La ricerca ha estratto dal catalogo 105739 titoli
L’Europe sans rivages, published in 1954 mostly as a reaction against Monnet’s idea of functional Europe, is considered Perroux’s most relevant (critical) contribution to European integration. Its final section contains critiques to unionism, functionalism, and federalism. His skepticism towards a functional strategy towards a federal Europe, though, was dependent upon the specific attitude of the most renown (especially French) federalist intellectuals to build a supranational actor that might become, in Perroux’s eyes, protectionist and inward-looking, thus jeopardizing the perspectives for a genuine world integration. Perroux’s book was allegedly targeting the Coal and Steel Community established in 1951 and the process towards a European Defense Community that, although unanimously agreed upon, would soon be failing the ratification process. An unpublished typewritten Note on the Economic Policy of Federalism dated February 9th, 1949, addressed to Alexander Marc (Secretary General of the Union of European Federalists) challenges this interpretation, and helps understanding that Perroux had been working on these arguments much earlier. Together with a letter that Perroux sent at the end of 1949 to Ambassador Eirik Labonne and Jacques Racine (both reproduced at the end), such archival material further highlights the role that federalism played in Perroux’s reflection on the economics of dominance.
This article engages in an exploration and identification of potential internal contradictions such as logical errors in the marginal utility theory of value. Specifi-cally, it explores and attempts to identify possible logical contradictions between certain integral elements and aspects of this theory. It first investigates and ana-lyzes potential logical contradictions between the ‘law of satiable wants’ and the ‘law’ of diminishing marginal utility within the marginal utility theory of value fo-cusing on its early formulations and later elaborations. It then explores and ana-lyzes possible logical contradictions between the status of marginal utility theory as a subjective or individualistic and as a psychological theory of value. It con-cludes that the marginal utility theory of value manifests certain internal contra-dictions in the form of logical errors.
In the context of the recent debate on the role played by economists, international organisations, and epistemic communities in the development of new theoretical models and international economic policies, this paper aims to explore the contribution made by the International Institute of the Middle Classes. Such an organisation identified economic policy and analysis as the key to dealing with the social conflict that arose in Europe in the 1800s and 1900s. In addition to confirming the importance played by cooperation in the building of a new European order that could prevent social conflict, the exchange of ideas that occurred during the Congresses held by the Institute in different European cities in the early 1900s brought attention to the issue of social policies aimed at the middle classes. This would become crucial in the logic underlying the Italian welfare state, with the Bismarckian model providing the perfect liberal solution.
Clock-making has represented a fundamental sector for industrialisation, al-lowing a more precise division of labour and developing the competences for au-tomation, which was well understood by Charles Babbage. Besides precision, the problems of synchronisation and standardisation have characterised the creation of the uniform time dimension. This paper proposes the history of these processes with a glance at their protagonists. Scientific progress, technological innovation, institutions and cultural frames co-evolved assuring a favourable frame to indus-trialisation. That was possible thanks to a synergy between astronomers and clock-makers as well as between inventors and railways. Even when exact time was made a public good, access to it was quite demanding in technological terms. The history of railways let us understand how reliability and trust have been the crucial variables in the making of the industrialised society. Conventions and the passion of technicians with a faith in progress have been more relevant than the often disorienting action of governments or the uncertainty of market competition.
L’obiettivo generale della ricerca è stato quello di analizzare la relazione tra il funzionamento familiare e il funzionamento adattivo del bambino con ASD, secondo i tre livelli di gravità. Nello specifico, si è indagato la relazione tra le caratteristiche della teoria di Olson e il funzionamento adattivo del bambino. Si è indagato, inoltre, sulle possibili differenze relative al funzionamento familiare (padre vs madre).
Il trainer del secondo anno del corso di Specializzazione in Psicoterapia Relazionale, al rientro dall’isolamento causato dal COVID-19, ha proposto al gruppo un’esperienza fuori dall’aula di formazione. La lezione è stata suddivisa in tre momenti, legati tra loro da un filo conduttore: la prigionia. In un’ottica di complessità, questa esperienza di training ha lavorato su più livelli contemporaneamente: individuale, di coppia e di gruppo, in una dimensione sincronica e diacronica, all’interno di una cornice ecosistemica. Questa esperienza ha voluto, inoltre, proporre una riflessione sul futuro della formazione in psicoterapia relazionale, a partire dalla necessità di mettere in relazione modello sistemico-relazionale, macrosistema, setting e mondo circostante.
