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Il saggio rilegge l’azione politico-culturale del chirurgo Baldo Rossi quale rettore dell’Università degli Studi di Milano tra il 1926 e il 1930. Scelto in sostituzione del fondatore Luigi Mangiagalli perché il governo fascista lo riteneva figura più adatta a seguirne le direttive, Baldo Rossi non deluse le attese. Nei suoi anni vennero poste le basi per una pie- na fascistizzazione della vita universitaria e con il sostegno del regime l’ateneo divenne rapidamente una realtà importante nel sistema universitario italiano. In questo quadro, fu decisiva la vicinanza di Baldo Rossi ad Arnaldo Mussolini e al podestà Ernesto Belloni, dei quali condivise le fortune, ma anche le traversie politiche. Il saggio sottolinea infatti come l’uscita di scena di Rossi nel 1930 non fosse dovuta a motivi di salute, bensì rispondesse al desiderio del regime di mettere a tacere lo scandalo generato dalla condanna del podestà Belloni, munifico ma ormai sospetto sostenitore dell’ateneo milanese.
L’esperienza di guerra del giovane Ernest Hemingway sul fronte italiano durante la Grande guerra è ben nota. Fu ferito all’inizio del luglio 1918 a Fossalta di Piave (Venezia), mentre svolgeva il suo servizio di volontario della Croce Rossa Americana. Subito dopo venne ricoverato a Milano, fu operato in agosto alla gamba e al ginocchio sinistro nello stesso ospedale americano e durante la convalescenza - oltre a innamorarsi della sua infermiera - condusse un lungo processo di riabilitazione nei padiglioni Ponti e Zonda dell’Ospedale Maggiore. Delle sue 227 ferite scrisse alla sua famiglia il 21 luglio, giorno del suo dician- novesimo compleanno, dal letto dell’ospedale. In questo saggio l’autore mette l’operazione e le cure riabilitative di Hemingway nel contesto dei servizi ospedalieri milanesi del tempo, ricorda gli eventi principali di quella che lo stesso scrittore definì la «piacevole estate» del 1918 a Milano e accenna ai modi in cui nei suoi romanzi e racconti successivi egli ha uti- lizzato mitopoieticamente le esperienze proprie e altrui a fini propriamente letterari. A esempio delle strategie narrative già allora emergenti nel giovanissimo Hemingway, la par- te finale del saggio è dedicata alla sua prima narrazione autobiografica pubblica: il discorso da lui pronunciato nella scuola secondaria della sua cittadina d’origine, Oak Park (Illinois), nell’aprile del 1919, a meno di tre mesi dal suo ritorno in patria.
L’articolo delinea il ruolo innovatore di Baldo Rossi, primario dell’Ospedale Maggiore di Milano, nella Grande guerra, partendo dal contesto sanitario milanese prebellico e seguen- done le trasformazioni durante il conflitto. Rossi si interessò soprattutto ai feriti cavitari (cranio, torace, addome). Gli addominali a inizio guerra non venivano operati per la morta- lità troppo elevata. I chirurghi si divisero in astensionisti e interventisti. Rossi, convinto che si trattasse di un problema organizzativo, ideò, realizzò e diresse gli ospedali chirurgici mobili della Croce Rossa milanese, vere cliniche chirurgiche trasportate su camion, da in- stallare nelle immediate retrovie. Sulla sua idea la sanità militare realizzò sette analoghe Ambulanze Chirurgiche d’Armata. I risultati migliorarono enormemente raggiungendo una sopravvivenza del 38%, negli addominali operati, con effetto trascinante sugli altri ospedali da campo e importanti ricadute sulla chirurgia di pace. Le unità mobili furono una delle novità sanitarie più interessanti della guerra.
Baldo Rossi (Pioltello, Milano, 1868 - Milano, 1932) fu chirurgo dell’Ospedale Maggiore di Milano a cavallo fra il secolo XIX e il secolo XX. Egli operò prima della diffusione dei sulfamidici, e può da un lato essere considerato fra gli ultimi chirurghi della vecchia guar- dia, quanto alla sua formazione universitaria, mentre dall’altro fu estremamente attento alla modernità e all’innovazione. Fu protagonista dei grandi sviluppi della chirurgia asettica, della traumatologia, dell’ortopedia, della chirurgia militare, della riabilitazione. Attraverso la sua ergobiografia si possono ripercorrere tappe fondamentali dello sviluppo dell’Ospedale Maggiore milanese. Nel saggio si sottolinea anche l’importanza di alcune fonti, quali i cataloghi della produzione industriale degli strumenti chirurgici, per la rico- struzione di avvenimenti della storia ospedaliera, ai quali Baldo Rossi diede fondamentali contributi.
Il De honesta voluptate et valitudine del Platina, dedicato al cardinale Bartolomeo Roverel- la, altro non è che un ricettario di menu, con un target ben preciso, individuabile negli ad- detti alla gastronomia, in quanti si dilettano di sperimentazioni linguistiche, o studiano l’evolversi dei costumi e dei festeggiamenti. Se non che l’umanista, ad apertura di libro, è sicuro di andare incontro a una serie di reazioni acide, che hanno poco a che fare con il suo progetto; e a opporglisi saranno i guardiani dell’ortodossia, alias i Mendicanti. Essi, infatti, troveranno incompatibili le sue preoccupazioni per la buona tavola, perché quanto appaga i sensi e promuove il piacere lo considerano occasione di peccato. Platina, però, non solo pubblica il libro, ma lo dedica a un cardinale, e questo potrebbe essere da parte sua (e indi- rettamente anche del presule?) una provocazione, per opporsi a una interpretazione impro- pria della vita, in nome di un cristianesimo arbitrariamente non solo restrittivo, ma punitivo. L’articolo intende addentrarsi in questa materia, evidenziarne i motivi e rivelarne le ragioni.
