RISULTATI RICERCA

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Riccardo Gramantieri

L’aratro e il contadino. Freud nello specchio di Groddeck

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

Georg Groddeck (1866-1934) è stato uno psicoanalista originale che sottolineò l’elemento somatico della psicoterapia in un periodo in cui lo psichico era ancora preponderante. Autodefinitosi “selvaggio”, era piuttosto “indomito” (come lo definì Martin Grotjahn), cioè fuori dal “pascolo” psicoanalitico. Eppure Freud – in un periodo nel quale era dedito a salvaguardare l’ortodossia del movimento – ebbe grande simpatia per questo medico termale che, inizialmente, aveva osteggiato la psicoanalisi e che ora, chiamandosi psicoanalista, proponeva l’esistenza di un Es che influiva sul corpo. Da parte sua Groddeck affermava di essere “innamorato” forse più di Freud che non della psicoanalisi. Questo legame transferale ricorda, in parti invertite, quello tra il giovane Freud e il berlinese Fliess, che inizialmente spronò Freud a proseguire nelle sue teorie all’epoca controcorrente. Partendo dalla corrispondenza tra Freud e Groddeck, si descrive questa relazione nella quale Freud rivive i primi anni della propria vita professionale impersonando però Fliess, e vede in Groddeck sé stesso, il pensatore originale che cercava di affermare le proprie teorie a dispetto del clima di avversione della psichiatria del tempo.

Morris N. Eagle

Concezioni psicoanalitiche dell’agorafobia

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

La sindrome agorafobica viene affrontata da diversi punti di vista. La discussione delle varie spiegazioni dell’agorafobia che si sono succedute negli anni mostra che sono avvenuti importanti cambiamenti nella teoria psicoanalitica. L’eziologia e il mantenimento dell’agorafobia includono il ruolo dei fattori genetici, delle dinamiche intrapsichiche e interpersonali e dell’influenza delle condizioni sociali. Vengono presi in esame anche i contributi della teoria dell’attaccamento e alcune ricerche non psicoanalitiche che hanno contribuito a comprendere la sindrome agorafobica, sottolineando l’importanza del rinforzo e della generalizzazione dell’ansia, e l’efficacia della tecnica della esposizione. Alla fine viene presentato anche un esempio clinico. Nelle conclusioni viene sottolineato che la comprensione e il trattamento dell’agorafobia richiedono un approccio multimodale e interdisciplinare.

Erich Fromm

Il condizionamento sociale della terapia psicoanalitica (1935)

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

Viene discussa la terapia psicoanalitica mettendone in luce i condizionamenti sociali e culturali a partire dal concetto di resistenza e dalle forme di angoscia che ne sono alla base. La rimozione non deriva soltanto dalla paura di punizioni esterne o dalla perdita dell’amore di figure significative, ma soprattutto dal timore dell’isolamento e della perdita del sostegno sociale. Viene messo in discussione l’atteggiamento analitico tradizionale, fondato su impassibilità e freddezza, mostrando come possa riflettere i valori e i tabù della morale borghese. Attraverso un’analisi critica delle posizioni di Freud sulla tolleranza e sulla morale sessuale, viene evidenziato il rischio che la tecnica analitica riproduca atteggiamenti autoritari e patriarcali. È importante che l’atteggiamento dell’analista esprima un’approvazione incondizionata delle esigenze di felicità del paziente, come condizione essenziale per il superamento delle resistenze e per l’efficacia terapeutica.

Monica Giuli, Costanza Gori, Maria Anna Donati, Emanuele Baroni, Laura Belloni, Daniela Matarrese, Caterina Primi

Costruzione e analisi psicometrica di un nuovo strumento per la misura della qualità delle relazioni lavorative negli operatori sanitari

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 1 / 2026

Le relazioni interpersonali sul posto di lavoro sono una realtà imprescindibile per tutti coloro che operano nel contesto di un’organizzazione, soprattutto in contesti sanitari in cui la qualità delle relazioni lavorative si associa ad esiti positivi in termini di efficacia ed efficienze delle cure. In letteratura ci si è spesso soffermati sulle conseguenze derivanti dalla presenza di un clima conflittuale nel luogo di lavoro. Meno attenzione è stata posta all’importanza dei benefici di relazioni lavorative positive. Partendo dal principio secondo cui l’assenza di relazioni lavorative negative non necessariamente equivalga alla presenza di relazioni lavorative positive, l’obiettivo del presente lavoro è stato quello di mettere a punto uno strumento di misura, la SQRL, che fosse in grado di cogliere entrambe le dimensioni, positiva e negativa, delle relazioni lavorative in contesti sanitari. Inoltre, al fine di limitare alcune barriere delle misure self-report, alcuni degli item della SQLR sono stati formulati tramite l’utilizzo di espressioni popolari. I risultati dello studio hanno evidenziato che la SQRL possiede buone proprietà psicometriche in un campione di operatori sanitari, e dunque risulta essere uno strumento adeguato alla valutazione della qualità delle relazioni lavorative in contesti organizzativi sanitari.