Sono passati quasi quarant’anni dall’eliminazione della diagnosi di omosessualità all’interno del DSM da parte dell’APA, ma la popolazione LGBTQIA+ stenta ancora a trovare un adeguato trattamento in ambito clinico, a causa della mancanza di apposite competenze da parte dei clinici chiamati ad accoglierla. Un aggiornamento nella formazione dei futuri psicoterapeuti, che riguardi le nuove forme di famiglia emergenti, le specifiche difficoltà a cui è sottoposta questa parte della popolazione e come queste influiscano nel benessere individuale, familiare e di coppia, pare fortemente necessaria. Data l’estrema rilevanza dell’accettazione o meno all’interno dell’ambiente sociale e familiare per lo sviluppo di un adeguato benessere psicologico nelle persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+, l’approccio sistemico-relazionale pare esser quanto mai adatto all’analisi della condizione di questa parte della popolazione nonché alla sua comprensione, dato l’occhio di riguardo da sempre riservato alla complessità dell’essere umano.
Questo articolo analizza la questione della migrazione femminile, in aumento negli ultimi anni. Le donne partono per diverse ragioni, anche se le questioni legate ai rapporti familiari sono molto presenti. Abbiamo qui presentato i diversi livelli di espressione della motivazione migratoria. Poi, una volta nel Paese ospitante, il luogo di lavoro, che è un elemento significativo della dignità del migrante e del suo posto nella società in cui vive serà qui avvincinato. La maternità, con ciò che rappresenta questa fase in un contesto migratorio, e l’importanza delle 4S della genitorialità. Verrà inoltre analizzato il ruolo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) nei contatti internazionali e nei legami che le donne migranti mantengono con le loro famiglie in patria. In questo articolo, utilizzeremo una serie di situazioni cliniche per illustrare i nostri punti.
Isolamento sociale e solitudine risultano essere fattori di rischio rilevanti per la qualità di vita della persona anziana. Nuove modalità di interazione sociale, quali le videochiamate, apro-no un panorama di opportunità utili al fine di preservare salute mentale e legami sociali. L’uso di internet tra gli anziani è in aumento in tutto il mondo e l’emergenza legata alla pandemia da COVID-19 ne ha amplificato l’utilizzo. La rassegna sistematica ha l’intento di delineare una valutazione critica dei possibili benefici delle videochiamate per la persona anziana. Le eviden-ze indicano come le videochiamate risultino utili nel migliorare lo stato emotivo della persona anziana e nel mitigare l’isolamento sociale. I risultati vengono analizzati anche in termini di diversità e vulnerabilità individuali, impatto della pandemia, familiarità con la tecnologia e con-testi di vita.
La sindrome da burnout è una condizione di disagio psicologico, spesso presente in opera-tori sanitari – caratterizzata da esaurimento emotivo, depersonalizzazione e scarsa realizzazione personale. Tuttavia, alcuni studi sembrano suggerire un legame tra investimento nell’attività scientifica e bassi livelli di burnout. Gli autori hanno cercato di verificare questo legame. Nell’indagine sono stati arruolati 58 operatori sanitari di ambito oncologico a cui è stato somministrato il Maslach Burnout Inventory (MBI) e la scala ‘stima’ Impatto psicologico - Professionisti sanitari. I soggetti sono stati suddivisi in base al numero di pubblicazioni scien-tifiche dell’ultimo anno. L’analisi di profilo ha rivelato un effetto multivariato statisticamente significativo: F = 3.584, p = 0.014, ?2p = 0.176. I professionisti con una produzione scientifica elevata hanno mostrato profili con minori livelli di burnout. I risultati, sebbene da prendere con cautela, sem-brano confermare la letteratura, suggerendo un legame tra una maggiore attività scientifica e un minor rischio di sindrome da burnout.
