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Gianfranco Pasquino

Elezioni Usa 2004: un esito previsto e prevedibile

COMUNICAZIONE POLITICA

Fascicolo: 1 / 2005

La vittoria di Bush nelle elezioni presidenziali americane non era imprevedibile. La classica tripartizione: identificazione di partito, tematiche rilevanti, personalità del candidato, unitamente allo stato dell’economia consente di formulare previsioni accurate. Più che il terrorismo, ovvero il bisogno di sicurezza, hanno svolto un ruolo determinante la capacità dei repubblicani di mobilitare tutto il loro elettorato e la salienza negli Stati decisivi di tematiche collegate a credenze religiose. Anche se è vero che gli stati più avanzati hanno preferito Kerry, non è vero che il voto repubblicano rappresenti soltanto la tradizione e la conservazione. Resta da vedere se i democratici riusciranno a riorganizzare la loro politica e a scegliere meglio i loro candidati. Per quanto il Presidente goda di una buona maggioranza sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato, la mappa rossoblu della distribuzione dei voti negli USA rivela che il sistema politico rimane competitivo.

In questo breve articolo si porrà in evidenza come in un gruppo di bambini in età di latenza sia necessario strutturare dei legami di attaccamento primari che consentano ad ogni membro di rassicurarsi circa la propria presenza e sulla presenza dell’adulto come figura di riferimento e che possono funzionare come fattore terapeutico specifico. Attraverso il resoconto di alcune sedute si centrerà l’attenzione sulle immagini portate e poi giocate dai bambini che, in concomitanza con l’arrivo della dottoressa sconosciuta, hanno permesso di veicolare le emozioni e i vissuti legati proprio al costituirsi del legame di attaccamento. Si esploreranno altresì brevemente, a seguito del legame di attaccamento, i vissuti emergenti dal percepire l’unitarietà simbiotica inglobante che soffoca e veicola il vivere il gruppo come trappola dell’individualità da cui diventa necessario uscire in modo dapprima arcaico e violento ed in seguito potendo incominciare a riconoscere l’alterità. In tutto questo percorso verrà sottolineato anche il vissuto del conduttore che, immerso in quel campo gruppale, si trova ad avere a che fare con bambini che fanno sperimentare in vivo ed in presa diretta, le emozioni provate dagli stessi rispetto all’incontro con il nuovo, con lo sconosciuto all’interno di un gruppo.

L’articolo presenta il gruppo di studio e ricerca nato a Palermo su Gruppoanalisi con bambini e adolescenti, mirato alla creazione di uno spazio di dialogo e di scambio tra operatori e professionisti a vario titolo interessati al tema, tenendo conto che gli interventi a carattere gruppale con soggetti in età evolutiva, sia in ambito clinico che della prevenzione, hanno avuto, in Italia, in questi ultimi anni, un principio di sviluppo e diffusione. Il gruppo, sorto all’interno del Dipartimento di Psicologia e con il patrocinio del Corso di Laurea in Psicologia (Area Psicologia Clinica, Insegnamento di Psicoterapia), ha avuto avvio nel dicembre 2003, ed è costituito da psicoterapeuti, dottorandi, tirocinanti e studenti che si incontrano mensilmente, al fine di contribuire alla crescita di un sapere teorico-clinico e attuare un confronto tra diversi modelli attualmente utilizzati nel lavoro gruppale con bambini ed adolescenti. All’interno dell’articolo vengono presentati finalità e obiettivi che il gruppo si è dato e che, nel proprio itinerario, intende perseguire, offrendo un approfondimento sul momento fondativo e sulla strutturazione degli incontri. Segue, infine, una presentazione delle attività proposte e delle questioni dibattute, oltre all’individuazione delle possibili piste di lavoro e degli ambiti da sviluppare al proprio interno.

Leonardo Ancona, Renato De Polo

L'inconscio in diversi contesti

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2005

Gli autori, ponendosi il problema di quale possa essere l’oggetto di studio comune tra elementi diversi: individuo, gruppi, istituzione, ripropongono l’inconscio come fattore unificante e caratterizzante la ricerca sia nella cultura della COIRAG che della Rivista che la esprime. Ripropongono il tema dell’inconscio gruppale alla luce delle proprie più attuali riflessioni.

