RISULTATI RICERCA

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Marta Margotti

Il cattolicesimo politico e la Chiesa fino al Concilio Vaticano II

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 2-3 / 2018

L’articolo presenta le trasformazioni avvenute nelle ricerche storiche che dall’inizio degli anni Settanta si sono occupate delle relazioni del cattolicesimo politico italiano con le associazioni cattoliche, le parrocchie, l’episcopato, la curia vaticana e il papato. Attraverso una periodizzazione in tre tappe (1970-1985, 1985-2000, 2000-2017), sono indagate le più rilevanti interpretazioni storiografiche sui cattolici impegnati in politica nel primo ventennio repubblicano. Dall’analisi emerge come le diverse letture storiografiche del rapporto tra azione politica dei cattolici e religione siano state influenzate allo stesso tempo dalle trasformazioni avvenute negli studi storici, nella vita politica italiana e nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II, con la crescente riluttanza a proporre quadri interpretativi nettamente definiti, anche se provvisori.

Chiara Giorgi

Cultura cattolica ed elaborazione costituzionale

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 2-3 / 2018

Numerosi sono stati nel corso dei decenni, in particolare a partire dalla fine degli anni Settanta, gli studi che hanno concentrato l’attenzione sul contributo dato dalla cultura cattolica ai fondamenti della Repubblica e al testo costituzionale, sottolineandone protagonismo e specificità. A divenire sempre più diffuso è stato il parere degli storici circa l’influenza decisiva e ad ampio raggio della cultura cattolica nell’elaborazione della Costituzione. L’autrice ripercorre le varie stagioni storiografiche concentratesi sull’indagine di questo apporto, soffermandosi sulle diverse prospettive adottate nel corso del tempo; enucleando altresì alcune delle questioni cruciali approdate alla Costituente e tradotte nelle disposizioni costituzionali. Questioni sulle quali è possibile registrare l’indubbio contributo fornito dai cattolici. Un contributo tutt’altro che monolitico (fondato su una ampia pluralità di progetti), indagato - ma anche meritevole di ulteriori approfondimenti - secondo una metodologia capace di incrociare l’approccio giuridico/costituzionale con quello politico/culturale.

Maurizio Cau

La nascita della Democrazia cristiana

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 2-3 / 2018

Il saggio propone una ricognizione delle principali interpretazioni della nascita della Democrazia cristiana avanzate dalla storiografia nel corso degli ultimi quarant’anni. Il contributo si sofferma in particolare sull’analisi delle diverse stagioni di studio avvicendatesi negli anni e dei principali nodi tematici intorno a cui si è sviluppata la storiografia più recente. Alle letture dai tratti spiccatamente dicotomici proposte nel corso degli anni Settanta è seguita nel decennio successivo una stagione di studi più equilibrata, che ha restituito un’immagine maggiormente articolata delle varie anime di cui il progetto democristiano è stato espressione. Negli anni Novanta la crisi dell’esperienza politica nata nel secondo dopoguerra ha portato molti a rileggere la nascita del progetto democristiano alla ricerca delle origini del fallimento del sistema politico italiano. Nel corso degli ultimi due decenni la storiografia non è parsa particolarmente attratta dalla fase di avvio dell’esperienza democristiana, ma non sono mancate opere significative. Tra i temi maggiormente indagati da questa letteratura si ricordano la cultura politica democristiana, il fenomeno correntizio, il ruolo delle figure cardine, il rapporto con le gerarchie vaticane, l’assetto internazionale del partito.

Alessandro Santagata

Antifascismo e Resistenza

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 2-3 / 2018

L’articolo esamina il dibattito storiografico sull’opposizione cattolica al regime fascista e il contributo del mondo cattolico alla Resistenza, includendo gli studi sull’atteggiamento della Chiesa di fronte alla seconda guerra mondiale e rispetto alla fondazione del partito della Democrazia cristiana. Il tema è stato oggetto di un intenso dibattito storiografico, soprattutto nel contesto del quindicesimo anniversario della Liberazione e in relazione alle diverse forme di opposizione a cui diedero vita i cattolici fra gli anni Venti e il 1945. I testi presi in esame si concentrano su un numero rilevante di questioni storiografiche, che spaziano dalla prima opposizione all’espe¬rienza dell’esilio, il dissenso all’interno della società italiana e il momento della scelta resistenziale.

