del proprio passato. Nella descrizione del caso di Violetta viene approfondita la tematica relativa alla morte, proprio perché Violetta, al momento della presa in carico, si trova in una situazione in cui l’ulteriore perdita di autonomia ed il declino delle capacità mnestiche, hanno presentificato la possibilità della morte, sia agli occhi della paziente che dei curanti. A partire da questi elementi è stata, quindi, descritta l’evoluzione di questa storia sottolineando, laddove possibile, la continuità esistente l’ospite, l’istituzione (casa di riposo) ed il gruppo (équipe, ospiti della casa).

Il presente contributo è da considerare come un resoconto della prima esperienza di psicoterapia di gruppo a termine con persone diabetiche nel Canton Ticino, in Sviz¬ze¬ra. Si tratta di un progetto elaborato e sviluppato in una co-conduzione insieme alla mia collega dott.ssa Roberta Poletto all’interno di un ambulatorio specialistico a Luga¬no. L’articolo presenta lo sviluppo del progetto nel suo divenire; dalla sua nascita alla realizzazione. Vengono raccontati i passaggi più significativi dello stesso con parti¬colare attenzione alla complessità dei contenuti delle sedute. Il gruppo, costituito da sette persone è durato tre mesi, con una frequenza settimanale di un ora e mezza ad in¬contro. Ci siamo resi attenti all’esigenza all’interno del reparto dove lavoriamo di creare uno spazio comune di confronto e di condivisione per aiutare le persone affette da diabete ad affrontare l’esperienza anche dal punto di vista psicologico. Abbiamo osservato come lo scambio di esperienze tra i partecipanti abbia portato all’elaborazione degli obiettivi posti prima dell’inizio della terapia, portando ad una maggiore integrazione della problematica diabete nell’immagine di sé.

Romolo Rossi

Gruppo e dintorni. La matrice didattica

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2005

Viene sottolineata la natura del gruppo come fenomeno naturale, a partire da una serie di annotazioni sui fenomeni di gruppo dall’epica, fino alla tragedia e alla commedia, e fino al Protagora di Platone, presentato come formazione spontanea di un gruppo didattico. A proposito della matrice didattica, analoga alla dynamic matrix del gruppo, vengono presentati alcuni dati sulla indispensabilità dei procedimenti di gruppo nell’insegnamento della psichiatria, toccando una serie di argomenti che vanno dai vari tipi di identificazione fino ai problemi connessi al narcisismo, alla idealizzazione, e ai problemi separativi come via alla autonomia professionale. Parole chiave: gruppi, matrice didattica, insegnamento della psichiatria.