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Ignazio Veca

La storia e i cortocircuiti tra presente e passato

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 306 / 2024

Il film di Marco Bellocchio tratta di un episodio della storia, italiana e non solo, che viene riproposto a un pubblico le cui reazioni eccedono l’evento rievocato. E tuttavia, chi della storia di Edgardo Mortara non sapesse nulla, di fronte a “Rapito” se ne fa un’idea che, per esplicita affermazione del regista, non vuole interrogare la storia fattuale. Il contributo mira a evidenziare i cortocircuiti con cui il caso Mortara viene dibattuto in quanto specchio della memoria, ed entro cui “Rapito” si colloca e con cui dialoga. D’altra parte, il caso Mortara fu fin dalla sua deflagrazione un affaire, uno di quegli eventi mediatici che la storiografia ha imparato da tempo a mettere a distanza e ad analizzare. Non è dunque su quell’evento in sé che “Rapito” sollecita una riflessione, ma del modo in cui viene metabolizzato nel tempo presente.

Chiara Tognolotti

Parole, corpi, sogni

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 306 / 2024

Il testo osserva il film di Marco Bellocchio “Rapito” mettendone in luce le componenti portanti — parole, corpi, sogni — e rintracciandone le occorrenze all’interno delle opere del regista. Si delinea così il contorno di un lavoro complesso che riprende e rielabora il tema costante del corpus bellocchiano: il contrasto tra la libertà dell’individuo e la presenza oppressiva dell’autorità, sia essa politica, religiosa, familiare.

Carlotta Ferrara degli Uberti

Introduzione

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 306 / 2024

Attraverso lo spoglio delle principali riviste del Pci (“il Contemporaneo”, “Rinascita”, “Vie Nuove”) e la consultazione di alcune fonti d’archivio, l’articolo ricostruisce le pratiche discorsive dei comunisti italiani intorno al tema del cinematografo tra la fine degli anni Quaranta e la metà degli anni Sessanta, ovvero nel periodo compreso fra le due principali leggi di regolamentazione del settore. Decostruendo l’immagine storiografica di un partito incapace di leggere le trasformazioni indotte dall’ondata di modernizzazione neocapitalistica, l’articolo dimostra come il cinema abbia permesso al Pci di Togliatti di mettere in campo un coerente e articolato piano di radicamento nelle infrastrutture culturali ed economiche del Paese negli anni della Guerra fredda.

L’articolo intende ricostruire come nacque e prese forma il “Dizionario mussoliniano”, un prontuario pubblicato da Hoepli nel 1939 e introdotto dai giornalisti fascisti Giorgio Pini e Bruno Biancini. Attraverso gli scambi epistolari intercorsi tra la casa editrice e i due curatori viene ripercorsa la genesi del progetto editoriale sulle parole di Benito Mussolini, mettendo a fuoco gli intenti e i criteri adottati per redigere il volume. Successivamente l’indagine si concentra sui lemmi contenuti nel “Dizionario mussoliniano”, un approfondimento finalizzato a mostrare la natura ibrida del prontuario, che mescolava elementi originali con la ripresa di modelli precedenti: la stessa uscita del libro provoca le prime controversie sul carattere inedito del “Dizionario mussoliniano”. Per spiegare lo sviluppo e l’affermazione del lessico mussoliniano è stata poi svolta un’indagine sull’impiego delle parole del duce all’interno della stampa e degli istituti scolastici. L’autore sostiene che il “Dizionario mussoliniano” fissasse un codice culturale che perdurò anche dopo la caduta del regime.

Pressoché completamente scomparso dal dibattito politico nazionale e ignorato dagli organi d’informazione, nel secondo dopoguerra il caporalato si diffuse più di quanto non fosse già presente, specialmente nel Mezzogiorno, sulla scia delle trasformazioni strutturali derivanti dall’intervento straordinario e dai relativi contraccolpi sul mercato del lavoro. Sulla base di documentazione archivistica di diversa provenienza, oltre che di fonti a stampa, il saggio indaga la reazione all’espansione di questa forma peculiare di illecita intermediazione in ambito lavorativo (prevalentemente, ma non solo, agricolo) nel Salernitano, con particolare riferimento ad attori politici e sindacali come Giuseppe Amarante e Abdon Alinovi, partendo dall’idea che la provincia di Salerno possa essere considerata come un laboratorio di anti-caporalato, nel quale furono sviscerati problemi e anticipate proposte d’intervento, su cui si sarebbe sviluppato, successivamente, il dibattito sia in altri contesti meridionali, sia a livello nazionale, in Parlamento.

Attraverso la consultazione di fonti primarie, fonti a stampa e documenti istituzionali, l’articolo considera l’evoluzione dell’attenzione pubblica in merito alle relazioni tra il fenomeno del caporalato e l’ingresso di manodopera straniera nelle campagne dell’Italia meridionale tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Novanta. Citando ricerche scientifiche, articoli della stampa quotidiana e periodica, atti parlamentari, l’autore ricostruisce l’elaborazione del rapporto tra sfruttamento del lavoro agricolo e immigrazione in particolari contesti del Mezzogiorno e nel mondo sindacale e istituzionale.

