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Stefano Porcelli

Neurobiologia del cervello sociale nei disturbi d’ansia e dell’umore - Mini-review

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 51 / 2022

La conoscenza attuale permette di tracciare un iniziale quadro dei complessi substrati neurobiologici che sostengono il funzionamento del cervello sociale negli umani. L’alta complessità del cervello sociale determina tuttavia un’alta vulnerabilità verso diversi disturbi neuropsichiatrici.Nel presente articolo, ci siamo focalizzati sulle disfunzioni sociali presenti nei principali disturbi dell’umore e di ansia, descrivendo i substrati neurobiologici che sono stati associati a tali deficit. È interessante notare che tali substrati risultano simili in questi disturbi e simili a quelli riscontrati in altri disturbi neuropsichiatrici, seppure risultino impattati in misura diversa nelle diverse condizioni. Perciò, le disfunzioni sociali potrebbero rappresentare un dominio (parzialmente) indipendente con specifiche alterazioni biologiche alla sua base.Una migliore comprensione di tali basi neurobiologiche potrebbe aprire la strada allo sviluppo di trattamenti mirati per tali deficit.

Virginia Valentino, Giancarlo Dimaggio

Inquadramento e trattamento del senso di colpa nel Disturbo Narcisistico di Personalità con la Terapia Metacognitiva Interpe

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 51 / 2022

I pazienti con Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP) possono provare senso di colpa e attuare specifiche strategie di fronteggiamento nel tentativo di gestire l’emozione. Le strategie più comunemente riscontrate nel funzionamento nel disturbo narcisistico di personalità sono l’espiazione, l’esternalizzazione della rabbia sugli altri e la rinuncia a perseguire i propri desideri, sostenuta dal blocco dell’azione. In questo lavoro descriviamo i sensi di colpa presenti in letteratura, in particolare la colpa altruistica e deontologica e, nella prospettiva della Terapia Metacognitiva Interpersonale, descriviamo la relazione tra colpa, funzionamento narcisistico e schemi maladattivi interpersonali. Questi ultimi guidano il paziente a partire da rappresentazioni negative, rigide e incarnate di sé e degli altri. Attraverso un caso clinico mostriamo come la concettualizzazione del caso possa permettere un inquadramento del funzionamento del paziente più preciso e, di conseguenza, un trattamento capace di ridurre il senso di colpa e di come questo abbia un effetto benefico sul disturbo narcisistico di personalità.

Pietro Grimaldi

Editoriale

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 51 / 2022

Pietro Grimaldi

Cognizione sociale, metacognizione e psicopatologia

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 51 / 2022

Gli esseri umani comprendono e danno un senso al mondo sociale utilizzando la cognizione sociale, ovvero processi cognitivi attraverso i quali vengono comprese, elaborate e ricordate le proprie interazioni con gli altri (Morgan et al., 2017). Il termine cognizione sociale in maniera generale, viene riferito alle operazioni mentali che sono alla base delle interazioni sociali, tra cui percepire, interpretare e generare risposte alle intenzioni, alle disposizioni e ai comportamenti degli altri (Green et al., 2008). Un livello di ordine superiore della cognizione sociale è rappresentato dalla capacità di comprendere e ragionare sugli stati mentali e affettivi propri e altrui, utilizzando tale comprensione per risolvere i problemi e gestire la sofferenza soggettiva, livello definito mentalizzazione (Bateman & Fonagy, 2012; Choi-Kain & Gunderson, 2008) o metacognizione (Semerari & Dimaggio, 2003). L’attivazione dei sistemi motivazionali interpersonali, così come degli schemi relazionali, possono influenzare l’intersoggettività e le capacità mentali necessarie per gestire i compiti della vita e le relazioni interpersonali.La compromissione della cognizione sociale, così come le disfunzioni delle diverse abilità metacognitive sono riconosciute come una caratteristica chiave di diverse condizioni psicopatologiche.

Maria Staiano, Pietro Grimaldi

Un caso clinico di ansia sociale

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 51 / 2022

In questo articolo viene presentato il caso clinico di Monica, una donna di 32 anni che richiede una psicoterapia per un Disturbo di ansia sociale che sta mettendo a rischio il suo nuovo lavoro. L’ansia sociale è definita come una sindrome cognitivo-affettiva contraddistinta da apprensione e intensa paura che si manifesta in situazioni sociali in cui la persona è sottoposta alla valutazione oppure allo sguardo degli altri (Grimaldi, 2008; Leary & Kowalski, 1995). Gli approcci cognitivisti hanno studiato e approfondito le tematiche dell’ansia sociale, con la formulazione di diverse teorie e modelli (Beck & Emery, 1985; Clark & Wells, 1995; Hofmann, 2007; Moscovitch, 2009; Orazi & Mancini, 2011; Rapee & Heimberg, 1997; Rapee, 2010; Schlenker & Leary, 1982b; Stopa, 2009). A partire da questi modelli, sono stati implementati trattamenti efficaci per l’ansia sociale, tra cui i protocolli di trattamento della terapia cognitivo-comportamentale che sono ad oggi i più validati e statisticamente più efficaci. Tuttavia, questi modelli si focalizzano sui meccanismi di mantenimento, senza indicare come essi potrebbero svilupparsi, né specificare una base eziologica del disturbo (Wong et al., 2017), con ripercussioni sull’impostazione del trattamento. Il caso di Monica viene di seguito formulato facendo riferimento al Modello Cognitivo Integrato (Grimaldi, 2019) basato appunto sull’integrazione di modelli e ricerche provenienti da diversi ambiti al fine di costruire un modello psicopatologico che spieghi lo sviluppo e il mantenimento dei vari disturbi d’ansia sociale, e sulla base del quale mettere a punto un intervento terapeutico maggiormente efficace.

