RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105739 titoli

Agostino Bistarelli

Il vantaggio dell’arretratezza? Innovazione e tradizione nella via italiana alla public history

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 289 / 2019

La nota ricostruisce il percorso che ha portato alla creazione dell’Associazione italiana di public history e alle prime Conferenze nazionali. Questo processo di definizione della disciplina viene presentato alla luce di alcune caratteristiche della tradizione della storiografia italiana per cogliere l’intreccio tra pratiche e soggetti che muovendosi in ambiti apparentemente distanti si sono poi trovati ad agire verso uno stesso scopo. Si presenta poi il Manifesto della public history italiana, il documento che riassume l’identità del nuovo soggetto e una prima riflessione sul ruolo che può ricoprire nella più vasta comunità degli storici.

Il seguente saggio, facendo leva su una vasta pluralità di fonti, punta a ricostruire sensibilità e strategie del mondo cattolico tarantino nelle sue varie articolazioni negli anni immediatamente precedenti e immediatamente successivi alla nascita del quarto centro siderurgico a ciclo integrale (1956-1964). La nascita del grande stabilimento di Taranto e l’avvio dell’industrializzazione di Stato nel Mezzogiorno rappresentano una tappa importante per l’esperienza del mondo cattolico jonico e non solo, costretto a misurarsi con una sfida sociale ed economica inedita e a fornire risposte immediate e convincenti a problematiche complesse e articolate, destinate a trasformare radicalmente la realtà dell’area. Il grande stabilimento siderurgico viene progettato nel 1955 ed ottiene il via libera dal consiglio dei ministri il 9 giugno del 1959. La sua realizzazione, fortemente voluta dai governi a guida democristiana al fine di avviare lo sviluppo economico del Meridione, inciderà fortemente sul tessuto socio-economico della provincia.

Il Centro studi Cina promosse lo studio del nuovo soggetto statuale sorto in Asia nel secondo dopoguerra, la Repubblica popolare cinese. Attiva durante gli anni Cinquanta e la prima metà dei Sessanta, questa associazione fu animata da numerose personalità politiche e accademiche con diversi orientamenti e diversi trascorsi, tra cui Ferruccio Parri, Piero Calamandrei e Sergio Segre. Il centro studi mirò a formare un contesto favorevole alla normalizzazione diplomatica con Pechino attraverso pubblicazioni, convegni e viaggi. In queste iniziative fu coinvolto un certo numero di studiosi e letterati, a volte connotati da un profondo interesse per la Cina e a volte spinti soltanto da curiosità. Di particolare importanza fu il tema del commercio bilaterale, presentato come un’opportunità di rilievo per i Paesi europei. Il Centro studi ricevette svariate critiche, ma portò comunque avanti la propria attività, rimanendo costantemente legato ai principi degli inizi e dando voce a un’ampia parte dell’attenzione italiana per la Cina di quegli anni.

Pietro Pinna

L’industria vinicola italoamericana in California e il proibizionismo

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 289 / 2019

L’approvazione del diciottesimo emendamento della Costituzione statunitense, che introduceva il proibizionismo, colpì duramente l’industria vinicola italoamericana della California. Le difficoltà generate dalla nuova legislazione produssero un indebolimento complessivo dell’industria, con la chiusura di moltissime aziende. Alcuni viticoltori riuscirono ad applicare strategie di sopravvivenza, sospese tra legalità e illegalità, sfruttando le lacune della legge e cercando di trovare nuove opportunità economiche. Gli ultimi anni prima dell’abrogazione del diciottesimo emendamento, segnati dalla grande depressione, si contraddistinsero per gli sforzi di cooperazione tra i viticoltori, una nuova capacità di rapportarsi ai poteri pubblici e, quando al principio degli anni trenta la strada del proibizionismo sembrò segnata, per un crescente ottimismo. Le nuove generazioni di viticoltori italoamericani, negli anni Trenta, divennero protagonisti dell’industria, anche grazie all’esperienza maturata durante il proibizionismo.

