RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105742 titoli

Cinzia Genovino, Rosa Maria Caprino

Il ruolo della banca nel processo di innovazione del modello di business

ESPERIENZE D'IMPRESA

Fascicolo: 2 / 2018

Il contributo rappresenta un approfondimento del Rapporto MACREF Strategie di integrazione tra produzioni agroalimentari e turismo ed in particolar modo il ruolo della banca nei processi d’innovazione dei modelli di business per le PMI. Si è cercato di offrire un’analisi critica della letteratura sul tema della scelta relativa alla struttura finanziaria efficiente delle imprese, con particolare riguardo alla realtà delle piccole e medie imprese italiane, ed in particolar modo del settore agroalimentare, attraverso una visione della letteratura empirica sull’argomento. Le PMI si caratterizzano tradizionalmente per l’uso quasi esclusivo di capitale di debito nella copertura del fabbisogno finanziario e presentano di conseguenza una struttura finanziaria quanto mai semplificata, nella maggior parte dei casi composta dal debito bancario da una parte e dal capitale dei soci fondatori dall’altra. In questo momento di crisi e di particolare frammentazione del tessuto societario italiano, in particolar modo quello del comparto agroalimentare, un ruolo determinante è stato rivestito dagli istituti bancari anche come gestori di garanzie e contributi pubblici. La scarsa patrimonializzazione delle nostre aziende, spesso a carattere e proprietà familiare, è stata negli anni supplita con un forte ricorso al credito bancario, dal quale le imprese sono diventate dipendenti a scapito di un corretto equilibrio finanziario. L’intero sistema si trova difronte ad una rieducazione finanziaria, dunque sia le imprese che le banche, quest’ultime spinte dall’innovazione tecnologica e dalla ricerca di redditività, si accingono al superamento della loro tradizionale veste istituzionale legata alla erogazione di credito. Gli istituti di credito possono e stanno quindi trasformando in opportunità tale situazione rivedendo i propri modelli distributivi e di business per diversificare le proprie fonti di reddito concentrandosi sull’offerta di nuovi servizi ad alto valore aggiunto alle imprese, sostenendo lo sviluppo e la crescita economica del nostro paese. Oggi il ruolo trainante della ripresa è infatti rappresentato da quelle imprese che sono innovative, che sanno coniugare la produttività e la tecnologia, che si aggregano tra loro o che si internazionalizzano: è proprio a queste impr- se che il sistema bancario deve guardare offrendo loro un supporto non solo in termini finanziari ma in termini di esperienza, conoscenze, competenza e consulenza.

Maria Teresa Cuomo, Oscar De Franciscis, Alex Giordano

La rimodulazione strategica del modello di business. L’integrazione tra agri-food e turismo

ESPERIENZE D'IMPRESA

Fascicolo: 2 / 2018

L’ampliamento dell’offerta produttiva con attività non appartenenti alle tradizionali aree di mercato delle imprese sta avanzando in specie nel segmento alimentare. Questa nuova impostazione travalica così il tradizionale approccio di tipo "core business", immaginando una logica di "non-core business", di contagio fecondo tra filiere produttive contigue in grado spesso di potenziare imprese e aree geografiche. Lo scenario che emerge dalla nuova alternativa strategica quindi parte dal presupposto che il non-core stimola il core, modificando completamente i tratti di una specifica organizzazione imprenditoriale. Le novità sperimentali fornite da questi business, laddove si manifestano con successo, riescono a produrre alcuni vantaggi fondamentali che vanno dalla diversificazione del rischio d’impresa allo sviluppo del fatturato e delle quote di mercato fino all’innovazione di prodotto in chiave di maggiore sostenibilità. In altri termini, il non-core - che nel caso di un’azienda produttiva a vocazione agricola può configurarsi nell’attività ricettiva, ristorativa e del commercio di produzioni tipiche legate al terroir - può fungere da traino rispetto al business tradizionale diventandone così il nuovo core in una virtuosa spirale di sviluppo.