Il presente studio si propone di indagare se in adolescenza il partecipare attivamente alle azioni di abuso sessuale (“agire atti sessuali” come l’induzione o la coercizione della vittima a impegnarsi in pratiche quali la stimolazione dei genitali dell’abusante, rapporti orali/anali e esibizioni erotiche al fine di soddisfare i desideri sessuali del perpetratore) comporti un maggior aggravarsi, in termini di rielaborazione cognitiva dell’esperienza abusiva e di sviluppo di emozioni traumatiche di vergogna, colpa ed impotenza, rispetto al subire passivamente la violenza sessuale. Sono state analizzate 32 deposizioni di adolescenti vittime di abuso sessuale, con un’età media al momento dell’audizione di 14 anni (DS = 1.72; range = 11-17 anni). Per risalire alle cognizioni e alle emozioni traumatiche connesse all’abuso sessuale subito, le deposizioni delle vittime sono state testualmente analizzate attraverso il Linguistic Inquiry e Word Count (LIWC; Pennebaker et al., 2001). I risultati confermano che in adolescenza la partecipazione attiva alle dinamiche di abuso sessuale risulta maggiormente connessa a difficoltà di rielaborazione cognitiva dei fatti traumatici occorsi, con un importante e significativo apporto da parte di emozioni traumatiche particolarmente lesive, come vergogna, senso di colpa e impotenza.
The study presents the validation of a specific assessment technique of Child Neglect for parents of children aged between 3 and 9 years, which is divided into two specific observation tools. This technique is based on a specific model constructed from the perspective of Pediatric Psychology. It identifies the cause of child neglect in the presence of a dysregulation of the parental competence, and therefore, the parental functions of caregiving, scaffolding and coping. This technique has a specific strength: it can intercept the “signs” of a possible condition of child neglect in the here and time when the mistreatment is occurring, unlike in a retrospective direction. In particular, the study reports the process of the content validation, and the measurement of the reliability of these tools, and the process of defining a specific application procedure of the technique.
Che cos’è Spazio Neutro? Come può essere utile questa tipologia di servizio nella garanzia del diritto di visita e relazione di un figlio minorenne con il genitore che ha agito un maltrat-tamento? Quali strategie è possibile mettere in campo per proteggere e insieme facilitare la relazione genitore/figlio? Come permettere la compartecipazione al percorso di incontri pro-tetti del genitore collocatario? Questi alcuni degli interrogativi su cui si cercherà di riflettere nel corso dell’articolo, cercando di generare una connessione tra pratiche, teorie e azione educative messe in campo. Di fondamentale importanza è la progettazione del setting spa-zio-temporale e delle attività messe in scena che, dalla messa in sicurezza, arrivino ad uno spazio di esperienza in cui rimettere in gioco, in una logica più funzionale, ruoli e stili geni-toriali e di cura.
Le scelte del legislatore in materia di repressione dei maltrattamenti e della violenza com-messi in ambito familiare sono state frequentemente orientate verso un’estensione della rile-vanza penale e un inasprimento del trattamento sanzionatorio. In tempi più recenti, è aumen-tata la consapevolezza della necessità di un potenziamento degli strumenti giuridici di natura preventiva e di quelli finalizzati a indagare le ragioni della criminalità violenta nelle relazioni strette e la sfera psicologica dell’autore di reato. La sanzione penale, infatti, non può risulta-re da sola risolutiva dei problemi di tutela sollecitati da questa forma di criminalità. È stata progressivamente riconosciuta, dunque, l’importanza di affiancare ai tradizionali strumenti di natura punitiva anche misure di natura preventiva. Queste ultime si propongono il duplice scopo di attuare un intervento tempestivo, idoneo a evitare conseguenze più gravi per la persona offesa e, nello stesso tempo, a consentire al soggetto agente di avviare un percorso psicologico di revisione critica del proprio comportamento, prima che lo stesso divenga abi-tuale o possa connotarsi di maggiore gravità, risultando meritevole di una risposta sanziona-toria ancor più severa. Oltre agli strumenti di natura strettamente sanzionatoria, una maggio-re consapevolezza culturale del problema e adeguate politiche sociali costituiscono componenti essenziali di una strategia a lungo termine e meglio strutturata ai fini del contrasto della violenza domestica.
Le scelte del legislatore in materia di repressione dei maltrattamenti e della violenza com-messi in ambito familiare sono state frequentemente orientate verso un’estensione della rile-vanza penale e un inasprimento del trattamento sanzionatorio. In tempi più recenti, è aumen-tata la consapevolezza della necessità di un potenziamento degli strumenti giuridici di natura preventiva e di quelli finalizzati a indagare le ragioni della criminalità violenta nelle relazioni strette e la sfera psicologica dell’autore di reato. La sanzione penale, infatti, non può risulta-re da sola risolutiva dei problemi di tutela sollecitati da questa forma di criminalità. È stata progressivamente riconosciuta, dunque, l’importanza di affiancare ai tradizionali strumenti di natura punitiva anche misure di natura preventiva. Queste ultime si propongono il duplice scopo di attuare un intervento tempestivo, idoneo a evitare conseguenze più gravi per la persona offesa e, nello stesso tempo, a consentire al soggetto agente di avviare un percorso psicologico di revisione critica del proprio comportamento, prima che lo stesso divenga abi-tuale o possa connotarsi di maggiore gravità, risultando meritevole di una risposta sanziona-toria ancor più severa. Oltre agli strumenti di natura strettamente sanzionatoria, una maggio-re consapevolezza culturale del problema e adeguate politiche sociali costituiscono compo-nenti essenziali di una strategia a lungo termine e meglio strutturata ai fini del contrasto della violenza domestica.