RISULTATI RICERCA

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Sandro Limaj, Antonio D'Urso, Maria Giovanna D'Amato, Federico Taddeini, Elena Capitani, Francesco Vencia, Valeria Catani, Luca Pianigiani, Eleonora Salutini, Antonio Albino, Roberto Turillazzi, Emanuele Vendramini, Assunta De Luca

Metaverso in sanità: prospettive future e la sperimentazione in Toscana Sud Est

MECOSAN

Fascicolo: 132 / 2024

L’articolo esplora l’uso del metaverso e dell’intelligenza artificiale (IA) come strumenti potenti per migliorare l’efficienza e i risultati della “moderna” sanità territoriale. Strumenti a supporto anche della Medicina Generale che vede il carico di lavoro aumentato per i medici di base, altresì a causa delle procedure burocratiche, e il contestuale calo del numero di professionisti.Quindi, il metaverso e l’IA aiutano anche a ridurre il carico amministrativo del medico per consentirgli di dedicarsi maggiormente alla pratica clinica.Il metaverso offre potenzialità per la telemedicina e la formazione a distanza, mentre l’IA supporta il processo decisionale clinico, l’articolo sottolinea, a tal proposito, l’importanza di affrontare le questioni legate alla privacy e all’integrazione dei dati sanitari.Infine, il progetto pilota della Casa di Comunità hub di Abbadia San Salvatore (provincia di Siena, Toscana), presentato nell’articolo, è un esempio pratico di integrazione di queste tecnologie con la pratica corrente per migliorare l’accesso ai servizi sanitari, nonché di un nuovo modo per fare prevenzione e offrire cura e assistenza.

Fulvio Paone, Domenico Salvatore, Francesco Schiavone, Emilio Mirante

La transizione verso sistemi informativi digitali integrati: il caso della ASL Napoli 1 Centro

MECOSAN

Fascicolo: 132 / 2024

L’innovazione verso sistemi informativi digitali integrati identifica una leva strategica per la trasformazione strutturale del settore sanitario. L’integrazione tra piattaforme ospedaliere e territoriali consente una gestione più efficace dei dati clinici, una maggiore continuità assistenziale e una governance più trasparente e orientata al valore.Tuttavia, il processo di transizione verso processi intensamente digitalizzati non è esente da complessità: richiede un profondo ripensamento delle architetture organizzative, una leadership trasformativa e un equilibrio tra standardizzazione dei processi e personalizzazione delle cure.Il contributo analizza l’esperienza di una grande azienda sanitaria locale, la ASL Napoli 1 Centro, riguardo al processo di transizione digitale in atto.Sotto molti punti di vista questa esperienza può essere considerata un successo per il quale, secondo gli autori, sono stati determinanti quattro fattori: l’approccio adottato nella gestione del rapporto tra integrazione e differenziazione dei sistemi informativi, l’impegno diretto del management strategico, il ruolo cruciale del sistema di controllo e la gestione dei rapporti con i fornitori.Conoscere questa esperienza e prestare attenzione a questi quattro fattori può essere utile a comprendere e gestire meglio i processi di transizione digitale nelle grandi aziende sanitarie pubbliche.

