RISULTATI RICERCA

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Giuseppe Spadaro

La giurisdizione minorile ed i soggetti vulnerabili

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2019

L’autore, ripercorrendo le riflessioni esposte nel corso del convegno che l’Aimmf ha tenuto a Bologna il 5 e 6 ottobre 2018 proprio su "Movimento di popoli. Migrazioni, identità e tutele per i minori stranieri", riflette sulla stessa categoria concettuale dei soggetti vulnerabili e sui suoi connotati distintivi, sui mutamenti generati nell’esercizio della giurisdizione nazionale dalla compenetrazione con le Corti sovranazionali, sulla dimensione etica che abita lo spazio tra la legge ed il diritto.

Gabriella Tomai

I minori stranieri non accompagnati fra tutela ed accoglienza

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2019

I più recenti fatti di cronaca relativi agli approdi alle frontiere del nostro paese di minori migranti, spesso non accompagnati, hanno impegnato gli operatori in uno sforzo applicativo volto ad assicurare loro una accoglienza conforme alla disciplina legislativa interna e sovranazionale. Le determinazioni urgenti assunte dalla Cedu nei confronti del Governo italiano in materia di tutela dei diritti fondamentali dei minori migranti offrono, tra l’altro, l’occasione per una riflessione sulle soluzioni interpretative possibili nel quadro delle convenzioni internazionali. Si accende, pertanto, un focus in particolare sulla Convenzione de L’Aja del 19 ottobre 1996, ormai vigente in Italia dal gennaio del 2016, per valutare la sua diretta applicabilità ai minori stranieri non accompagnati. Sulla scorta di un generale invito al confronto sul tema rivolto ai paesi firmatari dalla stessa Conferenza internazionale di diritto privato può affermarsi in primo luogo la priorità, non solo temporale, del diritto alla tutela, quanto meno attraverso l’adozione di misure di protezione urgenti, rispetto all’applicazione delle norme sul riconoscimento della protezione internazionale. Si prova dunque a delineare, dunque, un modello applicativo innovativo costruito sulla cooperazione interna ed internazionale di carattere interistituzionale e dunque fra autorità (giudiziarie e/o amministrative) responsabili della materia della immigrazione e del diritto ed asilo ed omologhe autorità impegnate nella cooperazione nella protezione dei minori quale opportunità di costruire percorsi di effettiva e rapida tutela e di favorire misure di accoglienza, anche transfrontaliera, nell’effettivo interesse del minore migrante.

Chiara Favilli

La difficile costruzione di un sistema europeo comune di asilo

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2019

L’autrice analizza le principali cause della c.d. crisi dei migranti e richiedenti asilo, incentrando l’analisi soprattutto sul regolamento Dublino e sulla mancanza di volontà dei Governi dell’Unione di concordare una modifica, quanto mai necessaria, soprattutto per quanto riguarda l’applicazione dei criteri ai minori non accompagnati. Da ultimo sono considerati gli attuali canali di ingresso di tipo umanitario, lo studio dei quali induce a ritenere che la scarsa applicazione non dipende tanto da difficoltà di ordine tecnico quanto da mancanza di volontà politica.

Eva Justin fu una delle principali ricercatrici del "Centro di ricerca sull’igiene razziale e la biologia della popolazione" della Germania nazista diretto da Robert Ritter, e le sue indagini contribuirono a far sterilizzare e/o mandare a morte migliaia di rom e sinti, adulti e bambini. L’articolo analizza la tesi di dottorato sui bambini zingari (recentemente tradotta in italiano) che Eva Justin sostenne nel 1943 all’Università di Berlino; esso cerca di mostrare come tutti i dati empirici presentati vengano costantemente distorti dalla cornice teorica di una forma di criminologia razzista in competizione con altre espressioni di razzismo nazista. Delineando brevemente i contesti in cui si è sviluppato lo studio di Justin, l’articolo vuole anche attirare l’attenzione sulla pratica diffusissima nella Germania prenazista della sottrazione dei minori sinti e rom alle famiglie da parte dello stato per internarli in istituti o darli in affido/adozione a famiglie di contadini. I dati su tali bambini costituirono la base storica della tesi di Justin, mentre la parte sperimentale del suo lavoro si basava sulle "osservazioni psicologiche" sui bambini di un istituto retto da suore cattoliche, che saranno poi immolati ad Auschwitz nell’agosto 1944.

