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Maria Gabriella Landuzzi, Cristina Mottin, Gabriele La Rosa

Il disability management in azienda sanitaria. Uno studio qualitativo Sull’integrazione della risorsa umana con disabilità

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2024

Il Disability Management può essere definito come il processo sul posto di lavoro finalizzato a facilitare l’inserimento delle persone con disabilità. L’obiettivo di questo studio è quello di indagare le esperienze di DM riportate da esperti, al fine di identificare vantaggi e criticità per il lavoratore e l’azienda. L’indagine è stata effettuata adottando un approccio qualitativo fenomenologico. La popolazione in studio è composta da personale dipendente di un’Azienda Sanitaria del Nord Italia, coinvolto nella gestione delle carriere delle persone con disabilità. La raccolta dei dati è stata condotta tramite la somministrazione di un’intervista, successivamente analizzata attraverso il metodo della content analysis. L’analisi dei dati ha evidenziato che il DM garantisce l’inserimento delle persone con disabilità nel mercato del lavoro e favorisce l’equità e l’integrazione. Considerando il futuro di questo management, si auspica una maggiore fluidificazione dei percorsi di inserimento e monitoraggio in itinere della carriera dei lavoratori con disabilità, con particolare attenzione alle possibili barriere architettoniche e culturali.

Sandra Burchi, Nicoletta Masiero

Da vivere lavorando a lavorare vivendo. E ritorno

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2024

La valutazione sugli effetti della flessibilità dei tempi di lavoro sconta quella che si presenta come un’insanabile ambivalenza. Giudizi opposti sono rilevati da testimonianze dirette di lavoratori e lavoratrici che sperimentano regimi di lavoro svincolati dall’obbligo della presenza in azienda, come il lavoro da remoto che si va diffondendo dalla crisi pandemica. All’impatto ambivalente di tali forme di organizzazione del tempo di lavoro generalmente approdano anche molte analisi prodotte da letteratura di varia matrice disciplinare. Il contributo si interroga su questa ambivalenza cercando di esplorarne alcuni significati.

Questo testo esamina le recenti esperienze italiane di riduzione degli orari di lavoro alla luce della lunga lotta sindacale del secolo scorso per la riduzione della settimana lavorativa e nel quadro della ripresa degli interventi di riduzione del tempo di lavoro segnalata negli ultimi anni in diversi paesi europei e, in generale, nelle economie occidentali. Hanno certamente contribuito a questo rilancio l’esperienza riflessiva della pandemia e la nuova visibilità assunta dal tema della soggettività nella relazione col lavoro che hanno riportato in primo piano, soprattutto tra i giovani, il tema della qualità della vita di lavoro. Tuttavia, il sindacato – tranne l’eccezione importante dei metalmeccanici tedeschi – è apparso in difficoltà a riprendere la guida del movimento a causa della frammentazione degli orari di lavoro che ha caratterizzato gli ultimi decenni (fino al limite di una vera e propria polarizzazione, in termini di ore lavorate, tra lavoratori poveri a part time involontario e alte qualifiche propense all’overwork). Gli attori fondamentali della ripresa sono state invece le imprese, preoccupate dell’evidente squilibrio (demografico ma anche culturale) nel mercato del lavoro di alcune occupazioni e consapevoli della necessità di attrarre e trattenere risorse, soprattutto giovanili, attraverso nuovi benefit e politiche di welfare.

Stefania Scarponi

Orario di lavoro a turni e work-life balance genitoriale: poteri del giudice e autonomia collettiva

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2024

Il contributo affronta il tema del Work-life Balance in caso di orario di lavoro a turni alla luce di due significativi casi giurisprudenziali relativi, uno, alla modifica del regime di orario riguardante rapporti di lavoro a tempo pieno oggetto di contratto collettivo aziendale, ma considerato quale discriminazione collettiva; l’altro, all’indicazione dei turni di lavoro solo una volta l’anno in rapporti di lavoro a tempo parziale che il datore di lavoro riteneva legittima alla luce del Ccnl, ma ritenuto in contrasto con la disciplina di fonte legislativa, discutendo infine delle conseguenze sul versante della contrattazione collettiva dall’intervento del giudice.

