RISULTATI RICERCA

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Cristiano Cassani

Immagini

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 31 / 2019

Michele Guerra, Carla Weber

Diventare veri per finta: la narrazione nel cinema

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 31 / 2019

Prima dei codici linguistici che permettono di narrare con le parole, sono le immagini a resti-tuire agli esseri umani una coscienza di sé e a concorrere alla costruzione della propria indi-viduazione e del proprio comportamento. L’immagine ha un rapporto di indessicalità mag-giore rispetto alla parola scritta o alla parola detta con l’oggetto che vuole raccontare e sug-gerisce una serie di atteggiamenti e di comportamenti più complessi. È il movimento a costi-tuire un tema cruciale in questa dinamica, perché la storia dell’immagine è la storia del ten-tativo di simulare in maniera sempre più convincente il movimento, le forme vitali, direbbe Stern; il cinema è una narrazione che si sviluppa attraverso il movimento.

Maurizio Cogliani

Interazioni creative in musica. L’improvvisazione come forma narrativa

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 31 / 2019

La problematica relativa a temi come la narrazione, la composizione, l’improvvisazione e la stessa semantica nella musica può essere collegata alle dinamiche che vedono protagonista il compositore-interprete e la sua storia individuale, dal momento che la storia autobiografica risveglia, attraverso la memoria, immagini ed emozioni. Il far rivivere esperienze passate dentro di sé e comunicarle attraverso l’arte trova un ideale "topos" nell’opera di Marcel Proust: assaporare una "madeleine" o ascoltare un brano musicale ci riporta a un’alterità perduta e rafforza l’esperienza del ricordo. Ascoltare ciò che è dentro di noi, innesca una dinamica che interrompe il flusso della coscienza, permettendo alla nostra mente di liberarsi temporaneamente dal controllo della ragione e di riportarci alle tracce del passato. È lo sti-molo sensoriale, quindi, a suscitare i ricordi, che a loro volta possono venire ritradotti in musica. Nella sua opera sull’improvvisazione, Vladimir Jankélévitch sottolinea che la crea-zione estemporanea ci consente di affrontare l’inatteso e di agire prontamente. La musica creata dalla mano errante sulla tastiera è il risultato di sequenze neuromotorie che sono pre-dittive della formazione dell’evento sonoro prodotto dall’azione del corpo: estensione dell’Io che si protende verso la tastiera del pianoforte alla ricerca di una relazione fusionale, ripro-duzione dell’originale bagno di suoni prenatale. Riallacciando la sua vicenda di musicista a un frammento autobiografico di Theodor Reik, l’autore delinea come la traccia mentale delle sequenze melodico-armoniche generate dalla mente nel ricordo, costituisca il serbatoio da cui trarre il materiale tematico per comporre; altre volte, l’ispirazione nasce dai sensi, così che il filo dell’esistenza si intreccia con l’arte in un insieme inscindibile di passione e osses-sione. I contorni di quest’esperienza sono definiti nel contesto della sinestesia e anche della possibilità casuale di fare musica a partire dalle lettere dell’alfabeto; viene descritta la composizione di un brano musicale attraverso questa particolare tipologia creativa. Infine, si ten-ta di dare una cornice di riferimento alle esperienze che partono dalla narrazione di se stessi per giungere all’esecuzione musicale dinanzi al pubblico. Nel contesto dell’interpretazione psicoanalitica dell’arte di Ignacio Matte Blanco, l’opera d’arte appare come una struttura bi-logica che è contemporaneamente espressione di simmetria e asimmetria. In conclusione, è in tale ambito che è possibile codificare il racconto di sé attraverso un’operazione musicale emotivamente orientata, basata sull’improvvisazione/composizione come modello interpreta-tivo della realtà interna ed esterna.

Ugo Morelli

Inenarrabile. Per una poetica del silenzio

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 31 / 2019

Il valore del venire al linguaggio forse non sta solo nella produzione effettiva di una narra-zione, ma anche nell’attesa, nella predisposizione, in quel tempo perifrastico attivo il cui sen-so è nella sua esistenza in sé, nella sua durata, e in quello che produce non diventando nar-razione esplicita. Quel valore trova una sua definizione forse ancora più precipua non solo nel fatto che chi non narra a un altro ha l’importante opportunità di narrare a se stesso, ma anche nell’astensione dal risolvere in una narrazione l’infanzia di un sentimento, la profondi-tà di un sentire. Se l’uso estetico del linguaggio, nella struttura di legame con gli altri, emerge dalla pausa che interviene tra la cosa e la sua nominazione, può esserci un oggetto senza nominazione, la cui funzione di lievito interiore sta proprio nell’astensione dalla sua narra-zione. Se le parole ci mettono in condizione di creare e di fare, conferiscono libertà ma anche vincoli: l’universo infinito da cui provengono, non il silenzio ma il non dire, ha uno statuto che merita maggiore considerazione. Prima di tutto perché il non dire da parte di ognuno è sempre un già detto a se stesso. E spesso la sua efficacia può essere più elevata per chi si astiene, di quella che sarebbe parlando. Inenarrabile, perciò, non è solo quello che per sue caratteristiche non si riesce a dire con le parole, ma anche quello che assume un potere tra-sformativo proprio in quanto non accede ad espressione manifesta e condivisa con altri.

