RISULTATI RICERCA

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La ricerca concerne l’effetto di abuso d’alcol e droga sui membri delle famiglie: genitori, figli, mariti, mogli, fratelli e famiglie allargate, e la sperimentazione della fattibilità del Five steps method di Copello, Orford, Velleman, (1996) nel servizio sanitario nazionale. L’articolo offre un contributo al tema della ricerca-azione, focalizzando brevemente alcuni aspetti che ineriscono il reclutamento dei soggetti, le modalità di interazione tra i ricercatori e i partecipanti, le informazioni relative ai processi decisionali e alle effettive modalità di esecuzione, spesso sottaciute nei rapporti di ricerca. Abbiamo voluto con questo primo numero raccogliere l’invito dell’American Journal of Community Psychology (giugno 2004) a esplicitare ambiti e circostanze della ricerca in psicologia di comunità. Riteniamo, infatti, che in una prospettiva costruzionista, proprio l’attenzione alle determinanti (relazionali e culturali) del contesto della ricerca e degli operatori coinvolti ci permette di conseguire risultati attendibili e validi.

Bianca Gelli

Nuovi modi di pensare e agire la politica nei giovani universitari

PSICOLOGIA DI COMUNITA’

Fascicolo: 1 / 2005

La crisi delle ideologie e dei partiti, che si delinea a partire dagli anni novanta, segna l’inizio di una fase di disaffezione alla politica e di distacco dalle forme classiche della partecipazione. Le giovani generazioni aderiscono, infatti, a nuove forme di partecipazione che spingono, d’altro canto, a leggere questo fenomeno come un allargamento dei confini della politica. A partire da queste premesse la presente ricerca intende rilevare le rappresentazioni che i giovani universitari hanno oggi della politica, la presenza di un atteggiamento di distanza dalla stessa e di elementi di novità nella riflessione e nella partecipazione. I soggetti coinvolti nella ricerca sono 176 studenti delle sedi universitarie di Lecce, Palermo e Roma. In particolare, la scelta della comunità universitaria, della quale i giovani sono parte viva e pulsante, si fonda sull’idea che questa possa offrire la possibilità di innescare nuove forme di pensare/agire la politica. Si è scelto di utilizzare la tecnica del focus group i cui contenuti sono stati analizzati mediante il pacchetto statistico T-Lab. I risultati indicano in generale che, nei giovani presi in esame, vi è una dimensione politica variegata che tuttavia difficilmente si traduce in azione. Gli aspetti più rilevati riguardano: l’attenzione alla politica internazionale e alla globalizzazione; l’impor¬tan¬za riconosciuta alle ideologie; una rappresentazione della politica che spesso si identifica con gli uomini politici e che si connota negativamente; il bisogno, da parte degli studenti, di conoscenze sulla politica e il desiderio di attivare, in se stessi, competenze anche a partire dalla comunità universitaria di cui fanno parte.

Gianni Montesarchio, Claudia Venuleo

Narrazioni di gruppo: uno strumento per negoziare comunità possibili

PSICOLOGIA DI COMUNITA’

Fascicolo: 1 / 2005

Il paradigma narratologico richiede di avvicinare con una prospettiva ermeneutica qualsiasi oggetto di realtà e produzione simbolica che ci si proponga di indagare: qui viene presentato come modello per la costruzione, la lettura, la comprensione di setting psicologico clinici e di ricerca dinamicamente orientati. Legate a specifici contesti di valori e ideologie, le narrazioni richiedono di riconoscere in esse rappresentazioni di processi di convivenza e allargare lo sguardo alle relazioni e ai contesti, alle dinamiche affettive, culturali, simboliche in cui gli individui narranti sono immersi. Esse si configurano come laboratorio di ricerca, strumento di cambiamento e metodo per osservare la giuntura tra l’esperienza soggettiva e la comunità di pratiche di cui si fa parte. È in questo quadro e a questo livello che si colloca il contributo che una psicologia narratologicamente orientata potrebbe offrire nella restituzione al soggetto (ricerca-attore) della capacità di ridare senso alla propria realtà psichica e alle strutture sociali in cui è inserito.