Pietro Grimaldi, Giulia Di Franco

Recensioni

QUADERNI DI PSICOTERAPIA COGNITIVA

Fascicolo: 51 / 2022

Il contributo verte sulle numerose sfide poste agli attori delle relazioni industriali dalla digita-lizzazione del lavoro, dimostrando come il crescente utilizzo di tecnologie sempre più sofisti-cate nell’ambito delle prestazioni di lavoro possa costituire sia una fonte di conflitto che un’opportunità di dialogo per le parti sociali. Infatti, l’organizzazione tecnologica del lavoro, in ragione dei suoi effetti sull’occupazione e sulle condizioni di lavoro, oltre che un tema oggetto di contrattazione, può costituire motivo di confronto con la controparte datoriale, se non di mobilitazione e di vero e proprio conflitto. Allo stesso tempo, però, non si può escludere che la digitalizzazione dell’economia possa indurre imprese e sindacati ad adottare pratiche di tipo collaborativo che consentano di affrontare al meglio le sfide poste dalla transizione digitale, coniugando cioè le esigenze di competitività delle imprese con il mantenimento dei livelli occupazionali e della qualità delle condizioni di lavoro.

Michele Dalla Sega

Welfare contrattuale e sanità integrativa: Una prospettiva di relazioni industriali

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2022

Il presente studio ha l’obiettivo di indagare le principali tendenze di sviluppo delle politiche di assistenza sanitaria integrativa nell’ambito della contrattazione collettiva. L’analisi viene compiuta su una selezione di 58 Contratti Collettivi Nazionali, focalizzando l’attenzione sulle specifiche previsioni sulla materia, al fine di verificare, da un lato, se vi siano dei "modelli" contrattual-collettivi di sviluppo dei Fondi sanitari, dall’altro lato, quali siano le principali misure garantite dagli stessi enti. Le prime evidenze emerse dai casi analizzati mostrano, in primo luogo, un processo di graduale accentramento delle risorse verso i grandi Fondi settoriali e intersettoriali promossi a livello nazionale. Sul piano delle prestazioni, invece, si nota come i Fondi operino principalmente nell’ambito di aree sanitarie già presidiate dal Servizio Sanitario Nazionale, piuttosto che con un fine realmente integrativo delle prestazioni pubbliche.

Nicolò Giangrande

I contratti collettivi nazionali di lavoro, il ruolo dei sindacati confederali e i lavoratori coperti

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2022

Nel recente dibattito pubblico che ha accompagnato l’approvazione della Direttiva sui salari minimi adeguati nell’Unione Europea ci si è interrogati sullo stato della contrattazione collet-tiva in Italia e su quanti lavoratori coinvolgesse. L’Italia, pur essendo un Paese storicamente caratterizzato da un consolidato sistema di relazioni industriali, non ha ancora statistiche defi-nitive sulla copertura contrattuale formalmente riconosciute e di riferimento per la definizione delle politiche. Sulla base di queste premesse sono stati esaminati, tramite dati ufficiali, il nu-mero dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (Ccnl), le organizzazioni sindacali contraenti e il numero dei lavoratori dipendenti effettivamente coperti, sia nel settore privato, esclusi i settori agricolo e domestico, che nel pubblico. La ricerca evidenzia un’altissima copertura dei Ccnl firmati dalle maggiori organizzazioni sindacali confederali (Cgil, Cisl, Uil) e un’anomala proliferazione di Ccnl che, sebbene interessi un numero esiguo di lavoratori, può esercitare una pressione verso il basso sui salari e sulle condizioni lavorative stabilite nei Ccnl più con-solidati e rappresentativi.

Michele Tiraboschi

Problemi e prospettive nello studio della contrattazione collettiva aziendale

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 3 / 2022

A partire da un possibile contributo alla configurazione di una più moderna teoria della contrattazione collettiva, il saggio si concentra su un duplice interrogativo: come e dove reperire i testi contrattuali (soprattutto di livello decentrato) e come esaminarli in chiave sistematica e nella prospettiva del cosiddetto diritto delle relazioni industriali. Soffermandosi sulla conoscibilità e sullo studio della contrattazione collettiva aziendale, l’Autore si concentra sulla meto-dologia di indagine della contrattazione collettiva in una precisa logica di sistema e sulla ne-cessità di affrontare i problemi che l’analisi di tale materia comporta attraverso più saperi disciplinari.