Il nuovo Accordo Collettivo Nazionale presenta numerosi elementi di innovazione e cambiamento del ruolo della Medicina Generale e del suo posizionamento nel “sistema delle cure” dell’assistenza territoriale. Tre aspetti chiave mirano a una migliore connessione e integrazione della Medicina Generale con l’intera rete dei servizi rappresentando elementi cruciali per la riuscita del percorso trasformativo: (i) forme organizzative della Medicina Generale (Unità Complesse di Cura Primarie e Aggregazioni Funzionali Territoriali); (ii) connessione/integrazione con le Case di Comunità; (iii) istituzione del Ruolo Unico di Assistenza Primaria.Questi aspetti di riorganizzazione andranno coordinati con le previsioni del PNRR e DM 77/22 e la necessaria costruzione di nuovi assetti che coinvolgeranno anche il Distretto.Gli Autori, anche in base alla loro esperienza e conoscenza del settore, esaminano questi temi per definire i “nodi cruciali” di questo processo di rigenerazione organizzativa e professionale che disancorandosi da schemi e modelli ideologici (dipendenza, presenza fisica ecc.) individui un percorso di costruzione di un nuovo network per l’assistenza territoriale.È anche difficile poter dire al momento quanto dell’ipotesi di un approccio “sistemico” della Medicina Generale potrà essere realizzato, stante il recente avvio di questo percorso innovativo.Negoziazione Collaborativa, corrispondenza delle Case di Comunità (CdC) Hub e Spoke con UCCP e AFT, Formazione Specifica per Referenti e Coordinatori UCCP, politiche regionali condivise con gli assetti e bisogni territoriali, potrebbero in questa fase avviare e favorire questo processo virtuoso di chanching management per la costruzione di un nuovo network dell’assistenza territoriale e con esso della Medicina Generale italiana.Al contrario una negoziazione regionale autoreferenziale, differenziazione CdC Hub e Spoke con UCCP e AFT, individuazione di Referenti/Coordinatori per solo ruolo “rappresentativo”, politiche regionali su CdC direzionale e/o non coerenti con assetti ed esigenze territoriali, potrebbero introdurre rigidità tali da impedire o rallentare lo sviluppo di questo processo.

Andrea Fontanella, Paola Orlandini, Gianni Origgi

Verso una salute più efficace ed efficiente: il percorso di digitalizzazione dell’ASST Melegnano-Martesana

MECOSAN

Fascicolo: 132 / 2024

Questa ricerca propone l’analisi approfondita dei percorsi di digitalizzazione implementata dall’ASST Melegnano-Martesana, finalizzata all’accrescimento della creazione di valore per i pazienti-utenti di cui l’azienda socio-sanitaria è responsabile.La digitalizzazione della sanità è un processo dinamico e perpetuo che si introduce nel più ampio contesto di digitalizzazione della società. Le tecnologie digitali, che traggono valore dai dati e dalla loro elaborazione, appaiono sposarsi particolarmente bene con la sanità, un settore che, per le sue caratteristiche, produce e gestisce grandi moli di dati, di cui alcuni sensibili e strettamente legati ai pazienti-utenti. Appare dunque evidente come lo scopo di un efficace sistema di sanità digitale debba essere multidimensionale, capace cioè di conciliare le fasi di approvvigionamento e stoccaggio dei dati, la loro elaborazione e trasformazione in informazione utile per gli obiettivi strategici aziendali, per l’azienda socio-sanitaria, tutti i suoi stakeholder e, tra loro, i pazienti-utenti di competenza.Inoltre la protezione di tali dati da attacchi esterni e software malevoli, che pregiudicherebbero la sicurezza dei sistemi aziendali e dei pazienti-utenti stessi, rappresenta una delle sfide in cui i sistemi informativi dell’azienda socio-sanitaria dovranno cimentarsi.

Candida Bussoli, Saida El-Assal, Nicola Raimo, Filippo Vitolla

Il crowdfunding in ambito sanitario: l’impatto della comunicazione sul successo delle campagne

MECOSAN

Fascicolo: 132 / 2024

Il crowdfunding si sta affermando sempre più in ambito sanitario come strumento per sostenere i pazienti e le famiglie nella raccolta fondi per cure mediche e per finanziare l’innovazione nel settore medico. La rilevanza delfenomeno ha attirato l’interesse anche degli accademici, interessati principalmente a indagare i fattori in grado dideterminare il successo delle campagne di crowdfundingin ambito sanitario.Tuttavia, gli studi accademici si sono concentrati principalmente sulle campagne finalizzate ad agevolare l’accesso alle cure mediche, trascurando invece quelle relative all’innovazione sanitaria promosse dagli imprenditori del settore. Questo studio mira a colmarequesta importante lacuna della letteratura accademica indagando, attraverso la signaling theory, l’effetto delle caratteristiche della comunicazione sul successo delle campagne di crowdfunding in ambito sanitario. A tal fine, esso prevede un’analisi econometrica condotta su un campione di 544 campagne lanciate negli Stati Uniti sulla piattaforma Kickstarter tra il 2010 e il 2021. I risultati evidenziano che una maggiore presenza di video, aggiornamenti e commenti, una migliore leggibilità e un più forte orientamento alla comunità aumentano la probabilità di successo delle campagne di crowdfunding in ambitosanitario, mentre una lunghezza eccessiva del testo ha un impatto negativo.Questo studio estende la letteratura accademica e fornisce importanti implicazioni pratiche.

