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A cura della Redazione

Editoriale

STUDI JUNGHIANI

Fascicolo: / 0

Abstracts

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2019

A cura della Redazione

Recensioni

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2019

All’inizio del terzo millennio l’ampia affermazione del web e dei cosiddetti social media ha consentito l’avvio di fenomeni di comunicazione del tutto nuovi, caratterizzati da spiccati tratti di interattività e di orizzontalità e per questo capaci di consentire un rapporto comunicativo da molti a molti. A ben vedere, tali fenomeni avevano tuttavia avuto una parziale anticipazione negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, quando si erano espresse alcune forme di comunicazione - non di rado ispirate ai principi della controinformazione e dell’informazione alternativa - basate sull’uti-lizzo di strumenti (come la televisione via cavo, la radio, il telefono, i videoregistratori) capaci, se usati in maniera combinata, di assecondare un inedito protagonismo comunicativo dei cittadini. In questo suo contributo, l’autore individua alcuni degli aspetti che accomunarono proprio questi due interessanti passaggi storici, caratterizzati da una - più o meno spiccata - emancipazione dei cittadini dall’unidirezio¬nalità tipica dei media mainstream.

Giorgio Cigliana Piazza è il delegato della Banca d’Italia a New York e, dopo l’adesione dell’Italia agli accordi di Bretton Woods, è nominato direttore esecutivo supplente al Fmi e vice governatore per l’Italia alla Birs. I suoi rapporti da Washington contribuiscono ad approfondire le conoscenze sugli anni cruciali della progressiva apertura dell’Italia alla concorrenza internazionale, della sua partecipazione al sistema di Bretton Woods e della sua collocazione nel blocco occidentale guidato dagli Stati Uniti. Nel primo paragrafo sono ricostruiti i confronti dialettici tra rappresentanti italiani e vertici del Fmi sulla politica dei cambi valutari. Il secondo paragrafo è dedicato al primo prestito della Birs all’Italia, reso possibile anche grazie ai rapporti privilegiati tra i management di Bankitalia e Birs. Il tema del terzo paragrafo è il coinvolgimento dell’Italia nel primo prestito della Banca di Eugene Black alla Jugoslavia di Tito, che apre il Mezzogiorno d’Italia a nuove prospettive di espansione commerciale.

Oggetto di questa rassegna sono alcuni studi recenti dedicati alla deportazione degli ebrei di Roma, che consentono di mettere a fuoco importanti nodi storici della vicenda e di sviluppare la riflessione sul posto da essa occupato nell’identità e nella memoria dell’Italia contemporanea. Secondo l’autore, quattro temi principali emergono da queste ricerche. La necessità di collocare la vicenda romana all’interno della politica complessiva della Germania nazista nei confronti degli ebrei nell’Europa occupata. Il ruolo della Chiesa cattolica in questo specifico contesto. I comportamenti delle istituzioni e della società durante e dopo i mesi dell’occupazione tedesca. Le modalità di trasmissione della memoria del 16 ottobre 1943 nell’età repubblicana, al di là degli obblighi istituzionali, dei cerimoniali e delle retoriche della politica. Su questi aspetti, i risultati delle pubblicazioni prese in esame aprono nuove prospettive di ricerca, aiutano a mettere a fuoco contorni, limiti e condizionamenti dei processi di costruzione della memoria e suggeriscono di studiare il tema nelle sue implicazioni e conseguenze di lungo periodo, in un rapporto stretto e dialettico con le contemporanee vicende politiche e culturali del paese.

Laura Ciglioni, Guido Panvini

Interviste sulla storia contemporanea. Rispondono Enrique Moradiellos García, Guido Formigoni

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2019

Da molti anni gli storici dell’età contemporanea, in Italia e all’estero, si stanno interrogando sullo "stato di salute" della disciplina. La proliferazione di nuovi campi di studio, la sempre più marcata specializzazione delle ricerche, la contaminazione con le altre scienze sociali, la formazione di un confronto storiografico "globale", favorito, in parte, dalla diffusione delle tecnologie digitali, il complesso rapporto con il dibattito pubblico, la difficile stagione, in termini sia di risorse che di ruolo, sperimentata dalle scienze umane: sono solo alcuni dei temi che animano la riflessione attorno alla storia contemporanea. In anni recenti un vivace dibattito internazionale sulle prospettive degli studi storici nel nuovo millennio è stato animato da studiosi e istituzioni di ricerca di primo piano. Mondo contemporaneo vuole fornire un contributo a questa discussione, rivolgendosi, attraverso lo strumento dell’intervista, a eminenti storici per un bilancio della storiografia sull’età contemporanea, per riflettere sul ruolo dello storico oggi e sulle sfide che la disciplina affronta nel nostro tempo. In questo fascicolo sono intervenuti su tali temi Enrique Moradiellos García e Guido Formigoni.