Antonio D’Amato

Il comparto agro-alimentare campano tra eccellenze internazionali e debolezze strutturali

ESPERIENZE D'IMPRESA

Fascicolo: 2 / 2018

Questo contributo ha l’obiettivo di delineare i tratti essenziali del comparto agro-alimentare della regione Campania. L’analisi che ne emerge mostra un quadro complesso, fatto di luci ed ombre. Accanto a punte di eccellenza, che si ritrovano in prodotti apprezzati e riconosciuti a livello nazionale ed internazionale, anche per via di una fertile combinazione con la ricchezza paesaggistica, archeologica ed artistica di cui il territorio è ricco, emergono debolezze strutturali, derivanti da un tessuto aziendale ancora per molti versi frammentato e poco organizzato. Tuttavia, nel corso degli ultimi anni sono emerse interessanti dinamiche di crescita ed innovazione, ad iniziare da una maggiore presenza di giovani, che sembra stiano ponendo rilevanti premesse per un miglioramento delle prospettive future del comparto.

Obiettivo del presente articolo è quello di evidenziare come la competitività degli attori che operano in un territorio dipenda strettamente dal patrimonio culturale e dall’identità del luogo stesso, concetti sedimentati in letteratura, ma che necessitano di una ulteriore validazione empirica. La review della letteratura, infatti, focalizzandosi sui costrutti di place heritage, place image e place identity, ne evidenzia l’influenza sulla place reputation, che, a sua volta, riverbera i suoi effetti sulla place competitiveness e sulla capacità competitiva dei retailer operanti in una specifica area geografica. Successivamente, le ipotesi di ricerca sono state validate attraverso un’analisi sul campo che ha interessato un campione di 85 soggetti, intervistati in store. Lo studio, attraverso un modello di equazioni strutturali, intende sottolineare come la reputazione di un territorio - e le sue componenti - possa impattare sulle performance dei suoi attori, influenzandone la capacità competitiva.

Nell’organizzazione e nella gestione dei servizi sanitari finalizzati a offrire cura per le malattie neoplastiche un contributo sempre più decisivo deriva dai programmi di screening oncologico a fini di prevenzione. Ormai qualificati come essenziali obiettivi di salute a livello ministeriale, i risultati dei programmi di screening oncologico in Italia, a livello territoriale, sono determinati, nell’ambito dell’ASL, dalla confluenza di azioni definite a livello centralizzato (Direzione Sanitaria Aziendale) e dai singoli Direttori dei Distretti Sociosanitari di riferimento. Nello studio che segue si propone quale perimetro d’indagine quello del Distretto Sociosanitario 19 Lusciano dell’ASL Caserta. Tramite rilevamento degli obiettivi, mappatura delle attività e verifica dei risultati si è proceduto a un’analisi sistematica di valutazione dei programmi di screening oncologico nel 2018, ricavando da tale indagine una metodologia applicativa, in linea con il "Ciclo di Deming", allo scopo di perseguire un miglioramento continuo della gestione degli obiettivi di salute e dei programmi di screening oncologico sul territorio.

Bernardino Quattrociocchi, Irene Fulco, Antonio La Sala, Francesca Iandolo, Mario Calabrese

La teoria dei tipi psicologici e la consonanza nel processo di selezione delle risorse umane

