RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105739 titoli

Domenico Maria Bruni

Introduzione

VENTUNESIMO SECOLO

Fascicolo: 54 / 2024

L’articolo vuole sottolineare l’importanza della visione di film per il lavoro psicoanalitico analizzando alcune teorie della psicologia del cinema e alcuni dati storici. Il cinema nato come mezzo di divertimento diventa presto grazie alla creazione della regia e del montaggio arte in cui si introducono nel suo linguaggio meccanismi tipici della mente. In questo senso è utile ripercorrere alcune considerazioni che accostano il film al sogno, entrambi depositari di una quota di inconscio e di non spiegato. Oltre al lato onirico la produzione cinematografica spesso è presa in considerazione come percorso terapeutico, in un doppio specchio tra regista/spettatore e analista/analizzato. Porto come esempio emblematico il film “8 ½” di Fellini, fornendo qualche considerazione storica che conferma questo capolavoro come rappresentazione di percorso interno. Concludo con alcune considerazioni sul rilievo nel lavoro clinico di immergersi in un’ottica critica del cinema.

Luca Zendri

Psicoanalisi, corpo, violino

SETTING

Fascicolo: 47 / 2024

Negli ultimi anni ho avuto il privilegio di avere in analisi musicisti, in particolare strumentisti, attraverso i quali ho appreso e costatato nei fatti l’intima connessione tra la clinica analitica e si suoi effetti sul corpo. In questo intervento mi limiterò a sondare il diaframma tra psichico e corporeo tramite l’atto del suonare, che sembra convocare l’inconscio (gli inconsci) nell’atto stesso di produrre il suono dallo strumento musicale. Questo nodo stretto, intimo, subisce modifiche sorprendenti nel corso delle analisi e può contribuire in modo decisivo al miglioramento tecnico e al benessere del musicista e, per parte nostra, a gettare un po’ di luce in aree della psiche altrimenti poco visibili.

Il contributo si propone di riflettere su alcuni degli effetti negativi della pandemia sulla psiche dei giovani adulti. Si è scritto molto a proposito degli adolescenti e delle loro sofferenze, mentre si è parlato relativamente poco delle condizioni dei giovani adulti (19-29 anni), se non per sottolineare l’aggravarsi della precarietà delle loro esistenze sul piano economico: molte ricerche, europee e non solo, segnalano infatti la pesante diminuzione delle possibilità lavorative, la pressoché totale assenza di ogni forma di tutela economica, l’abbandono, per molti di loro, degli studi universitari, l’incombente peggioramento delle condizioni di vita generali, che rischia di ricadere pesantemente sulla qualità della vita della loro generazione. Già prima della fine del 2020 una ricerca condotta da Eurofond ha segnalato come la popolazione degli under 35 fosse la più esposta al rischio della depressione post Covid, ragion per cui non stupisce che i professionisti della salute mentale abbiano visto aumentare in modo drammatico, rispetto al periodo precedente, le richieste di aiuto provenienti da questa fascia della popolazione. Nell’incontrare, in contesto privato, un numero decisamente molto elevato (+100% rispetto al triennio precedente) di pazienti giovani adulti dall’inizio della pandemia, mi sono interrogata sull’eventuale specificità della sofferenza di cui essi sono portatori. I giovani adulti che ho in analisi (circa una decina, attualmente) appaiono afflitti da una sorta di long-covid psichico, i cui effetti spaziano da una paralisi della volontà (una sorta di pericoloso e invischiante oblomovismo) al manifestarsi di livelli di ansia estremamente rilevanti e spesso invalidanti(prevalentemente evacuati attraverso attacchi di panico e sintomi somatici) fino all’adozione di condotte più nettamente psicopatologiche (correlate per es. a disturbi alimentari, autolesionismo, consumo di sostanze stupefacenti). La difficoltà a fronteggiare e mentalizzare le emozioni è aggravata da un vissuto di “nostalgia del futuro”, che rende molto faticoso il progredire del lavoro di analisi, e per i quali è spesso necessario prevedere una terapia farmacologica di appoggio. A partire da un’analisi della recente letteratura sul tema, e grazie al supporto di alcune vignette cliniche, ci si propone di mettere a fuoco alcune delle caratteristiche specifiche della sofferenza di cui i giovani adulti sono portatori che, al netto delle ovvie differenze individuali, presenta tratti comuni su cui riflettere.

