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Paolo Romano

La Legge 180 quarant’anni dopo: ricordi e qualche riflessione

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2019

L’autore ricorda le preoccupazioni di Basaglia relative all’applicazione della Legge 180/1978 e i primi dissensi interni al movimento basagliano per la sua tendenza a identificarsi in un attivismo militante poco attento alla ricerca di un sapere legato allo specifico psichiatrico. A partire da queste premesse vengono presi in esami alcuni nodi irrisolti dell’organizzazione e della pratica dei nuovi Servizi ed avanzate alcune idee per un loro possibile superamento. In particolare viene sottolineata la necessità di una integrale attuazione della Legge di riforma relativamente agli interventi di cura in ambito territoriale anche ai fini di una formazione più adeguata ai compiti richiesti da una psichiatria post-manicomiale e di comunità.

Pietro Pellegrini

Il fascino discreto della coercizione

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2019

In Italia nel 2017 sono stati chiusi gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) e, per i soggetti autori di reato si è cercato di creare un sistema coerente con la Legge 180/1978 incentrato su misure giudiziarie e interventi di cura nella comunità. Si tratta di un processo complesso con molteplici contraddizioni. Quella più evidente è fra mandato di cura e controllo e tra le pratiche restraint e no restraint. Assicurare l’imputabilità e il diritto al processo superando nozioni am-bigue e non scientifiche è fondamentale per la cura della persona con disturbi mentali. Viene argomentato che il restraint è in contrasto con le leggi in vigore, risulta inapplicabile nell’attuale assetto dei Servizi ed è poco efficace e antiterapeutico, specie a lungo termine. La posizione restraint dà agli operatori compiti impropri e impossibili, e li espone a responsabilità giudiziarie.

A distanza di 40 anni dalla riforma psichiatrica (Legge 180/1978), vengono esaminati gli elementi di criticità della deistituzionalizzazione totale attuata in Italia. Questa situazione sarebbe conseguenza non della mancata attuazione della riforma, ma della concezione che Franco Basaglia aveva delle istituzioni psichiatriche. La Legge di riforma rappresenta un compromesso con il gruppo dirigente degli psichiatri italiani, che con la Legge 180 ottennero l’ingresso della psichiatria nell’ospedale generale in linea con la convinzione di Tancredi Falconeri, nipote del Principe di Salina ne Il Gattopardo: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Se elementi utopistici hanno accompagnato la nascita del manicomio, ancor più rilevante è stata l’utopia del determinarne la chiusura. Gli psichiatri italiani oggi sono gravati di responsabilità professionali rilevanti, senza che vi siano condizioni operative che permettano di curare per il tempo necessario i pazienti psicotici.

Andrea Angelozzi

Dibattiti. Senza scienza e senza cultura. Riflessioni sulle riforme in salute mentale

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2019

Vengono esaminate le tre proposte di riforma della Legge 180/1978. In esse non vi è una analisi effettiva dei risultati della Legge, della situazione attuale e delle cause dei problemi; non si tiene conto delle conoscenze scientifiche e dei mutamenti avvenuti; si forniscono poche risposte ai bisogni della psichiatria; si trascurano i cambiamenti introdotti nel Servizio Sanitario Nazionale, avvenuti con riforme sostanziali o interventi marginali ma gravidi di conseguenze. Queste modifiche, in particolare la delega alle Regioni per la programmazione sanitaria e alcuni atti per il controllo della spesa, hanno sostituito una capacità progettuale con una logica puramente amministrativa. La psichiatria italiana è così sempre più priva di spinte culturali e incapace di costruirsi uno spazio scientifico, ritenuto riduttivo. Senza una identità forte, è lacerata fra richieste sanitarie e sociali, approcci ideologici e scientifici, attenzione ai bisogni della persona e a meccanismi politici. Ne consegue una gestione debole e impoverita non solo nelle risorse, ma soprattutto nella capacità progettuale.

Pier Francesco Galli, Alberto Merini

Tracce. Prigionieri del passato nella clinica del presente

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2019

Dopo una Nota redazionale di Pier Francesco Galli, viene pubblicata una sua relazione tenuta al convegno "La dittatura del presente", organizzato dal Centro Italiano di Psicologia Analitica (CIPA) di Milano il 21-22 marzo 2009. Vengono riportati anche brani di altri scritti, in particolare di una relazione tenuta l’11 luglio 2007 all’interno di una serie di Seminari dal titolo "Percorsi di ricerca, promozione e tutela della salute mentale in Italia oggi" organizzati a Roma dal Ministero della Salute. Vengono ripercorsi alcuni aspetti della storia dell’indirizzo junghiano in Italia, e fatte varie considerazioni sul problema della pratica psichiatrica nei Servizi, in particolare riguardo alla aziendalizzazione, alla interazione tra la persona e la tecnica, al problema delle procedure e delle decisioni nell’incertezza, alla leadership, alla crisi della cultura critica, ai fattori di personalità nel lavoro psichiatrico e così via.

