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Il prototipo della piazza italiana ha esercitato una forte suggestione sulla cultura urbanistica nel contesto angloamericano e indirettamente ha portato l’avanguardia disciplinare a interrogarsi sull’essenza ultima della pianificazione. Le alchimie spontanee architettura-società insite in alcuni luoghi mettevano a nudo i limiti del progetto tecnico nella metropoli contemporanea. Camillo Sitte ha codificato e diffuso internazionalmente la grande lezione della “stanza a cielo aperto” all’italiana, alla fine dell’800. La piazza ha ispirato Civic Centres, soluzioni monumentali e progetti di rinnovo urbanistico basati sui bisogni delle comunità. Autori come Unwin, Hegemann, Gropius, Mumford, Lynch e Venturi ne hanno ripreso e sviluppato la linea, con riflessioni fondamentali sull’uso dei luoghi collettivi cittadini. In tutto questo la tradizione urbana italiana è stata puntualmente presa a riferimento e parallelamente contestata. È andata progressivamente in crisi l’idea di una sua esportabilità letterale come modello, ma mai del tutto quella di studiarne i principi organizzativi, né l’apprezzamento per le sue tipiche componenti di disegno spaziale, da ultimo banalizzate dalla diffusione dei centri commerciali.
L’articolo si propone di esaminare l’andamento della popolazione della città di Messina dalla prima Età moderna agli inizi del Novecento, con un focus particolare sui 125 anni intercorsi tra i due devastanti terremoti che hanno duramente colpito il capoluogo peloritano. L’indagine, oltre ad aver utilizzato i dati generali desumibili dai ristretti dei riveli siciliani e dai censimenti post-unitari, ha, altresì, assunto come campioni d’indagine privilegiata le informazioni statistiche ricavate dai registri delle circoscrizioni parrocchiali di San Giuliano e San Nicolò all’Arcivescovado, allo scopo di poter illustrare quanto più possibile nel dettaglio le forti correlazioni tra gli effetti degli eventi tellurici e l’evoluzione economico-demografica del tessuto urbano e produttivo messinese.
L’articolo analizza il tema del cantiere in architettura secondo una prospettiva rinnovata. Il focus dell’osservazione si sposta dall’edificio al territorio dove sono stati estratti i materiali impiegati nella costruzione. L’ambizione della ricerca è intrecciare gli eventi della costruzione con quelli del territorio e del suo sfruttamento, al fine di ragionare sui possibili impatti che un grande cantiere del XVIII secolo poteva arrecare al territorio di estrazione. Quanti boschi e di che tipo, vennero tagliati per rifornire i cantieri reali? Che materiali da costruzione necessitava un grande cantiere? Quali erano i sistemi di approvvigionamento? Ci furono modificazioni dell’ambiente naturale? Emersero episodi di conflitto con le comunità locali che possedevano i boschi? Il contesto di studio è il Piemonte del Regno di Sardegna, la sua capitale Torino e i boschi dell’Alta Valle di Susa, al confine con la Francia, nel XVIII secolo.
Nel corso del XVIII secolo, gli ortodossi stanziati nella città cosmopolita di Livorno riuscirono a ottenere il riconoscimento ufficiale della presenza della loro confessione attraverso un lungo percorso: soggetti inizialmente a una forma di tolleranza nicodemitica, essi conseguirono nel 1757 il diritto di edificare una chiesa, che non fosse tuttavia riconoscibile nel tessuto urbano;; solo negli anni Settanta ottennero la possibilità di esprimere pubblicamente i caratteri del loro rito e officiare le loro cerimonie nello spazio pubblico livornese. L’articolo dà conto di questa dinamica, fornendo nuovi contributi sull’ottenimento, la struttura e l’ubicazione della chiesa e del cimitero ortodossi nella “città delle Nazioni”.