Ci si interroga sul ruolo della comunità locale nell’epoca della globalizzazione e sul distacco dei giovani dalla vita politica e dal bene comune, nonché sulle ricadute di questi fenomeni sul capitale sociale. Come psicologi di comunità abbiamo accumulato un forte patrimonio teorico-tecnico, che può contribuire ad affrontare alcune delle nuove sfide che segnano il nostro tempo. Tuttavia restiamo ancora, purtroppo, una disciplina molto marginale nei contesti informativi, formativi e professionali italiani: dobbiamo diffondere meglio i nostri approcci teorici e le nostre tecniche d’intervento che promuovono l’empower¬ment sociopolitico. Nei contesti formativi, in particolare non si tiene conto della femminilizzazione della professione psicologica e della prevalenza di contesti individuali di apprendimento, elementi che se non diventano oggetto di riflessione costituiscono un ostacolo per quella integrazione tra clinica e politica che caratterizza la nostra disciplina. Si mostra, infine, l’efficacia delle comunità virtuali di apprendimento nel creare forme di capitale sociale e nell’aumentare conoscenze e competenze.

Heiner Legewie

Utopie concrete di comunità: città sana, sostenibile e sociale

PSICOLOGIA DI COMUNITA’

Fascicolo: 1 / 2005

Siamo attualmente di fronte ad una crisi dei valori che sostengono la comunità e di conseguenza ad una crisi delle città europee e dei comuni europei che provoca delle utopie nere di comunità probabili nell’immediato futuro. Esistono però anche dei modelli positivi, alcuni rintracciabili in proposte politiche e tradotte in progetti sostenuti da Organizzazioni internazionali e nazionali come l’ONU, la Comunità Europea ed i governi nazionali della Comunità, come ad esempio i programmi Città Sana, Città Sostenibile e Città Sociale. Abbiamo anche degli strumenti che possono essere utili per realizzare una pianificazione partecipata efficace al livello del quartiere. Ma le competenze della psicologia di comunità si devono fondere con quelle delle discipline economiche, sociologiche, urbanistiche. Una realizzazione concreta di ciò potrebbe essere rappresentata dallo sviluppo di un Master per la formazione di un Manager del quartiere o della comunità.

Franco Di Maria

Comunità possibili ed etica della convivenza

PSICOLOGIA DI COMUNITA’

Fascicolo: 1 / 2005

Il nostro tempo è caratterizzato, tra l’altro, da una spaventosa inflazione della comunicazione. In particolare sembra che dominare è gridare e gridare è dominare. Esiste ancora l’etica dell’ascolto? Sembra che il rumore abbia preso il posto del silenzio, la luce quello dell’ombra, l’uguale quello della differenza, del diverso. Invece, il paradigma della complessità ha lanciato la sfida di un pensiero capace di utilizzare positivamente le categorie dell’Alterità, del Caos, della molteplicità, del disordine, del pensare nomade, un pensiero, cioè, della e sulla differenza e della comunità. Questo paradigma è necessario alla convivenza come componente simbolica della relazione sociale. Ma questo è possibile solo se il soggetto è in grado di sostare di fronte alla condizione di vuoto, tollerarla ed elaborarla, piuttosto che subirla con insofferenza, se, cioè, è in grado di usare la negative capability. Questa capacità è necessaria per la costruzione della polis, della comunità, di spazi mentali in cui far incontrare ed interagire persone e gruppi.

Nonostante la globalizzazione e la frammentazione della vita sociale attuale, è possibile rintracciare l’esistenza-nei discorsi politici, nelle campagne elettorali, nelle richieste dei cittadini comuni-di una nuova domanda di comunità, intesa come un mezzo per favorire la nascita di nuovi valori, di nuove relazioni sociali, come un insieme di legami e di riconoscimenti reciproci, un insieme di relazioni orizzontali connesse all’attribuire dei significati al fatto di convivere in un dato territorio e di associarsi per produrre beni collettivi. Nel dibattito attuale tre elementi che fanno riferimento a caratteristiche di stabilità delle aspettative intersoggettive, a dimensioni non razionali dell’azione, a legami non contrattuali tra le persone sembrano essere distintivi di una comunità così intesa: identità, reciprocità, fiducia. Questi elementi vengono qui esplorati nella loro relazione con il senso psicologico di comunità.