Michela Bobini, Giordana Puritani, Angelo Croatti, Caterina Florescu

Sanità digitale e telemedicina nell’AUSL della Romagna: evoluzione, esperienze e prospettive

MECOSAN

Fascicolo: 132 / 2024

Negli ultimi anni, l’Azienda USL della Romagna ha assunto un ruolo di rilievo nell’attuazione delle strategie regionali di digitalizzazione in sanità, distinguendosi per un approccio proattivo e sperimentale, ma non per questo privo di criticità. Il presente contributo ricostruisce l’evoluzione organizzativa e progettuale in ambito digitale dell’Azienda, analizzando il livello di sviluppo e maturità delle esperienze di telemedicina attive, a oggi, nei quattro territori di Rimini, Forlì, Cesena e Ravenna. Le esperienze esaminate – dalla gestione dello scompenso cardiaco al telemonitoraggio dei pazienti diabetici, dai percorsi di wound care alle piattaforme per i teleconsulti oncologici – restituiscono un panorama eterogeneo di modelli per livello di avanzamento e consolidamento. Il caso studio restituisce la fotografia di un contesto dinamico, animato da numerose iniziative ad alto potenziale, spesso avviate grazie all’iniziativa di singoli clinici, ma ancora frammentate e non sempre integrate. Le sfide aperte per l’Azienda nei prossimi anni riguardano non solo la necessità di integrare i servizi digitali nei percorsi clinici in maniera più strutturata e omogenea a livello territoriale, ma anche il rafforzamento della governance interna e lo sviluppo di una cultura professionale diffusa dell’innovazione digitale. L’esperienza dell’AUSL della Romagna offre dunque uno spaccato utile per comprendere non solo le opportunità, ma anche alcuni dei nodi ancora da sciogliere per rendere la telemedicina una componente strutturale e realmente operabile e operativa dell’assistenza sanitaria.

L’attività ambulatoriale è uno dei fulcri della produzione delle aziende sanitarie e rappresenta uno dei principali momenti di contatto e cura tra i cittadini e i servizi sanitari. In questa ottica, è fondamentale per le aziende garantire un percorso e un’esperienza di cura che siano volti a ridurre le attese e a massimizzare il tempo a valore per l’utente. La ricerca si è posta l’obiettivo di individuare delle soluzioni organizzative e logistiche volte a ridurre le attese presso il front office centrale del Centro Unico di Prenotazione (CUP) del Presidio Ospedaliero Bassini dell’ASST Nord Milano, mettendo in pratica i principi e le analisi previste dalla teoria delle code. La metodologia utilizzata ha visto un utilizzo combinato di metodi qualitativi e quantitativi.Nello specifico è stato sviluppato un modello statistico che permette di individuare nelle diverse fasce orarie il numero di sportelli ottimale per minimizzare il tempo di attesa degli utenti. I risultati ottenuti sono stati quantificati con una riduzione del tempo medio di attesa presso il CUP centrale del 45%.Questo risultato è stato raggiunto attraverso diverse soluzioni operative, quali la riorganizzazione delle attività nelle diverse fasce orarie, la definizione e la diffusione di istruzioni operative per gli operatori di front office, nonché una serie di iniziative volte alla sensibilizzazione e alla formazione del personale coinvolto a diversi livelli.

Ella Cocchi, Sveva Bonavitacola, Ludovico Cavallaro, Francesco Petracca

La trasformazione dell’ASST GOM Niguarda: verso un ospedale digitale e data-driven

MECOSAN

Fascicolo: 132 / 2024

Negli ultimi due anni, l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda ha intrapreso un percorso di trasformazione digitale finalizzato a migliorare l’efficienza operativa, la qualità dell’assistenza e l’integrazione tra processi clinici, tecnologie e assetti organizzativi. Il progetto, coerente con gli indirizzi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, si fonda su una governance multidisciplinare e sul coinvolgimento attivo di tutti i professionisti dell’organizzazione.In vista dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, l’Ospedale è inoltre impegnato nello sviluppo di un ecosistema digitale avanzato per garantire la continuità assistenziale in contesti ad alta complessità.L’esperienza del Niguarda rappresenta un’occasione per riflettere sul contributo della digitalizzazione all’evoluzione dei modelli assistenziali e alla capacità di adattamento del sistema sanitario.