Per realizzare il processo di transizione climatica, le politiche internazionali ed europee si stanno muovendo verso traguardi di riduzione dell’anidride carbonica e di gas serra nel-l’atmosfera, coordinando l’azione degli Stati membri che, attraverso lo strumento della legislazione ordinaria, si mostrano sempre più determinati nel combattere le sfide del climate change. L’ordinamento italiano, tuttavia, si mostra ancora restio ad adottare misure concrete in materia. Rispetto ad altri Stati, il Decreto Clima e gli obiettivi del PNRR appaiono timidi passi verso la lotta al cambiamento climatico. Il presente lavoro si propone di analizzare i profili di criticità e le prospettive future in materia di normazione climatica statale e della sua applicazione, sullo sfondo delle rinnovate speranze che la riforma in materia ambientale della Costituzione del 2022 possa dare nuova forza alla - ancora embrionale - giustizia climatica italiana.

Fabrizio Luciani

Brevi note sull’innovazione tecnologica come strumento di buona amministrazione

CITTADINANZA EUROPEA (LA)

Fascicolo: 2 / 2022

L’innovazione tecnologica che ha coinvolto l’amministrazione pubblica a partire dagli anni Novanta del secolo scorso e che si è fortemente evoluta soprattutto con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza punta a rafforzare il grado di efficacia ed efficienza dei risultati di interesse generale, semplificando al contempo le rigidità burocratiche per migliorare i rapporti delle amministrazioni pubbliche con i cittadini e le imprese. Questa transizione verso la digitalizzazione delle amministrazioni comprende la possibilità di arrivare a decisioni amministrative automatizzate attraverso l’uso di algoritmi che, per il momento, lasciano però alcuni dubbi sulla qualità del risultato finale.

Il principio "do no significant harm" si è rapidamente affermato nel contesto europeo fino a diventare uno dei parametri condizionanti l’accesso ai finanziamenti del Next Generation EU. Il contributo, partendo dall’analisi della disciplina di riferimento, ne ricostruisce le caratteristiche essenziali e, mettendo in risalto assonanze e differenze rispetto ad altri strumenti posti a tutela dell’ambiente, offre un primo inquadramento giuridico della valutazione che sottende. Anche in ragione dell’ambiguità della disciplina di riferimento, l’applicazione del principio, benché contribuisca alla definizione del ruolo economico delle istituzioni europee, presenta significative problematiche che vengono declinate anche in funzione di possibili interventi di razionalizzazione.

Giorgio C.S. Giraudi

Geoeconomia: un concetto utile per comprendere meglio l’attuale (dis)ordine internazionale?

CITTADINANZA EUROPEA (LA)

Fascicolo: 2 / 2022

Con l’introduzione del concetto di geoeconomia, Edward Luttwak indicava quella che a suo avviso sarebbe diventata la modalità egemonica di espressione della ineliminabile conflittualità interstatale nel mondo post guerra fredda. Questo articolo invece propone di utilizzare il concetto di geoeconomia in maniera differente, circoscrivendone l’applicazione all’insieme più specifico delle relazioni economiche e commerciali che vengono instaurate con finalità geopolitiche e potenzialmente coercitive. Ripercorrendo sinteticamente gli eventi storici chiave che hanno generato la crisi dell’ordine liberale, viene mostrato come un’analisi del diffuso ritorno a relazioni di tipo geoeconomico tra gli stati possa fornire un osservatorio privilegiato attraverso il quale cercare di comprendere meglio la competizione in atto per (ri)definire le infrastrutture essenziali, gli standard giuridici e le tecnologie che daranno forma e sostanza allo sviluppo economico e militare nei prossimi decenni.

Mariaida Cristarella Oristano

La transizione ecologica nel regolamento UE n. 241 del 2021: i futuri scenari del Next Generation EU

CITTADINANZA EUROPEA (LA)

Fascicolo: 2 / 2022

Il presente contributo si propone di presentare la recente strategia di cui l’Unione europea (UE) si è avvalsa per contrastare le gravi conseguenze della pandemia da Covid-19: il noto Next Generation European Union (NGEU), con specifico riferimento agli obiettivi ambientali che lo stesso si prefigge. In particolare, analizzato il principale strumento di attuazione di tale piano, e cioè il regolamento n. 241 del 2021 che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza, e valutato lo scopo della transizione ecologica predeterminato nello stesso, questo lavoro si concentra su come gli Stati membri (e, segnatamente, l’Italia) abbiano attuato l’atto europeo, facendo del proprio PNRR uno strumento in grado di orientare l’intero sistema istituzionale verso la c.d. ‘green transition’. In conclusione lo studio affronta la questione della natura giuridica del programma in esame, al fine di interrogarsi sui futuri scenari del medesimo e, di conseguenza, della trasformazione ambientale in Europa.