Cristiano Scandurra, Fabrizio Mezza, Paolo Valerio, Roberto Vitelli

Approcci affermativi e rilevanza del minority stress nel counseling psicologico con persone LGBT: una revisione della letteratura internazionale

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2019

L’acronimo LGBT viene utilizzato per indicare una vastissima gamma di individui - lesbiche, gay, bisessuali, transgender - che, nonostante intuibili differenze legate a diversi orientamenti sessuali e identità di genere, possono essere considerati come classe omogenea in ragione delle specifiche esigenze e delle peculiarità dei percorsi di sviluppo contrassegnati spesso da vissuti di stigmatizzazione e discriminazione. Negli ultimi anni è sensibilmente aumentata la richiesta di aiuto psicologico da parte delle persone appartenenti a tale fascia della popolazione, e ciò rende tanto più necessaria la definizione di obiettivi e strategie di intervento da considerare in tali casi. Il presente contributo intende evidenziare aspetti peculiari, criticità e contesti operativi connessi all’intervento psicologico-clinico affermativo con persone LGBT, con particolare riferimento all’ambito professionale del counseling.

Tommaso Biccardi, Massimo Clerici, Antonello D'Elia, Cécile Edelstein, Maria Grazia Giannichedda, Santi Laganà, Pie Luigi Lattuada, Fabio Madeddu, Andrea Salvatore Meluso, Paolo Migone, Stefano Mistura, Leo Nahon, Bruno Orsini, Giuseppe Pozzi, Antonio Restori, Pier Luigi Scapicchio

Tavola rotonda e dibattito

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2019

A cura della Redazione

La Legge 180. Le diverse anime del movimento anti-istituzionale: un bilancio

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2019

Vengono pubblicati integralmente gli Atti della mattina del primo giorno del Convegno internazionale "Una ‘follia’ italiana: la Legge Basaglia compie 40 anni", organizzato dal Coordinamento Italiano Professionisti della Relazione d’Aiuto (CIPRA) nell’Aula Magna dell’Università di Milano-Bicocca il 16-17 novembre 2018. Dopo la relazione di apertura di Bruno Orsini (estensore della Legge 180/1978), vi è una tavola rotonda, moderata da Paolo Migone e intitolata "La Legge 180. Le diverse anime del movimento anti-istituzionale: un bilancio", con, tra gli altri, Maria Grazia Giannichedda, Stefano Mistura, Leo Nahon e Pier Luigi Scapicchio (dovevano esserci anche Luigi Cancrini, Franco Rotelli e Paolo Tranchina ma non hanno potuto partecipare). Il video della mattinata è al canale YouTube di Psicoterapia e Scienze Umane: www.youtube.com/user/PsicoterScienzeUmane/playlists.

Nonostante diversi studi internazionali abbiano dimostrato l’importanza dell’esperienza formativa degli psicoterapeuti, non esistono nel panorama italiano ricerche che indaghino le rappresentazioni degli allievi riguardo alla rilevanza di aspetti tecnici, relazionali ed emotivi nella loro pratica terapeutica. Nel 2016 il Gruppo Scuole Psicoterapia Psicoanalitica (GSPP) si è fatto promotore di una ricerca finalizzata a indagare gli atteggiamenti terapeutici degli allievi, le loro reazioni emotive in seduta e le opinioni riguardo alla supervisione. Il progetto di ricerca è stato condotto su un campione di 368 allievi, che hanno completato un format online, composto da una breve scheda anagrafica, dal Psychotherapy Process Q-Set (PQS), dal Therapist Response Questionnaire (TRQ), da un questionario sugli aspetti centrali della supervisione e dallo Short Supervisory Relationship Questionnaire (S-SRQ). I risultati mostrano che gli allievi conoscono bene, almeno a livello teorico, i caposaldi di una psicoterapia a orientamento psicoanalitico, anche se non è chiaro come si traducano queste rappresentazioni nella pratica clinica. Tra le reazioni emotive e controtransferali sono molto frequenti un senso di protezione nei confronti del paziente ed esperienze di sovraccarico e angoscia rispetto al proprio ruolo di terapeuta. Riguardo alla supervisione, le risposte degli allievi sono abbastanza discrepanti. Questi risultati sono stati discussi da allievi e docenti in una giornata di confronto, tenutasi il 13 maggio 2017 al Teatro Parenti di Milano.