A cura della Redazione

Recensioni

PSICOANALISI

Fascicolo: 2 / 2024

A partire dai colloqui iniziali con una studentessa affetta da disturbi psicosomatici e depressivi, viene elaborata una comprensione psicoanalitica degli incontri iniziali. La scena iniziale del primo colloquio condensa già la psicopatologia centrale: un aggrapparsi all’oggetto primario, mai sperimentato in modo sicuro come presente dal paziente. L’autore delinea lo sviluppo di alcune teorie psicoanalitiche riguardanti il colloquio iniziale e dimostra la loro importanza specifica come conoscenza di base per la situazione clinica nei seguenti ambiti: la “posizione diagnostica”, la “posizione terapeutica”, la “scena d’apertura”, il “controtransfert” e “l’introspezione liberamente fluttuante” dell’analista. Ricerche più recenti fanno riferimento a “qualità di processo” della relazione analitica, come la “sincronizzazione” e l’“autoefficacia”. Quest’ultima cerca di descrivere dopo quanto tempo tra le sedute di intervista i processi interiori costruttivi o distruttivi prendono piede nel paziente e che significato può avere per la decisione sul trattamento che segue. L’insieme di questi fattori può portare a stabilire un’indicazione differenziale orientata al processo che tenga conto anche del fatto che il confronto con la paura dei processi inconsci di scambio è specifico della professione psicoanalitica.

Gregorio Kohon

Il simbolismo dei sogni radicato nell’uso linguistico

PSICOANALISI

Fascicolo: 2 / 2024

L’interpretazione del sogno passa dalle immagini ai pensieri, che vengono di conseguenza tradotti in parole. Solo allora, secondo Freud, al livello del discorso verbale, poteva essere recuperato il loro significato. La preminenza dell’espressione verbale, come mezzo per rappresentare il pensiero astratto, ha distinto il metodo di Freud da qualsiasi altro. Sono presentati due brevi esempi clinici. Si sostiene che per alcuni pazienti (descritti come simbolicamente impoveriti), i sogni, anche se creati simbolicamente, diventano l’equivalente dell’agire. Parole chiave: sogno, processo simbolico-impoverimento simbolico, agire-rappresentazione verbale-immagine.

In questo contributo l’autrice, attraverso alcuni passaggi clinici di un caso di psicoanalisi a quattro sedute settimanali, mette in luce le numerose difficoltà tecniche che si possono incontrare in un processo psicoanalitico. Vengono affrontati alcuni aspetti del controtransfert e dell’interpretazione, centrali per la comprensione e l’evoluzione del processo analitico. I vissuti controtransferali sono essenziali per arrivare alla formulazione di interpretazioni, parziali o maggiormente complete, che nel lungo lavoro dell’analisi, possano gettare luce su aree della mente spesso bloccate e paralizzate, intrappolate dietro rigide difese ossessive, che depauperano il paziente del proprio repertorio affettivo ed emozionale.

Simona Argentieri

Oggetti smarriti. Intermittenze della mente e del cuore

PSICOANALISI

Fascicolo: 2 / 2024

Il titolo fa riferimento agli “oggetti smarriti” in un doppio senso: sia quello della perdita di cose concrete, sia quello relazionale, nel quale sono le persone ad essere perdute o mai trovate. Tutti fenomeni che vanno iscritti nel quadro generale della separazione, dei processi correlati di perdita e di lutto. In questa linea, la modalità con la quale si agisce o si teme la perdita di cose o di persone, ci può dare interessanti informazioni sul livello in atto dei processi intrapsichici di separazione tra sé e non sé, sulle organizzazioni difensive che operano nelle diverse circostanze nelle quali si perde o ci si perde; sulle dinamiche tra gli oggetti interni; e su esperienze mancate all’origine dei processi di rappresentazione e introiezione.

L’articolo esamina alcune delle questioni trattate nella sentenza n. 192 del 3 dicembre 2024 della Corte costituzionale italiana relativa al giudizio di costituzionalità sulla l. n. 86 del 2024, in materia di attuazione dell’autonomia differenziata disciplinata dall’art. 116, comma 3, della Costituzione. Muovendo da una premessa di carattere generale, finalizzata ad inquadrare le principali direttrici definite dalla Corte in ordine all’interpretazione dell’art. 116, comma 3, Cost., il contributo approfondisce le parti della sentenza relative al ruolo delle Camere nell’ambito del procedimento di differenziazione, ai profili riconducibili al principio di leale collaborazione e, infine, alla vexata quaestio dell’estensione della differenziazione alle Regioni a Statuto speciale.