Giuseppe O. Longo

La narrazione e l’arte di ascoltare

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 31 / 2019

Punto di partenza è l’assunto che gli umani sono creature della narrazione, nel senso che non fanno altro che narrare e ascoltare storie. Questo incessante racconto trasfigura il mon-do e gli dà un senso, sia pur provvisorio e sempre inseguito. Inoltre, vivendo nei racconti, ciascuno di noi moltiplica la propria vita, svincolandosi dall’unica esistenza che gli è data. L’immagine del mondo creata dalla narrazione si affianca a quella fornita dalla scienza, che vorrebbe essere razionale e senza residui, ma è anch’essa intrisa di emozioni. Oggi, grazie alla tecnologia dell’informazione, il narrare assume forme nuove: la moltiplicazione dei ca-nali comunicativi e l’ampliamento sterminato degli interlocutori, producono effetti positivi ma anche negativi. Per quanto riguarda il futuro restano aperti molti interrogativi, primo fra tutti quello relativo alla persistenza della narrazione come fonte di senso e di dialogo con il sé e con l’altro. Il saggio si chiude con tre racconti, paradigmatici di tre diverse versioni del nar-rare: dal distacco cosmogonico allo scandaglio dell’intimità, attraverso un racconto sul rac-contare

Silvano Tagliagambe

Dialogo tra psiche e materia

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 31 / 2019

La nuova concezione della realtà fisica, basata sull’entanglement quantistico e dall’"intricazione", cioè sull’indissolubile relazione tra il corpo, la mente e il mondo, ha conseguenze significative e rilevanti, che sono state analizzate con grande acume da Jung e Pauli nel loro prolungato (1032-1958) e fecondo scambio epistolare, sul dialogo tra psiche e materia. E ha profonde implicazioni anche sui fondamenti epistemologici della biologia e del-la medicina, come ha mostrato Georges Canguilhem nel suo saggio Il normale e il patologi-co, uno dei contributi cruciali alla storia della scienza nel secolo scorso, che prende come punto di partenza la particolare costituzione e struttura della biologia come scienza nel XIX secolo.

Carla Weber

La parola nella cura

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 31 / 2019

La psicoterapia è una forma di cura che potrebbe essere definita come ricerca delle possibili-tà di venire al linguaggio condiviso e riconosciuto nell’intersoggettività. Lo stato di disagio nasce dall’esclusione, dalla separazione e dalla distanza da quell’unità di senso necessaria alla continuità del sé nel divenire dell’esperienza interna ed esterna, nel contesto sociale di vita. I sintomi della malattia propongono una narrazione corporea, in cui il soggetto cerca di collegare ciò che sente con quanto lo può far soffrire, confondere e tenere in ostaggio. L’ipotesi che l’articolo propone è che la parola possa agire nel sistema emozionale di base del soggetto e produrre trasformazioni evolutive di quello stato psichico, alla stregua della molecola chimica somministrata da un farmaco. La ricerca neuroscientifica, e ancora prima gli studi di Infant Observation, confermano l’origine motoria e intersoggettiva del linguaggio. Oggi possiamo dire che la parola ha le sue origini nel corpo e può tornare ricorsivamente al corpo, apportando cambiamenti nell’elaborazione dei vissuti e dell’esperienza.

A cura della Redazione

Editoriale

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Fascicolo: 31 / 2019

Antonella Mancini

Recensioni

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2019

Adriana Grotta, Ruggiero Lamantea, Paola Morra

Casi clinici

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2019

Antonio Maria Ferro

La bottega della psichiatria: l’operare psichiatrico a quarant’anni dalla Legge 180

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2019

Vi è un massimo comun divisore che attraversa la psichiatria umanistica da Conolly a Bion, a Ba-saglia e a tanti altri colleghi intervenuti anche nel dibattito che la rivista Psicoterapia e Scienze Umane ha sviluppato a partire dai quarant’anni della legge 180 che ha sancito il superamento de-gli Ospedali Psichiatrici. Il massimo comun divisore è rappresentato da una cultura dell’accoglienza rispettosa e ricca affettivamente, e dalla capacità di comprendere e di curare an-dando al di là di una mera psichiatria classificatoria centrata sul sintomo. Vengono discussi due concetti: quello della "bottega della psichiatria", aperta sulla piazza che non ama cornici troppo rigide e si alimenta nella relazione col mondo circostante, e quello di una psichiatria come discipli-na di confine tra molteplici saperi ed esperienze, specialista soprattutto nella relazione con "l’Altro" (paziente, istituzione, discipline medico-biologiche, psicologiche, sociologiche).

Andrea Angelozzi

Dieci problemi per una reale riforma della salute mentale

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2019

La Legge 180/1978 che ha chiuso i manicomi è una legge di princìpi che non può impedire lo sviluppo e la progressiva estensione di modi di lavorare manicomiali. Vengono presi in esame dieci aspetti che sono fortemente a rischio in questa direzione e che di fatto sono agevolati da molte norme a livello nazionale e regionale. Essi sono: lasciare la organizzazione della salute mentale alle decisioni autonome delle Regioni; ridurre la programmazione dei Servizi a una gestione amministrativa; ricostituire spazi che operano con logiche manicomiali; non utilizzare tutto quanto è disponibile per opporsi alla cronicità; non operare una reale integrazione con l’Ospedale Generale; ritornare al pericoloso per sé e per gli altri; svalorizzare la centralità del territorio e il valore integrativo dei Dipartimenti di Salute Mentale; gestire come malattia mentale ogni contesto ove vi siano problemi di comportamento o di disagio sociale; rifiutare il confronto e la misura dei risultati; rinunciare a una qualità della formazione.