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L'autore esamina criticamente il nuovo art. 420bis del c.p.c., introdotto dall'art. 18 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, con il quale è stata attribuita alla Cassazione la competenza a pronunziarsi in ordine all'interpretazione dei contratti collettivi nazionali concernenti i rapporti di lavoro privato. A parte l'assenza di una specifica delega in ordine ad una scelta legislativa così innovativa, il sub-procedimento disegnato dal legislatore, sulla falsariga di quanto già previsto per le controversie sul pubblico - in termini peraltro ben più strutturati, in quanto aventi ad oggetto contratti collettivi dotati di efficacia generale - emergono quali ulteriori aspetti discutibili, sia l'esclusione dal procedimento di pregiudiziale interpretativa dei contratti collettivi "gestionali" ed anche aziendali, nonché delle norme di legge o di regolamenti, sia l'assenza di ogni garanzia di partecipazione al procedimento interpretativo dei sindacati, autori del contratto collettivo sottoposto a verifica ermeneutica, sia la carenza di una adeguata pubblicità delle decisioni interpretative emesse dalla Cassazione, il che ne ridimensiona grandemente la portata nomofilattica "ultrattiva" con riferimento a tutte le altre controversie nelle quali venga in questione il medesimo contratto collettivo.
Molti studi nel campo del diritto, della sociologia e del management si interrogano sulla trasformazione del vincolo della subordinazione che lega datore di lavoro e lavoratori. Tale trasformazione è spesso spiegata con una nuova articolazione, in senso trilaterale, della tradizionale relazione di lavoro bilaterale tra datore di lavoro e lavoratori. La triangolazione sarebbe dovuta in larga misura all’intrusione del cliente o di suoi rappresentanti nell’organizzazione del lavoro: tuttavia, in quegli studi non si procede alle opportune distinzioni tra i vari tipi di clienti, né tra il piano della realtà concreta e il discorso teorico sul ruolo e sul peso del cliente. Obiettivo di questo articolo è dunque di proporre una classificazione delle situazioni triangolari tra datore di lavoro, lavoratori e clienti, basata sul concetto di potere e di analizzare in ciascuna situazione l’impatto del cliente sui rapporti di lavoro e sulle condizioni di impiego.
Scopo del saggio è proporre alcuni criteri di lettura delle nuove norme sulla distinzione fra appalto e somministrazione (art. 29, c. 1, d.lgs. n. 276/03), sulla base dei rilievi sistematici rivenienti non solo dal complessivo intervento legislativo del 2003, ma anche dal dibattito sviluppatosi intorno alle norme della legge n. 1369/60. Anche attraverso l’adozione di alcune categorie analitiche della teoria dell’azione organizzativa, si propone che il canone lavoristico ossia il principio per cui la titolarità del rapporto va riconosciuta secondo criteri di effettività possa conservare integra la sua valenza interpretativa, a condizione che si «aggiornino» le sue categorie fondamentali sulla base di un’interpretazione teoricamente coerente dei processi organizzativi e delle trasformazioni dei contesti organizzati.