Lo studio indaga l’esperienza di persone transgender e non binarie (TGNB) (13-31 anni) e dei loro genitori rispetto al tema del nome anagrafico ed elettivo. Partecipanti: 16 nuclei familiari (35 interviste; 16 persone TGNB; 19 genitori). Metodologia: analisi tematica delle in-terviste narrative; sia per il deadname che per il nome d’elezione sono stati indagati: processi di scelta e aspetti simbolici della costruzione identitaria; aspetti socio-affettivi; processi di af-fermazione e cambiamento. Risultati: deadname e nome elettivo seguono simili traiettorie di costruzione identitaria, ma il secondo è maggiormente simbolico-descrittivo e aderente alle aspettative; entrambi i nomi racchiudono aspetti affettivi ma con differenze importanti tra geni-tori e soggetti TGNB; i soprannomi sono mediatori della sperimentazione e dell’affermazione sociale.
Gli interventi di discussione dell’articolo-bersaglio: “La psicologia della salute come professione …” stimolano gli Autori a disegnare un percorso di costruzione scientifico-professionale della psicologia della salute (PdS) come processo aperto, articolato in divenire, fondato sull’intreccio fra cinque dimensioni-base: a) costruzione fenomenica (sviluppo stori-co-socio-culturale di rappresentazioni, modelli, pratiche di salute); b) costruzione scientifica (sviluppo di teorie e metodi ancorati a un paradigma); c) costruzione professionale (sviluppo di posizionamenti, profili, contesti professionali); d) costruzione formativa (sviluppo di percorsi, obiettivi e delle competenze attese); e) costruzione istituzionale (“territorializzazione” della PdS sul piano scientifico-professionale in relazione al welfare e alla servitizzazione dell’offerta di salute). Il processo è disegnato in modo sistemico e circolare.
La prospettiva di costruire una rete nazionale di psicologia di territorio può rappresentare un modo per rispondere alle questioni cruciali che Claudio Bosio, Luca Vecchio ed Edoardo Lozza individuano negli scenari professionali, disciplinari e formativi che caratterizzano la psi-cologia della salute. Intendiamo proporre alcune riflessioni per una strategia che superi la frammentazione nella crescita dell’offerta psicologica sul territorio, riaffermando l’autonomia culturale, professionale e organizzativa della psicologia. Cercheremo anche di rimarcare oppor-tunità e responsabilità che impegnino università, soggetti istituzionali e professionali nel com-pito di portare ordine e accompagnare la professionalizzazione degli psicologi del territorio.
Ogni discorso sulla psicologia applicata all’ambito sanitario non può prescindere da una ri-flessione sulle condizioni del nostro SSN e dalla proposta di interventi adeguati per risolverne le innumerevoli criticità. Se gli psicologi della salute non si fanno carico di questo compito, il loro lavoro è destinato a rivelarsi inutile o addirittura dannoso, perché alimenta l’illusione che sia possibile svolgere la loro professione prescindendo dalle caratteristiche strutturali del contesto sociale nel quale operano.
I dati del IV monitor stimolano la riflessione di chi opera nel campo della Psicologia della salute e della programmazione e organizzazione di servizi e politiche per la salute, invitando alla riflessione sulla distanza esistente fra la dimensione ideale di questo campo di lavoro e ciò che dichiarano i professionisti attivi sul campo. Per puntare a un effettivo rilancio di quest’ambito disciplinare è urgente rivisitare in prospettiva salutogenica set e setting dei contesti professionali, formativi e organizzativi in cui lo Psicologo della Salute opera, si forma, si aggiorna e si confronta con le altre figure professionali in campo per rispondere ai bisogni complessi emergenti nel contesto contemporaneo.
Il processo di professionalizzazione di un gruppo occupazionale ha un versante soggettivo connotato dalla costruzione dell’identità professionale. Essa influenza l’agire professionale dello psicologo e si sviluppa nelle relazioni di lavoro, ma può essere facilitata da esperienze ben progettate di socializzazione pre-professionale di carattere dialogico e critico.
Il contributo è un commento al paper di Bosio, Vecchio e Lozza dal titolo “La psicologia della salute come professione: stato, prospettive e implicazioni per la disciplina e la formazione”. Il commento si focalizza sostanzialmente sulla formazione degli psicologi in relazione al bisogno di salute della comunità. È condotta un’analisi dell’evoluzione degli ordinamenti della laurea in psicologia a partire dal 1999 e ne sono evidenziate criticità e risorse. Attenzione particolare è dedicata alla formazione attraverso il tirocinio, lugo in cui la distanza tra formazione accademica e formazione professionale sembra allungarsi. Il commento si conclude con u richiamo all’università perché si faccia carico più estesamente dell’intervento psicologico a pro-mozione e protezione della salute delle comunità.