L’articolo presenta alcune riflessioni sull’Assessment for Learning, un approc-cio alla valutazione che intende superare definitivamente la modalità sommati-va tipica delle valutazioni standardizzate e valorizzare invece la compartecipa-zione tra studente e insegnante nel processo di insegnamento e apprendimento. Successivamente, approfondisce l’approccio del Dynamic Assessment, una decli-nazione del precedente volta a intervenire sullo sviluppo cognitivo del singolo at-traverso l’esperienza mediata dalla relazione educativa. Infine, offre una lettura comparativa di entrambi, proponendone una confluenza in un paradigma unita-rio, al fine di produrre risposte efficaci alle sfide contemporanee, ed in particolare a quella dell’inclusione.

Giuseppe Bertagna

Persona e relazione. Per un’epistemologia pedagogica

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2019

La persona, in pedagogia, è relazioni oppure ha relazioni? L’articolo risponde a questo interrogativo optando per la prima definizione. L’autore argomenta questa scelta anzitutto facendo riferimento alla stessa etimologia del termine «pedagogia» che rimanda strutturalmente alla relazione esistente tra due soggetti persone che evolvono nel mondo e nella storia. In secondo luogo, rimandando alla constatazione che ogni "io soggetto" personale è sempre in quanto tale in relazione, per un verso, con altri "io soggetto" personali e, per l’altro verso, con le cose del mondo e della storia. Infine, evidenziando come la persona non sia refe-renziabile se, insieme alle relazioni intersoggettive e oggettive personali che la contraddistinguono, non vive, più o meno in atto o in potenza, anche quelle in-frasoggettive, cioè quelle che scaturiscono dal dialogo introspettivo e autoriflessi-vo esistente tra la coscienza e l’autocoscienza personali di ciascuno.

"Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio": questo ben noto pro-verbio africano sottolinea che educare riguarda diverse persone e molte funzioni; ciò è tanto più vero quando si tratta di indagare le caratteristiche degli insuccessi scolastici che non sono mai riconducibili ad un solo fattore. In questo intervento intendo esplicitarle con riferimento ai diversi costrutti che contribuiscono ad ap-profondire alcuni aspetti del fenomeno della dispersione scolastica e di ciò che accade ai "dispersi". Si tratta, in realtà, di elementi che riguardano il sistema sco-lastico nel suo insieme, la specifica comunità scolastica e i suoi singoli parteci-panti; in tale prospettiva, pertanto, farò riferimento alla motivazione, alla dimen-sione di autenticità nella relazione educativa, ai rapporti con le famiglie, ai rap-porti con altri operatori, alla valutazione e alla più generale relazione educativa come costruzione complessa.

Annalisa Valle, Davide Massaro, Teresa Rinaldi, Ilaria Castelli, Elisabetta Lombardi, Edoardo Alfredo Bracaglia, Francesca Sangiuliano Intra, Antonella Marchetti

Attachment representation, mentalization, and cognitive emotion regulation strategies at school

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2019

The present work investigates the link between attachment relationships, mentalization, and emotional regulation in 10-year-olds children. The aim is to verify if children - teacher attachment relationship could influence children’s mentalization style and cognitive/emotional regulation strategies. For this pur-pose, 110 children were tested with the Separation Anxiety Test-School Version, the Mentalizing task and the kids’ version of the Cognitive Emotion Regulation Questionnaire. The results show that Self-Reliance component of the attachment representation with teacher predicts both the negative scale of mentalization and the propensity to use the emotional regulation strategy of "Positive Refocusing". Likewise, the Avoidance scale and the Total scale of the Separation Anxiety Test-School Version also influence the use of the cognitive emotion regulation strategy "Putting into Perspective" and of "Positive Refocusing,- respectively. Results are discussed within the theoretical framework of multiple attachment theory, con-firming the hypothesis that affective relationships with professional caregivers - namely school teachers - play an important role in constructing self-representation and the abilities to regulate emotions in stressful situations.

