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La riflessione del generale Alberto Li Gobbi (1914-2011) sulla moralità e sulla memoria della Resistenza costituisce un caso di studio significativo per la sua capacità di integrare prospettive militari, politiche e civiche. L’esperienza maturata nei venti mesi della lotta antifascista – come agente dello Special Operations Executive (SOE) britannico, coman-dante partigiano e combattente dell’esercito cobelligerante – gli consentì di confrontarsi con le diverse anime del movimento di Liberazione. Muovendo dal suo studio sulla guerra partigiana, presentato alla Scuola di Guerra nel 1950, il presente contributo ricostruisce la traiettoria umana e ideale di una medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza, in dia-logo con parte della memorialistica lombarda del 1943-45: dalle ragioni della scelta alla ricerca di una “terza via” tra attivismo e attendismo, fino alle cause morali che impedirono ai militari di assumere le “redini lunghe” della lotta. Dopo una carriera ai vertici dell’Esercito italiano e della NATO, Li Gobbi sviluppò a Milano un’intensa attività asso-ciazionistica e giornalistica. Dalle colonne de «il Giornale», la sua riflessione intercettò alcune delle tensioni che, tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, alimentarono il dibattito storiografico e pubblico sulla memoria della guerra civile.

Domenico Borasio (1899-1984) è stato arbitro indiscusso delle sorti dell’industria di trasfor-mazione dello zucchero in Italia, negli anni in cui fu amministratore delegato di Eridania (1947-1970), colosso del settore. Guidò la propria impresa attraverso le congiunture critiche della ricostruzione post-bellica e dell’integrazione europea, rappresentando e difendendo gli interessi degli zuccherieri tanto in sede nazionale quanto comunitaria. La sua azione si inserì a pieno titolo in una tradizione fatta di lobbismo, protezione governativa e cartellizzazione, già cifra del settore saccarifero europeo. La ricerca indaga in via preliminare la peculiare formazione del capitale culturale del “barone dello zucchero”, soffermandosi su alcune sue iniziative pubblicistiche, segnatamente in tema di libertà d’impresa e coscienza politica. Ne emerge il quadro di un imprenditore cattolico e conservatore, capace di intessere solide e proficue relazioni istituzionali in seno a Confindustria e ai partiti di governo.

Paolo M. Galimberti

I disgraziati sposi: storia milanese del secolo XVII

STORIA IN LOMBARDIA

Fascicolo: 1 / 2026

Nel 1657 Giustina Riva, vedova Caravaggio ed esponente della facoltosa possidenza mila-nese, venne uccisa dal secondo marito, il cavaliere spagnolo Filippo Leyzaldi. In sede giudi-ziaria e attraverso libelli a stampa si tentò di legittimare l’uxoricidio come delitto d’onore, attribuendo a Giustina una relazione adulterina. Tale interpretazione, accolta dal foro eccle-siastico ma contestata dalla famiglia Riva-Visconti, è stata sostanzialmente tramandata dalla storiografia fino al nostro secolo. Il rinvenimento di fonti d’archivio inedite presso l’Archivio Storico dell’Ospedale Maggiore di Milano, unitamente a una più attenta rilettura critica dei fatti, permette ora di ristabilire una diversa verità, rivelando al contempo le tensioni inter-corse tra il tra Senato milanese, l’arcivescovo Alfonso Litta e il re di Spagna in un caso che fece scalpore. Le deposizioni testimoniali e i pamphlet allora prodotti, ampiamente docu-mentati nel saggio, restituiscono una trama che conserva il fascino di un romanzo storico.

