Si propone che sia possibile trovare in alcuni edifici fascisti in Italia le tracce della celebrazione del fascismo esaltatore della violenza. Tale esaltazione rappre-senta una violazione del patto civile basato sulla rinuncia pulsionale. Traendo spunto dal destino di questi edifici fascisti superstiti si propongono delle ipotesi sul tipo di elaborazione a cui è andata incontro l’eredità fascista esaltatrice della vio-lenza, come esempio particolare di elaborazione della violenza. Si ipotizza che questo processo di elaborazione sia ostacolato soprattutto dai meccanismi del di-niego, del patto denegativo e della regressione. Questi meccanismi sono trattati come espressione di una particolare modalità di associazione psichica dei soggetti che affrontano il compito di trattare la violenza come contenuto psichico, e come questo tipo di funzionamenti intersoggettivi entri in relazione con eventi sociali macroscopici quali le vicissitudini di un regime. Si propone che attraverso l’osservazione di questi fenomeni sia possibile: 1) chiarire le relazioni fra i mecca-nismi implicati nell’elaborazione della violenza a livello individuale e gruppale in relazione al contesto storico-sociale specifico italiano preso in esame; 2) trarre del-le conclusioni più generali sui funzionamenti del processo di elaborazione psichica come processo quotidiano, sottolineandone la fragilità, soprattutto davanti a compiti psichici impegnativi come l’elaborazione della violenza.