Stefania Fadda, Giulia Rampoldi

Recensioni

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 44 / 2019

Paola Castelli Gattinara, Antonio Onofri

L’EMDR nel trattamento del trauma complesso

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 44 / 2019

Questo lavoro affronta il trattamento del trauma complesso utilizzando il modello di rielaborazione adattiva dell’informazione (AIP). Tale modello, che è alla base dell’approccio EMDR, un approccio evidence based, per il trattamento del PTSD, si è recentemente arricchito integrando sia la teoria dell’attaccamento sia il modello della dissociazione strutturale proposto da Van der Hart (2006). Questa articolazione ha permesso di trattare le memorie traumatiche connesse a quadri psicopatologici molto più complessi come i disturbi dissociativi, quelli borderline di personalità e, più in generale, alla sintomatologia collegata auno sviluppo traumatico.Attraverso esemplificazioni cliniche, verranno illustrate alcune procedure specifiche per affrontare le difese collegate al trauma che mantengono la dissociazione come la fobia dell’attaccamento e del rifiuto, in particolare per quanto riguarda il terapeuta, la fobia delle proprie esperienze interne basata su intense emozioni di vergogna, paura o disgusto, la fobia delle parti dissociative della personalità ecc.

Ellert R.S. Nijenhuis

The Metaphor of Dissociation: Teleological, Phenomenological, Structural, Dynamical

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 44 / 2019

Dissociation as used in psychology and psychiatry is a troubled conceptual metaphor. The main problems include conflicting definitions and a lack of internal consistency of some of these formulations. Trying to mend the situation, Van der Hart, Nijenhuis and Steele (2006) revisited Janet’s original definition of dissociation, and referred to it as "structural dissociation of the personality". This term is not meant to suggest that "structural dissociation" involves a particular kind of dissociation as is sometimes thought. To prevent or repair further misunderstanding, in the present article I highlight four inherent features of dissociation of the personality: teleological, phenomenological, structural, and dynamical. The article alsoaims to bridge some metaphors that are commonly described and understood as dichotomies, implying dualisms that plague philosophy, science, and clinical practice. For example, personality is understood as an organism-environment system, involving subjects and "objects" (that may be other subjects) as co-dependent and co-constitutive partners. Regarding matter (brain/body) and mind as attributes of one substance reflects an attempt to avoid the problems of philosophical (substance) dualism, as well as the one-sidedness of philosophical materialism and idealism. The generation, maintenance, and elaboration ofdissociation is analyzed in terms of causing, that is, the mutual manifestation of a network of reciprocal powers. The joint analyses involve an enactive approach to life, and intend to achieve further conceptual clarity and consistency of the metaphor of dissociation.

Vedat Sar

The Tri-Modal Reaction (T-MR) Model of Complex Trauma and Dissociation: A Proposal

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 44 / 2019

This paper proposes a model that explains the response to complex psychological trauma and dissociation. This tri-modal reaction model tries to account for the mental striving of the traumatized individual in dealing with unbearable pain when fighting for overall survival.Rather than conceptualizing this process in consecutive phases, the response of the individual to developmental trauma is described in three modes which often co-occur: Acute reaction, chronic process, and alienation. Each mode operates in a window of overmodulation and undermodulation of emotions. This tri-modal model resembles medical conceptualizations of injury, response, and illness as they occur to the body. Psychotherapeutic intervention to trauma-related conditions has to consider the possible co-presence of the three modes. Such three-dimensional understanding of respo nse to trauma has also implications for mental integration. Namely, the latter is a multidimensional phenomenon rather than a linear sum of parts.