Laura Muzi, Vittorio Lingiardi

Diagnosi in transizione: l’influenza della personalità del terapeuta

RICERCA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2019

Nel presente articolo, gli Autori prendono in esame il ruolo della soggettività del terapeuta e, in particolare, della sua personalità nel processo diagnostico e terapeutico psicoanalitico. Dopo una breve introduzione sul rapporto tra la diagnosi e la soggettività del clinico, approfondendo in particolar modo il contributo offerto sul tema dalla seconda edizione del Manuale Diagnostico Psicodinamico, gli Autori propongono una rassegna dei risultati delle ricerche empiriche sull’influenza delle variabili individuali e soggettive del terapeuta in psicoanalisi e nelle psicoterapie psicodinamiche, sottolineandone le implicazioni per la pratica clinica e la formazione. Infine, viene offerta una panoramica teorico-clinica sulla personalità del terapeuta in psicoanalisi insieme ai pochi contributi empirici presenti sul tema, per concludere con i risultati preliminari di un progetto di ricerca in corso che si è proposto di indagare questa variabile attraverso la Shedler-Westen Assessment Procedure (SWAP-200), una metodologia di valutazione della personalità empiricamente solida e clinicamente rilevante.

Enrico Benelli

Diagnosi, sistemi diagnostici e accreditamento dei modelli di psicoterapia

RICERCA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2019

Lo sviluppo delle competenze diagnostiche di uno psicoterapeuta può ripercorrere la storia dello sviluppo della diagnosi nel campo della psicoterapia, in modo analogo a come l’ontogenesi ripercorre la filogenesi. Storicamente si è osservato il passaggio da posizioni antidiagnostiche a posizioni critiche costruttive. È avanzata l’ipotesi che, essendo la diagnosi una componente ineludibile del ragionamento clinico, le posizioni antidiagnostiche riflettano una confusione tra diversi livelli del ragionamento clinico (informale, formale e istituzionale) e diversi livelli dei sistemi diagnostici (scuola-specifico, psicodinamico, sistema sanitario). È sottolineata l’importanza della diagnosi per lo sviluppo della psicoterapia, il suo riconoscimento in ambito sanitario ed istituzionale, per la definizione della popolazione alla quale si rivolge un determinato trattamento psicoterapeutico e per il riconoscimento di quest’ultimo come trattamento empiricamente supportato. Sono riportati i rischi di margina-lizzazione che corrono i modelli di psicoterapia non supportati empiricamente alla luce delle indicazioni della Comunità Europea, la quale invita i Paesi Membri a rendere usufruibile alla popolazione il trattamento dei comuni disturbi mentali nel contesto delle cure primarie. Infine è presentato un percorso in quattro tappe per favorire lo sviluppo della ricerca nei modelli a rischio di marginalizzazione, attraverso la meta-analisi di casi singoli ed il benchmarking.

In questo articolo ci proponiamo di evidenziare la possibilità di integrare la valutazione diagnostica con i risultati della ricerca empirica in psicoterapia individuando, sin dall’inizio del percorso terapeutico, gli elementi utili per la gestione di ciò che è apparso correlato alla riuscita delle terapie (fattori terapeutici e di personalizzazione). Il sistema di Diagnosi Psicodinamica Operazionalizzata (OPD-2), caratterizzato da una valutazione fenomenologica accurata delle diverse aree di funzionamento mentale e del contesto interpersonale e sociale in cui si muove il paziente ci è apparso uno strumento particolarmente utile a questo scopo consentendo una dia-gnosi personalizzata che può costituire anche una base per un confronto tra differenti approcci teorici.

Fedele alla prospettiva "prototipica" della diagnosi di personalità, il PDM-2 si propone come "una tassonomia di persone" piuttosto che "una tassonomia di disturbi", prestando cioè attenzione a "chi è" quella persona e non solo a "cosa ha". Nella prospettiva dell’utilità di questo manuale diagnostico per la formulazione del caso, gli autori propongono tre vignette cliniche che corrispondono alla descrizione dei livelli di gravità nevrotico, borderline e psicotico dei disturbi di personalità. Evidenziano così come per essere adeguatamente usato il PDM-2 presupponga una conoscenza del paziente, un dialogo in atto con il clinico, una rinuncia a un rapido riduzionismo diagnostico. Il valore del PDM-2 è dunque quello di consentire l’espressività soggettiva del paziente e del clinico, senza rinunciare alla ricerca e al linguaggio generale condiviso proprio di ogni strumento diagnostico.

Massimo Fontana

Editoriale

RICERCA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2019