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Dopo un’analisi dei dati statici relativi al fenomeno degli agiti violenti degli adolescenti, l’articolo fa una breve sintesi dei punti relativi alle azioni messe in campo da parte delle varie componenti che operano nel sistema della giustizia penale minorile.

L’autore analizza il nuovo “percorso rieducativo del minore”, introdotto dal decreto legge n. 123/2023, convertito in legge n. 159/2023, nel corpo del Dpr n. 448/1988 (relativo alla disciplina del processo penale minorile, art. 27-bis) e integrante una sorta di sospensione del procedimento con messa alla prova semplificata e anticipata. L’autore evidenzia, in particolare, le principali (e non poche) criticità dell’innovativo istituto, che conducono anche a rilevanti dubbi di legittimità costituzionale per contrasto con i principi fondamentali sui quali si fonda l’intero sistema processuale penale minorile.

Prendendo le mosse da un seminario dal titolo “neuropsicoanalisi e psicoterapia” (Cfr di Trieste ottobre/novembre 2020) in cui si delineava il funzionamento del sistema nervoso centrale, la difesa della vita e del sentimento di sicurezza, se ne desume che il pregiudizio sia una difesa umana necessaria, una dimensione naturale. Col presente scritto si cerca di dimostrare come sia nocivo fermarsi a questo stadio naturale nella giurisdizione soprattutto minorile e sia, invece, necessario superarlo attraverso un ragionamento filosofico volto a tenere sospese le variabili del pre-giudizio in attesa di delineare, con modalità individualizzanti, il sistema complesso e incerto che si presenta quando viene preso in carico un minore della devianza.

Maschi si nasce o si diventa? Nonostante le discipline socio-criminologiche abbiano nel tempo trascurato il rapporto tra violenza e maschilità o lo hanno trattato in termini essenzialisti e bioriduttivisti, le prospettive costruzioniste più recenti sono state in grado di guardare alla (o, meglio, alle) maschilità come prodotti costruiti e negoziati socialmente. Ci chiederemo, tentando di svincolarci da ogni deriva determinista, se la violenza e in particolare la violenza sessuale possano essere intesi come modi per fare un certo tipo di maschilità. A partire da un recente fatto di cronaca, non guarderemo ai maschi autori di reati sessuali come a delle abnormità o difetti sociali, quanto a espressioni normali di un modo di intendere la maschilità implicitamente considerato legittimo.

Nicolò Terminio

Lo sciame borderline e la deriva antisociale

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2024

In questo contributo presento alcune linee generali del funzionamento borderline centrando l’attenzione sull’esperienza dell’angoscia e sulla relazione con l’Altro. L’obiettivo argomentativo è mostrare le ragioni per cui durante l’adolescenza un soggetto borderline può risolvere la questione dell’angoscia virando verso una struttura perversa e antisociale.

Renzo Di Cori, Ugo Sabatello

Tra natura e cultura: note sull’etiopatogenesi delle condotte antisociali dei giovani

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2024

In questi ultimi decenni la neurobiologia e la genetica molecolare hanno fornito dati clinico-sperimentali sempre più accurati circa i meccanismi biochimici sottostanti l’etiopatogenesi dei disturbi mentali. Inoltre, queste discipline hanno rivolto l’attenzione verso le malattie non ancora manifeste, i processi patologici latenti, alla ricerca dei biomarcatori che svolgono un ruolo ritenuto cruciale nella causazione delle malattie, introducendo procedure diagnostiche per l’identificazione precoce delle patologie o della predisposizione individuale a esse. Tuttavia le predizioni, quando applicate in ambiti distanti dall’epidemiologia o dai domini della medicina in cui si sono sviluppate, pongono importanti questioni di carattere etico ed epistemologico. L’utilizzo riduzionistico delle tecniche di neuroimmagine o di test genetici, infatti, oltre a rivitalizzare vecchi paradigmi semplificatori sull’origine della violenza e dell’antisocialità, solleva importanti questioni etiche (come nel caso della predizione del crimine ante-delictum). Gli autori sostengono che, per comprendere le condotte antisociali dei giovani – fenomeni complessi e multideterminati – sia necessario abbandonare ogni prospettiva riduzionistica e considerare l’intera catena di processi/ fattori d’insorgenza e sviluppo che conducono a questo specifico end-point. Devono essere considerati non solo gli aspetti neurobiologici, genetici, endocrini, immunitari, ambientali e relazionali, ma anche i fattori soggettivi attraverso i quali il bambino elabora le proprie esperienze nella forma di rappresentazioni mentali nel contesto del proprio mondo interno. La vita della mente, la soggettività, rappresenta secondo gli autori l’anello mancante tra la natura e la cultura, che ci consente di conservare una visione “aperta” del futuro e di non abbandonare i concetti di libertà (libero arbitrio) e responsabilità individuale dell’agire.

La ricerca ha esplorato il fenomeno della povertà minorile in Italia dal punto di vista privilegiato di un campione rappresentativo di adolescenti di 15-16 anni, approfondendo la declinazione della condizione di deprivazione materiale nei loro vissuti personali, nel contesto familiare e territoriale in cui crescono. Al contempo, si è indagato come e in quale misura la condizione di grave deprivazione materiale – così come misurata dall’indagine – incida sulla definizione delle aspirazioni e delle aspettative dei ragazzi e delle ragazze, nonché le proposte da loro rivolte alle istituzioni affinché si prospetti una fuoriuscita dei giovani da condizioni socioeconomiche di svantaggio. Si evince che molti adolescenti sono esposti a carenze materiali, scarsità di risorse educative e di spazi di aggregazione sul proprio territorio, che si traducono in limitate opportunità educative, culturali e sociali. Crescere in condizioni di grave deprivazione materiale limita le aspirazioni e/o aspettative educative, professionali e di realizzazione personale. La consapevolezza della povertà e delle diseguaglianze economiche porta molti giovani a chiedere sostegni economici per le famiglie e misure a supporto dei loro percorsi educativi e professionali.

A cura della Redazione

Recensioni

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 4 / 2024