Il contributo analizza la sentenza n. 192 del 2024 della Corte costituzionale italiana, che ha dichiarato l’illegittimità, in diversi punti, della legge n. 86 del 2024, attuativa dell’art. 116, terzo comma, Cost. L’analisi si concentra sulle parti della pronuncia relative alle fonti normative della differenziazione e ai livelli essenziali delle prestazioni (LEP), volti a garantire i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale. La Corte ribadisce il ruolo centrale del Parlamento, quale organo della rappresentanza politica nazionale, anche nel procedimento di differenziazione, evidenziando che la determinazione dei LEP non può essere sottratta al controllo parlamentare nell’ambito della delegazione legislativa. I LEP, infatti, costituiscono uno strumento essenziale attraverso cui il legislatore statale attua il principio di eguaglianza sostanziale in un sistema istituzionale differenziato. La sentenza sottolinea così l’importanza di un equilibrio tra autonomia regionale differenziata e unità nazionale, nel rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale.

Carla Negri

Laicità, religioni, identità

CITTADINANZA EUROPEA (LA)

Fascicolo: 2 / 2024

Questo contributo cerca di evidenziare alcune delle sfide che laicità incon¬tra, per la presenza di diversi fattori disgreganti, quali il ritorno della reli¬gione nello spazio pubblico come fattore di riconoscimento identitario, che rischia di generare radicali conflitti culturali, impegnando le istituzioni democratiche nella ricerca di un modello di integrazione sociale e di gestio¬ne della diversità, e l’uso strumentale della religione da parte dei partiti popu¬listi e nazionalisti, che compromette la laicità dello Stato e limita il processo di integrazione europea, riflettendo sul modo con cui poterle affrontare.

Marco Foti

Certificato europeo di filiazione, divieto di maternità surrogata e tutela del minore

CITTADINANZA EUROPEA (LA)

Fascicolo: 2 / 2024

Il contributo analizza l’istituzione del certificato europeo di filiazione prevista nella proposta di Regolamento della Commissione europea sul riconoscimento della filiazione in situazioni transfrontaliere. Si valuta, innanzitutto, se il certi¬ficato possa essere usato per aggirare il divieto di maternità surrogata vigente nel nostro ordinamento. Si illustrano, poi, anche alla luce delle posizioni della dottrina e della giurisprudenza nazionale ed europea sul tema, i rimedi adoperabili al fine di assicurare il migliore interesse del bambino. Infine, si formulano delle proposte che, de iure condendo, potrebbero contribuire a superare alcuni problemi interpretativi.

Il certificato europeo di filiazione rappresenta una delle novità della proposta di regolamento COM(2022) 695 def. L’istituto prende a modello il certificato successorio europeo, operando i necessari adattamenti alla luce del diverso contesto e delle funzioni del nuovo strumento, per facilitare la circolazione degli status familiari nell’Unione europea. Nel complesso, l’iter di approvazione del regolamento si presenta denso di ostacoli: vi sono dubbi circa la possibilità che la proposta raggiunga la necessaria unanimità all’interno del Consiglio dell’Unione europea, come emerge anche dalle posizioni espresse dalla Commissione politiche europee del Senato italiano e dal Senato francese, che hanno sollevato diverse questioni critiche, pronunciandosi anche sul certificato europeo di filiazione, sebbene sotto profili diversi. Lo scopo del presente contributo è quello di delineare le caratteristiche del certificato europeo di filiazione e le possibili criticità dello strumento, nonché di esaminare le posizioni espresse dai summenzionati Parlamenti nazionali e di formulare alcune riflessioni sul possibile impatto dell’utilizzo del certificato nello spazio giudiziario europeo.

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, approvata dall’Unione europea e ratificata da tutti gli Stati membri, ha introdotto un nuovo paradigma culturale e normativo in materia di disabilità accogliendo le indicazioni emancipanti prospettate sia dal modello sociale della disabilità che dallo Human Rights Model of Disability. Sulla base di tale premessa, il saggio si propone di verificare in che misura l’Unione europea, considerata la sua posizione istituzionale nel processo di integrazione, sta svolgendo una funzione di cerniera tra la dimensione internazionale e i sistemi nazionali di tutela dei diritti delle persone con disabilità. A tal fine, saranno considerati i graduali progressi ma anche i limiti dell’attività del legislatore e della Corte di giustizia europei nell’adeguamento dell’ordinamento sovrana¬zionale agli obblighi derivanti dalla Convenzione ONU, nel traghettamento dei relativi portati innovativi negli ordinamenti nazionali e nell’armonizzazione delle tutele euro-nazionali dei diritti delle persone con disabilità coerentemente al nuovo paradigma inclusivo definito a livello internazionale