Paolo Trionfini

La genesi del cattolicesimo politico

MONDO CONTEMPORANEO

Fascicolo: 2-3 / 2018

La ricognizione mette primariamente in luce l’esigenza insopprimibile della ricerca, come forma di legittimazione, dei cespiti culturali del nuovo soggetto politico della DC ad opera dei protagonisti assoluti del cattolicesimo politico nel corso del Nove-cento: Luigi Sturzo ed Alcide De Gasperi. Il saggio, nell’esaminare la produzione sto-riografica relativa alla genesi del cattolicesimo politico, individua tre cicli: il primo si dipana dalla metà degli anni Settanta alla crisi irreversibile della Democrazia cristia-na, per concentrarsi soprattutto sulla «successione cattolica» al fascismo; il secondo si distende dalla chiusura dell’esperienza storica del partito alla fine del secolo, per mettere a fuoco il ruolo del partito nel cinquantennio repubblicano; il terzo prende le mosse dal nuovo millennio per approdare fino a oggi, per chiarire gli esiti della traiet-toria percorsa. La scansione si riallaccia, peraltro, ai primi studi che si affacciarono nel corso degli anni Cinquanta grazie ai contributi di studiosi riconosciuti come capo-stipiti di scuole che hanno segnato a lungo il dibattito. L’approfondimento su un pe-riodo relativamente lungo permette di sottolineare la lievitazione continua della bi-bliografia in argomento, che, nella nuova stagione, è risultata se non altro più disper-siva, dopo le indagini del primo ciclo.

L’articolo esamina la letteratura storiografica e politologica internazionale dedicata alla Democrazia cristiana italiana. Partendo dalla constatazione dell’esistenza di una produzione non particolarmente copiosa ma tuttavia significativa, l’autore analizza le varie letture offerte nel corso dei decenni, dalle prime coeve interpretazioni alle più documentate riflessioni degli anni posteriori alla fine della Guerra Fredda. Dall’analisi offerta emerge un quadro di studi ricco di diverse sensibilità e prospettive ma, al tempo stesso, ancora piuttosto deficitario, anche in virtù di una marginale attenzione alle vicende italiane da parte degli studiosi stranieri.

Il saggio intende indagare sui primi orientamenti storiografici relativi al cattolicesimo politico nell’Italia repubblicana, circoscrivendo l’epoca considerata (1945-1960) e la tipologia dei testi presi in esame, e partendo dalla considerazione che la stessa locuzione "cattolicesimo politico" non individuava un oggetto storiografico contrassegnato da tratti uniformi. Inoltre il saggio si sofferma sugli stretti collegamenti esistenti tra la suddetta bibliografia e il contesto politico-culturale che le fece da sfondo, e sul fondamentale impulso che le fu dato dalla contemporanea fioritura di studi sulla storia lunga del "movimento cattolico". Il saggio prende quindi in considerazione alcune significative opere di studiosi collocati in un ampio arco di posizioni, come Jemolo, Chabod, Valiani, Spadolini, Scoppola, De Rosa, Alatri, Candeloro.

A cura della Redazione

Abstract

IL RISORGIMENTO

Fascicolo: 2 / 2018

A cura della Redazione

Libri ricevuti

IL RISORGIMENTO

Fascicolo: 2 / 2018

A cura della Redazione

Recensioni

IL RISORGIMENTO

Fascicolo: 2 / 2018

Il 1848 aprì un’epoca di grandi trasformazioni politiche. La necessità di reprimere le insorgenze nazionali aumentò le spese militari. Lo stato ebbe quindi bisogno di una amministrazione più efficace, in grado di esigere i tributi necessari a garantirne la sopravvivenza finanziaria. Il presente contributo, sulla base delle vicende dei due prestiti imposti ai contribuenti della Lombardia asburgica nel 1850 e nel 1854, descrive l’evoluzione del sistema politico austriaco in relazione ai problemi finanziari successivi alle rivolte nazionali del 1848. Spinto dalle spese crescenti, il governo asburgico accentrò progressi-vamente a Vienna tutte le decisioni, e impose i prestiti senza coinvolgere rappresentanze locali. Sul piano politico, l’ideologia dello stato unitario soppiantò il mito dell’impero multi-nazionale ma, non riuscendo a sostituirsi alle emergenti identità nazionali, aprì in Lombardia il decennio che mise fine al secolare dominio asburgico sulla regione.