Some World War I clinicians related the symptoms of traumatized servicemen to an underlying dissociation of their personality, consisting of two prototypical conditions: one involving functioning in daily life (inspired by Myers, whose work is also discussed in this article, and which will be labeled apparently normal part of the personality [ANP]) and one involving fixation in the traumatic experience and related attempts at defense (emotional part of the personality [EP]). These authors described two dissociative patterns. As illustrated in this article, one pattern consisted in the presentation of a dominant ANP suffering from constant or frequent intrusions from EP. The other pattern consisted in repeated complete alternations between ANP and EP. Instead of the use of purely symptom-oriented approaches, for the dissociative symptoms to be really resolved, an integration of traumatic memory in the personality, that is, between EP and ANP had to take place. These clinicians used hypnosis to access the traumatic memory and EP and to foster such integration; they agreed on the importance of the quality of the therapeutic relationship in this regard. However, they differed in opinion and practice as to the need to assists patients in their expression of traumatic emotions during this process. When the trauma was related merely to war experiences, such therapeutic processes took place within a simple phase-oriented treatment model, while in the presence of a history of previous trauma and related dissociation of the personality, this model had more complex applications. This is similar to modern treatment approaches of the sequelae - such as a complex dissociative disorder - of chronic (childhood) traumatization.

Andrea Lollo

Il dovere dei genitori di mantenere, istruire e educare i figli

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 2 / 2019

Il contributo propone una ricostruzione teorico-dogmatica dei doveri costituzionali dei genitori nei loro rapporti con i principi che connotano l’ordinamento costituzionale. L’Autore, a tal fine, analizza i contenuti delle singole situazioni giuridiche contemplate dall’art. 30 Cost. alla luce delle più recenti evoluzioni ordinamentali, rilevando l’esigenza di una rilettura in combinato disposto con gli artt. 2 e 3 Cost. di detta disposizione, vol-ta ad estendere un dovere di cura anche nei confronti dei figli nati fuori dal matrimonio. Si sostiene, altresì, richiamando alcuni casi giurisprudenziali, come, nell’esercitare i propri doveri, le scelte dei genitori debbano essere sempre orientate al rispetto del principio del best interest del minore

Chiara Bergonzini

Il dovere tributario

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 2 / 2019

Il saggio si divide in due parti: nella prima (§ 1-4) si tratteggiano i principi costituzionali relativi al dovere tributario, a partire dai lavori dell’Assemblea costituente e poi nell’evoluzione della giurisprudenza costituzionale. Nella seconda (§ 5-6) si concentra l’attenzione sul profilo dell’effettività del dovere, indagando i "fenomeni devianti" dell’evasione e dell’erosione fiscale. L’obiettivo dell’analisi (§ 7) è dimostrare che oggi tali fenomeni devono essere considerati di rilevanza costituzionale, non solo per il conse-guimento dell'equilibrio di bilancio, ma anche per la tenuta del sistema sociale.

Giulio M. Salerno

La fedeltà alla Repubblica: alla ricerca dei caratteri essenziali

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 2 / 2019

Il dovere di fedeltà alla Repubblica, previsto dalla Costituzione, è stato oggetto di molteplici e differenziate interpretazioni dottrinali. Ciò ha concorso a rendere ancor più complessa l’individuazione di un preciso significato giuridico-prescrittivo del dovere in questione. È allora necessario avviare un percorso ricostruttivo sulla base di alcuni caratteri essenziali del dovere di fedeltà che sono qui tratteggiati

