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Gli insegnanti di scuola sembrano fronteggiare su scala mondiale un declassamen-to del loro status, che deriva contemporaneamente da un peggioramento delle loro condizioni lavorative e dalla riduzione del loro prestigio nella percezione sociale. Questi processi si manifestano con una particolare violenza in Italia, dove si regi-stra un revival del racconto di scuola che assume i caratteri di una vera e propria resistenza della categoria. Diari, cronache e pamphlet sono i generi più comune-mente praticati da insegnanti che, spesso e volentieri, esordiscono come scrittori e pubblicano, appunto, narrazioni a tema scolastico. Il risultato è l'immissione sul mercato di un grosso numero di testi che raccontano in forme variegate le fatiche e le umiliazioni di un lavoro sottoposto alla denigrazione del mondo circostante. So-prattutto se se ne considerano le dimensioni, si tratta di un fenomeno di per sé so-ciologicamente rilevante. Ma possono questi nuovi racconti di scuola diventare uno strumento di analisi per il sociologo? E può la tradizione italiana del racconto di scuola aver contribuito a generare o rafforzare gli stereotipi sugli insegnanti? Partendo da una premessa teorica sui confini testo-realtà, il saggio prova a rispondere a queste domande selezionando innanzitutto opere di autori contemporanei, e risalendo, in seconda battuta, ai classici del genere, e in particolare al Maestro di Vigevano Lucio Mastronardi.

Corrado Punzi, Marta Vignola

Taranto come utopia distopica. Narrazioni letterarie e sociologiche di un modello di sviluppo

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 153 / 2019

Il contributo propone un'analisi delle trasformazioni socio-economiche avvenute nella città di Taranto negli ultimi decenni, attraverso una lettura sociologica di al-cuni opere letterarie di autori tarantini. Accanto alle fonti letterarie faremo uso di racconti biografici, risultato di un segmento di ricerca empirica sul rapporto tra la comunità tarantina e il siderurgico Ilva. Mettendo in relazione stralci di interviste narrative e resoconti letterari, si tracceranno i contorni di una città-fabbrica "sequestrata" da forme di sviluppo coloniale. Mostreremo lo iato esistente tra etero e auto-descrizioni di Taranto e vedremo come, in base ai diversi periodi storici, possano emergere differenti immagini del volto della città. Racconteremo gli anni Sessanta e Settanta come epoca dell’utopia dello sviluppo; gli anni Ottanta e Novanta come l’epoca in cui la città inizia a percepire la crisi ma a non volerla riconoscere neanche a se stessa; e, infine, gli ultimi due decenni come periodo in cui le evidenze scientifiche e giuridiche portano a un radicale cambio di paradigma narrativo: la narrazione fiabesca raccontata negli anni del boom economico viene trasformata in una narrazione tragedica, che se fosse stata vista in origine sarebbe apparsa come una incredibile distopia.

Enrico Pugliese

Lavoro e non lavoro in letteratura e nell’inchiesta sociale a Napoli

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 153 / 2019

L’articolo affronta il modo in cui è stato rappresentato il lavoro a Napoli in opere letterarie e di analisi sociali, ritenendo che in entrambe la tematica ha goduto di scarsa rilevanza e ha contribuito alla diffusione di stereotipi basati sulla indisponi-bilità a lavorare (regolarmente) a fronte di una creativa ‘arte di arrangiarsi’. In di-rezione opposta vanno diverse importanti opere letterarie come Donnarumma all’assalto di Ottieri e La dismissione di Rea che con grande immaginazione socio-logica raccontano la condizione operaia e i suoi valori. Questo tipo di analisi mo-stra che il mondo della fabbrica e quello del vicolo sono molto vicini: disoccupati, sottoccupati e lavoratori al nero provengono dagli stessi ambienti e avvertono gli stessi problemi. A partire dalla fine del Novecento si sono imposte opere a caratte-re di docufiction nelle quali nuovamente il lavoro scompariva sostituito dal ruolo centrale della camorra in una città descritta come sempre più violenta, con l’effetto di creare un nuovo stereotipo.

