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Marta Fumagalli, Alessandra Mapelli, Stephane Di Meo, Dalila Rezzoug, Thierry Baubet, Marie Rose Moro

La versione italiana di un test transculturale: l’ELAL d’Avicenne

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 2 / 2019

L’ELAL d’Avicenne (Evaluation Langagiere pour ALlophones et primo-arrivants) (Wallon et al., 2008; Bennabi-Bensekhar & Moro, 2017; Rezzoug et al., 2018) e i l primo test transculturale disponibile a livello internazionale che permette di valutare le competenze linguistiche dei bambini plurilingui. E stato creato dall’equipe pluridisciplinare del Centre du Langage del Servizio di psicopatologia del bambino e dell’adolescente dell’ospedale Avicenne di Bobigny (Ile de France - France). Il test risponde al bisogno crescente in ambito medico-socio-educativo di disporre di uno strumento che permetta di valutare e valorizzare le competenze linguistiche in lingua materna (L1) dei bambini plurilingui. L’ELAL d’Avicenne e somministrabile a bambini di eta compresa tra i 3 anni e 5 mesi e i 6 anni e 5 mesi. Questo studio si propone di presentare il processo di traduzione in lingua italiana del test L’ELAL d’Avicenne. Due fasi hanno caratterizzato il processo di traduzione: 1. la traduzione in lingua italiana della versione originale del test e, 2. la sua applicazione a un campione di 20 bambini monolingui italiani in un contesto la cui lingua materna italiana e predominante. I risultati ottenuti hanno messo in luce un’equivalenza inferenziale tra il test L’ELAL d’Avicenne e la sua traduzione in lingua italiana in tutte le sue differenti parti: produzione, comprensione e produzione di un racconto a partire da una sequenza di immagini.

Lorenzo Mancuso

Il Default Mode Network: la scoperta, la struttura, le proposte teoriche

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 2 / 2019

Il Default Mode Network e una rete cerebrale di recente scoperta la cui funzionepe ancora oggetto di discussione. Questa rassegna mira proprio a mettere apfuoco gli elementi alla base di tale speculazione, nell’idea che l’attivita di talepnetwork possa in futuro rilevarsi essere di particolare rilevanza psicologica. Perpconseguire tale scopo, lo scritto si articola in una prima parte di introduzione storica,pche, oltre a illustrarne la scoperta, ci illumina sui tratti piu importanti del sistemapin questione; una seconda parte di stampo anatomico, in cui si cercano informazionipsulle connessioni e le funzioni associate alle aree coinvolte nel network;puna terza parte dedicata alle proposte teoriche che hanno tentato di gettarpluce sui processi cognitivi attuati dall’attivita di questa rete neurale.p

Elena Camisasca, Paola Di Blasio

Stress genitoriale materno e sintomatologia post-traumatica in bambini esposti al conflitto genitoriale: un modello di mediazione

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 2 / 2019

In letteratura, sebbene siano noti gli effetti post-traumatici della violenza domestica sui figli, una nuova direzione di ricerca esplora il ruolo dello stress genitoriale quale potenziale meccanismo esplicativo di tali associazioni. Prendendo a riferimento tali recenti indicazioni e i suggerimenti del modello Cognitivo Contestuale, il presente studio, condotto su un gruppo normativo di 75 famiglie di bambini di età scolare, si propone di: 1) analizzare le associazioni tra conflitto genitoriale, sintomatologia post-traumatica e stress genitoriale materno; 2) valutare gli effetti delle specifiche dimensioni dello stress genitoriale materno (distress genitoriale, interazione disfunzionale genitore-figlio e bambino difficile) sulla sintomatologia post-traumatica e 3) esplorare se le valutazioni soggettive (di minaccia percepita e autobiasimo) dei bambini possano mediare gli effetti dello stress materno sui sintomi post-traumatici. I risultati indicano che l’interazione disfunzionale genitore-figlio esercita un impatto significativo sui sintomi post-traumatici, dissociativi, di ansia e depressione, grazie alla mediazione della minaccia percepita; mentre distress genitoriale favorisce i sintomi di rabbia, grazie alla mediazione dell’autobiasimo.