Il caporalato è una pratica storicamente radicata nei principali contesti produttivi agricoli del Paese. I caporali hanno avuto un ruolo funzionale alla nascita di un mercato del lavoro agricolo, ma dinamiche di intermediazione illecita o illegale di manodopera connesse a pesanti forme di sfruttamento si ravvisano anche nella storia della cantieristica navale, dell’edilizia e del lavoro in miniera. Il presente saggio intende fornire, per mezzo di fonti documentarie e ricorrendo alla stampa dell’epoca, una prima ricostruzione diacronica e organica dell’evoluzione del fenomeno dell’intermediazione di manodopera dall’immediato dopoguerra agli anni Ottanta. Si tratta di un periodo nel corso del quale le profonde trasformazioni intercorse negli assetti economici e sociali del Paese hanno ridisegnato la geografia del caporalato, modificato le modalità operative e relazionali dei caporali e visto la definitiva apertura di importanti spazi di intermediazione di manodopera in ambito non agricolo.

Luca Castagna, Giovanni Ferrarese

Introduzione

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 306 / 2024

Nel saggio l’autrice indaga la politica culturale che i due Stati tedeschi (Repubblica federale e Repubblica democratica tedesca) svilupparono in Italia durante la Guerra fredda, partendo dai primi contatti che si stabilirono dopo la Seconda guerra mondiale, fino alla fine degli anni Sessanta. In questi due decenni ci fu una sensibile evoluzione: dalla fase iniziale, segnata da scambi piuttosto limitati, a metà degli anni Cinquanta entrambi gli Stati diedero avvio a una consapevole politica culturale, che progressivamente vide un’aperta concorrenza fra Repubblica federale e Repubblica democratica, particolarmente accesa durante gli anni Sessanta.Il saggio si concentra sull’attività dei due enti più significativi che ebbero sede a Roma: la Deutsche Bibliothek, che rispondeva all’ambasciata e al ministero degli Esteri tedesco-occidentale e il Centro Thomas Mann, sostenuto dalla Rdt e dal Pci e animato da intellettuali italiani.L’autrice prende in esame fonti diversificate, sia tedesche che italiane, da quelle dei rispettivi ministeri degli Esteri, a quelle dei due enti analizzati.

Michele Nani

In tensione. Fare “storia sociale” oggi

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 306 / 2024

La pubblicazione di “Tensions of Social History” da parte di Alessandro Stanziani offre l’occasione per ripensare la “storia sociale”, un insieme di indirizzi tuttora vivace in giro per il mondo. Ripartire, come suggerisce l’autore, da una “storia sociale” delle pratiche storiografiche, attorno alla costruzione dialogica (sia in termini di figure sociali che di collocazioni geografiche) degli snodi cruciali del mestiere di storico (archivi, dati, categorie e modelli) potrebbe riaprire un dibattito anche in Italia.

Autori Vari

Rassegna bibliografica

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 306 / 2024

America agli estremi - Fra Seconda guerra mondiale e dopoguerra - Demografia, antropologia e Welfare nella storia di Italia - Fascismo, razzismo e Germania nazista - Esercito e polizia nella storia d’Italia - Vite di socialisti e comunisti - L’estrema sinistra tra sogno rivoluzionario e terrorismo - Diritti, fede e politica nell’Italia contemporanea

Secondo recenti dati provenienti dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, in Italia circa il 70% di chi, tra i detenuti, non ha svolto durante il periodo di reclusione attività di natura formativa o lavorativa, una volta scontata la pena, torna a delinquere, laddove il tasso di recidiva si riduce sensibilmente per chi è stato inserito in circuiti di apprendimento e formazione professionale. Facendo riferimento a un progetto di ricerca in itinere finanziato da Sapienza Università di Roma – il cui intento è quello di analizzare criticità e best practices relativi ai progetti attuati sul territorio italiano in una prospettiva comparata rispetto ad altri modelli nazionali –, il saggio presenta le prime evidenze empiriche che scaturiscono dall’interpretazione dei dati forniti dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria italiana in merito alla situazione della popolazione carceraria nelle sue molteplici stratificazioni e all’implementazione di progetti di apprendimento e di formazione professionale negli istituti penitenziari.

Maria Grazia Galantino, Francesca Messineo

Produzione, adattamento e resistenza allo stigma territoriale nel quartiere romano Quarticciolo

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2024

L’articolo analizza le pratiche discorsive di stigmatizzazione territoriale nella copertura mediatica di due eventi di cronaca avvenuti nel quartiere romano Quarticciolo. Nel discorso mediatico, lo stigma è costruito attraverso la naturalizzazione e la normalizzazione della violenza che diventa così qualità intrinseca della quotidianità nel quartiere. Al tempo stesso, le narrazioni giornalistiche rivelano articolate strategie di adattamento e resistenza allo stigma da parte degli abitanti.

Daria Forlenza, Folco Cimagalli

Processi di marginalizzazione: il caso delle temporeras in Andalusia

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2024

L’articolo analizza il processo di marginalizzazione e doppia stigmatizzazione delle temporeras, le lavoratrici stagionali del settore agricolo in Andalusia. Migranti temporanee, se allo scadere del contratto decidono di restare nel territorio spagnolo, si trattengono negli asentamientos, baraccopoli situate in luoghi isolati posti tra città e campagna. La vulnerabilità delle migranti è molteplice a causa dello stigma che affligge questi spazi.

Francesca Bitetto

Il potere dell’ascolto, la direzione dello sguardo per decostruire la stigmatizzazione urbana

SICUREZZA E SCIENZE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2024

Le categorie che usiamo per definire un contesto influiscono sulla autopercezione degli abitanti riproducendo circoli viziosi di paura e punizione, sfiducia, fatalismo, approfondiscono la distanza percepita delle istituzioni. Cosa accade se si modifica il modo di guardare ai luoghi, la direzione dello sguardo? Se si chiede agli abitanti di descrivere se stessi e il contesto in cui vivono? Analizzeremo alcune interviste realizzate da una web radio nel quartiere Libertà di Bari.