Il testo affronta la questione del possibile impiego da parte della sociologia del lavoro di quell’ampio insieme di oggetti costituito da canzoni, foto, testi teatrali, film, fumetti, poesie, disegni, dipinti, racconti nello studio delle rappresentazioni del lavoro. Restringendo l’attenzione all’impiego della letteratura vengono passati in rassegna i contributi che hanno trattato la sua possibile relazione con la sociologia e la ricerca sociologica. Pur concordando in linea di massima con la soluzione prospettata da Florian Znaniecki di un’utilità della letteratura come propositrice e illustratrice di temi e problemi si evidenziano le potenzialità di riconoscerla come vero e proprio dato di ricerca proprio perché prodotto della fantasia. Si propone cioè di studiare come la letteratura utopica rappresenta il lavoro. Prendere in considerazione la letteratura utopica può permettere di ricostruire la pluralità di idee intorno e sul lavoro, evidenziando come quest’ultimo sia ancora oggi un elemento centrale nella definizione delle relazioni tra gli attori sociali.

Il contributo propone una riflessione teorico/metodologica sul rapporto tra sociologia e letteratura che, a partire dall’analisi critica di alcuni contributi della sociologia della letteratura e della narratologia, indaga le trasformazioni del lavoro intellettuale accademico. La prima parte del saggio esplora alcune piste epistemologiche utili alla comprensione dell’universo letterario come parte integrante dei fenomeni sociali propriamente detti, evitando di pensarlo o come un oggetto di riflessione esterno all’universo del ricercatore oppure come pura proiezione finzionale dell’autore. Il romanzo non è solo risorsa per il sociologo, è anche una forma particolare di espressione del mondo sociale. Una simile prospettiva è utilizzata, nella seconda parte del saggio, per far emergere alcune forme del lavoro accademico a partire da tre romanzi aventi come protagonisti ricercatori e studiosi universitari (Rumore bianco di Delillo; Stoner di Williams; Il codice Da Vinci di Dan Brown).

Mariano Longo

Un insolito connubio. Sull’uso delle narrazioni letterarie nelle scienze sociali

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 153 / 2019

L'uso della letteratura per l'analisi sociologica è o precluso o dato per scontato. In questo secondo caso, il sociologo può riferirsi a opere letterarie come fonte di informazioni su un fenomeno sociale, su stili di comportamento, norme o valori. L'opera letteraria viene intesa come discorso complementare a quello della sociologia, utilizzabile nella modalità ancillare di un resoconto, o di un completamento colto del ragionamento sociologico. La questione però è molto più complessa. Da un lato, la sociologia pretende di essere un discorso oggettivo sul mondo sociale, dall'altro, il valore conoscitivo dell'opera letteraria non può essere connesso alla sua veridicità referenziale, dal momento che essa è fondata sull'invenzione. Facendo riferimento ad autori provenienti da ambiti diversi (dalla filosofia, alla filosofia del linguaggio, dall'estetica alla sociologia) il saggio cerca di sciogliere il paradosso di un sapere disciplinare fondato su materiali fittivi.

Stefano Lazzarin, Giustina Orientale Caputo

Sociologia e letteratura: prospettive e sguardi sul lavoro

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 153 / 2019

Gli scopi principali di questo saggio sono: 1) riflettere sul rapporto fra sociologia e letteratura, ritornando sulla questione cruciale - e sempre aperta - della legittimità dell’uso sociologico delle fonti letterarie; 2) indagare su una delle articolazioni di tale relazione: il racconto letterario del mondo del lavoro; 3) esaminare più specificamente il caso italiano: come altri Paesi occidentali - ma forse anche più di essi - l’Italia ha sperimentato da vicino le trasformazioni recenti del mondo del lavoro (flessibilità, precarizzazione, frammentazione) e ha prodotto, negli ultimi vent’anni, una gran quantità di testi letterari che mettono in scena tali cambiamenti e cercano di interpretarli.