Francesca Polacchini

Il dovere di difesa della Patria

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 2 / 2019

Il lavoro esamina il dovere di difesa della Patria, inquadrandolo all’interno della giurisprudenza costituzionale e dei più recenti interventi normativi. In particolare, dopo aver inquadrato il dovere de quo nell’ambito del sistema dei doveri costituzionali, l’Autore propone un approfondimento del significato dei singoli lemmi che connotano la fattispecie prevista dall’art. 52, comma 1 Cost. e tenta di indagare il rapporto che la situazione di doverosità in esame intrattiene con l’istituto della cittadinanza. Il rapporto tra il dovere di difesa della Patria e la cittadinanza è stato infatti oggetto di una interpretazione evolutiva da parte della giurisprudenza del Giudice delle leggi, che contiene l’enunciazione di principi che possono contribuire a ridefinire lo stesso concetto di comunità sotteso all’adempimento dei doveri inderogabili.

Lara Trucco

L’esercizio del voto: "dovere civico" in che senso?

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 2 / 2019

L’Autrice, dopo aver svolto alcuni cenni introduttivi sul tema del dovere di voto, mette a fuoco le concezioni della sua obbligatorietà di tipo funzionalista e personalista. Viene quindi esaminato il dibattito svoltosi in Assemblea costituente che ha portato all’adozione del "dovere civico" di votare in Costituzione e le ricadute, in materia, del confronto apertosi in seno alla dottrina pubblicistica specie di stampo istituzionalista sui concetti di "dovere" e di "obbligo". Nella parte finale viene presa in considerazione la giurisprudenza costituzionale, da cui rileva la preminenza progressivamente acquisita dalla dimensione del voto come "diritto", a fronte di un progressivo affievolimento della sua considerazione alla stregua di "dovere".

Rossana Sicurello

Il giornale nella scuola Secondaria di Secondo Grado: un’esperienza inclusiva di media education nel contesto educativo-scolastico

EXCELLENCE AND INNOVATION IN LEARNING AND TEACHING

Fascicolo: 1 / 2019

Il progetto relativo alla realizzazione del giornale scolastico prende corpo in una scuola secondaria di secondo grado di Velletri (RM). Il percorso ha visto impegnato un gruppo di studenti supportato da una docente esperta e ha previsto: una prima fase di familiarizzazione e di analisi del-lo strumento e del linguaggio giornalistico; due fasi di attività pratiche in cui gli studenti e le studentesse prima sono stati coinvolti attivamente nel-la scelta delle rubriche e dei temi da trattare e nella redazione di testi e/o immagini correlate, poi, sono stati supportati nella strutturazione di un giornale scolastico che è stato diffuso sia in formato cartaceo che digitale.

Maria Ranieri, Isabella Bruni, Francesca Pezzati

Innovazione didattica e sviluppo professionale della docenza universitaria: la figura del instructional coach

EXCELLENCE AND INNOVATION IN LEARNING AND TEACHING

Fascicolo: 1 / 2019

Il miglioramento della didattica universitaria e lo sviluppo professionale della docenza nell’Alta formazione sono oggi al centro di un rinnovato e più maturo interesse da parte della comunità accademica e dei decisori politici. Un ampio richiamo ad agire in questa direzione è ormai riscontrabile sia in letteratura che nelle raccomandazioni degli organismi internazionali. In linea con tali istanze, è stato lanciato nell'a.a. 2016/2017 presso l’Ateneo fiorentino il programma DIDe-L finalizzato a promuovere un uso efficace delle tecnologie digitali per il miglioramento della didattica universitaria. Il presente contributo si focalizza su uno specifico servizio offerto nel quadro del programma, ossia lo Sportello e-Learning (Se-L), che si basa sulla metodologia del coaching individualizzato offerto ai docenti da parte di un instructional designer per la progettazione di soluzioni e-learning/blended attraverso la piattaforma Moodle. In particolare, viene presentato il protocollo metodologico messo a punto per l’erogazione del servizio e viene proposta una prima riflessione sul profilo dell’instructional coach in ambito accademico nella prospettiva di facilitare la trasferibilità del servizio.