RISULTATI RICERCA

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Chiara Bombardieri, Francesco Paolella

Questioni di metodo

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 3 / 2023

L’entrata in vigore della legge 28 marzo 2001, n. 149, ha inciso profondamente sulla struttura del rito e sul ruolo di tutti gli attori all’interno del procedimento. In particolare, nell’articolo si riflette sul significato che la novella ha avuto con riferimento al diritto di difesa dei genitori e del minore e sull’apporto che il lavoro di un legale specializzato e svincolato da una visione puramente avversariale del processo può dare all’interno di un giudizio in cui al centro c’è il minore. .

Le mutate condizioni sociali e culturali nel nostro Paese hanno un impatto anche sul sistema dell’adozione, in particolare sulla progressiva evoluzione dell’idea di adozione come punto di rottura rispetto alle relazioni familiari preesistenti della persona che sarà adottata. L’adozione aperta, che sta prendendo piede in Italia come nuova interpretazione giurisprudenziale rispetto al diritto dei minori di avere conservati i loro legami significativi, se nel loro interesse, e l’adozione mite ex art. 44, lett. d), della legge n. 184/1983, pongono nuovi problemi alle famiglie adottive che spesso sono poco preparate e supportate nel percorso. Il presente lavoro si propone di contribuire al dibattito in corso dal punto di vista dell’associazionismo familiare che si configura come avamposto e catalizzatore delle criticità incontrate dalle famiglie adottive che si trovano a confrontarsi con una realtà nuova, imprevista e sfidante.

Rosalinda Cassibba, Caterina Balenzano, Giuseppe Moro, Gabrielle Coppola, Pasquale Musso

Adozione mite: opportunità o rischio per lo sviluppo del minore?

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2023

Il presente lavoro intende contribuire al vivace dibattito sui punti di forza e sulle criticità dell’adozione mite passando in rassegna alcune ricerche condotte da un gruppo di ricercatori dell’Università di Bari, che hanno valutato i percorsi e gli esiti di sviluppo di un campione di ragazzi adottati con la formula mite. Dopo aver presentato i principali risultati ottenuti da questi studi, a partire dai dati empirici disponibili vengono avanzate possibili ipotesi utili a spiegare gli esiti di sviluppo associati all’esperienza dell’adozione mite che si sono rivelati meno favorevoli se confrontati con quelli osservati nei ragazzi adottati con la formula legittimante.

Marta Casonato

Verso una maggiore apertura? Riflessioni mutuate dalla ricerca psicosociale

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2023

L’adozione aperta e l’instaurarsi di contatti nel corso del tempo impongono una messa in discussione del modo in cui abbiamo finora inteso l’adozione. Dopo aver definito l’apertura, l’articolo ne presenta le varie fattispecie presenti nel nostro Paese, sia per l’adozione nazionale sia internazionale. I contatti fra adottato e famiglia di nascita avvenuti fuori da una cornice di apertura formale possono essere informativi per questa riflessione: la ricerca evidenzia che, pur nella generale soddisfazione degli adottati (specie quando possono contare sull’appoggio dei genitori adottivi), i vissuti emotivi a seguito del primo incontro sono densi e la successiva costruzione di una relazione che ben si inserisca nell’equilibrio personale e familiare è complessa. Per quanto riguarda l’adozione aperta vera e propria, la letteratura psicosociale va analizzata tenendo presente il contesto in cui è stata sviluppata. Con questa cautela si possono esaminare le possibili implicazioni psicologiche sui vari attori dell’adozione: minore adottato, genitori adottivi, famiglia di nascita. Complessivamente, l’apertura è associata a molti più benefici che a rischi, in particolare per l’adottato, pur richiedendo un impegno maggiore per le famiglie. Affinché si riveli soddisfacente, necessita di personalizzazione e di flessibilità e richiede essere sostenuta nel tempo.

Claudio Cottatellucci

L’adozione piena tra la legge e i giudici

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2023

L’articolo ripercorre l’istituto dell’adozione piena da un angolo visuale particolare, quello del rapporto tra la legge, la prima a introdurre l’adozione speciale fu la legge 5 giugno 1967 n. 431 cinquantasei anni fa, e i giudici nazionali, in particolare la Corte costituzionale, che nelle sue pronunce ha approfondito, alla luce dei principi costituzionali, il significato e i principi del nuovo istituto. Prende quindi in considerazione i mutamenti che negli ultimi due decenni sono avvenuti con l’intervento e il crescente protagonismo sul tema da parte della Corte europea di Strasburgo che ha contribuito non solo a modificare lo stesso schema del rapporto tra la legge e i giudici.