Su quelli che si potrebbero definire "gli uomini del decennio di preparazione" e sul loro ruolo il dibattito storiografico si è da sempre concentrato. Da questo dibattito, però, una figura manca completamente: quella di Luigi di Borbone, più noto come il conte d’Aquila. L’immagine che di lui è stata tramandata è quella di un incapace posto a capo della migliore Marina militare preunitaria e di un ignavo privo di una posizione politica quale che sia. Un’immagine giunta quasi intatta sino ad oggi. La presunta congiura reazionaria dell’estate del ’60 della quale lo si accusò, incrociando una serie di fonti e considerandola in un’ottica federalista-autonomista, potrebbe in tale ottica assumere un significato diverso, ovvero come una presa di posizione politica in antagonismo ad un altro tipo di soluzione della crisi napoletana che sempre più stava prendendo piede in quei mesi, ovvero quella unitaria-annessionista.

L’articolo prende in esame il progetto di Costituzione inedito del democratico Casimiro De Lieto (Reggio Calabria 1803- Firenze 1874). De Lieto inviò le Basi d’una Costituzione pel Napoletanoquesto il nome del documento-al ministro degli affari esteri Luigi Dragonetti Il 13 aprile del 1848, durante la rivoluzione napoletana, affinché il Regno delle Due Sicilie si dotasse di una Costituzione più avanzata sul piano dei diritti civili e politici rispetto a quella concessa dal sovrano il 10 febbraio dello stesso anno. Lo studio punta ad approfondire l’idea di democrazia che i democratici napoletani espressero durante la rivoluzione del 1848 . L’ambizione è quella di metterne in luce le diversità con il liberalismo nel Napoletano e di fornire gli elementi che consentano di contestualizzare la formazione tra i movimenti repubblicani e democratici in Europa.

Krzysztof A. Makowski

Poles and the Italian Risorgimento during the Spring of Nations (1848-49)

IL RISORGIMENTO

Fascicolo: 2 / 2018

The Poles started to pay particular attention to events on the Italian peninsula at the beginning of 1848. The man, who during the Spring of Nations continually expressed interest in Italian affairs, was the Polish national bard, Adam Mickiewicz. Anticipating a war with Austria, he wanted to create a Polish legion under its own flag, a legion that would also attract the other Austrian Slavs. The Polish conservative camp of prince Adam Jerzy Czartoryski also got involved in Italian affairs. He developed his activity in Sardinia and Lombardy. When assessing the military contribution of Poles to the fighting on the Italian peninsula, one should emphasize that the Poles were present on all fronts. However, after the defeat, a significant segment of Italian public opinion blamed the Polish generals Wojciech Chrzanowski and Ludwik Mieroslawski for the defeat. The events of the Spring of Nations generally changed the view of the Poles. At this point a negative stereotype of Poles began to form. Conservatives and liberals both viewed Polish emigrants negatively, seeing in them the carriers of revolutionary ideas and the destroyers of order.

Rivisitando gli inizi dell’occupazione francese nello Stato pontificio dopo la caduta della Repubblica romana del 1849, l’articolo analizza il sistema di protezione gradualmente costruito dalle autorità francesi per permettere ai militanti liberali di sfuggire alla repressione politica. Una flessibile amministrazione di polizia fu istituita dai francesi per ostacolare l’azione della polizia pontificia e organizzare il trasferimento dei liberali fuori dallo Stato pontificio. La zona francese di occupazione divenne così uno dei principali crocevia del flusso mediterraneo di esuli e rifugiati dopo il Quarantotto. Lo studio dei fattori di politica interna ed internazionale sottesi alla politica di protezione varata dai francesi in Italia centrale, dei dibatti interni agli agenti francesi e dei conflitti tra essi e le autorità locali spinge l’autore a riflettere sulla trasformazione dello Stato pontificio di metà Ottocento in una zona anomala di sovranità condivisa.

Nel saggio si affronta il biennio rivoluzionario in Italia come una fase in cui si trasformarono gli spazi dell’appartenenza, dell’identità collettiva, della partecipazione, con mutamenti che riguardarono, tra molte contraddizioni, i rapporti sociali, di genere, tra comunità religiose, tra gruppi nazionali, tra città e campagna. A ciò contribuì una forte mobilità di uomini tra i vari poli dell’esperienza rivoluzionaria (su tutti Roma e Venezia), in un quadro di all’interno del quale, tuttavia, i diversi luoghi simbolo del Quarantotto italiano vissero vicende peculiari in cui si mescolavano dinamiche locali di lungo periodo e sollecitazioni dell’attualità, orgoglio cittadino e aspirazioni nazionali. Anche nella memoria pubblica degli eventi e dei protagonisti si rifletterono nei decenni successivi queste specificità.

A cura della Redazione

Autori

SOCIETÀ DEGLI INDIVIDUI (LA)

Fascicolo: 63 / 2018

A cura della Redazione

Note di lettura

SOCIETÀ DEGLI INDIVIDUI (LA)

Fascicolo: 63 / 2018