Questa presentazione ha l’obiettivo di riflettere sui processi di gruppo che consentono la trasformazione del ruolo, svolto dal bambino, nel copione transgenerazionale della famiglia. L’esperienza, fino ad oggi condotta con i gruppi in età evolutiva, ci ha portati infatti a constatare come i miti ed i nodi non risolti attraverso le generazioni riemergano attraverso rappresentazioni simboliche, grafiche o basate sull’azione, che sintetizzano la struttura dei vincoli relazionali delle famiglie di appartenenza. In particolare, un indicatore che evidenzia la posizione occupata da un bambino nel copione familiare riguarda il modo di rappresentarsi e di relazionarsi con lo sguardo del gruppo. L’attività clinica psicodrammatica attraverso la messa in scena non solo dei ruoli socialmente espressi, ma anche dei ruoli interni precocemente inscritti nella mente del bambino, favorisce lo sviluppo della capacità di riaffrontare queste prescrizioni interne e con esse tutte le configurazioni mitiche interiorizzate ad esso connesse. L’evoluzione nella capacità di reggere lo sguardo degli altri e di esprimere le proprie emozioni restituisce, cioè, al bambino la possibilità di diventare un interprete più libero dei contenuti che legano la sua vita psichica a quella delle generazioni precedenti..

Giorgio Rossi, Valentina Gelmi, Andrea Jannaccone Pazzi, Giovanni Lanzi

La funzione genitoriale in terapia di gruppo

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2005

Il presente lavoro esamina la terapia di gruppo per genitori di adolescenti con disturbi del comportamento alimentare o con problematiche relative al conflitto dipendenza-indipendenza, condotta presso il nostro Dipartimento. La proposta di un gruppo di genitori nasce per offrire alle coppie un lavoro sulla propria genitorialità agevolando l’uscita da posizioni di solitudine e isolamento prodotte dalla problematica stessa. Il lavoro di gruppo col genitore riattiva risorse emotive nel rapporto con i figli favorendo, parallelamente, una maggior comprensione delle dinamiche familiari. Attraverso l’elaborazione di tematiche legate alla funzione genitoriale, si delinea un percorso terapeutico che riconosce nel conflitto riguardante l’autonomia un nodo focale. L’analisi dell’andamento del gruppo permette di mettere a fuoco alcuni aspetti nodali nelle patologie di legame offrendo diversi spunti di riflessione sull’importanza del ricupero di una posizione più adulta del genitore nella relazione con la figlia/o in difficoltà.

Maria Luisa Cormaio, Maria Grazia Pelizzari, Daria Ubaldeschi, Costantino Girardengo

Adolescenti e adulti: un incontro possibile? Esperienze di educazione tra pari nella prevenzione delle dipendenze

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2005

Il Ser.T. dell’ASL 20 (Alessandria e Tortona) ha istituito nel 1999 il gruppo di lavoro Prevenzione che, a partire da una ricerca sulla rappresentazione del disagio, condotta su un campione di adolescenti, ha potuto avviare attività di prevenzione in alcuni Istituti Superiori del territorio, utilizzando la metodologia dell’Educazione tra pari, lavorando quindi sul gruppo di adolescenti. Poiché il gruppo riveste un ruolo centrale per gli adolescenti, gli autori evidenziano l’utilità e la ricchezza della metodologia basata sull’Educazione tra pari, come strategia di intervento che pone l’adolescente come soggetto competente, in grado di trasmettere e ricevere conoscenze tra i coetanei, in libertà e autonomia operativa ed emotiva. Al fine di esplicitare le potenzialità che l’Educazione tra pari ha di mobilitare le risorse del gruppo di pari, vengono presentate due esperienze che il gruppo di lavoro Prevenzione ha condotto in questi anni in due Istituti Superiori tecnico professionali, ponendo particolare attenzione ai vissuti degli operatori coinvolti.

In questa intervista la prof.ssa Fava Vizziello propone alcune considerazioni sui gruppi naturali e i gruppi terapeutici in età evolutiva. Le considerazioni proposte utilizzano la prospettiva della psicologia dello sviluppo, richiamano i recenti cambiamenti nei modelli teorici della psicopatologia dell’età evolutiva, considerano le trasformazioni nelle pratiche sociosanitarie rivolte all’età evolutiva. L’attenzione è posta sui criteri di scelta per l’utilizzo dell’intervento gruppale. In particolare si sottolinea l’importanza di un attento bilancio dei bisogni e delle risorse dei pazienti in età evolutiva e della loro rete familiare. Sono riportate alcune considerazioni sulla teoria della tecnica di gruppo in età evolutiva e particolare attenzione è riservata al periodo dell’adolescenza.