Robert C. Pianta

Teacher-student interactions: Measurement, impacts, improvement, and policy

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2019

An increasingly robust science of classroom processes identifies teacher-student interactions as a key asset for improving student learning and develop-ment. Observational methods to assess interactions are proving useful in both research and application, used as the basis for professional development models, specifically coaching, that improve both interactions and student learning, as shown in experimental trials. Existing research shows promise for conceptualiz-ing, measuring, and improving teachers’ interactions with students, but a number of gaps remain. The science needs to be extended, with more replication across grades and contexts. Also, the science needs to link to contemporary work in de-velopmental neuroscience and physiology. Investments in that scientific work will pay off in future years; however, enough is known currently to take policy action, at state and federal levels, pertaining to teacher performance assessment, accountability, and teacher preparation.

Marino Bonaiuto, Maria Catalano, Silvia Cataldi, Giulio D’Urso, Stefano De Dominicis, Silvia Faggioli, Paola Perucchini, Irene Petruccelli

Quando un buon insegnate fa una buona lezione? Uno studio sulle caratteristiche sociocomunicative degli insegnanti in un caso di educazione ambientale

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2019

Il presente lavoro ha lo scopo di verificare se e quali modalità didattiche e in-terattive messe in atto dall’insegnante in classe, durante le lezioni, possano essere un fattore legato alle buone relazioni insegnanti-discente, nonché un fattore lega-to allo sviluppo di proficue relazioni fra pari. I partecipanti allo studio sono stati 201 studenti. Le lezioni, svolte su temi ecologici, sono state gestite da 15 inse-gnanti in 3 paesi diversi. Alla lezione, inoltre, assistevano anche 17 osservatori esterni esperti, formati ad hoc per il progetto, provenienti dai diversi paesi. La va-lutazione delle lezioni è stata effettuata mediante un pacchetto di strumenti (Toolkit for lesson evaluation) costituito da tre diverse schede di rilevazione che hanno raccolto punti di vista diversi: osservatori esterni, studenti e docenti. Agli studenti è stato chiesto di compilare due strumenti: la SGE Student Grid e il TEP-Q Etero Evaluation. Agli osservatori esterni è stato chiesto di compilare l’SGE Observer Grid. Dalle analisi di regressione multipla emerge che la modalità di spiegazione degli insegnanti, percepita dagli osservatori, predice positivamente le adeguate relazione tra docenti e allievi. Inoltre, la comunicazione efficace dell’insegnante e l’attenzione alla relazione da parte dell’insegnate predicono le buone relazioni tra pari. Dall’analisi di correlazione, infine, emerge come le buone relazioni tra studenti sono risultate correlate significativamente con l’uso di me-todologie attive da parte dell’insegnante.

Matteo Soldi, Simona Sciara, Elena Resta, Giuseppe Pantaleo

Videogiochi e persistenza motivazionale: uno studio preliminare

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2019

L’esperimento (N = 20) ha testato l’ipotesi che l’utilizzo di un videogioco inte-rattivo (Cat Mario) potesse accrescere la persistenza motivazionale, anche in un ambito non strettamente videoludico. Metà dei partecipanti (n1 = 10) veniva ca-sualmente assegnata a una condizione di training videoludico; l’altra metà (n2 = 10) a una condizione di semplice esposizione passiva a un filmato che riprodu-ceva la stessa identica sessione di gioco. I risultati hanno rivelato che il training videoludico produceva un aumento sistematico della persistenza motivazionale nella risoluzione di rompicapi, sia in termini di tempo dedicato alla risoluzione, che di un maggior numero di rompicapi effettivamente risolti. L’articolo eviden-zia e discute i risultati principali dell’esperimento, i loro limiti, le principali impli-cazioni per la ricerca e alcune possibili ricadute sociali.

Maria Giulia Olivari, Eleonora Mascheroni, Gaia Cuccì, Emanuela Confalonieri

Stili educativi genitoriali, benessere scolastico e rendimento scolastico in adolescenza

