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In this article, the Author aims to critically piece together some Peircean responses to Cartesian scepticism, evaluating both their robustness and whether they might be of any use against contemporary formulations of the sceptical challenge. First, the Author analyses the 1860s Peircean answer to what can be considered the first kind of Cartesian scepticism - which arises, according to Peirce, from Descartes’ theory of intuition and regards the unknowability of reality - and holds that such an answer is not satisfactory since scepticism, after being put out through the door, comes back in through the window. Second, the Author examines Peirce’s arguments on doubt and belief and claims that they represent a powerful questioning of what can be considered the second kind of Cartesian scepticism, which arises from Descartes’ method of doubt and entails that we should always be sceptical about the truth of our beliefs. Finally, the Author shifts attention from the doubt-based scepticism that Peirce was criticising to contemporary sceptical positions employing a closure principle and argues that Peircean statements on doubt and belief can be employed to build an effective counter-argument to such sceptical claims.
Questo articolo esamina la diversità religiosa nello spazio alpino e il rapporto tra religioni e montagna adottando un approccio spaziale. Esso ipotizza che il contesto montano possa delineare un distinto ambiente sociale in grado di plasmare la vita delle religioni che lo abitano. Attraverso l’esplorazione del caso di studio del Trentino, la ricerca analizza l’influenza sociale della montagna nella conformazione della diversità religiosa e nell’insediamento delle religioni, nonché come fattore all’interno del dialogo interreligioso.
Il saggio propone una riflessione sui significati sociali e simbolici del cibo grazie ad un confronto tra le pratiche di recupero e redistribuzione dei prodotti invenduti con i risultati di un’etnografia realizzata nelle ‘mense per poveri’ del circuito assistenziale italiano. L’obiettivo è quello di colmare il gap nella letteratura esistente sulla povertà alimentare per investigare come il cibo e i suoi significati si ricolleghino ad una riconfigurazione dei legami sociali. I risultati derivanti dall’analisi di queste pratiche evidenzieranno l’importanza dei processi di negoziazione simbolica legati al cibo e le conseguenti relazioni di potere, anche in termini di empowerment e capacitazione di individui e gruppi vulnerabili.
Il contributo presenta un lavoro di ricerca sui giovani delle aree interne italiane con l’obiettivo di comprendere percorsi di vita, esperienze e prospettive in relazione alle peculiari coordinate delle aree marginalizzate. Lo studio assume tre principali dimensioni di analisi: le posizioni sulle tappe di transizione alla maturità - studio, lavoro, famiglia e genitorialità; le pratiche dell’everyday life, comprendendo abitudini e forme di partecipazione attiva; e le prospettive sul futuro, dalla progettualità all’orientamento alla restanza nel luogo di origine. Ad un secondo step, mediante l’analisi multivariata delle corrispondenze si elabora, su un piano fattoriale, una sintesi degli elementi osservati.
Il contributo vuole indagare da un punto di vista sociologico la trasformazione di 1750 metri mq di un centro storico semi-abbandonato nella parte sud occidentale della Sicilia, nel sorprendente «sesto posto al mondo come meta turistica culturale». Farm Cultural Park (AG), magnificato dai media e dagli studi più strettamente urbanistici, viene prima contestualizzato all’interno di un punto di fuga della rigenerazione urbana (dalla città al territorio) per poi essere esplorato e analizzato con strumenti qualitativi declinati in chiave spaziale al fine di rilevare quanto la sua ambizione neoantropocenica sia percepita dagli abitanti di Favara.
Gli studiosi della povertà abitativa possono risolverne i problemi pratici e interpretativi solo se affrontano alla radice i nodi teorici e epistemologici. Questo articolo sostiene che i contributi critici di Antonio Tosi hanno anticipato molte delle critiche radicali delle scienze sociali poiché tra le preoccupazioni di Tosi figuravano in particolare le questioni della relazionalità e delle differenze. I ricercatori sociali possono imparare dal suo lavoro come compensare il persistente gap epistemico con delle possibili convergenze teoriche e avanzamenti empirici.
Nel quadro di un processo di globalizzazione delle filiere agricole, gli insediamenti informali di migranti rappresentano sia il simbolo di una condizione di povertà abitativa anche estrema, sia un luogo fondamentale per la riproduzione sociale della forza lavoro. Allo stesso tempo, questa forma abitativa si rivela essere un dispositivo fondamentale di organizzazione e distribuzione del lavoro bracciantile e delinea l’emergere, anche in Italia, di forme di razzializzazione del territorio.
Il saggio si concentra sulla disanima della precarietà abitativa nel contesto milanese in termini di domanda sociale e di accessibilità al mercato privato segnato da pesanti criticità riguardo le popolazioni vulnerabili. L’assenza o quasi di politiche abitative adeguate per favorire l’inclusione dei ceti con redditi bassi e medio-bassi a favore dei progressivi investimenti sulle rendite dei grandi gruppi immobiliari disegna i contorni di un problema che tende a cristallizzare condizioni particolarmente difficili. A tale quadro sintetico della situazione, si affianca un excursus sugli effetti della pandemia sulla casa mediante l’analisi dei dati raccolti in una survey realizzata dopo la fine del primo lockdown nel 2020 che conferma una situazione estremamente fragile per le famiglie autoctone e straniere.
Torna ad affacciarsi in Europa la secolare e mai del tutto risolta Wohnungsfrage. La crescita esponenziale dei prezzi delle case e degli affitti, e la crisi del modello della casa in proprietà rimettono all’ordine del giorno la “questione delle abitazioni”. Anche lì dove, come nei paesi di lingua tedesca e nell’Europa del nord si è scelto un diverso orientamento, che verte su affitto e proprietà cooperativa, compaiono segni di un gigantesco malessere e di una domanda abitativa che rimane inevasa, come ha mostrato la vicenda del referendum berlinese per l’esproprio della grande proprietà immobiliare. Si ripropone così il tema a lungo dimenticato della edilizia residenziale pubblica e del suo ruolo nella crescita equilibrata della città. Nella sezione della rivista che queste pagine introducono si tenta una prima esplorazione della situazione attraverso quattro riflessioni su questo complesso intreccio di problemi.
La Convenzione di Ginevra del 1929 pose la Santa Sede in una posizione di svantaggio rispetto alla Croce Rossa sul tema del soccorso ai prigionieri di guerra, e il tentativo della diplomazia umanitaria del Vaticano di ottenere il riconoscimento dell’attività del proprio Servizio Informazioni da parte dei paesi belligeranti durante la Seconda guerra mondiale fu visto con sospetto dal Comitato Internazionale e da alcune società nazionali della Croce Rossa. I tentativi di stabilire una collaborazione fra Croce Rossa e il Vaticano sul tema dei prigionieri di guerra furono indeboliti da questa competizione e da una generale sfiducia reciproca: se il Cicr riteneva che la Santa Sede dovesse limitare la propria azione al sostegno spirituale, quest’ultima guardava a volte con sospetto l’organizzazione ginevrina. Nonostante questo, forme di collaborazione emersero gradualmente con proseguire del conflitto e all’allargarsi dell’emergenza umanitaria, ponendo le basi per il futuro rapporto fra i due attori umanitari.