Francesco Seghezzi, Diletta Porcheddu, Alessandra Della Vecchia

Algorithms in Employment Matchmaking: bridging Public and Private Sectors Approaches

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 1 / 2026

The renewed prominence of working time in public debate is often framed in terms of quantitative reduction. This article argues that such a perspective is insufficient to grasp the contemporary transformation of working time as a changing organizational and institutional construct. Building on insights from economic sociology, labour law, industrial relations and organizational studies, the paper conceptualizes working time not merely as a measure of labour input but as a socially regulated order shaped by power relations, collective bargaining and technological change. Empirically, the study adopts an exploratory qualitative design focused on the Italian manufacturing sector. It combines an analysis of the national legislative framework concerning working time and more than 1,000 company-level collective agreements signed between 2022 and 2024 with three focus groups involving HR managers and trade union representatives active in manufacturing firms located in Lombardy, Italy. The findings show that, despite growing attention to flexibility and digitalization, explicit reductions in working time remain rare – with company-level bargaining primarily intervening through multi-period arrangements and schedule redesign. At the same time, management by objectives and remote work contribute to a partial decoupling between performance evaluation and working hours, especially for white-collar profiles. This shift generates a structural tension between outcome-based autonomy and time-based labour protections. The article concludes that the core issue is not simply the number of working hours, but who governs time gains generated by digital technologies and through which institutional mechanisms they are redistributed, protected, or appropriated.

Sara Lombardi, Niccolò Ciatta, Deborah Gervasi

Gestire la disabilità, generare valore: il ruolo del disability manager nei contesti organizzativi

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 1 / 2026

Questo articolo indaga il ruolo emergente e ancora poco istituzionalizzato del disability manager nel panorama organizzativo italiano. Nonostante la crescente attenzione verso le agende della diversità e dell’inclusione, l’effettiva integrazione delle persone con disabilità nei luoghi di lavoro continua a incontrare persistenti barriere culturali, strutturali e organizzative. Adottando un approccio qualitativo ed esplorativo, lo studio si basa su interviste semi-strutturate con disability manager operanti in diversi contesti organizzativi, tra cui banche, società di consulenza e cooperative sociali, integrate da un’analisi di articoli della stampa nazionale. L’analisi tematica evidenzia l’ambivalenza che caratterizza questo ruolo: se da un lato il disability manager è percepito come un potenziale agente strategico di innovazione inclusiva, dall’altro, nella pratica, il ruolo appare spesso privo di mandati chiari, risorse adeguate e riconoscimento formale. Frequentemente attribuita a personale interno senza una formazione specialistica, questa posizione rimane fragile e non sufficientemente professionalizzata. I risultati suggeriscono che il disability manager funzioni oggi più come una figura aspirazionale o simbolica che come un attore organizzativo pienamente consolidato, riflettendo tensioni più profonde tra retorica inclusiva e pratiche frammentate nei luoghi di lavoro contemporanei. Lo studio contribuisce alla letteratura sul disability management offrendo evidenze empiriche sulle sfide e sulle potenzialità legate all’istituzionalizzazione di ruoli inclusivi all’interno delle organizzazioni.

L’articolo analizza il processo di riconoscimento delle ondate di calore come rischio emergente per la salute e sicurezza sul lavoro (Ssl), interrogandosi sul ruolo del dialogo sociale e dell’azione sindacale nella costruzione dei sistemi di prevenzione. Adottando un approccio culturale alle organizzazioni, la sicurezza è interpretata come processo sociale e multilivello, che prende forma attraverso l’interazione tra lavoratori, imprese, istituzioni e rappresentanze. La ricerca combina l’analisi documentale di ordinanze e protocolli adottati in Italia tra il 2016 e il 2025 con due studi di caso qualitativi: l’agricoltura pugliese (lavoro outdoor) e i magazzini della logistica (lavoro indoor). I risultati mostrano un sistema di tutela frammentato e fortemente territorializzato, caratterizzato da un approccio prevalentemente emergenziale. Le misure più diffuse (sospensione delle attività nelle ore più calde, rimodulazione dei turni, pause aggiuntive, fornitura di acqua e adeguamento dei dispositivi di protezione) risultano eterogenee per settori e territori, e raramente accompagnate da interventi strutturali sull’organizzazione del lavoro e sugli spazi produttivi. Nei due contesti analizzati, le ondate di calore agiscono come moltiplicatore di vulnerabilità preesistenti, legate a precarietà contrattuale, esternalizzazioni, frammentazione delle filiere e debolezza della rappresentanza. In agricoltura, la presenza di relazioni industriali territoriali più consolidate ha favorito l’adozione di strumenti regolativi e pratiche di coordinamento tra parti sociali e istituzioni. Nei magazzini della logistica, al contrario, la diffusione di appalti e la minore istituzionalizzazione del dialogo sociale rendono più difficile la costruzione di sistemi di prevenzione stabili, con interventi spesso attivati in seguito a conflitti o malori diffusi. L’analisi evidenzia che il sindacato svolge una funzione di intermediazione tra conoscenze scientifiche, norme e pratiche organizzative, contribuendo a rendere visibile il rischio climatico e a sollecitare misure di tutela. Tuttavia, la sua efficacia dipende dalla presenza di rappresentanze nei luoghi di lavoro e dalla qualità delle relazioni industriali. Il contributo mostra che la gestione del rischio da caldo estremo non deriva automaticamente dall’evidenza scientifica, ma da processi negoziali e situati, e sottolinea la necessità di sistemi di prevenzione adattivi e partecipativi, capaci di integrare tutela della salute, qualità del lavoro e transizione ecologica.

