Sempre più frequentemente pazienti in psicoterapia ricorrono per contattare i propri curanti a messaggi vocali, giustificandone l’uso con motivi di praticità e rapidità rispetto all’impegno richiesto da un messaggio scritto. Tuttavia, i vocali costringono l’interlocutore ad ascoltare senza poter esprimere la propria opinione, nemmeno con mezzi analogici, fino alla conclusione del messaggio: una posizione scomoda per i terapeuti, abituati a ricevere e dare feedback in un confronto interpersonale che si può mantenere perfino in uno scambio di brevi messaggi scritti, vissuto come una conversazione, ma non in comunicazioni per turni successivi. Inoltre, i vocali richiedono attrezzature o spazi o condizioni che garantiscano la privacy per essere dettati e ascoltati. La nostra indagine sulle opinioni, i vissuti, la pratica degli psicoterapeuti con i messaggi vocali si è fondata sulla somministrazione attraverso i social di un questionario a 233 professionisti; particolare attenzione è stata data alla loro opinione sui presunti motivi di questa particolare scelta di messaggistica online da parte dei loro pazienti. Segue la descrizione di alcuni casi clinici che hanno incluso scambi di messaggi vocali in cui possono essere rintracciati elementi desumibili dai risultati del questionario.