A 40 anni dalla legge n. 184/1983 quali riflessioni e quali questioni restano ancora aperte nel sistema di accoglienza residenziale per soggetti di minore età? L’articolo si pone l’obiettivo di proporre riflessioni e analisi a partire dal mutamento del quadro normativo che – a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione realizzata dalla legge costituzionale n. 3 – ha indebolito la funzione regolativa dello Stato attribuendo titolarità esclusiva in materia sociale alle Regioni. Molte questioni restano tuttora aperte e meritano attenzione al fine di superare pregiudizi, rigide e strumentali posture ideologiche per comprendere l’identità, la familiarità, le caratteristiche, le problematiche, le disuguaglianze territoriali ma anche le potenzialità e le evoluzioni che nel tempo hanno accompagnato il sistema di accoglienza residenziale a favore di soggetti di minore età allontanati a scopo di tutela e protezione dalla propria famiglia d’origine.

L’affido familiare, anche omoculturale, è previsto come prioritaria forma di accoglienza del minore straniero non accompagnato, finalizzata all’accompagnamento verso l’età adulta e alla effettiva integrazione. In tal senso la legge “Zampa”, che disciplina in maniera organica l’accoglienza dei msna, contiene norme specifiche che incoraggiano l’affido, seppure con i limiti connessi all’esigenza di non gravare troppo sulle risorse economiche degli Enti locali. L’esperienza dei tutori e delle tutrici volontarie evidenzia, da una parte, la opportunità che minori presenti sul territorio privi di adulti di riferimento vengano accolti in famiglia quale luogo naturale in cui favorire un sereno e completo percorso di crescita e integrazione, dall’altra che vi sia una sinergia tra i vari soggetti – istituzionali e non – che sono chiamati a prendersi cura e adottare decisioni nell’interesse del minore del quale l’ascolto, in ogni sede, è imprescindibile per capirne i bisogni e le volontà.

Marco Giordano, Marilena Di Lollo

L’affidamento familiare a parenti

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2023

L’affidamento familiare a parenti è una forma di intervento ancora poco esplorata in Italia, nonostante abbia la medesima diffusione dell’affidamento eterofamiliare. Il testo presenta l’analisi dei dati quantitativi a oggi disponibili delineando le caratteristiche e le dimensioni del fenomeno in Italia. L’Autore propone un approfondimento delle indicazioni e delle prassi, nazionali e regionali, in materia di affidamento a parenti, allo scopo di metterne in luce le potenzialità come risorsa protettiva per la crescita dei minori in situazioni di necessità e le criticità connesse all’attuazione dell’intervento. Propone, altresì, un focus sul sostegno economico dell’affido a parenti, e un’analisi su alcuni ambiti di applicazione di questo istituto. Nelle conclusioni v’è la proposta di lanciare lo sguardo in avanti, verso un cammino graduale di crescita che passa attraverso tre azioni concrete: valutare, progettare, accompagnare, passando da un approccio riparativo ed emergenziale, a un approccio comunitario, di prevenzione e promozione della prossimità solidale tra minori a rischio e reti parentali.

Maria Teresa Scappin

Un lungo viaggio con i bambini: la legge n. 173 del 19 ottobre 2015

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2023

Tra gli interventi di modifica della legge 4 maggio 1983, n. 184, più rilevanti per gli affidatari vi è sicuramente la legge n. 173/2015 che sancisce il “diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare”. Com’è noto, per molto tempo si è sostenuto che fosse interesse del minore, nel passaggio dalla famiglia affidataria a quella di origine o alla famiglia adottiva, disporre l’allontanamento dagli affidatari. La legge n. 173, invece, ha stabilito che il diritto delle bambine e dei bambini alla continuità degli affetti maturati durante l’affidamento familiare debba essere tutelato. Non è facile per gli adulti: né per le famiglie di origine, né per le famiglie adottive, né per le famiglie affidatarie. Tuttavia, come questo contributo intende dimostrare anche grazie a testimonianze dirette di nuclei affidatari, si tratta di una necessità imposta dall’interesse dei bambini e delle bambine.