L’articolo intende analizzare come il viaggio acquisisca il suo valore esemplare di esperienza replicabile durante l’età moderna attraverso lo studio del caso londinese del XVII secolo, secolo di trasformazioni per Londra sia dal punto politico che urbanistico. Lo studio intende indagare i modi in cui queste trasformazioni si riflettano nelle relazioni di viaggio dell’epoca e su come la società dei viaggiatori si sia scambiata osservazioni utili per “sopravvivere” nella città. I viaggiatori nella capitale inglese che producono relazioni di viaggio aumentano in numero e in varietà soprattutto nella seconda metà del Seicento e la moltiplicazione delle esperienze attraverso narrazioni che non solo “raccontano” ma “suggeriscono” cosa fare nella stessa situazione ai lettori, rendono quell’esperienza come replicabile, grazie anche dalla diffusione della stampa. L’articolo si compone di due parti. La parte iniziale analizza, attraverso una serie di mappe, la trasformazione urbana di Londra, in seguito alla completa ricostruzione all’indomani del Great Fire (1666). La seconda si concentra sulle impressioni dei viaggiatori stranieri su Londra come spazio costruito e vissuto – compresi consigli e indicazioni per i lettori/possibili futuri viaggiatori. In questa sezione, l’articolo approfondisce il discorso delle indicazioni utili ai viaggiatori anche attraverso quelle incluse nella prima vera e propria guida turistica in lingua francese di Londra: la Guide de Londres pour les étrangers (1693).
Le mode e l’attitudine al consumo, già all’indomani della Peste nera, andarono rapidamente evolvendosi, accompagnandosi a un aumento progressivo del potere d’acquisto della popolazione, in grado, soprattutto nella prima metà del Quattrocento, di destinare cifre sempre più elevate all’acquisto di una vasta gamma di merci. Ciò trovò eco nell’offerta sempre più diversificata dei prodotti immessi sul mercato. Soprattutto categorie professionali come quelle dei merciai soddisfacevano molteplici esigenze, incontrando gusti e solleticando desideri e vanità. Tutto questo si ritrova nelle registrazioni contabili contenute nelle Ricordanze di un merciaio fiorentino, Lapino di Vico di Lapino. Il registro, che mostra tutte le vendite da lui effettuate tra il 1415 e il 1424, è di grande importanza per una ricognizione dell’attività giornaliera di un medio imprenditore, ma soprattutto per comprendere una serie di questioni che concernono la natura degli oggetti e delle merci vendute, la clientela e il mercato (urbano e regionale) entro cui egli operava. Emerge un mondo variegato di relazioni e di pratiche commerciali specifiche di vari settori produttivi e distributivi. Si delinea la grande ricchezza merceologica in un mercato alimentato dal lavoro di tutti quegli artigiani che necessitavano di rifornirsi dai merciai fiorentini, operanti a cavallo tra la vendita al dettaglio e la distribuzione all’ingrosso.
Il presente studio analizza la funzione di Internal Audit e in particolare approfondisce come essa possa: (i) migliorare i processi aziendali attraverso lo sviluppo di azioni di miglioramento; (ii) generare valore rispetto ai controlli di primo e secondo livello; (iii) garantire il corretto funzionamento del Sistema di Controllo Interno. A tal fine, viene presentata una tra le esperienze più consolidate nel panorama nazionale, vale a dire il caso della Regione Veneto.Lo studio presenta l’applicazione degli strumenti e dei metodi dell’audit interno al processo delle prestazioni specialistiche erogate in regime di Libera Professione. I risultati mettono in evidenza il valore aggiunto apportato dalla funzione di Internal Audit. Lo studio identifica, inoltre, le opportunità e potenziali criticità riscontrabili nello svolgimento di un audit interno.