Giammarco Marras, Matteo Opizzi, Michela Loi, Roberta Pinna

Metacognition in action: how coaching fosters self-awareness and growth

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 1 / 2026

What if personal transformation, rather than performance metrics, were the true engine of workplace success? This paper explores how workplace coaching fosters deep metacognitive change in employees — transformations that precede and enable professional growth. Drawing on a qualitative study of employees who underwent WPC within an Italian organization, the analysis relies on seven narrative interviews enriched through metaphor elicitation to capture participants' sense-making processes. These metaphors offer a unique window into how individuals make sense of change, regulate emotion, and reconstruct identity. The findings challenge the dominant focus on quantifiable outcomes by revealing coaching as a powerful catalyst for self-awareness, resilience, and relational intelligence. The paper argues that coaching effectiveness should be understood not only in terms of what employees achieve, but also in terms of how they make sense of their changes. Implications for theory and human resource practice are discussed, particularly the need to reframe coaching as a strategic, developmental investment in human potential.

Francesca Nannetti, Anna Chiara Scapolan, Matteo Di Cristoforo

Reflecting on human competencies in the era of AI-driven recruitment: a Corpus-Assisted Discourse Study of Curricula Vitae

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 1 / 2026

Over the last few years, a large amount of research has been carried out with the specific purpose of outsourcing to AI systems the evaluation of candidates through Curricula Vitae screening. In essence, AI applications are now used to scan CVs with the aim of scoring or ranking candidates, and matching candidate profiles with job openings to identify the best fit. This paper firstly speculates on how AI tools applied in hiring processes appear to align with - and even reinforce - the dominant Competency-based HRM paradigm, by treating the human competence at work as something observable, measurable, and even predictable. By focusing on the narrative and discursive dimension of a Curriculum Vitae, whose narrative structure is able to reveal a comprehensive self-representation of candidates, beyond traditional metrics and standardised benchmarks, this paper adopts a Corpus-Assisted Discourse Studies approach to the analysis of résumés. In fact, this research is based on a corpus of CVs of recent graduates from the University of Modena and Reggio Emilia. By comparing the way they navigate and complete standardised sections on competencies and free-text areas which allow them to express themselves, this study examines how candidates construct and represent their professional identities in CVs, thus suggesting a perspective on the notion of competence that results from the interplay between information included - or not - in traditional quantitative indicators and textual fields.

