RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105744 titoli

Beniamino Sidoti

Come funziona il gioco?

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2021

Guardando al gioco dal punto di vista del suo funzionamento possiamo riconoscere alcune funzioni fondamentali che ricopre nell’esperienza umana: è luogo di micro-azioni rituali, collettive e individuali, di un fare che è a sua volta un’esperienza. Il gioco è un luogo di esperienze protette, caratterizzato da forme di presenza (e compresenza) forti anche nella distanza, di condivisione e di trasmissione di memoria, sapere ed emozione. Per tutti questi motivi è un eccezionale strumento educativo, di comunicazione, di liberazione del tempo.

Jacopo Rizzuti

Giocare a perdere

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2021

L’autore espone la sua esperienza clinica con una paziente che lo ha portato a dover affrontare intensi vissuti di controtransfert e sfide per la sua tecnica e per i suoi riferimenti teorici. Nel percorso terapeutico si intrecciano i conflitti sul lutto e la perdita nella paziente, con la necessaria capacità che il terapeuta deve trovare nel fare anch’egli un lutto, riguardante le idealizzazioni rispetto alla sua stessa professione. Il "giocare a perdere", è una capacità che, quindi, si sviluppa in entrambi i partecipanti al processo terapeutico.

Anna Di Guida

Gioca con me, così posso fidarmi di me

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2021

La perdita della persona amata, come un genitore, irrompe nella vita di un bambino in modalità dirompete e traumatizzante. Mentre il mondo esterno è contraddistinto dal vuoto fisico, il mondo interno tenta disperatamente di colmare la presenza dell’oggetto amato. Cosa accade quando la persona amata mette a rischio la vita dell’altro genitore, quando la morte si impone in maniera violenta e traumatica? Queste domande orientano il delicato lavoro di costruzione di confini tra mondo interno ed esterno, tra fantasia e realtà di un piccolo paziente che mediante il gioco prova ad affrontare il sentimento di perdita, la rabbia e l’angoscia per l’esperienza di mancanza. Il contributo descrive come grazie all’utilizzo del gioco e all’analisi del transfert e del controtransfert, sia possibile fare esperienza di un buon incontro per dare l’avvio alla conoscenza dell’altro e anche di sé stesso.

Maria Ida Contarino

Dalle parole-esperienza al "rumore delle cose che iniziano"

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2021

Alcuni pazienti per poter procedere nella loro analisi devono esperire la creazione di uno spazio potenziale, come definito da Winnicott, per riprendere il gioco della loro vita. In alcuni casi è necessario giungere alle aree primitive del paziente dove non è possibile usare le parole perché ancora non nate. In questi pazienti il loro percorso di vita è stato interrotto dall’assenza di questo spazio, necessario anche per la comunicazione e lo scambio con l’altro. In analisi di questo tipo l’unica comunicazione possibile è quella da esperienza a esperienza tra analista e paziente, dove grazie alla relazione è possibile trasformare le esperienze in parole prima e pensieri poi. Dopo la realizzazione di quest’area di gioco il paziente potrà proseguire per realizzare il suo pieno potenziale, il suo senso di vivere. L’autrice descriverà l’uso di parola-esperienza nate nella relazione analitica, parole che hanno senso dentro il setting e nella relazione con la paziente e al di fuori dei quali possono sembrare pura follia.

Fulvio Cassese

Costruire il gioco con un paziente autistico

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2021

L’autore descrive un caso clinico di un adolescente autistico seguito in un centro di riabilitazione. Il funzionamento psichico del paziente non permette di giocare con il suo analista perché mancano la capacità simbolica e l’incontro relazionale in uno spazio potenziale. Per il paziente la relazione è vissuta come pericolosa, evitata e tenuta a distanza attraverso l’esercizio di un marcato controllo. Inizialmente il paziente è impegnato in un’attività solitaria che ha una doppia funzione: di autodifesa e di autocostruzione, necessarie per la propria sopravvivenza. Il sostegno silenzioso dell’analista permette il passaggio a una prima apertura relazionale, la condivisione di storie. Le storie hanno dapprima un carattere sensoriale, contraddistinto dal suono della voce e il dondolio del lettino, per iniziare ad acquisire un senso. La continuità e ritmicità sensoriale creano le basi per una prima forma di continuità dell’essere, il paziente inizia a riconoscere la presenza dell’oggetto e questa apertura crea le condizioni per la definizione di un’attività sempre più condivisa, dove l’esclusività del carattere sensoriale si indebolisce ed è possibile rintracciare i prodromi di significati più articolari. Il lavoro analitico è stato contraddistinto dalla costruzione dei rudimenti psichici, dalla definizione dei confini mentali e dalla tolleranza della vitalità relazionale, per poter iniziare a giocare con i propri pensieri. Si delinea sempre più il passaggio da un’attività solitaria e sensoriale al poter giocare "insieme".