Lo studio si concentra sull’adozione di strumenti di intelligenza artificiale (IA) nelle aziende sanitarie e analizza le determinanti dell’adozione da parte dei professionisti sanitari. Sebbene l’adozione di nuove tecnologie, e in particolare di tecnologie emergenti come l’IA, possa offrire soluzioni innovative per migliorare la salute dei pazienti e l’efficienza delle aziende sanitarie, la loro adozione può essere ostacolata dall’emergere di possibili resistenze organizzative, individuali e professionali. Sulla base del TOE framework e mediante l’utilizzo di NVivo sono state condotte e analizzate alcune interviste semi-strutturate con farmacisti ospedalieri italiani.Il lavoro fornisce nuove evidenze sull’adozione di tecnologie emergenti nel settore sanitario e identifica le principali determinanti che i decisori aziendali dovrebbero considerare al fine di promuovere l’implementazione di tecnologie di IA. I risultati ottenuti forniscono informazioni utili ai produttori di tecnologie, ai policy makers e ai manager nella formulazione di strategie più idonee per facilitare l’adozione di tali tecnologie nel contesto sanitario.
Il presente articolo ha l’obiettivo di studiare l’introduzione di Set standardizzati di strumenti chirurgici monouso sull’efficienza di sala operatoria. L’attività di osservazione è stata effettuata presso tre Istituti ospedalieri per diverse specializzazioni chirurgiche, e i dati raccolti sono stati organizzati grazie alla mappatura delle attività delle procedure chirurgiche.I dati, analizzati tramite un t-test parametrico sulla differenza tra tempi medi di svolgimento degli interventi con e senza il Set, hanno determinato che questa innovazione incrementa l’efficienza degli strumentisti nella preparazione della sala e nello svolgimento delle proprie mansioni. Inoltre, si evidenzia la possibilità di ridurre significativamente il tempo di svolgimento complessivo delle procedure, se gli Istituti implementano il Set come parte integrante del proprio metodo di lavoro e ne comprendono le potenzialità.
Research hospitals are healthcare organizations that deal with clinical treatment and innovative research.While performance frameworks across healthcare settings have been debated by academic and practitioner literature, little has been researched about the relationships between performance management and the dual nature of such organizations. By adopting a multiple case study methodology, this paper broadens the knowledge on the role played by the dual nature of research hospitals in influencing the development of performance management systems, particularly the selection of performance measures.The research focuses on three Italian Scientific Institutes for Research, Hospitalization, and Healthcare (IRCCS) that have different specializations, sizes, and geography. Findings indicate that the twofold mission of such institutions influences performance management frameworks, but not homogeneously, since it may be influenced by their history.
Il Decreto Ministeriale n. 77 del 2022 ha introdotto importanti innovazioni organizzative nell’ambito dell’assistenza sanitaria territoriale, come le Centrali Operative Territoriali (COT), volte a migliorare la continuità assistenziale tra ospedale e territorio. L’articolo analizza lo sviluppo di un modello integrato per le cure di transizione nella Regione Lazio, con particolare riferimento al caso dell’AOU Sant’Andrea e delle ASL Roma 1, Roma 4 e Roma 5, esaminando il modello operativo, le sfide e i risultati preliminari, evidenziando come le COT siano un elemento chiave per garantire un percorso di cura fluido e coordinato.I primi risultati sembrerebbero evidenziare una riduzione dei tempi di degenza e un empirico aumento della soddisfazione dei pazienti, offrendo un modello replicabile a livello nazionale.
Nonostante le ingenti risorse utilizzate per l’erogazione dei propri servizi e l’impatto generato a livello ambientale, sociale e di governance, il settore sanitario sembra manifestare scarso interesse nel considerare la sostenibilità un asset strategico funzionale alla sopravvivenza e allo sviluppo competitivo dell’organizzazione. Per tale motivo, attraverso l’elaborazione della “Mappa di Processo ESG”, sono stati definiti 13 ambiti di azione e 25 temi chiave, specifici per le KIPOs sanitarie, al fine di permettere alle organizzazioni oggetto di esame di identificare gli elementi essenziali che aiutano a orientare in maniera più consapevole e responsabile le decisioni e le strategie da intraprendere in ottica di sostenibilità. Inoltre, mediante l’utilizzo della Social Network Analysis (SNA), è stato valutato l’allineamento tra i contenuti della Mappa e gli Obiettivi dell’Agenda 2030, per comprendere in che misura il settore sanitario possa contribuire al perseguimento degli SDGs. Tale mappa di processo si presta a esser facilmente adattabile ad altri settori dell’economia data la semplicità e la flessibilità dello strumento.
Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e il DM 77/2022 stanno offrendo una serie di indicazioni per la riorganizzazione della rete dei servizi territoriali. Tale processo di trasformazione induce una rivisitazione del ruolo dei servizi ospedalieri sia per via dell’offerta specialistica nelle sedi di prossimità sia per i nuovi modelli di integrazione con i servizi che caratterizzano le cure primarie e intermedie. Il caso dell’Azienda USL Toscana Sud Est testimonia il protagonismo delle aziende sanitarie nelle fasi terminali del PNRR e nell’implementazione del DM 77/2022 che si trovano a conciliare le forme di innovazione dei servizi che fisiologicamente caratterizzano il loro operato, in alcuni casi promosse anche dalle Regioni, con gli indirizzi proposti a livello nazionale.Tale protagonismo si esprime con un riposizionamento strategico dell’offerta aziendale che punta a intercettare le popolazioni più fragili e meno aderenti ai percorsi di cura.
L’articolo indaga l’accreditamento delle Case di Cura come bene immateriale, evidenziando, da un lato, l’importanza di una corretta rilevazione e valutazione in bilancio tenendo conto della scomposizione del valore in base ai suoi tre livelli e, dall’altro, la sua valutazione differenziale nelle operazioni straordinarie.L’articolo suggerisce l’income approach come metodo ottimale per determinare il fair value dell’accreditamento.Si sottolinea, inoltre, l’importanza crescente degli intangibili nel settore sanitario, sia per soggetti privati sia pubblici e si fornisce, infine, una panoramica sulle implicazioni della tematica per la pratica professionale, il management, le politiche settoriali e la ricerca, mettendo in luce le necessità e le opportunità emergenti.
Il presente contributo intende presentare lo stato dell’arte e le specificità del processo di innovazione in atto presso l’AUSL di Piacenza alla luce della Missione 6 del PNRR e del DM 77. L’obiettivo è quello di evidenziare quale sia il punto di partenza della sanità piacentina anche alla luce della recente pandemia ma soprattutto quali siano i contenuti di responsabilità e gli strumenti implementati sul territorio. In tal senso vengono analizzate anche le variabili critiche complesse che rappresentano una delle dimensioni di governo del territorio come per esempio la responsabilizzazione dei Medici di Medicina Generale, il loro coinvolgimento nelle nuove Case della Comunità (anche alla luce dell’esperienza delle preesistenti Case della Salute). In conclusione si intende approfondire la visione aziendale in vista del 2030 e quindi quale sia il “sogno” per una sanità sempre più orientata verso un approccio ONE Health.
L’articolo presenta l’implementazione del percorso di gestione terapeutica di pazienti in trattamento con un farmaco per l’atrofia muscolare spinale (SMA) in due contesti regionali italiani, focalizzandosi sul ruolo delle reti multiprofessionali. Attraverso interviste a professionisti coinvolti nella gestione terapeutica presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino e l’Azienda Sanitaria Locale Città di Torino, oltre all’ASUR della Regione Marche, il lavoro evidenzia la complessità nell’introdurre innovazioni terapeutiche per malattie rare. Il contesto, le politiche di governo dell’assistenza farmaceutica, l’accesso ai farmaci e le sfide nell’assistenza ai pazienti SMA sono esaminati in dettaglio. Si descrive come il coinvolgimento multiprofessionale e l’organizzazione tra centri ospedalieri abbiano facilitato l’accesso al trattamento, pur rilevando sfide future legate alla formazione e alla gestione dei nuovi farmaci.