Duncan Gallie

Perspectives on the Future in the Sociology of Work

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 153 / 2019

The current concern with a new digital transformation has once more placed the future of work at the center of the public and research agendas. As sociologists of work seek to grapple with its potential implications, it is perhaps salutary to consider the fate of their earlier attempts to forecast the future. The paper examines the empirical success of the major theoretical forecasts of the early postwar period and their successors in the 1990s. The last seven decades of research should make us careful about ready predictions of the direction of social change, attentive to the dangers of extrapolating from "cutting-edge" developments, and aware of the complexity of trends and the factors that can moderate them.

Giulio Caselli

Where is my mind? Stalking o relazione

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2019

L’autore riflette sul tema psicoterapia e stalking rispetto al cinema prendendo in esame la serie-tv "Mr. Robot". In particolare rifletterà sulla relazione tra paziente e terapeuta all’interno di un setting non convenzionale e sui significati da attribuire agli agiti del paziente. In questo senso l’autore ragiona sulla dimensione simbolica presente all’interno della dimensione relazionale nella psicoterapia. L’articolo offre degli ulteriori spunti di riflessione sul tema dell’epistemologia psichiatrica rispetto alla questione della diagnosi.

In occasione della morte del grande regista Bernardo Bertolucci nel dicembre 2018, l’A. propone una lettura del celebre capolavoro "Ultimo tango a Parigi" del 1972, censurato e distrutto fino al 1987. La vicenda di Paul (Marlon Brando) e Jeanne (Marie Schneider) è analizzata secondo la critica cinematografica acquisita come rapporto regressivo claustrofobico e persecutivo; qui l’Autore ripercorre la successione di tutte le sequenze del tango seguendo la prospettiva della complessità e della 2° Cibernetica. Così, accanto alle suggestioni del film come il mito di Orfeo rivisitato, la danza infinita dei due protagonisti è costituita da una relazione che moltiplica i punti di vista e dunque la realtà e rivela un legame che è impossibile interrompere se non con la morte di almeno uno dei due.

Francesco Fabbri

Se son rose, stalking

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2019

Cosa hanno in comune un fidanzato abbandonato che passa le giornate a inviare messaggi alla ex, un uomo autoritario, un marito troppo silenzioso in casa, una donna eccessivamente esuberante nel proporsi e un anziano che regala giganteschi mazzi di rose alla moglie che lo ha lasciato? Tutti possono essere accusati di stalking. Configurato come reato in Italia soltanto nel febbraio 2009, lo stalking ha una precisa definizione ma una anomala percezione collettiva. E s’è dovuto attendere il 2017 perché il legislatore chiarisse che il reato di stalking non può essere cancellato con il solo risarcimento economico. Gli sforzi sono stati ondivaghi e discontinui, e c’è chi usa termini giustificatori come "delitto passionale" anche tra chi fa della comunicazione il proprio mestiere.

Rita Maria Chiara Porco

Oltre il giardino, tra reale e ideale. La collusione di coppia in un caso di stalking

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2019

Il presente lavoro cerca di descrivere, attraverso un’ottica psicoanalitica, il difficile intreccio tra organizzazione psichica individuale e dinamiche proiettive di coppia,in situazioni di violenza e stalking. Viene commentato, dunque, il caso di Adamo e si ipotizza, seguendo il concetto di collusione di coppia (Dicks, 1967) che, nei casi in cui si assiste ad agiti aggressivi e di stalking di uno dei componenti della coppia sull’altro, potrebbe essere presente tra i due una profonda collusione legata a incastri proiettivi reciproci. Chi si sottrae tradisce, truffa il patto inconscio stipulato alla consacrazione iniziale del legame, è colpevole. Nel caso commentato si aggiunge l’ulteriore elemento della presenza di un procedimento giudiziario a carico di Adamo che confonde ancora di più dentro di lui l’articolazione tra realtà interna e realtà esterna.