Il presente studio intende approfondire il contributo che la funzione di Internal Audit (di seguito IA) può offrire al Sistema di Controllo Interno (di seguito SCI), presentando il caso particolarmente emblematico dell’Emilia-Romagna. In particolare, lo studio analizza l’applicazione del workshop Control Risk Self Assessment (di seguito CRSA) durante lo svolgimento di un audit, nonché le successive e conseguenti riflessioni in tema di sistematizzazione del SCI. Degni di attenzione appaiono non solo gli strumenti tecnici utilizzati durante il workshop CRSA, ma anche i successivi sviluppi e implicazioni. Il dialogo e il confronto, a livello sia inter- siaintra-aziendale, tra le linee di controllo coinvolte ha, infatti, sollecitato una profonda riflessione che si è concretizzata con la stesura di Linee Guida regionali che rappresentano in modo organico e sintetico il SCI delle aziende del Servizio Sanitario Regionale (di seguito SSR) e ne definiscono i requisiti minimi e le caratteristiche organizzative e di funzionamento. Oltre a discutere i risultati alla luce della letteratura di riferimento, lo studio evidenzia una serie di importanti implicazioni manageriali.

Paola R. Boscolo, Gianmario Cinelli, Eleonora Giordani, Francesca Guerra, Rossella Lorusso, Francesco Petracca, Paolo Petralia, Nicola Pinelli, Anna Arbo, Giovanni Migliore

Il processo di digitalizzazione delle aziende sanitarie verso la conclusione del PNRR: opportunità tecnologiche e risposte organizzative

MECOSAN

Fascicolo: 132 / 2024

Il processo di trasformazione digitale delle aziende sanitarie italiane ha conosciuto una significativa accelerazione durante l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in particolare grazie agli investimenti previsti dalla Missione 6.Sulla base delle precedenti ricerche condotte da FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) e CERGAS (Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale) SDA Bocconi, il contributo offre un aggiornamento sullo stato della digitalizzazione nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN), evidenziando le principali innovazioni tecnologiche e le relative implicazioni organizzative.L’analisi, condotta attraverso un confronto longitudinale tra due survey nazionali (2022 e 2024) su un campione di 19 aziende sanitarie pubbliche, mostra un netto miglioramento dell’infrastruttura digitale e dei sistemi informativi, pur con livelli di implementazione ancora disomogenei.I risultati indicano che l’efficacia della trasformazione digitale non dipende soltanto dalle risorse economiche e tecnologiche disponibili, ma anche dalla capacità delle organizzazioni di integrare tali soluzioni nei propri assetti di governance, nelle strategie aziendali e nelle competenze digitali del personale. In vista della conclusione del PNRR, la sostenibilità delle innovazioni introdotte richiederà il rafforzamento delle competenze digitali, dei sistemi di monitoraggio e valutazione e dei processi di apprendimento organizzativo, affinché la digitalizzazione possa consolidarsi come fattore strutturale di equità, efficienza e sostenibilità del SSN.

A cura della Redazione

Abstracts

STORIA URBANA

Fascicolo: 178 / 2024

L’articolo si pone l’obiettivo di tracciare una panoramica circa lo sviluppo del sistema difensivo bastionato, conosciuto anche come fortificazione alla moderna. Una parte ampia dell’indagine si concentra quindi sulle attenzioni che nel corso del Cinquecento sono state riservate allo studio della difesa per fiancheggiamento, grazie all’uso del fronte bastionato e a un ripensamento delle modalità difensive della città basato su un impianto urbano razionale e geometrico. Procedendo in ordine diacronico, la ricerca evidenzia quindi la necessità di porre l’attenzione su due fattori determinanti per capire gli interessi che nel corso del Seicento si sono concentrati sul fronte bastionato: lo sviluppo dei sistemi di calcolo e lo scoppio della Guerra dei Trent’anni. Le ricerche hanno inoltre interessato l’inquadramento dei progetti e dei trattati di Sébastien Le Prestre de Vauban nel sistema difensivo settecentesco, dimostrando quanto fossero importanti i cambiamenti introdotti nella Francia di Luigi XIV. La parte finale del lavoro è quindi incentrata sulla tradizione di studi italiani dell’Ottocento, che innanzitutto ha il grande merito di aver riscoperto il ruolo primario di Francesco di Giorgio Martini nello sviluppo della fortificazione alla moderna e quindi ha dato sistematicità storica alle ricerche dei secoli precedenti. In particolare sono oggetto di attenzione i lavori di Carlo Promis, Mariano d’Ayala, Alberto Guglielmotti ed Enrico Rocchi.