ESPERIENZE D'IMPRESA

Fascicolo: 1 / 2018

Obiettivi. Il presente studio si propone di esplorare ed approfondire un diverso metodo di selezione delle Risorse Umane, basato sul principio di consonanza, che possa ridurre il conflitto ed avere un impatto positivo sulla performance. Metodologia. Dopo aver avviato una review della letteratura esistente sui pilastri già consolidati della gestione strategica delle Risorse Umane (motivazione e composizione di team di lavoro in particolare), l’indagine, tramite la lente interpretativa dell’Approccio Sistemico Vitale, si è indirizzata verso le categorie valoriali, caratterizzanti ogni sistema in modo distintivo e punto di partenza per la generazione di risonanza. Risultati. Il lavoro perviene all’esposizione di una diversa prospettiva d’indagine nell’analisi dei gruppi basata sulla consonanza e volta a realizzare un Person - Organization fit in grado di restituire maggior valore di quello assorbito. Limiti della ricerca. Il principale limite della ricerca risiede nella mancanza di una verifica empirica circa l’effettiva risonanza generata. Implicazioni pratiche. Lo studio fornisce al management una diversa chiave di lettura per la creazione di team composti da individui il cui legame, basato su compatibilità valoriali, risulta essere più profondo, conducendo, così, ad una maggiore creazione di valore. Originalità del lavoro. Il lavoro integra l’approccio manageriale con una prospettiva di indagine di tipo psicologico, consentendo di isolare dinamiche del processo di selezione delle Risorse Umane normalmente "sommerse".

Michele Modina, Gabriele Ianiro

How defining startup companies can help to set the stage for an entrepreneurial ecosystem: an overview

ESPERIENZE D'IMPRESA

Fascicolo: 1 / 2018

In recent years the construction of a thriving entrepreneurial ecosystem has attracted the interest of academics and those working in the world of business and finance. To be able, though, to set the right actions in the startup culture and education fields, it is fundamental to understand what startup companies and their needs are. In this paper we shed light on the definition of startup companies (with the help of two different life cycle theories), and most importantly we try to provide the reader with some basic knowledge on why these innovative, high growth firms are so important to fuel such an ecosystem.

Carmen Gallucci, Rosalia Santulli, Michela De Rosa

I sistemi di alert per le imprese del settore moda: un’analisi preliminare nel nuovo contesto normativo

ESPERIENZE D'IMPRESA

Fascicolo: 1 / 2018

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza ha introdotto rilevanti novità in materia di procedure di allerta e di composizione assistita della crisi che, dall’entrata in vigore, avranno effetti immediati sul tessuto imprenditoriale italiano. Obiettivo del presente lavoro è quello di testare le possibili ripercussioni che l’introduzione di indicatori di allerta avrà nel settore moda, simbolo del made in Italy. A tal fine, su un campione di 281 imprese italiane, nell’orizzonte temporale 2009-2017, sono state condotte una Cluster k-means analysis, sull’intero campione e su sotto campioni ripartiti per età, dimensione e attività merceologica, e l’analisi dei percentili. I principali risultati, rilevando differenze significative tra i sotto campioni e mostrando l’andamento della distribuzione campionaria sulla base di ipotetici cut-off, evidenziano una oggettiva difficoltà nell’individuazione di valori soglia validi tout court. La discussione conclusiva, inoltre, sottolinea l’importanza di adottare un approccio forward looking, al fine di esprimere un giudizio in merito alle effettive capacità prospettiche delle imprese, e la necessità di ripensare le strutture di governance e i sistemi di pianificazione e monitoraggio.

Mariasole Bannò, Giorgia Maria D’allura

La presenza delle donne nei CDA italiani: un confronto tra imprese familiari e non familiari

ESPERIENZE D'IMPRESA

Fascicolo: 1 / 2018

Il lavoro indaga in merito alla presenza delle donne nel CdA delle imprese familiari italiane. Le imprese familiari rappresentano la tipologia di impresa più diffusa a livello mondiale e si caratterizzano per la presenza della famiglia nella proprietà e nel management. Tale presenza diventa "voglia di mantenere" proprietà e management nel tempo al fine di realizzare obiettivi tipici della relazione tra famiglia e impresa. Si ipotizza che il peso della presenza femminile nelle imprese familiari a seguito dell’ingresso delle nuove generazioni con presenza di figlie, o della presenza di matrimoni con conseguente coinvolgimento di soggetti terzi, potrebbe essere maggiore rispetto alle non familiari. L’indagine esplorativa analizza un campione di 358 imprese italiane sia familiari sia non familiari.