Chiara Adriana Ripamonti, Giulia Perasso, Sabrina Agostina Amatucci, Stefano Taddei

The role of attachment in the development of burden in caregivers of Alzheimer’s patients

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 1 / 2026

The present study investigates the influence of attachment styles on caregiver burden among primary caregivers of patients with Alzheimer’s disease (AD), examining differences between home-based and institutional care settings. Forty primary caregivers, all adult children of patients with AD, participated in the study (mean age = 49.10 years, SD = 7.49), with women comprising 87.5% of the sample. Participants completed the Beck Depression Inventory–II, the State–Trait Anxiety Inventory, the Caregiver Burden Inventory, the Attachment Style Questionnaire, the Multidimensional Scale of Perceived Social Support, and the World Health Organization Quality of Life Scale–Brief Version. Results revealed significantly higher levels of depression, anxiety, caregiver burden, and lower quality of life among home-based caregivers compared to those providing institutional care. However, no significant differences in attachment styles were observed between the two groups. Correlational analyses indicated significant associations between attachment dimensions and caregiver well-being, with specific attachment styles related to distinct aspects of burden, anxiety, depression, and quality of life. Perceived social support moderated the relationship between attachment styles and caregiver well-being. These findings highlight the complex interplay between attachment dynamics, caregiving context, and caregiver well-being in AD care, underscoring the importance of integrating attachment theory into caregiver support interventions.

Chiara Petrocchi, Gaetano Maria Sciabica, Roberto Baiocco, Anna Maria Speranza, Silvia Andreassi, Mara Morelli, Silvia Cerolini, Alexandro Fortunato, Fiorenzo Laghi

Motivations for requesting counselling before and during the COVID-19 pandemic of Italian university students

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 1 / 2026

Several studies have shown how the impact of the pandemic and restriction measures have negatively affected the mental health of university students. The effects of the restrictions have led to an increase in students’ requests to access college counselling, driven by the need to manage their difficulties. The aim of this study was to investigate how students’ motivations for accessing university counseling changed between the pre-lockdown period (TIME-A) and the lockdown period (TIME-B), also assessing differences dictated by gender and membership in different faculties. Through analyzing the access motivations of a sample of university students at an Italian institution, significant differences emerged between two time periods. Moreover, significant differences were observed concerning gender and affiliation with distinct disciplinary fields. This work helps shed light on the long-term effects of the pandemic on college students’ mental health, suggesting the need to implement strategies to monitor college students’ mental health that take into account their needs and context.

Sofia Pavanello-Decaro, Elisabetta Vanzini, Annalisa Anzani, Antonio Prunas

Medicalizzazione, relazione con il corpo e sessualità nelle persone intersex: un’indagine qualitativa

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 1 / 2026

Sebbene in letteratura siano presenti studi riguardanti la popolazione Intersex, ovvero su quegli individui il cui sesso cromosomico, gonadico e genitale esterno non possono essere categorizzati all’interno del dualismo uomo-donna, la maggior parte di questi non ha indagato i vissuti soggettivi dei pazienti. Quindi, l’obiettivo del presente studio è quello di indagare le esperienze soggettive delle persone Intersex circa la medicalizzazione e il rapporto con il personale sanitario, la rappresentazione corporea e la sfera sessuale. Allo scopo, è stata condotta un’analisi tematica con l’ausilio del software NVivo 12 sulle interviste semi-strutturate di cinque partecipanti Intersex. I risultati ottenuti sono stati analizzati e discussi alla luce di quelli presenti in letteratura. L’indagine ha permesso di evidenziare l’esigenza del perfezionamento del Patient Centered Care Model, il quale prende in carico il paziente Intersex su più livelli, tra cui quello psichico, emotivo, fisico, sessuale e sociale. In termini generali, la ricerca condotta ha sottolineato la necessità di un processo di revisione culturale dell’insoddisfacente modello binario di genere.