Giampiero Brunelli, Mario Rizzo

Un attore economico per la fortezza: l’impresario di Forte Urbano

STORIA URBANA

Fascicolo: 178 / 2024

Gli stati della prima età moderna si affidavano spesso ad appaltatori e fornitori privati per la logistica militare, anche all’interno di strutture altamente controllate come i forti bastionati. Questo articolo esamina alcuni attori chiave coinvolti nelle procedure finanziarie e logistiche nel Forte Urbano, vicino Bologna. Il depositario gestiva le finanze del forte; questa carica fu a lungo ricoperta da un’influente famiglia bolognese, i Tanari. Un’altra figura importante fu quella dell’impresario, che sovrintendeva all’approvvigionamento di munizioni e viveri, come pure alla vendita al dettaglio all’interno della fortezza. Insieme alle carriere di alcuni impresari del XVII secolo, vengono analizzati i contratti di appalto, che essi stipulavano.

Roberta Lucente, Giuseppe Canestrino, Gilda Catalano

Due fortezze “alla moderna” ai margini della forma urbana. Un’istruttoria progettuale per Ferrara e Castelfranco Emilia

STORIA URBANA

Fascicolo: 178 / 2024

Nell’ampio panorama delle fortificazioni e dell’architettura militare, le fortezze “alla moderna” si distinguono come manufatti architettonici dalle marcate caratteristiche formali, la cui evoluzione rivela affascinanti dinamiche di dialogo tra passato e presente. Originariamente progettate a scopo difensivo, queste strutture hanno subito profonde trasformazioni nel corso del tempo, assumendo diversi ruoli simbolici e sociali, spesso legati ai cambiamenti che hanno contribuito a determinare nel contesto urbano. Di particolare interesse sono i casi della fortezza di Ferrara, oggi simbolo dell’insicurezza urbana, e del Forte Urbano di Castelfranco Emilia, che attualmente ospita una casa di lavoro e di detenzione. Queste due fortezze hanno così assunto un ruolo marginale nell’equilibrio del tessuto urbano, dopo essere state per diversi secoli al centro del dibattito politico cittadino, anche perché manifestazioni fisiche del controllo dello Stato Ecclesiastico sui suoi territori. Per la fortezza di Ferrara e il Forte Urbano appare necessario costruire un percorso progettuale che integri analisi storiche, tipologiche e sociologiche, aprendo la strada a nuovi approcci per il riuso di questo prezioso patrimonio architettonico. L’articolo si propone di promuovere questa agenda, attraverso un approccio che aspira a stimolare un dialogo progettuale interdisciplinare e multiscalare.

Le fortificazioni costituiscono un tema centrale dell’architettura militare, in cui le innovazioni tecniche hanno indirizzato l’evoluzione della cultura architettonica e le applicazioni pratiche hanno avuto un impatto significativo sulle forme urbane. L’introduzione della polvere da sparo nelle operazioni militari ha modificato le forme delle fortificazioni, portando a una nuova tipologia “alla moderna” e al rinnovamento dei metodi di progettazione. Queste trasformazioni sono state veicolate anche attraverso un mezzo di comunicazione particolare, il trattato di architettura, che ha contribuito alla progressiva codificazione della fortezza “alla moderna” e del suo elemento più iconico, il bastione. Due esempi significativi, la fortezza di Ferrara (1598-­1618) e il Forte Urbano di Castelfranco Emilia (1627-­1634), offrono spunti preziosi per la discussione di questa transizione che intreccia teorie di architettura, arte militare e storia urbana. Il saggio attraverso la lente della trattatistica architettonica e l’evoluzione dei casi studio citati propone la discussione di temi importanti e ancora attuali, come l’influenza della tecnica nella genesi delle forme architettoniche e urbane, il rapporto tra genius loci e l’adozione di “modelli” progettuali, il valore simbolico di queste forme e i rapporti dialettici tra teoria e pratica progettuale.

