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In order to understand the dimensions and consequences of the Spanish flu, the great influenza pandemic of 1918-1920, it is necessary to carry out analytical research at the local and regional level, in order to compare the results with similar research carried out in other national and international contexts. The Glocal Spanish Influenza project focuses on the case of Tuscany and aims to reconstruct both the number of deaths and the number of sick peoplemortality and morbidity figures, as well as the institutional responses to the crisis, the political consequences, collec- tive behaviour, memories and displacements. Here we present two contributions by Roberto Bianchi, who compares the Spanish flu and Covid-19, and by Giovanni Gozzini, who analyses the numbers of the Spanish flu.
Questo contributo teorico, inserendosi nel panorama della geografia di genere e della famiglia, si propone di aprire il dibattito sul cambiamento di uso e significato dello spazio pubblico e privato durante il primo lockdown (marzo-aprile 2020) e su come tali cambiamenti abbiano modificato le pratiche di genere. Tali risemantizzazioni hanno visto la casa diventare luogo di condensazione di diverse attività, mentre lo spazio pubblico veniva dipinto e percepito come infetto e pericoloso. L’intento di questo contributo è quello di ripercorrere la letteratura che ha analizzato tali risignificazioni proponendo per gli studi futuri un focus su come sia cambiato il lavoro domestico adottando uno sguardo di genere, e indagando come nuove significazioni spaziali possano aprire la strada a nuove tipologie di performance di genere.
L’articolo attinge alle teorie e ai dibattiti metodologici della geografia critica intorno al tema della crisi abitativa contemporanea per sostenere l’urgenza del passaggio dal lessico dell’emergenza abitativa, prevalente nel contesto italiano, a quello della crisi di abitabilità riletta in termini di spatio-temporal fix. La crisi di abitabilità è qui proposta come il complesso di processi di lungo periodo che rendono alcuni luoghi inabitabili per interi gruppi sociali e coorti generazionali, minandone così la tenuta ontologica in termini di multifunzionalità, identità e sistemi relazionali. L’articolo discute potenzialità e limiti del concetto attraverso le risultanze etnografiche raccolte all’interno delle occupazioni abitative organizzate con il Movimento per il Diritto all’Abitare di Roma.
Il presente lavoro, frutto di ricerche sul campo sviluppatesi nell’arco di otto anni (2015-2023), intende porre in evidenza l’evoluzione, i tratti comuni e le diversità che hanno caratterizzato le città di Belgrado e Trieste nell’affrontare la medesima crisi umanitaria, quella che dall’estate del 2015 ha stravolto le politiche europee sull’immigrazione e messo a dura prova i sistemi di accoglienza locali. Per esigenze editoriali, la nostra analisi, concepita ed elaborata come un unico progetto, viene proposta in due ‘momenti’ concettualmente unitari seppur presentati in due articoli separati: nell’articolo intitolato Spazi informali e interstizi urbani lungo la Rotta Balcanica (1): il refugee hub di Belgrado e pubblicato nel numero precedente della Rivista è stato discusso il posizionamento del progetto rispetto alla letteratura esistente, la metodologia adottata e il caso di Belgrado; qui viene invece presa in esame la capitale adriatica e, nelle conclusioni, si propongono spunti di riflessione che valgono per il saggio nel suo complesso. La nostra analisi si articola pertanto anche qui partendo dalla ‘contro-mappatura’ di alcuni interstizi urbani trasformati dalla presenza di profughi e richiedenti asilo, per poi prendere in considerazione le geografie formali e informali prodotte dalle rispettive politiche dell’accoglienza messe in atto nelle due città, incluso il ruolo delle autorità e delle organizzazioni umanitarie e di volontariato.
Gli autori hanno svolto una ricerca che propone una rilettura critica degli indicatori e dei metodi elaborati dalla Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), mediante l’analisi delle componenti principali con l’uso del software R, al fine di ottenere una classificazione maggiormente coerente con le caratteristiche della Sicilia e più utile a sostenere obiettivi di sviluppo locale. I risultati della ricerca confermano che sono necessari ulteriori e nuovi indicatori per classificare le aree interne, in modo da elaborare efficaci politiche di contrasto alla condizione di perifericità dell’Isola.