Il lavoro affronta la tematica del trattamento psicoterapeutico dei genitori e dei bambini: questi ultimi sono visti attraverso alcune sequenze in gruppo. Il tema della costruzione della pensabilità, che è un obiettivo centrale nello scritto, riprende alcuni concetti fondamentali di Bion e permette la loro rivisitazione nel lavoro clinico dell’autrice. Il tema della frustrazione e del dolore, come elementi spesso indigesti per la mente poco attrezzata ad elaborarli, viene collegato agli studi della neurofisiologia del cervello e all’attività delle soglie cerebrali. Il tema viene sviluppato attraverso la clinica che ripercorre il trattamento dei genitori, in situazioni di contatto con patologie alquanto differenti tra loro. L’albero dei pensieri è invece una metafora inventata dai piccoli pazienti di un gruppo terapeutico che, muovendosi da atmosfere alquanto pesanti, arriveranno alla capacità di raccontare le loro storie famigliari. Il lavoro nell’insieme si augura di mostrare il difficile cammino del pensiero, quando emozioni violente sottopongono gli esseri umani a cercare i canali per tradurre il sentire in mentale.

Valentina Chiorino, Donata Miglietta

Una ricognizione sul panorama delle terapie infantili

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2005

L’articolo presenta un panorama della letteratura sul tema della psicoterapia di gruppo in età evolutiva, delineandone la nascita, gli sviluppi successivi e quelli attuali. Nel lavoro vengono considerati alcuni dei concetti fondamentali alla base dell’utilizzo dei gruppi terapeutici nell’infanzia e nell’adolescenza, in riferimento anche alle differenti tecniche (ad es. psicodramma analitico, analisi di gruppo). Una particolare attenzione è data quindi alle riflessioni e alle esperienze italiane. Uno spazio è riservato inoltre ai gruppi con i genitori come coadiuvanti del percorso di cura gruppale dei figli.

In questo articolo Friedman affronta un punto centrale per lo sviluppo futuro della terapia di gruppo e per la possibilità che venga elevata allo stesso livello della terapia individuale, ovvero la capacità di pensare al gruppo, ai singoli pazienti e ai loro problemi nei termini di modalità interpersonali, anziché di processi intrapsichici. L’autore propone una classificazione dei problemi psicologici, che si manifestano nel gruppo attraverso costellazioni tipiche, da un punto di vista relazionale e distingue: 1. Il disturbo relazionale da carenza, 2. il disturbo relazionale da rifiuto, 3. il disturbo relazionale da disinteresse, 4. il disturbo relazionale da esclusione. Le considerazione teoriche di Friedman sono supportate da vivide esemplificazioni cliniche.

Giovanni de Renzis, Fausto Petrella, Olga Pozzi, Lavinia Barone, Giovanni Liotti

Dibattiti

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2005

Jerome C. Wakefield

Il concetto di salute mentale: una critica a Vailant

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2005

Vaillant (2003) ha sostenuto che dovremmo maggiormente studiare l’aumento della salute mentale in positivo piuttosto che la diminuzione del disturbo mentale, e ha riassunto sei modelli di salute mentale dicendo che dovrebbero essere integrati e studiati empiricamente, cosa che peraltro teme sia prematura. E’ necessaria un’analisi concettuale innanzitutto per stabilire quale modello rientri in una coerente area concettuale di salute mentale in positivo, e poi se tale area esista oltre la mera assenza di disturbo. I modelli di salute veramente difendibili sono infatti modelli sulla natura umana progettata evoluzionisticamente, in cui la presenza di salute equivale all’assenza di disturbo nel senso di una disfunzione dannosa su base evoluzionistica (Wakefield, 2004). I modelli di Vaillant che vanno oltre l’assenza di disturbo confondono la salute con altri valori, spacciando valori culturali per giudizi medici di salute basati evoluzionisticamente. [PAROLE CHIAVE: disturbo mentale, salute mentale in positivo, valori, fondamenti filosofici, disfunzione]

Questo articolo suggerisce che l’identificazione di trattamenti supportati empiricamente (EST) implica precisi assunti sull’uso della metodologia degli studi clinici controllati randomizzati (RCT), che sembra valida in alcuni casi (soprattutto per terapie di specifici sintomi d’ansia basate sull’esposizione) ma sostanzialmente violata in altri. Poi riesamina le prove empiriche degli EST di cinque disturbi e suggerisce che i dati suggeriscono una concezione dell’efficacia più flessibile di quella implicata in un giudizio dicotomico tipo supportato-non supportato empiricamente. Infine raccomanda cambiamenti nella pubblicazione delle pratiche per massimizzare l’utilità clinica degli RCT, descrive metodologie alternative, e, invece di validare ed esportare pacchetti di trattamenti, suggerisce di testare empiricamente strategie terapeutiche e teorie del cambiamento che i clinici possano integrare in terapie informate empiricamente. [PAROLE CHIAVE: psicoterapia, trattamenti supportati empiricamente, EST, studi clinici controllati randomizzati, RCT]

Paolo Migone

Editoriale

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2005