Gianluca Scarano, Sofia Rigolli

Algorithms in Employment Matchmaking: bridging Public and Private Sectors Approaches

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 1 / 2026

This study investigates how public employment services (PES) and corporate human resource departments implement algorithmic technologies in employment matchmaking, asking whether analogous functional tasks lead to convergence in technological practices across sectors. The analysis combines an interdisciplinary non-systematic literature review with a qualitative comparison of two cases of informative value: the Flemish PES and a multinational consumer goods company using AI-driven recruitment tools. The evidence is organised around three analytical dimensions - efficiency, agency, and legitimacy - which illuminate both shared trajectories and structural divergences. Both sectors leverage algorithms to standardise candidate assessment and improve process efficiency, fostering convergence in technical architectures and operational routines. However, these similarities conceal deeper divergences. PES focuses on resource allocation and accountability, while companies view automation as a strategic advantage in talent acquisition. The study shows that convergence occurs at the level of instruments, while divergence persists at the level of value structure, legitimacy thresholds, and forms of professional agency. Insights from this study may inform policy and organisational design in both sectors. By highlighting the boundaries between the two sectors, the evidence nuances narratives of cross-sectoral transferability of algorithmic innovation in employment governance.

Delio De Martino, Fabio Filosofi, Luca Bianchin, Maria Meletiou Mavrotheris, Anna Dipace

What are the dimensions of competence of AI Literacy frameworks for higher education? A scoping review.

EDUCATION SCIENCES AND SOCIETY

Fascicolo: 1 / 2026

The rapid diffusion of AI is transforming higher education and raising new questions about the competencies required for students and educators to interact effectively with AI systems. This study presents a scoping review aimed at identifying and synthesizing the competence dimensions included in AI literacy frameworks for higher education. An exploratory search was conducted through different databases. The results show that AI literacy frameworks converge around four main competence clusters: technical-operational, critical-cognitive, ethical-regulatory and human-AI relational competences. These findings may inform future framework development and assessment practices.

Gli strumenti di intelligenza artificiale generativa (IAG) stanno trasformando in modo significativo i processi di insegnamento e apprendimento, offrendo nuove opportunità per ripensare la progettazione didattica. La formazione iniziale degli insegnanti rappresenta un contesto privilegiato per discutere e sperimentare criticamente l’uso dell’IAG in questo ambito. Il contributo presenta un’esperienza condotta con 46 studenti del quarto anno del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università XXX. La proposta didattica ha previsto attività di formazione, sperimentazione e riflessione sull’impiego dell’IAG nella progettazione didattica. I partecipanti hanno realizzato e confrontato tre tipologie di lesson plan: una prodotta dagli studenti stessi, una co-prodotta con strumenti di IAG e una generata interamente dall’IAG. L’analisi delle differenze tra queste modalità ha permesso ai partecipanti di riconoscere implicazioni pedagogiche e didattiche rilevanti, offrendo spunti per un’integrazione consapevole dell’IAG nella pratica professionale degli insegnanti.

Maria Brembilla, Marco Giganti, Federica Baroni, Marco Lazzari

Tra immaginazione e funzione. Ecologie educative e costruzione degli immaginari robotici a scuola

EDUCATION SCIENCES AND SOCIETY

Fascicolo: 1 / 2026

Il contributo esplora gli immaginari sui robot di bambini e preadolescenti coinvolti in percorsi PNRR di coding e robotica educativa. Sono state raccolte 753 produzioni (testuali e grafiche) in risposta alla domanda aperta “Che cos’è per te un robot?”, analizzate attraverso un approccio di reflexive thematic analysis integrato da analisi descrittive e inferenziali. I risultati evidenziano una distribuzione non casuale delle rappresentazioni lungo il percorso scolastico, con una traiettoria che va da forme iconiche e non stabilizzate nelle classi iniziali, a rappresentazioni mediate dai repertori culturali nel passaggio verso la secondaria, fino a definizioni più ontologiche e funzionali al termine di quest’ultima. La categoria più frequente riguarda la natura del robot, mentre risultano meno sviluppate le dimensioni relazionali ed etiche. Lo studio suggerisce di considerare gli immaginari come risorse epistemiche situate e invita a progettare percorsi di robotica educativa che integrino dimensione tecnica, critica e valoriale.