La penisola ascolana compresa fra i fiumi Tronto e Castellano si presenta fin dalle origini come un luogo dalle straordinarie difese naturali. Ma se i lati sud, est e nord, percorsi dai fiumi e dalla loro confluenza, erano protetti da alte e ripide sponde, il versante ovest, approdo della via Salaria romana, rimaneva esposto a possibili attacchi dagli Appennini. Già nell’antichità, la città dovette quindi dotarsi di una cinta muraria che, particolarmente verso questa direzione, ne garantisse la difesa. La cortina ovest descrive un tratto rettilineo da nord a sud, risalendo il ripido Colle dell’Annunziata, punto più alto di Ascoli. Qui fu realizzato un presidio, il quale, indissolubilmente legato alla cintura difensiva, la modificò nel tempo, divenendo infine l’attuale struttura “alla moderna” della fortezza Pia. Questa fu attiva dalla metà del XVI alla metà del XIX secolo ma già in epoca medievale la vetta del Colle doveva essere dotata di una compagine delle mura, adeguata a ospitare una guarnigione. La lunga realizzazione di tale struttura strategica non fu quindi soltanto un episodio architettonico ma si intersecò a più riprese con la storia urbana. La fortezza Pia rappresenta l’esito di una sovrascrittura prolungata e, nella fase conclusiva, non priva di anomalie, specie in rapporto ai canoni della trattatistica cinquecentesca sulla fortezza bastionata. Questo testo ne indaga i principali passaggi soffermandosi in particolare sulla configurazione “alla moderna”, momento che ha cambiato la fisionomia delle mura e della stessa città di Ascoli.

L’articolo ricostruisce la politica difensiva nelle province settentrionali dello Stato pontificio (Ferrara, Bologna, Romagna) tra 1598 e 1640, esaminando il ruolo dei militari professionisti e delle milizie del contado. In questo quadro si inserisce la costruzione delle fortezze “alla moderna” di Ferrara (1598) e del Forte Urbano di Castelfranco Emilia (1628): nel primo caso, una fortificazione inserita nelle mura preesistenti di una città di nuovo acquisto, ma che viene staccata fisicamente dal tessuto urbanistico adiacente; nel secondo, una fortezza costruita ex novo in un momento di emergenza su un confine aperto di pianura, per controllare il passaggio su una strada di grande comunicazione. Il lavoro analizza tempi, obiettivi e realizzazioni concrete di questi due nuovi impianti, per capire come fosse immaginata la difesa di questi territori e con quale ruolo queste fortificazioni vi si dovessero integrare, passando in rassegna i problemi connessi alla loro costruzione (progettazione, direzione del lavori, finanziamento, reperimento della manodopera, dei materiali, dei mezzi di trasporto) e i loro attori sociali: gruppi politici di corte e locali, architetti e ingegneri, militari, artigiani specializzati, contadini usati come manovali. Emerge una diversa destinazione tra la fortezza di città e quella di pianura e si riflette sulla politica militare complessiva dello Stato pontificio (e dei piccoli Stati europei) di età moderna.

Le fortezze bastionate delle città dello Stato della Chiesa vanno lette come vere e proprie metafore della costruzione dello Stato moderno. Dall’inizio del Cinquecento, lo Stato pontificio dimostra l’intenzione di imprimere un ordine spaziale e simbolico sul territorio e nei tessuti urbani. Attraverso analisi di taglio interdisciplinare, che spaziano dalla trattatistica tecnica alla progettazione architettonica, dalla sociologia urbana alla microstoria economica, e a partire da casi pilota: Ferrara, Castelfranco Emilia, Ascoli Piceno, possono emergere il dialogo o il conflitto tra il potere pontificio e i ceti urbani, latori di proprie dinamiche economico-sociali. Tuttavia l’analisi storica, seppure in un’ottica multidisciplinare, non esaurisce il tema: le fortezze vengono oggi reinterpretate come potenziali risorse patrimoniali da reintegrare nella vita cittadina, in una prospettiva di riuso adattivo e rigenerazione urbana.