Maria Teresa Cuomo, Francesca Ceruti, Alice Mazzucchelli, Alex Giordano, Debora Tortora

A managerial perspective on omnichannel e-customer

ESPERIENZE D'IMPRESA

Fascicolo: 1 / 2018

The actual omnichannel customer uses indifferently both online and offline channels to express himself through consumption, which increasingly blends personal, cultural and social dimensions. In this perspective social media and social networks are able to assist e-retailers in their effort of creating a total e-customer experience, especially in the tourism industry, trying to satisfy their clients from the relational and commercial point of view. By means of an empirical analysis where managers were interviewed on the topic and its degree of application in the firms, the paper underlines how from the managerial point of view, that represents a new prospect on the topic, the expected shift from e-commerce to social commerce paradigm, facilitating the selling and buying of products and services by using various internet features, is nowadays not completely understood and realized.

Comitato di Redazione

Abstracts

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 2 / 2018

Il coinvolgimento delle imprese nel settore dell’alimentazione popolare costituisce un fenomeno storico significativo ed estremamente articolato. L’articolo analizza le molteplici provvidenze alimentari varate dalla Dalmine nel quadro delle politiche di welfare aziendale, ricostruendo un caso peculiare di integrazione fra agricoltura e industria in un contesto sociale e territoriale fortemente plasmato dall’impresa. Inizialmente vengono descritte le politiche annonarie attuate sino alla fine degli anni Venti, attraverso lo snodo cruciale della Grande Guerra. Nella seconda parte si esaminano le strutture agricole e le provvidenze alimentari sviluppate dalla Società durante gli anni Trenta, in sintonia con gli orientamenti autarchici del regime fascista. In seguito, vengono analizzate le politiche implementate durante il secondo conflitto mondiale, quando la drammatica carenza di generi di consumo e le difficoltà di approvvigionamento costrinsero la Dalmine ad ampliare il proprio ruolo sociale, in maniera non dissimile rispetto ad altre grandi imprese italiane. Nell’ultima parte si osserva l’evoluzione delle provvidenze alimentari e delle strutture agricole nei primi anni del dopoguerra, entro il quadro di una ridefinizione complessiva dell’intero sistema di welfare aziendale costruito nei decenni precedenti

La storia delle donne internate in manicomio, della loro vita dentro e fuori gli istituti psichiatrici, è divenuta negli ultimi decenni oggetto di grande interesse e studio. La presente ricerca, condotta a partire dallo studio e dall’analisi delle cartelle cliniche e dei fascicoli personali delle donne internate nel Manicomio di Cremona dal 1868 al 1904, ha lo scopo di indagare l’internamento della follia femminile nella seconda metà dell’Ottocento e di farne emergere le caratteristiche e le peculiarità. Le cartelle cliniche delle pazienti cremonesi si sono rivelate una fonte utile e preziosa che ha fatto emergere chiaramente come l’internamento delle donne in manicomio fosse un processo "corale". Al suo interno infatti si intrecciava una pluralità di voci e di "sguardi" che "costruivano" e definivano la follia femminile: dallo "sguardo" dei familiari e dei rappresentanti delle istituzioni religiose e politiche coinvolti nelle procedure di ammissione, alla "voce" inascoltata delle internate portatrici di una propria soggettività, fino alle diagnosi e alle cure degli alienisti. L’autrice analizza e indaga questi soggetti, mostrandone il ruolo nelle diverse fasi del processo di internamento e rintracciando i differenti riferimenti culturali e i diversi linguaggi da loro utilizzati per individuare, comprendere, descrivere e, nel caso delle internate, manifestare e narrare la follia.