L’articolo presenta una riflessione su uno degli ultimi articoli di Kernberg riguardante le diverse caratteristiche transferali delle varie patologie e su alcuni degli elementi più importanti del suo pensiero relazionale a base kleiniana, sulla teoria della mente e sulla tecnica, in particolare dei pazienti borderline e psicotici. Dopo aver messo in evidenza le importanti differenze teoriche tra la teoria kleiniana dello sviluppo e quella dei British Indipendent, cui l’A.S.P. - Associazione di Studi Psicoanalitici e la Scuola fanno riferimento, con particolare riguardo ai concetti di Balint di amore primario e di reciprocità tra infante e madre, l’Autore propone un modello del Sé non a carattere rappresentazionale ma organizzazionale o sistemico. Questo modello tende a integrare la teoria topica freudiana con quella strutturale, tenendo conto dei contributi di Bucci e di Panksepp e Biven. Infine, vengono messe in evidenza le differenze tra l’approccio di Kernberg ai pazienti gravi che, al polo apposto dell’approccio simbiotico di H. Searles, tende a differenziare precocemente i vissuti del paziente da quelli del terapeuta, e quello intersoggettivo che integra lo scambio affettivo reciproco tra i due partner con l’impiego, appena possibile, dell’attività pre-interpretativa e interpretativa sulle resistenze.

Vengono proposte definizioni di organizzazioni specifiche per gli sviluppi del transfert nelle strutture del carattere nevrotico, borderline, narcisistico, schizoide, simbiotico e psicotico. A queste distinte organizzazioni di sviluppo del transfert corrispondono le caratteristiche alla base delle relazioni oggettuali interiorizzate che derivano da implicazioni conflittuali delle rappresentazioni del Sé e dell’oggetto scissi, idealizzati e persecutori. Le strutture di transfert descritte hanno implicazioni per l’applicazione della tecnica psicoanalitica corrispondente. I casi clinici illustrano la relazione tra struttura di personalità, organizzazione del transfert e tecniche psicoanalitiche.

Il fondamentalismo è prevalentemente religioso. Nell’articolo si considera, quindi, il sentimento religioso come materia analitica in quanto compromesso di motivazioni consce ed inconsce. Viene suggerito di considerarlo un contenuto mentale transizionale in grado di imbrigliare la libertà di pensiero e di azione individuale. Attraverso un breve excursus storico, si illustra come il fondamenta-lismo non coincida con l’Islam, ma sia una ‘reazione psicologica globale’ legata a caratteristiche personologiche di autorità e dipendenza. La tesi sostenuta è che il fondamentalismo si genera quando una credenza si radicalizza e vicaria un senso di identità narcisisticamente ferito. Quest’ultimo è particolarmente va-cillante nelle persone che sono migrate in Paesi di culture e religioni diverse dalle proprie a causa dello sradicamento culturale, simbolico e identitario, in particolare nelle seconde e terze generazioni. Un ideale dell’Io personale diven-ta un ideale da imporre alla collettività; esso diviene la giustificazione per il passaggio all’azione di marca terroristica in cui l’esperienza paralizzante e le-siva del senso di sé viene fatta vibrare in altre persone. Il fondamentalismo ri-sponde ad un desiderio di fusione con l’immenso a riparazione dell’identità feri-ta; esso si esprime con il narcisismo di morte che riporta alla quiete totale.

In questo secondo scritto, che fa seguito al primo, pubblicato su un numero precedente di questa rivista (n. 26, 2), David Bell risponde alle varie critiche ricevute. Anche qui si concentra sulla disfunzione del servizio GIDS (Gender Identity Development Ser-vice) della clinica Tavistock. L’autore ritiene che un gran numero di bambini siano stati gravemente danneggiati dalla penetrazione dell’ideologia “trans” nei servizi per l’infanzia e l’adolescenza, che ha portato a guardare ai loro problemi complessi (come storie familiari, omofobia interiorizzata, comorbilità complesse) soltanto attraverso il pri-sma del genere, portando così a trascurare la complessità di natura intrapsichica e interpsichica. L’Autore esamina anche i processi socioculturali più ampi che hanno contribui-to alla diffusione di questo fenomeno dei disturbi dell’identità di genere nei bambini e negli adolescenti.

Daniel Barth

Identificazioni e Besetzungen

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2024

Oggi abbiamo a che fare sempre più spesso con pazienti che soffrono di confusione Io-tu, ci vediamo esposti non solo a identificazioni proiettive ma anche a dissolvimenti psicotici dell’Io. Per comprendere meglio i processi di identificazione, l’autore presenterà il concetto freudiano di Besetzung nella sua diversità. Purtroppo, il termine Besetzung è stato reso quasi inutilizzabile dalle traduzioni cathexis o investissement. Ci sono parole come Doppelgänger che non possono essere tradotte in un’altra lingua senza perdere il loro significato. Besetzung ha tre significati in tedesco: Questa sedia è occupata è un’affermazione neutra. Un oggetto non è più disponibile. Un uso positivo è, ad esem-pio, Il ruolo di Amleto è interpretato da Mel Gibson. L’attore viene scelto dal regista per interpretare un ruolo particolare. L’uso ostile si trova in una frase come: Il paese A occu-pa il paese B. Le conseguenze di questa Besetzung sono la perdita di autonomia e identità. Con questo significato l’identificazione come Besetzung non ha solo a che fare con il diventare lo stesso con un altro oggetto, ma anche con il diventare diverso da un oggetto. L’autore illustrerà la teoria presentando l’analisi di una ragazza che desiderava disperatamente essere un maschio

