Georg Groddeck (1866-1934) è stato uno psicoanalista originale che sottolineò l’elemento somatico della psicoterapia in un periodo in cui lo psichico era ancora preponderante. Autodefinitosi “selvaggio”, era piuttosto “indomito” (come lo definì Martin Grotjahn), cioè fuori dal “pascolo” psicoanalitico. Eppure Freud – in un periodo nel quale era dedito a salvaguardare l’ortodossia del movimento – ebbe grande simpatia per questo medico termale che, inizialmente, aveva osteggiato la psicoanalisi e che ora, chiamandosi psicoanalista, proponeva l’esistenza di un Es che influiva sul corpo. Da parte sua Groddeck affermava di essere “innamorato” forse più di Freud che non della psicoanalisi. Questo legame transferale ricorda, in parti invertite, quello tra il giovane Freud e il berlinese Fliess, che inizialmente spronò Freud a proseguire nelle sue teorie all’epoca controcorrente. Partendo dalla corrispondenza tra Freud e Groddeck, si descrive questa relazione nella quale Freud rivive i primi anni della propria vita professionale impersonando però Fliess, e vede in Groddeck sé stesso, il pensatore originale che cercava di affermare le proprie teorie a dispetto del clima di avversione della psichiatria del tempo.