Piero Amerio

Una comunità aperta e pluralistica e un compito per la psicologia di comunità

PSICOLOGIA DI COMUNITA’

Fascicolo: 1 / 2005

Tra i molti significati che il concetto di comunità ha assunto in un secolo di analisi e di discussioni, uno continua a conservare la sua validità soprattutto sul piano pratico, rimandando al progetto di una convivenza sociale attenta al valore della persona in sé e ad una relazione umana meno frammentata e più giusta, un luogo in cui la personale aspirazione alla felicità possa essere condotta insieme e non contro gli altri. Ci si chiede se sia possibile operare in direzione di tale comunità ai nostri giorni e come eventualmente la psicologia di comunità possa declinare e contribuire ad un tale progetto, nell’ambito di una piattaforma teorico-metodologica che ha alla sua base una concezione attiva del soggetto ed una concezione pratica del dominio entro cui si muove.

Marzia Antenore

Sul cybermovimento che puntava alla Casa Bianca. Un'analisi di MoveOn Democracy in Action

COMUNICAZIONE POLITICA

Fascicolo: 1 / 2005

MoveOn (http://www.moveon.org) è un movimento della società civile americana che, con quasi tre milioni di aderenti, supera gli iscritti di qualunque partito statunitense. MoveOn rappresenta il caso più significativo e compiuto di innovazione nella partecipazione politica on line degli ultimi anni giocando un ruolo decisivo nelle attività di fund raising del Partito Democratico e, in generale, ricoprendo un ruolo attivo nel corso delle campagne elettorali dei candidati Democratici. Nato come movimento on line nel 1998, recentemente MoveOn ha ampliato le sue strategie comunicative promuovendo campagne di comunicazione sui media tradizionali finanziate con i fondi raccolti in rete.

Simone Incontro

Le convention, non sono "infomercial"

COMUNICAZIONE POLITICA

Fascicolo: 1 / 2005

Le convention sono l’evento politico-mediale dell’estate delle elezioni americane. Nonostante abbiano perso il loro valore di notizia in quanto tutto quello che vi accade è rigidamente programmato, i partiti investono molte energie affinché i loro candidati raggiungano gli elettori. Nel 2004 abbiamo assistito a due stili completamente diversi tra loro: la convention democratica è stata positiva e ha posto enfasi sulla biografia del candidato, in particolar modo sul suo servizio in Vietnam, quella repubblicana è stata caratterizzata da forti attacchi nei confronti dell’avversario e ha voluto essere un omaggio a Bush, il presidente in guerra dopo l’attacco delle torri gemelle dell’11 settembre 2001. Le convention hanno racchiuso in otto giorni tutti i temi di queste elezioni e i diversi approcci dei candidati e dei partiti in attesa del Labor Day e dei dibattiti televisivi.

Paolo Natale

Sondaggi ed elezioni americane: fiction o realtà?

COMUNICAZIONE POLITICA

Fascicolo: 1 / 2005

Le rilevazioni demoscopiche effettuate nel corso della campagna elettorale per le presidenziali negli Stati Uniti hanno fornito risultati spesso contrastanti ed ambivalenti. Da questo come da altri esempi, è forse opportuno trarre una conclusione drastica: in elezioni altamente incerte, l’utilizzo dei sondaggi possiede una limitata capacità previsiva e resta confinato ad un puro strumento comunicativo. Sotto tale aspetto, non si può che sottolineare come il duello demoscopico tra Bush e Kerry si sia di fatto risolto senza vincitori né vinti, sia dal punto di vista mediatico che da quello sostantivo. Ciò che esce di nuovo sconfitta, nell’immaginario collettivo, resta la disciplina del sondaggio che, essendo costantemente utilizzata con finalità improprie, non rende al meglio tutte le sue potenzialità.

Giovanna Maiolo, Giuseppe Milazzo

Le parole di Bush e Kerry: un'analisi lessicale dei dibattiti presidenziali

COMUNICAZIONE POLITICA

Fascicolo: 1 / 2005

Obiettivo di questo lavoro è l’esplorazione del linguaggio utilizzato dai due candidati americani, Bush e Kerry, nei tre dibattiti presidenziali andati in onda fra il 30 settembre e il 13 ottobre 2004. L’approccio utilizzato è quello dell’analisi delle corrispondenze lessicali, effettuata con il software di analisi testuale Alceste. Il corpus di analisi comprende le trascrizioni fedeli dei tre confronti elettorali. Quattro classi semantiche stabili, che riflettono i principali argomenti trattati, sono emerse dall’analisi: le questioni etiche e morali, terrorismo, guerra e sicurezza, politica internazionale, politica economica e sociale. Il fattore linguistico che discrimina maggiormente i due candidati sembra tuttavia il tono complessivo utilizzato, con Bush nella sfera semantica dell’emozione, Kerry della razionalità.