Maria Giuseppina Mantione

Adamo e le origini della rabbia

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2019

Una rilettura del caso di Adamo in termini di terapia cognitivo-evoluzionista, consente di confermare un sostanziale accordo rispetto al "razionale" dell’intervento terapeutico che ha guidato le colleghe nella complessa gestione della situazione clinica. Una particolare attenzione, secondo la prospettiva cognitivo-evoluzionista, deve essere riservata alle esperienze precoci di trauma relazionale, considerato un fattore di rischio nello sviluppo di disturbi psicopatologici e di comportamenti disfunzionali. La storia di Adamo conferma quanto le sue esperienze infantili di trascuratezza e di invalidazione emotiva abbiano influito sia nell’esordio del disturbo bipolare che nella sua caotica e drammatica vicenda coniugale.

Sabrina Tosi, Silvia Busini

Adamo e le origini della rabbia Terapia ecologica con lo stalker

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2019

Il presente lavoro si pone l’obiettivo di esporre una metodologia di intervento clinico di rete con una persona coinvolta in un procedimento di separazione coniugale e in uno per atti persecutori nei confronti della moglie. Gli elementi che caratterizzano il percorso giudiziario (il provvedimento di allontanamento, gli interventi dei legali, i tempi della giustizia) verranno presi in considerazione come variabili fondamentali all’interno del percorso terapeutico.

Francesca Garbarino, Paolo Giulini

Interventi di giustizia riparativa nella prevenzione della lesività delle condotte persecutorie

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2019

L’articolo descrive l’esperienza più che decennale e le prassi operative attuate dalla cooperativa CIPM in relazione al fenomeno dello stalking. Gli interventi effettuati dagli operatori del CIPM vengono attuati con un approccio criminologico, orientato ai principi della giustizia riparativa, nell’ambito di un "campo del trattamento" tra carcere e territorio.

Lucilla Anastasio, Daniele Bocciolini

Lo stalking: comportamenti persecutori, rimedi e tutela

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2019

Il presente lavoro avrà ad oggetto la fattispecie di cui all’art. 612 bis c.p., "atti persecutori" (più comunemente "stalking"), reato entrato a far parte dell’ordinamento penale italiano mediante il d.l. n. 11/2009 (convertito dalla l. n. 38/2009). In particolare, si approfondirà ogni aspetto della nuova normativa, attraverso una trattazione delle problematiche di ordine sostanziale e degli aspetti di ordine procedurale. In particolare, dopo aver analizzato gli elementi strutturali del reato, si illustreranno anche le conseguenze sul piano civilistico sotto il profilo del danno patrimoniale e non patrimoniale subito dalla vittima.

Maddalena Cialdella, Paola de Cesare

Lo stalking: aspetti sociali e psicologici di un fenomeno in aumento

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2019

L’articolo proposto esplora il contesto psicosociale e la definizione del fenomeno dello stalking, su cui viene posta sempre maggiore attenzione e rilevanza nel panorama culturale attuale. Vengono, successivamente, analizzati i principali contributi teorici che delineano questo complesso fenomeno relazionale, evidenziando le caratteristiche della condotta persecutoria e il dramma vissuto dalla vittima. Si riassumono le tipologie del persecutore, la condotta violenta e il suo tradursi in una "caccia ossessiva di una preda", le vulnerabilità della vittima e i danni psicologici conseguenti al reato. Attraverso un’esemplificazione clinica, ci si propone, infine, di illustrare alcune strategie efficaci per il trattamento di questo fenomeno.

Silvia Rondinelli

Lo stalking nel trattamento psicoterapeutico gestalt-analitico

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2019

L’obbiettivo dell’autore attraverso questo articolo è cercare di comprendere il fenomeno dello stalking e le dinamiche emotive esperite dalle vittime, al fine di adottare la strategia migliore per poterle aiutare efficacemente a riacquisire un benessere psicofisico. Fra i risultati più significativi emerge che esistono condotte di stalking anche nelle donne ma vi è minore propensione ad atti aggressivi rispetto agli uomini ma una maggiore tenacia nella durata. Verrà trattato un caso di stalking con l’approccio psicoterapeutico gestalt-analitico e verrà messo in risalto come l’esperienza della relazione col terapeuta possa aiutare a rimettere in gioco aspetti di se forzatamente dimenticati.