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2019

Il presente studio prende in esame il tema del benessere scolastico in un cam-pione di 536 studenti italiani frequentanti il primo anno di 7 istituti scolastici se-condari di secondo grado al fine di: 1) descrivere il livello di benessere e rendi-mento scolastico riportato dagli studenti; 2) indagare la relazione tra benessere e rendimento scolastico; 3) esplorare il ruolo degli stili educativi materni e paterni nel predire il rendimento scolastico; 4) esplorare il ruolo degli stili materni e pater-ni nel predire il benessere scolastico. I risultati mostrano nei maschi livelli maggio-ri di benessere e inferiori di rendimento scolastico rispetto alle coetanee. Il benes-sere risulta essere associato a più alti livelli di rendimento scolastico, sia nei ma-schi che nelle femmine. Nei maschi un miglior rendimento è associato positiva-mente allo stile autorevole materno; per le femmine negativamente agli stili per-missivo e autoritario. Rispetto al benessere scolastico, per i maschi risulta asso-ciato positivamente allo stile autorevole materno e paterno, e negativamente allo stile autoritario materno. Nelle ragazze lo stile autorevole materno predice mag-gior benessere, mentre gli stili autoritario materno e permissivo materno e paterno risultano associati a minor benessere scolastico.

Globalization has given rise to a great diversity in the composition of people in organizations. Diversity management is therefore key to create growth in today’s competitive global marketplace. This work develops a literature review related to the existing models for managing diversity covering the period from 1980 until 2016. Furthermore, it identifies limitations in previous models. More specifically, the literature review reveals that there is a lack of information about how these models can be transferred from the headquarters to the subsidiaries. Therefore, the contribution of this paper is to suggest how the models should be adapted when they are directed to host countries. Our aim is to highlight the limitations of the developed models with regards to the translation of the diversity management practices to the subsidiaries. Accordingly, a model that will enable MNCs to ensure a global strategy is suggested. Taking advantage of the potential incorporated in a culturally diverse work team should be at the top of every international company’s aims. Further studies should reassess local practices of diversity management to find out how this universal management model is translated.

I cambiamenti nella struttura sociale e demografica del nostro Paese, l’emergere di nuovi rischi sociali e le conseguenze connesse alla recente crisi economica hanno profondamente cambiato il volto del sistema di welfare italiano. Negli ultimi anni, il sistema di protezione sociale pubblico è apparso in crescente difficoltà nel fornire risposte alle crescenti richieste provenienti dai cittadini. Di conseguenza, sono nate forme di intervento sociale che, mobilitando risorse economiche non pubbliche, hanno cercato di integrare e sostenere il welfare state. Tra queste vi sono le iniziative di welfare aziendale. Secondo recenti ricerche, la diffusione di tale fe-nomeno non sembra però progredire in maniera uniforme nel territorio del nostro Paese. Una delle strade più promettenti per superare questo limite può essere quella dell’aggregazione. Nell’ultimo periodo sono state molte le esperienze di imprese che - comprendendo le potenzialità del welfare aziendale - hanno costituito reti di aziende e hanno preso parte a network multi-attore formati anche da soggetti del Terzo Settore e da istituzioni pubbliche. Sulla base di queste premesse, lo scopo del presente contributo è quello di individuare e approfondire le caratteristiche fondamentali che possono aiutare a descrivere in maniera sintetica le esperienze realizzate in Italia. Per far ciò, partendo proprio dall’osservazione di tali dinami-che, saranno analizzati alcuni network che si sono proposti di strutturare piani di welfare aziendale.

L’autrice traccia a grandi linee il ruolo che il carbone e i minatori hanno svolto nel-la lunga fase espansiva dello sviluppo industriale, a partire dall’Inghilterra del XVIII secolo e nel resto dell’Europa. Viene evidenziato che il carbone è tuttora il combustibile fossile più abbondante e più diffuso, il cui consumo è trainato dalla crescita impetuosa di Cina e India, e dal recente rilancio della produzione negli Stati Uniti. Dunque, il proletariato minerario esiste ancora: ci sono miniere di car-bone attive in tutti i continenti e i minatori di carbone sono più numerosi di quanti fossero nelle miniere inglesi all’epoca della rivoluzione industriale e nei decenni successivi. In alcuni paesi le loro condizioni di lavoro non sono molto diverse da quelle di due secoli fa, mentre le organizzazioni sindacali sono spesso più deboli o inesistenti. Ciò conferisce un’attualità inattesa allo studio delle condizioni di lavoro dei minatori tra il XVIII e il XIX secolo attraverso il contributo della letteratura di questo periodo storico.