Alessandro Ruggieri

In viaggio attraverso l’adolescenza

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2024

Il confronto con l’altro, con i confini, è necessario nello sviluppo per favorire una funzione simbolica. Occorre che la rappresentazione della realtà venga periodicamente destrutturata e ricostruita con materiali nuovi per rimanere soggettivamente significativa. Viene presentato un caso clinico per esemplificare quanto può essere complesso il viaggio nella direzione dell’età adulta, un cammino dall’esito non scontato verso un ignoto che può evocare angosce anche intense. La crisi dell’adolescenza può fare emergere fragilità e ambiguità strutturali preesistenti andando a toccare il delicato equilibrio della per-sona, inevitabilmente in bilico tra un mondo interno ed uno esterno e che non sempre si riconosce quando cerca di rispecchiarsi nelle figure di riferimento.

L’articolo è diviso in due parti. Nella prima l’autore descrive la complessità dei trattamenti virtuali in cui telefoni e altri strumenti o piattaforme informatiche vengono utilizzate per simulare il lavoro analitico che fino a poco tempo avveniva quasi esclusivamen-te in compresenza corporea nello studio analitico. Ipotizza altresì la perdita di differenziazione tra le differenti terapie psicodinamiche quale effetto di una difesa imitativa. Nella seconda parte clinica evidenzia come il trattamento psicoanalitico in presenza sia essenziale per cogliere le comunicazioni inconsce di stati precoci della mente che si esprimono, nel rapporto transfert/controtransfert, attraverso comunicazioni inconsce corporee.

Simona Argentieri

Il crepuscolo della coscienza. Tra veglia e sonno

PSICOANALISI

Fascicolo: 1 / 2024

La psicoanalisi fonda la sua teoria e la sua prassi clinica sull’interpretazione dei so-gni. Dall’opera monumentale della Traumdeutung freudiana, che dichiara l’indagine dei processi onirici la “via regia per l’inconscio”, fino alle affascinanti speculazioni di Wil-fred Bion, che ribalta l’assunto senza scardinarlo, dicendo che non è l’inconscio che crea il sogno, ma il sogno che crea l’inconscio, possiamo confermare l’importanza basilare del sognare in salute e in malattia. Una rispettabile, ma minor mole di studi è dedicata in ambito psicoanalitico al sonno, premessa fisiologica del sognare, fenomeno comune agli umani e ad altri animali, che dall’ambito originario del mito è divenuto oggi sempre più oggetto dell’indagine privilegiata della neurofisiologia e delle neuroscienze. Questo lavoro si dedica invece a un terzo tema meno noto e celebrato: quello dei processi psichici che precedono l’addormentamento; e, simmetricamente, al percorso inverso del risveglio. Il trascorrere dalla veglia al sonno e viceversa, esperienza al tempo stesso banale e perturbante, è uno spazio di coscienza sospesa nel quale abbiamo la possibilità di sorprendere noi stessi; una zona privatissima, ipersoggettiva, nella quale talora gli artisti e gli scienziati hanno un contatto privilegiato con il preconscio e con la creatività.

Walter Stefano Baroni

Giorgia Meloni a Cutro. Una parodia cinica

MONDI MIGRANTI

Fascicolo: 2 / 2024

L’integrazione dei migranti è una priorità nei paesi di destinazione, ma l’elevato tasso di disoccupazione, bassi salari e forte segmentazione continua-no a dominare il quadro. La distanza linguistica e culturale è alla base della carenza di soft-skills che ostacolano l’integrazione. Le politiche culturali pos-sono essere uno strumento per i loro effetti positivi sugli individui e, in parti-colare, sui migranti. La presente indagine sistematizza la letteratura sul tema della partecipazione ai cori come elemento cruciale. I risultati sono misurati con indicatori psicologici e psico-sociali per comprendere l’aumento dell’autostima, auto-efficacia e coesione sociali di cui i migranti necessitano per ottenere il capitale sociale utile alla loro integrazione nel paese ricevente. Sebbene gli studi empirici non risultino scientificamente convincenti, a causa di campioni limitati e assenza di randomizzazione, la numerosità e varietà per-suadono circa la bontà dei loro effetti.