Francesco Consiglio

Le grandi coalizioni pacifiste negli Usa e la guerra in Iraq (2002-2003)

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2019

All’inizio del 2003 le città degli Stati Uniti furono inondate da grandi manifestazioni pacifiste che si opponevano all’imminente guerra in Iraq: il movimento per la pace, guidato da coalizioni come United for Peace and Justice e Win Without War, fu più internazionale, internet-based e trasversale rispetto a ogni suo antecedente. Si trattava di uno sviluppo rapido e travolgente che raggiunse, alla vigilia dell’intervento contro Saddam Hussein, il suo apice con la giornata internazionale contro la guerra del 15 febbraio 2003: sembrò che il mondo avesse detto "no" alla guerra di Bush. Nonostante queste premesse, com’è noto, le ostilità in Iraq iniziarono il 20 marzo 2003. Il movimento pacifista americano aveva fallito il suo intento principale: fermare la corsa militare contro il regime di Saddam. Cercando di fare luce su una fase critica della storia recente statunitense ed utilizzando fonti giornalistiche coeve, dichiarazioni degli attivisti e materiale di prima mano delle stesse organizzazioni pacifiste, l’autore analizza lo sviluppo, i personaggi chiave, le caratteristiche innovative, i punti di forza e i limiti del movimento pacifista contro la guerra in Iraq, concentrandosi sui mesi a cavallo tra l’autunno del 2002 e la primavera del 2003.

Carlo Spartaco Capogreco

Dieci lunghi mesi al Sud. L’internamento in Italia e il "salvataggio" di Ernst Bernhard

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2019

Ernst Bernhard, l’introduttore della psicoterapia junghiana in Italia, dall’estate del 1944 lavorò continuativamente a Roma, divenendo per molti importanti intellettuali guida spirituale e figura carismatica. L’internamento nel Sud Italia di Bernhard, durante la seconda guerra mondiale, è un dato storico noto da tempo: egli stesso ne parla in Mitobiografia (1969), il volume curato dall’allieva Hélène Erba-Tissot. Poco conosciute, invece, sono l’effettiva consistenza di quell’internamento e le dinamiche del rapido rientro a Roma, a soli dieci mesi dall’arresto. In particolare, poco noto è il fatto che Bernhard non fu relegato solo in un campo di concentramento (come egli stesso aveva lasciato intendere), ma anche in un paesino isolato; ed il fatto che il suo proscioglimento, favorito dall’orientalista Giuseppe Tucci, non corrispose, propriamente, al "salvataggio" di un ebreo minacciato di deportazione nei Lager, di cui si è scritto sin qui, con enfasi, in più occasioni. Questo saggio si propone ora di fare chiarezza su tali questioni. E, per tale scopo, si appoggia, soprattutto, al carteggio intercorso tra Bernhard e la compagna durante i mesi dell’internamento (pubblicato nel 2011 a cura di Luciana Marinangeli) ed alla documentazione inedita reperita dall’autore presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma.

Ermanno Taviani

Il cinema sovietico sulla rivoluzione e la fine della rivoluzione nel cinema, 1927-1941

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 1 / 2019

Questo saggio è dedicato al modo in cui l’epopea del 1917 e la guerra civile sono state raccontate nel cinema sovietico, nel periodo compreso tra il primo decennale della rivoluzione e la seconda guerra mondiale. Il cinema sovietico costituì un veicolo importante per la propaganda comunista nel mondo e per la legittimazione del nuovo regime all’interno del paese. In questo quadro, un posto notevole lo ebbero, fin dagli anni Venti, i film sulla rivoluzione che diventarono un vero e proprio genere cinematografico, incentrato sul culto di Lenin, prima, e di Stalin, poi. L’epoca staliniana pose fine, per molti versi, ai ruggenti anni Venti del cinema sovietico. La rivoluzione del ’17 e i primi anni del regime vennero rievocati per creare una mitologia politica fondata su una falsificazione del 1917 e i film - come ad esempio Lenin in Ottobre e Lenin nel 1918 o Il grande cittadino - furono usati per giustificare le purghe staliniane e per proporre l’"uomo nuovo" sovietico (la trilogia di Maksim). I film propagandarono l’idea che proprio perché la rivoluzione stava "vincendo", più forte si stava scatenando la reazione dei nemici di classe, che andavano annientati senza pietà, come aveva insegnato Lenin.

A cura della Redazione

Recensione

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 2 / 2019

Alessandro Porrovecchio, Michael Racodon

Lo "sport-salute": considerazioni sul caso francese, tra educazione terapeutica e preAscrizione medica

SALUTE E SOCIETÀ

Fascicolo: 2 / 2019

The regular practice of physical activity is a recognized form of prevention against some long-lasting diseases, as well as a valid support to accompany rehabilitation processes and a recog-nized tool of health education. For example, physical activity is often the core basis of the "therapeutic patient education", regulated in France since 2009 by a specific law. A different matter, the practice of physical activity on medical prescription, institutionalized from Decem-ber 2016, is proposed as an important process of de-medicalization of long-lasting patholo-gies, bringing significant social and cultural innovation in health care and in terms of public health. Through this article, about a year from its institutionalization, we intend to take stock of the functioning of this device, with respect to the therapeutic patient education and the idea of "sport-health", highlighting its limits and potential.