Renata Maria Viganò

Ricerca educativa fra interdisciplinarità e rigore metodologico. La metodologia come strategia di connessione

EDUCATION SCIENCES AND SOCIETY

Fascicolo: 1 / 2026

L’articolo sviluppa la tesi della metodologia della ricerca educativa come stra-tegia di connessione fra discipline scientifiche, quadri teorici, pratiche di ricerca e contesti applicativi. La complessità dell’oggetto educativo muove a esaminare in maniera critica il ricorso all’interdisciplinarità; sono distinti i diversi àmbiti in cui essa si situa e l’attenzione è condotta sull’interdisciplinarità scientifica come progetto pragmatico orientato a obiettivi di ricerca condivisi. Sono poi discusse le condizioni che rendono possibile una reale integrazione interdisci-plinare, approdando così ad argomentare che la metodologia della ricerca può svolgere una funzione di architettura logica atta a connettere interrogativi, qua-dri teorici, scelte metodologiche, analisi e interpretazioni. In riferimento ai prin-cipii proposti dal Committee on Scientific Principles of Education Research, il testo approfondisce i criteri della cosiddetta “buona ricerca” educativa e pone in luce il suo ruolo per garantire solidità epistemologica, trasparenza argomenta-tiva ed estensione logica dei risultati. L’approdo è che l’apertura epistemologica, metodologica e critica costituisce l’habitus imprescindibile per una ricerca edu-cativa scientificamente fondata e socialmente rilevante.

Il contributo analizza un laboratorio formativo condotto nell'ambito del TFA Sostegno per la scuola secondaria di primo grado, focalizzato sulla didattica dell'area antropologica.
Fondato su un'epistemologia situata, il percorso ha impegnato i corsisti nella costruzione collaborativa di materiali didattici a basso costo attraverso una struttura a staffetta tra piccoli gruppi, integrando operativamente tre cornici teoriche: l'intersezionalità applicata alla formazione insegnanti, l'etica della cura come orientamento pedagogico relazionale e la decolonizzazione dei saperi disciplinari. Adottando la metodologia dell’analisi della prassi, si documentano tre dinamiche trasformative emergenti: la resistenza iniziale alla complessità intersezionale dei profili degli alunni, le tensioni sistemiche emerse nella fase di progettazione collaborativa e lo slittamento dal registro diagnostico a quello narrativo nel linguaggio professionale dei docenti in formazione.
I risultati indicano che percorsi formativi progettati con intenzionalità critica possono attivare processi di revisione epistemica nelle disposizioni professionali degli insegnanti di sostegno in formazione iniziale.

Gabriella Aleandri, Samira Paradiso

Strategie di musicoterapia per la cura e l’apprendimento inclusivo con persone con Disturbi del Neurosviluppo e BES

EDUCATION SCIENCES AND SOCIETY

Fascicolo: 1 / 2026

L’attuale scenario educativo richiede risposte tempestive alla complessità dell’apprendimento e dei Bisogni Educativi Speciali (BES). I disturbi del neurosviluppo, come DSA, ADHD e ASD, presentano criticità nell’attenzione, nella regolazione emotiva e nella partecipazione sociale. In un’ottica di innovazione pedagogica (Baldacci, 2014) orientata alla cura, la musicoterapia si configura come un canale di intervento funzionale per favorire processi di autoregolazione e sincronizzazione interpersonale attraverso canali non verbali. Il mediatore sonoro offre un quadro di supporto intersoggettivo volto a favorire lo sviluppo nei profili neurodivergenti tramite la “musicalità comunicativa”. Il presente contributo analizza un progetto di ricerca-intervento condotto su 10 partecipanti (5-20 anni) attraverso un percorso di 8 sessioni. Il design pedagogico adotta una metodologia mista, integrando strumenti quantitativi (scale e griglie) e qualitativi (diari clinici e interviste). Gli obiettivi risiedono nella valutazione dell’efficacia del mediatore sonoro nel potenziamento delle funzioni esecutive e della comunicazione cooperativa. Lo studio propone un modello integrato tra musicoterapia, pedagogia e psicologia dell’apprendimento per sostenere lo sviluppo di protocolli evidence-based finalizzati all’inclusione sistematica.