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L’affermazione del paradigma corporeo-relazionale suscita resistenze. Che la mente sia relazionale, incarnata e situata, che l’empatia sia prelinguistica e pre-intenzionale, che l’osservatore sia nel sistema osservato, sono acquisizioni consolidate da verifiche sperimentali. A partire da esse, l’empatia nella relazione terapeutica mostra come si ridefinisce il rapporto tra epistemologia e prassi, cercando le condizioni per una continua ricerca di coinvolgimento e distacco, proponendo una delle prospettive più avanzate su cui riflettere.
Il concetto di “terzo analitico” (analytic third) è diventato centrale nella psicoanalisi relazionale e intersoggettiva contemporanea, offrendo un linguaggio suggestivo per descrivere le qualità emergenti e ineffabili dell’esperienza analitica. Tuttavia, in psicoanalisi le metafore tendono spesso ad acquisire un peso ontologico, e il terzo analitico rischia di diventare più di una semplice metafora: un “campo” quasi dotato di agentività che finisce per spostare in secondo piano la centralità della mente individuale. Viene esaminato il concetto di terzo analitico nel contesto della svolta postmoderna della psicoanalisi e sostenuto che la sua portata esplicativa è limitata quando viene applicata alla psicopatologia grave. Muovendo da un punto di vista di realismo critico, si distingue tra una modestia epistemologica (la natura mediata e dialogica della conoscenza analitica) e una inflazione ontologica (l’idea che la psicopatologia risieda “tra” due persone). Il disturbo borderline di personalità funge da caso-test, poiché la sua impressionante ripetitività attraverso relazioni diverse implica l’esistenza di una struttura interna durevole, piuttosto che di un disturbo puramente co-costruito. Una posizione equilibrata consente di preservare il processo relazionale senza dissolvere la realtà intrapsichica.
Dal 2002 al 2015, sotto la direzione di Tom Insel, il National Institute of Mental Health (NIMH) degli Stati Uniti, che è la più grande agenzia pubblica per i finanziamenti della ricerca sulla salute mentale, ha investito circa 20 miliardi di dollari per ricerche sulle neuroscienze, sottofinanziando le ricerche cliniche. Tali politiche non hanno prodotto miglioramenti significativi negli indicatori di salute mentale, e si auspica che l’NIMH investa molto di più nelle psicoterapie, soprattutto nelle terapie psicodinamiche.
Il 21 novembre 2025 la senatrice francese Jocelyne Guidez e altri senatori (dodici in tutto) hanno presentato un emendamento (n. 159) al “Progetto di Legge di Finanziamento della Sicurezza Sociale” (Projet de Loi de Financement de la Sécurité Sociale [PLFSS]) del 2026 volto a vietare le terapie psicoanalitiche nei Servizi di salute mentale in Francia. L’obiettivo dell’emendamento era quello di «garantire la coerenza scientifica e l’efficienza delle spese dell’assicurazione sanitaria», in quanto «le terapie psicoanalitiche, in particolare quando applicate a disturbi del neurosviluppo, d’ansia, depressivi e condizioni psichiatriche croniche, attualmente non hanno una validazione scientifica». Questa proposta – che peraltro non era documentata con dati di ricerca – ha suscitato una forte presa di posizione da parte di professionisti e associazioni del settore (psicologi, psichiatri, sindacati di categoria, etc.), con varie iniziative tra cui una petizione che ha raccolto oltre 100.000 firme allo scopo di difendere la pluralità degli approcci terapeutici in salute mentale. Anche il governo si è opposto all’emendamento, che è stato subito ritirato. Viene argomentato che le terapie psicoanalitiche sono efficaci, e vengono elencate e descritte alcune delle principali ricerche controllate sulla loro efficacia.
Dopo una Nota introduttiva di Giorgio Meneguz, viene ripubblicato l’articolo di Giancarlo Grasso ed Enrica Crivelli “Marcella Balconi: l’investimento appassionato di una vita”, originariamente uscito nel n. 55/2007 di Quaderni di Psicoterapia Infantile. Marcella Balconi (1919-1999) ha saputo integrare la clinica psicoanalitica dell’età evolutiva con l’impegno sociale, profondamente convinta che lo sviluppo del bambino sia inseparabile dal contesto politico ed economico. Esposta precocemente alla violenza fascista, la sua vita fu plasmata dalla coscienza politica di sinistra: partecipò attivamente alla Resistenza e, nel dopoguerra, ricoprì un ruolo cruciale nell’ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia) per l’assistenza post-bellica a madri e orfani. La sua formazione, intrapresa dopo il 1948, fu internazionale, a partire dall’analisi a Losanna con Nissim Beno e dall’incontro determinante con Serge Lebovici. Di ritorno in Italia, fondò a Novara il primo Servizio di neuropsichiatria infantile, destinato a diventare un centro di formazione controcorrente. Balconi criticò la rigida ortodossia della psicoanalisi istituzionale, in particolare l’alto costo dei trattamenti. Il suo approccio pratico e originale poneva l’osservazione del bambino e del suo contesto famigliare e sociale come principio cardinale. Nella seconda metà della sua attività, integrò le teorie kleiniane con la precedente formazione franco-svizzera e annafreudiana dando vita a un pensiero del tutto autonomo da ogni scuola o etichetta. Eletta deputata per il Partito Comunista Italiano (PCI) nel 1963, si batté per i diritti sociali e per l’approvazione della Legge 444/1968 sulla scuola materna statale, lasciando un insegnamento di grande attualità sull’urgenza di un lavoro capillare sul territorio e di una formazione che sia sempre critica e multifocale.