Sofia Falaschi, Paolo Antonelli, Gioele Salvatori, Daniel Giunti, Davide Dèttore

Conoscenze a riguardo di HIV/AIDS e abitudini rispetto ai comportamenti a rischio di trasmissione: un’indagine su un campione italiano

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 1 / 2026

Dagli anni ’80 sono stati fatti enormi passi avanti nella comprensione e nel trattamento dell’AIDS, oltre che nella sensibilizzazione del pubblico. Ciononostante, tutt’ora sono presenti significative lacune di conoscenza e falsi miti sul tema, che favoriscono la messa in atto di comportamenti a rischio, dissuadono le persone dal sottoporsi a test di screening e favoriscono la stigmatizzazione nei confronti delle persone sieropositive. Il nostro studio ha coinvolto un campione di 5310 persone, alle quali è stato fatto compilare un questionario volto a indagare il loro livello di conoscenza in materia di HIV e AIDS, e le loro abitudini sessuali in relazione ai comportamenti a rischio di trasmissione. Il campione mostrato un buon livello di conoscenza in materia di HIV/AIDS. Ciononostante, i risultati hanno messo in evidenza una scarsa conoscenza delle modalità di trasmissione dell’HIV e dei comportamenti considerati a rischio, oltre a uno scarso uso del preservativo durante i rapporti sessuali e un basso ricorso ai test di screening. Sebbene il campione abbia dimostrato una buona conoscenza sul tema, i risultati hanno mostrato che alcune aree richiedono attenzione e dovrebbero diventare il target di future campagne di sensibilizzazione.

Alessia Emanueli, Silvia Iacomini, Francesca Cavallini

Interventi per supportare le persone ADHD nei contesti lavorativi: scoping review

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 1 / 2026

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e/o Iperattività (ADHD) è caratterizzato da sintomi quali disattenzione, disorganizzazione e/o iperattività-impulsività che influenzano il funzionamento personale, lavorativo e sociale. Gli studi presenti in letteratura si concentrano principalmente sullo sviluppo di bambini e adolescenti ADHD, valutando le difficoltà nel percorso scolastico, la presenza di comorbidità psichiatriche e l’utilità di vari interventi farmacologici, psicologici ed educativi; mentre, rispetto all’età adulta, la letteratura si focalizza prevalentemente sulle difficoltà che l’ADHD può comportare sul lavoro, senza individuare interventi utili a farvi fronte. È stata condotta una scoping review per individuare gli studi più recenti relativi alle strategie e agli interventi per agevolare le persone ADHD nel contesto lavorativo, identificando quelli più efficaci. La ricerca ha identificato 62 articoli pertinenti, di cui 12 ritenuti validi per la revisione che hanno permesso di indentificare tre tipologie di interventi: sulla persona, sull’ambiente o su entrambi. I limiti della ricerca riguardano la quantità degli articoli e l’ampiezza ridotta, l’eterogeneità e la generalizzabilità del campione, per questo motivo le ricerche future dovrebbero utilizzare metodologie etnografiche e coinvolgere maggiormente i manager delle organizzazioni e i lavoratori stessi per sviluppare interventi basati sulle loro necessità. In conclusione, la scoping review ha identificato interventi efficaci per migliorare le condizioni dei lavoratori ADHD e aumentare il loro benessere psicosociale.

Andrea Costa, Chiara Magri, Giulia Zane, Cristina Maurelli

L’impiego dello Storytelling Thinking® nel trattamento dei pazienti affetti da Disturbo da Gioco d’Azzardo

PSICOLOGIA DELLA SALUTE

Fascicolo: 1 / 2026

Gli obiettivi di questo studio erano di verificare l’efficacia dello Storytelling Thinking® nel trattamento dei pazienti con Disturbo da Gioco d’Azzardo e specificatamente come questo strumento possa migliorare il loro processo decisionale, sostenendo comportamenti adattivi e di autocontrollo che favoriscano l’individuazione di obiettivi che consentano loro di proiettarsi nel futuro in maniera più realistica. Lo studio ha coinvolto 30 soggetti, suddivisi in un gruppo di trattamento – cui è stato somministrato lo strumento – e in un gruppo di controllo; tutti hanno compilato il questionario di autovalutazione per il gioco d’azzardo (SOGS), il questionario per la valutazione dei tratti di impulsività (BIS-11) e il questionario per la considerazione delle conseguenze future (CFC-14) al baseline e a conclusione del trattamento stesso. I risultati hanno dimostrato che i pazienti sottoposti a trattamento evidenziano – a distanza di una settimana dall’ultima seduta – un incremento medio nella scala CFC-14 suggestivo, anche se non statisticamente significativo, mentre una correlazione debolmente positiva tra gravità del DGA e il ?T della scala CFC-14 porta ad affermare che il trattamento proposto è più efficace tanto più è grave il disturbo da gioco d’azzardo. L’utilizzo di tecniche narrative centrate sulla dimensione futura e sulla consapevolezza circa le proprie modalità nell’assunzione di scelte, sembra mostrare possibili potenzialità nel trattamento del DGA.