Attraverso un excursus storico, lo studio analizza la gestione delle risorse idriche nel processo di sviluppo urbano e i relativi effetti nell’area di Milano. Avendo come riferimento teorico principale le categorie dell’Ecologia Politica Urbana (Heynen et al., 2006), nell’articolo si enfatizza il cambiamento socio-ecologico relativo all’‘addomesticamento’ dell’acqua come pratica de-socializzante e la sua gestione come processo altamente conflittuale, in quanto espressione di particolari ideologie, scelte economico-politiche e fantasie sociali. In ultima analisi si fa riferimento all’annosa questione legata alle esondazioni del fiume Seveso e alla riapertura dei navigli come esempio di governance legata a una certa idea di sviluppo territoriale e di gestione delle acque urbane. L’effetto ultimo è quello di produrre ‘vincitori e vinti’ nell’appropriazione e nella gestione stessa della natura.
Benedetta Castiglioni, Paesaggio e società. Una prospettiva geografica (Davide Papotti) – Giulio Iacoli, Davide Papotti, Giada Peterle, Lucia Quaquarelli (a cura di), Culture della mobilità: immaginazioni, rotture, riappropriazioni del movimento (Marcello Tanca) – Martina Tazzioli, Border Abolitionism: Migrants’ Containment and the Genealogies of Struggles and Rescue (Lorenzo Mauloni) – Lorenza Pignatti, Cartografie radicali. Attivismo, esplorazioni artistiche, geofiction (Niccolò Cuppini) – Paola Minoia, Salla Jokela, Platform-Mediated Tourism. Social Justice and Urban Governance before and during Covid-19 (Barbara Brollo) – Alessandro Barile, Barbara Brollo, Sarah Gainsforth, Rossella Marchini, Dopo la gentrification. Un quartiere laboratorio dalla crisi economica all’abitare temporaneo (Samantha Cenere) – Marika Fior, Agim Kërçuku, Cristiana Mattioli, Gloria Pessina (a cura di), Fragilità nei territori della produzione (Daria Quatrida)
In Italia la transizione digitale del servizio idrico è ancora agli inizi. La digitaliz-zazione è presente negli interventi di distrettualizzazione e misurazione dei volu-mi di processo, ma ancora poco diffusa nella misurazione del consumo finale d’utenza. Nei prossimi anni le sue potenzialità vanno chiaramente nella direzione di una infrastruttura più resiliente, in grado di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico e di coadiuvare un uso più razionale della risorsa idrica. Sebbene si tratti di strumenti rivoluzionari nella gestione dell’acquedotto, è necessaria una strategia per il loro sviluppo che deve essere accompagnata dalla formazione del capitale umano e da una riorganizzazione delle aziende. È necessaria, dunque, anche una transizione gestionale che accompagni la transizione digitale.
Il saggio analizza le principali novità relativamente alle politiche pubbliche per la transizione ecologica quale strumento di rilancio dell’economia. Viene in evidenza, in particolare, il ruolo dell’Unione europea quale istituzione della programmazione nello scenario della globalizzazione e degli interventi protezionistici adottati a livello internazionale. La trattazione involge profili di rilievo quali, ad esempio, la flessibilizzazione della disciplina degli aiuti di Stato, in fase di continuo adattamento alle circostanze delineate. Tale approccio potrebbe costituire un nuovo modus operandi sovranazionale avente l’obiettivo della costruzione di un ordine giuridico-economico ambientale nel quale il ruolo dei pubblici poteri assume una valenza fondamentale nella cornice sistemica propria del processo di transizione ecologica che riguarda e interessa, per l’appunto, non soltanto l’ambiente ma anche la lotta ai cambiamenti climatici e i problemi energetici