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During the last decades, researchers have shown an increased attention towards the practice of health information seeking online. This interest has been driven by a desire to understand how it influences health beliefs, attitudes, and behaviors among laypersons. Although many tools have been proposed to measure health information seeking, they present some limits. Through an online survey among 783 Italian university students, our study aims at developing a self-report instrument to measure individuals’ online health information-seeking behavior, the Online Self-care Scale (OSS), considering the twofold activity of seeking and employing information (the “Information seeking” and “Self-care practice”). We examined the reliability and construct validity of the OSS’s self-report scale and explored the association between Online Self-Care Scale and gender, socioeconomic status (SES), self-reported health status, and digital health literacy. Our findings show both acceptable discriminant and convergent validities for the OSS. The validity has also been assessed through the known-group validity, namely evaluating if OSS can discriminate between groups of individuals demonstrating different scores on the test. Therefore, the OSS Scale is a valid and reliable instrument to measure the level of involvement of individuals in health information retrieval, allowing researchers to distinguish between a merely information-seeking activity and an application of the information by the seekers.
Lo scritto ruota per gran parte intorno alla questione della rilevanza e pervasività dei processi di espansione dell’Immaginario e della sua forza antropogenetica nel nostro contesto culturale; i possibili effetti che si possono dare sui processi di for-mazione degli psicoterapeuti appartenenti alla tradizione psicoanalitica e anche relativi alla trasmissione di questo specifico sapere. Da qui muovono, le interroga-zioni, le congetture e le osservazioni critiche sul possibile impatto che la recente pubblicazione del Libro Rosso può avere sulla comunità di riferimento: la junghia-na. Ma ancora si cerca di tenere presente aspetti che sono propri dell’intero campo delle psicoterapie. Nelle ultime parti si discute di alcuni punti di un commento al Libro Rosso contenuti in un dialogo fra il curatore dell’edizione S. Shamdasani e J. Hillman, e di alcune questioni generali di lettura dell’opera di Jung e anche relative alla prassi clinica di scuola junghiana.
A volte i bambini cantano in seduta. Perché? Allo stesso tempo, non tutti i bambini lo fanno. Perché? Nel tentativo di dare una risposta a queste domande si ripercorre lo sviluppo dal livello embrionale quando ai ritmi corporei si aggiungono i suoni della voce materna che diventano una sorta di pre-concezione dell’oggetto materno, pri-mario. A volte, l’incontro con tale oggetto dopo la nascita è problematico. È così che possono verificarsi problemi nello sviluppo, in particolare nell’area linguistica. Ven-gono presentati due casi clinici: un bambino con una diagnosi di autismo ed un ra-gazzino adolescente con una difficoltà ad usare espressivamente il linguaggio e la propria voce. In entrambi la musica ed il canto in particolare hanno avuto un ruolo importante nel lavoro analitico.
Il silenzio è una misteriosa esperienza psichica: cosa c’è nel silenzio? Anche le paro-le possono avere un carattere misterioso perché conducono a molti significati, per via metaforica e simbolica. Ma il silenzio mantiene un'ulteriore aura di oscurità: mentre con le parole è possibile avviare un’attività evocativa attraverso immagini, pensieri, idee, considerazioni che nascono nell’incontro terapeutico, nel silenzio ognuno rimane intrappolato nel proprio mondo. Cosa si esprime e cosa si appaga in una persona che è allo stesso tempo silenziosa e in relazione con l’analista? Un al-tro modo per articolare questa domanda è chiedersi qual è la pulsione (libidico-aggressiva) che alimenta il silenzio e che tipo di difesa è all’opera. Vengono offerte alcune considerazioni a partire dall’esperienza del silenzio nel corso di una psico-terapia.
L’articolo approfondisce le modalità di cura e prevenzione soprattutto nelle situazioni di abuso intrafamiliare e di trascuratezza e delle loro conseguenze a lungo termine sulla psiche di un bambino/a. Il plus e il minus del trauma, rispettivamente l’abuso e la tutela, scavano la struttura psicofisica di un bambino e ne causano conseguenze nel corpo e nella mente che se non elaborate possono portare alla "parali-si psichica".
Le vicissitudini di un gruppo di psicoterapia con pazienti adolescenti, dalla sua fon-dazione a poco più di un anno di lavoro, portano all’attenzione del conduttore e dell’osservatrice del gruppo il tema sofferto dell’assenza dell'altro. A seconda del ma-teriale analizzato, e quindi a livelli diversi, in questo articolo essi ripercorrono, anche in ascolto del proprio controtransfert, la difficoltà e l’urgenza di confrontarsi con vis-suti depressivi e mortiferi legati all’assenza e alla perdita. Lungi dal considerare la questione come unicamente portata dai pazienti, il condutto-re e l’osservatrice si interrogano sulle forze che hanno sostenuto e influenzato la na-scita e il definirsi di questo gruppo, il quale manifesta caratteristiche di funzionamen-to proprie, che vengono qui descritte. Viene proposta allora l’ipotesi che un “incastro” fra diversi fattori (quali la mancanza di una cultura della gruppalità condivisa nell’istituzione dove il gruppo è nato, il nu-mero spesso esiguo di partecipanti, le storie dei pazienti costellate di abbandoni ed anche i compiti evolutivi propri dell’adolescenza) abbiano comportato e permesso al gruppo, se non di elaborare il tema dell’assenza dell’altro, almeno di continuare a ri-proporlo attraverso tempi e linguaggi differenti (interazioni fra partecipanti, agiti, nar-razioni di film,…), con il fine di sviluppare margini di pensabilità sempre più ampi.