Elisabetta Berardi

La scrittura come gioco e prima cura del trauma

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2021

L’autrice racconta un particolare utilizzo della scrittura e, nello specifico, del "giocare" con le parole come mezzo terapeutico o pre-terapeutico, utile per "raffreddare" e affrontare indirettamente aspetti traumatici e talvolta uscire, attraverso la narrazione, dall’identificazione con l’aggressore. La prima esperienza riportata è quella di un atelier proposto a un gruppo di ragazze come un gioco in cui, partendo da disegni, testi autobiografici o stralci di narrativa scelti, il materiale viene fatto girare, di mano in mano, così che dalle mani di ognuno si possa attingere alla propria mente e all’apporto che ne può dare in termini di nuova significazione. Tale modalità, pur permettendo alle diverse significazioni di unirsi e permettendo a ognuno di nutrirsene, permette al contempo a ognuno di proteggersi da un contatto esclusivo e troppo approfondito con materiali psichici molto incandescenti. Nelle altre due esperienze riportate, il rapporto è a due, terapeuta paziente, ma anche in questi casi si utilizza il giocare con le parole, con il loro transito da una mente all’altra per mezzo della concretezza di carta e mani. L’attenzione viene posta in particolare sulla dinamica che si crea nel momento in cui il materiale di qualcuno viene rimaneggiato da qualcun altro, che permette di farsi toccare dal materiale stesso, per poi restituirlo al mittente in una sorta di rêverie mediata dal testo.

Carla Vitale

Difficoltà di soggettivazione in un caso-limite

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2021

Lo scritto evidenzia la difficoltà di soggettivazione come avviene nei casi limite quando il paziente non è capace di contenere i conflitti, ma agisce le sue tensioni all’esterno. La relazione con il terapeuta ripropone il trauma originario attraverso le particolari fantasie che intercorrono nella relazione. Possiamo vedere un investimento libidico tutto concentrato sull’Io e la ripetizione della stessa sofferenza con disturbi del pensiero e l’organizzazione di difese arcaiche. Solo la presenza attenta del terapeuta può riempire il vuoto affettivo della paziente, fornire un incontro identificatorio, sostenere il Sé quale rappresentante dell’"essere vivo". È presente il "femminile melanconico" che testimonia la mancata separazione soggetto/oggetto.

Giampaolo Sasso

Il terapeuta gioca a tennis

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2021

A partire dall’interrogativo sul perché il paziente gli sembri improvvisamente estraneo, e dalla lunga rêverie in cui si immagina impegnato con lui in una partita a tennis in cui il paziente impugna la racchetta con uno stile diverso dal consueto, l’autore riflette su alcune regole implicite del lavoro terapeutico che il gioco del tennis man mano gli suggerisce. Vale in questo caso il conteggiare i punti vinti e persi, o il gioco sfuma in una dinamica più problematica, in cui l’alleanza di lavoro sottintende che un punto sia realmente vinto quando si vince in due? E può questa strana regola permettere di riconsiderare i sottili ma necessari mutamenti avvenuti nella storia clinica e teorica della psicoanalisi proprio affinché il gioco terapeutico divenisse gradualmente meno sterotipato, meno legato a schemi volti a dimostrare assunti teorici, e invece più una fonte consonante dello stare insieme in un impegno condiviso, interessato a una reciproca aspirazione vitale? Attorno al campo in cui paziente e terapeuta si confrontano in questa immaginaria partita a tennis, intuiamo uno scenario di figure passate su cui ci interroghiamo per capire se davvero il gioco è mutato e come, e se abbiamo davvero appreso da loro e dalle loro disillusioni che un punto è realmente vinto solo se si vince in due.

