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Oggetto dell’articolo è la storia della Biblioteca Civica Luigi Einaudi donata nel 1963 al Comune di Dogliani da Giulio Einaudi per onorare la memoria del padre, primo Presidente della Repubblica Italiana. La biblioteca viene progettata come modello da esportare nel Paese con lo scopo di realizzare un esempio di biblioteca pubblica per i comuni rurali, uno strumento immediato di democrazia e di socializzazione della cultura. L’articolo propone una riflessione sul rapporto tra il modello biblioteconomico e il progetto culturale che Einaudi con la sua casa editrice esprimeva in quegli stessi anni. L’articolo si struttura in due parti: nella prima è la storia della biblioteca di Dogliani ad essere protagonista. Qui si individuano cinque tratti valoriali comuni ai due progetti di Giulio Einaudi. Nella seconda parte si vuole rispondere alla domanda: "Può un modello biblioteconomico funzionare se non è espressione di un chiaro e ben definito progetto culturale?". A partire dalle strade di sviluppo potenziali del modello - delle quali sono state rilevate tracce e che per ragioni diverse sembrano essere fallite - si metterà in evidenza la principale lezione che la storia del "modello Dogliani" ci insegna: la necessità di un metodo.
Il saggio si propone di indagare il mutamento del profilo socio-professionale del fittavolo dell’Italia settentrionale a cavallo tra XVIII e XIX secolo, mostrando come in quel periodo la sua figura assuma, rispetto al passato, una fisionomia molto più "urbana" e mercantile.
In un dialogo serrato con un giovane, Mirri narra della sua infanzia e adolescenza: la maturazione politica, l’esperienza nella Resistenza, la scelta della ricerca storica. Ricordi intervallati da piccole perle di metodo e analisi storica, l’ultima lezione di un grande maestro.
Per Mirri la resistenza fu una guerra di liberazione nazionale, non una guerra civile. Non fu una lotta di popolo, ma, e qui sta un punto interessante, "la più grande disobbedienza di massa della storia del nostro paese". Sobrietà, ironia e coraggio: tre parole con cui si caratterizza questo libro. Ne consiglierei la lettura ad ogni ragazzo che volesse cercare di comprendere il nostro recente passato insieme a I sommersi e i salvati di Primo Levi e a Lettera a una professoressa di Don Milani.