Luciano Maffi, Martino Lorenzo Fagnani

Milano "in omnibus". Esposizioni e turismo urbano nella seconda metà dell’Ottocento

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 2 / 2018

La seconda metà dell’Ottocento è segnata da un incredibile exploit di tecnologia, scienza e rinnovamento industriale in tutto il mondo occidentale. Vetrina del progresso sono le grandi esposizioni, spettacolari kermesse internazionali come quella di Londra nel 1851 o quella di Parigi del 1889. Anche il Regno d’Italia, appena nato nel 1861, si cimenta nell’organizzazione di eventi simili. Si tratta di esposizioni su scala più ridotta, che intendono soprattutto contribuire alla formazione dell’identità nazionale. In più, la grande affluenza di visitatori nelle città ospitanti aiuta a delineare il ramo del turismo urbano. In questo, l’Italia può affiancare il proprio patrimonio storico-artistico alle espressioni di progresso. Il nostro articolo considera questi due aspetti a Milano negli anni Settanta. In particolar modo, analizziamo la percezione che la società milanese da una parte e i visitatori esterni dall’altra hanno dell’Esposizione industriale italiana (1871), dell’Esposizione storica d’arte indu-

Nei mesi che intercorrono tra le Cinque giornate di Milano e il ritorno degli austriaci, nell’agosto dello stesso anno, sorgono in Lombardia numerosissime pubblicazioni periodiche, dalla vita più o meno effimera. A Monza e nel resto della Brianza, tra l’aprile e il giugno del 1848, circola il bisettimanale «Il Brianteo», che può considerarsi a buon diritto la prima esperienza giornalistica matura della zona. Il giornale, dall’orientamento fortemente filogovernativo, avrà come obiettivo principale quello di orientare l’opinione pubblica locale a favore del movimento nazionale e della politica del Governo di Milano. Il presente saggio si prefigge di analizzare in che modo, e toccando quali argomenti, «Il Brianteo» abbia perseguito questo scopo. Dall’analisi degli articoli sono emerse due distinte aree d’intervento: l’area del consenso emotivo, caratterizzata dal ricorso a immagini emotivamente coinvolgenti, attinte principalmente dalla sfera religiosa, familiare e militare, capaci di scuotere gli animi dei lettori, e l’area del consenso politico che vede il giornale schierarsi con convinzione al fianco del Governo di Milano sia nel sostegno alla campagna fusionista sia nella repressione delle rivolte contadine dell’aprile-maggio di quell’anno.

Una ricerca sulle terre del Lario nella prima parte dell’Ottocento, volta a delinearne i caratteri fondamentali e in particolare a sviluppare riflessioni sulla qualità della vita e lo spirito pubblico nella provincia. Ci accompagnano testimoni del tempo, le cui diverse attitudini giovano a sollecitare interrogativi e risposte, nella prospettiva di offrire, in definitiva, uno spaccato della realtà locale durante il corso del Regno Lombardo-Veneto. Ne risulterà un quadro più articolato e dinamico di quanto talvolta si creda, foriero, in una certa misura, di sviluppi di lungo periodo destinati a cambiare il volto della provincia.

L’autore, grazie al ricco fondo delle carte familiari, conservato all’Archivio di Stato di Milano, analizza le imponenti spese straordinarie dei conti Andreani a Milano nel periodo 1775-1785. Famiglia originaria di Corenno, sul lago di Como, giunta a Milano nella prima metà del Settecento, gli Andreani diventano nobili grazie al servizio svolto nei più alti gradi della burocrazia statale, arrivando a essere una delle più ricche famiglie del patriziato della loro epoca, secondo le rilevazioni fiscali francesi del successivo periodo napoleonico. Lo sfarzo del loro abituale stile di vita si riflette non solo nelle spese correnti, come cibo, salario e vestiario dei servi, carità, stalla e carrozze, ma anche in quelle vistose straordinarie, ossia matrimoni, funerali, viaggi e monacazioni, puntualmente messe in evidenza dai ragionieri nel libro di cassa dei conti, ammontando nel decennio considerato a oltre 2.500.000 lire milanesi in totale. Le uscite medie annuali raggiungono 228mila lire milanesi circa.