Luciana Gaudino, Martina Mattalia

Affidamento familiare e professione di assistente sociale: incompatibilità normativa ed esperienza diretta

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2023

L’articolo illustra e analizza le novità introdotte dalla Riforma Cartabia in tema di incompatibilità a essere affidatari familiari (art. 2, legge n. 184/1983). L’esperienza personale di una affidataria che professionalmente operi in un servizio pubblico quale assistente sociale aiuta a comprendere come la scelta di solidarietà della famiglia affidataria e quella della professione dell’assistente sociale che operi in un servizio pubblico siano congruenti e come le due esperienze, di volontariato e professionale, possano reciprocamente arricchirsi.

Barbara Ongari

Quali prospettive di intervento per i servizi? Innovazioni e transizioni

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2023

L’articolo si propone di analizzare alcuni aspetti operativi negli interventi di affidamento familiare utilizzando la chiave di lettura della complessità che, intrecciata all’estrema delicatezza delle azioni da mettere in atto, ne discute il difficile equilibrio da mantenere nei confronti di tutti i protagonisti, pubblici e privati. Alla luce delle nuove normative in ambito sia europeo sia nazionale, il ruolo dei servizi appare impegnato nella importante transizione da un ambito squisitamente riparativo all’ampliamento sempre più attento delle strategie preventive, privilegiando le azioni di supporto alle famiglie vulnerabili.

La letteratura di ricerca ha individuato alcuni fattori che possono incrementare la resilienza dei minori che vivono al di fuori della famiglia d’origine, anche se le differenze tra contesti e situazioni non rendono sempre facile l’individuazione di esiti univoci. Il presente contributo, a partire dai fattori di resilienza su cui si rileva una maggior convergenza negli studi, intende, da un lato, rivisitare, da questa prospettiva, la legge n. 184/1983. Dall’altro si propone di rilevare la rispondenza delle pratiche di accoglienza temporanea dei minori a tali principi, per quanto può emergere dall’esame dei dati nazionali disponibili, integrati da approfondimenti di ricerca locali.

Vittoria Gulino, Carol Roncali

L’affido attraverso lo sguardo di chi lo ha vissuto

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2023

Il presente articolo propone una riflessione sull’istituto dell’affidamento familiare a partire dallo sguardo di chi lo ha vissuto in prima persona, ovvero i care leavers coinvolti nella rete del Care Leavers Network Italia dell’Associazione Agevolando.

Cristina Maggia

Affido familiare: dalla teoria alla pratica

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2023

Mediante l’introduzione dell’istituto dell’affidamento familiare la legge n. 184 ha dato un riconoscimento anche giuridico a una genitorialità che nasce “dal cuore”. Anche oggi lo strumento conserva pienamente la sua utilità, nonostante le difficoltà che lo caratterizzano, quali la complessità della decisione di allontanare un minore dalla sua famiglia e di assicurare la minor durata possibile del collocamento extrafamiliare. Si discute, inoltre, dell’affidamento a parenti, sottolineando la sua importanza per la tutela degli affetti ma anche la necessità di valutazioni approfondite dei familiari. Si evidenzia poi la necessità di considerare anche la prospettiva delle famiglie affidatarie e le sfide che esse quotidianamente affrontando e che richiedono adeguati strumenti di comprensione. Infine, si stigmatizza il rischio di prassi differenziate sul territorio nazionale e si richiama la necessità di una migliore preparazione delle famiglie e degli operatori.

Stefano Ricci

40 anni dalla legge n. 184/1983: un percorso storico esistenziale

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2023

La legge 4 maggio 1983, n. 184, Diritto del minore a una famiglia, a quaranta anni dalla sua approvazione, rimane un riferimento in termini di tutela dei diritti del minorenne rispetto alla famiglia, un pilastro che si è mantenuto (quasi) inalterato nel corso del tempo, a conferma del valore dei principi, della giustezza delle intuizioni e della correttezza dell’impianto iniziale. I 40 anni dall’approvazione sono l’occasione per “fare memoria” cioè (ri)conoscere e capire il passato, comprendere il presente e orientare il futuro. Tra i suoi elementi qualificanti, per esempio, si inserisce il sostegno alle famiglie di origine, anche tramite l’istituto dell’affidamento familiare. Quest’ultimo, tuttavia, rimane “marginale” oggi ancora rispetto alle “agende politiche” e alle “priorità” di molti operatori risultando oltremodo penalizzato.