Il mio intento è quello di parlare della mia esperienza di analista dal momento in cui scattò il lockdown, per arrivare a condividere quello che questa esperienza ha aggiun-to ad oggi al mio modo di pensare al mio lavoro. Allo scoccare del lockdown abbiamo dovuto affrontare situazioni nuove, che stanno sconvolgendo il nostro abituale modo di lavorare con l’altro e sfidando le nostre capacità di adattamento. Al riguardo, l’importanza del rapporto tra colleghi in periodi come questo risulta essere più supportivo di sempre. Il cimentarsi con altre modalità di rapporto rispetto alla usuale sessione in presenza, ha riportato in auge la centralità delle tematiche attinenti al corpo e alla sensorialità in psicoanalisi (Russell, 2015; Turkle, 2015; Parsons, 2007, 2014). Il problema che si pone è se e quanto esperienze traumatiche incarnate, non linguisticizzate né linguisti-cizzabili (Mancia, 2004; Correale, 2022), possano essere raggiunte ed integrate, at-traverso la relazione analitica, anche nella modalità online. L’A. esporrà le sue considerazioni sull’influenza che il passaggio dalle sedute in pre-senza alla modalità online ha avuto sul processo terapeutico e sul setting durante la pandemia, e come tale esperienza abbia infine apportato dei cambiamenti nel pro-prio modo di pensare alla terapia online in generale. Attraverso l’esposizione di un caso clinico mostrerà nel dettaglio le difficoltà incon-trate nella sua pratica clinica, dove il ripiego sulla modalità a distanza ha continuato a garantire quel senso di sicurezza necessario per continuare a permettersi di sognare insieme e di esplorare in libertà, introducendo tuttavia nella relazione aspetti di ‘tecni-ca attiva’ (Ferenczi & Rank, 1923) che non si sarebbero dati in presenza e che sicu-ramente hanno influenzato il processo in modo differente.