Il presente studio si propone di valutare gli effetti di mediazione di alcune emozioni traumati-che (paura/ansia, rabbia, senso di isolamento, impotenza, umiliazione, disgusto, senso di tra-dimento, vergogna e colpa) nella relazione tra PTSD e coerenza narrativa in un gruppo di 84 deposizioni testimoniali di bambini (M = 9 anni; SD = 3.2; range: 4-17), vittime di abuso sessuale. La coerenza narrativa è stata analizzata in termini di livello di orientamento, sequen-za degli eventi e livello di valutazione (Miragoli et al., 2017; O’Kearney et al., 2007; Peterson & McCabe, 1983). Il Linguistic Inquiry Word Count (LIWC; Pennebaker, Francis, & Booth, 2001) è stato utilizzato invece per il conteggio dei marcatori linguistici emotivi. I risultati con-fermano che il PTSD gioca un ruolo importante nel determinare la coerenza narrativa e illu-strano come alcune specifiche emozioni traumatiche (vergogna e disgusto) esercitino un effet-to di mediazione (parziale o totale) nella relazione tra PTSD e coerenza narrativa.

Deborah Bailey-Rodriguez, Nollaig Frost

Exploring trauma and attachment style over the lifespan using secondary data: A single case study of two sisters

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 2 / 2019

Lifespan interviews provide rich contextual information about childhood and adult trauma and risks for clinical disorder. Sisters’ interviews can give information on concordance of experience as well as individual differences in relating. Examining sister’s reports of their common in experience in childhood, and different experience in adulthood can be illuminating. A pair of sisters selected for a study of adverse childhood experience, attachment style and depression, are used to illustrate key experiences from this area of investigation. Taken from a London sample of women, the adult sisters report common emotional neglect, being brought up in a household of 13 children in Ireland. One of the sister’s reports role reversal, expected to parent her younger sisters; the other sister reports sibling physical abuse. Both emigrate to England for different adult life experience. Adult trauma events include a traumatic birth and a brief episode of domestic violence. Both sisters experience insecure attachment styles as adults, one with anxious fearful style, the other avoidant withdrawn style. Both experience clinical depression with GAD anxiety. The interpretations combine both socio-ecological (issues of childhood deprivation and immigration) and attachment style as sequelae of childhood adversity with implications for adult adaptation.

Antonia Bifulco, Catherine Jacobs, Andrea Oskis, Francesca Cavana , Ruth Spence

Lifetime trauma, adversity and emotional disorder in older age women

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 2 / 2019

Childhood matreatment and adult trauma were studied in relation to emotional disorder in older women, with insecure attachment style as a trauma impact. Eighty mothers aged 50-85 (average 64.5) were selected from a GP-screened community-based sample. A lifespan interview included the Childhood Experience of Care and Abuse, the Adult Life Phase Interview and the Attachment Style Interview with SCID-DSM-IV for lifetime depression and anxiety. Logistic regression showed that childhood and adult trauma, but not attachment style, provided the best model for recurrent emotional disorder. Lifetime trauma thus has a major and cumulative impact on disorder in later life. This allows for a better understanding of the psychological burden in older age, with implications for possible psychological treatments.

Antonia Bifulco, Rachele Damiani, Catherine Jacobs, Amanda Bunn, Ruth Spence

Partner violence in women - Associations with childhood maltreatment, attachment style and Major Depression

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 2 / 2019

This study investigated trauma in the form of lifetime experience of partner violence (PV) and childhood maltreatment in relation to major depression in an adult sample of women. PV was more common among those from lower income households, single mothers and those sepa-rated from a partner. Dose-response effects were found for multiples of childhood trauma and adversity, adult adversity and the presence of PV. There was also a relationship between PV and anxious attachment style and recurrent major depression. Regression models showed that multiple childhood adversity, multiple adult adversity and anxious attachment style pre-dicted recurrent depression, PV did not add to the model. Understanding PV in terms of adult attachment style as well as multiple adversity could benefit the focus of therapeutic and social interventions.