Valentina Caglioni

La "mancanza" di gioco nelle strutture perverse

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2021

In questo articolo, l’autrice, propone una ipotesi teorica con cui potersi muovere negli angusti spazi che si avvertono nella terapia con i pazienti con struttura perversa. L’autrice, dopo aver meglio delineato il paziente con strutturazione perversa a cui si riferisce, propone di pensare a questi pazienti come a persone che "non hanno abbastanza gioco", così come si può dire di una vite che non gira bene perché "non ha gioco", non ha spazio sufficiente per poter dispiegare il proprio movimento naturale. Riferendosi alla concezione del gioco di Winnicott, inteso nel suo doppio statuto di spazio che permette il gioco e contemporaneamente di gioco che avviene in quello spazio, l’autrice propone di pensare ai tipici meccanismi perversi di controllo dell’oggetto, manipolazione, costruzione di una neo-realtà, ecc. come tentativi di ripristinare il proprio movimento psichico che non ha potuto dispiegarsi a sufficienza nell’esperienza psichica del soggetto e che si sclerotizza pervertendosi, ripiegandosi all’interno. L’autrice porta un caso clinico a sostegno di questa ipotesi di lavoro sottolineando alcuni aspetti che caratterizzano l’esperienza perversa, in particolare un tipo di abuso psichico che non permette una buona espressione dell’aggressività con un conseguente ripiegamento verso l’interno dello spazio potenziale e d’azione del soggetto.

Rita Anna Manfredi

Gioco nei limiti - Gioco dei limiti

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2021

L’autrice prende in esame il gioco nei limiti e sottolinea l’importanza del senso di libertà che il soggetto deve vivere e provare perché questa attività risulti ri-creativa e possa permettere la distinzione fra realtà interna e realtà esterna. Nello spazio intermedio che si crea l’Io raggiunge così una identità rappresentativa e sublimatoria. Il gioco dei limiti, invece, appare una attività che cerca, attraverso rischi esterni, di negare un vuoto profondo. Il gioco diventa un feticcio che viene usato per nascondere il "mancante" e che procura al soggetto una sensazione di estasi, di vitalità e una convinzione di eternità. Il gioco d’azzardo viene presentato attraverso un caso clinico. L’autrice utilizza tecniche non classiche dal punto di vista psicoanalitico al fine di relazionarsi con il paziente e aiutarlo a uscire dalla compulsione di ripetizione.

Giuseppe Civitarese

Cosa vuol dire "giocare" in analisi?

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2021

"Giocare" in analisi ha a che fare con a) l’ascoltare il discorso dell’inconscio come se virtualmente qualsiasi cosa riflettesse il sogno della coppia o del campo analitico, b) l’interpretare il processo dell’analisi non come un rettificare le distorsioni di transfert ma come un promuovere trasformazioni, c) l’adoperare uno stile semplice, diretto e spontaneo di conversazione con il paziente. Nel nuovo paradigma della psicoanalisi, che si può definire non più epistemico ma ontologico, cioè diretto non tanto a svelare contenuti rimossi ma a promuovere nuove funzioni, la psicoanalisi dei bambini, in cui il gioco ha un posto così rilevante, fa da modello alla psicoanalisi degli adulti. I concetti di attività, vitalità, intensità, curiosità, piacere, esplorazione, spontaneità, apertura, ecc. diventano elementi che idealmente dovrebbero essere presenti in qualsiasi analisi. Nel gioco tutto è finzione e si gioca in due. Giocare serve a far crescere la mente passando per momenti di sintonizza zione emotiva (at-one-ment). Da qui la necessità per l’analista di disporre di concetti aggiornati per intuire cosa succede sul piano inconscio e condiviso della relazione.

Guelfo Margherita, Alexandre Patouillard, Federico Pone, Salvatore Rotondi, Loredana Vecchi

Costruzioni di esperienze ludiche in Campi Psicotici

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2021

Cosa succede se, in un Workshop esperienziale dentro un Seminario teorico, osiamo far convivere l’aspetto Simmetrico (Matte-Blanco, 1975) fusivo dell’essere insieme in quanto gruppo umano con l’aspetto Asimmetrico discernente del lavoro scientifico professionale? Se, attraverso un Setting basato sull’agito del gioco (Klein, 1932) e abbracciato in rêverie Bioniana, accettiamo di osservarci oscillare tra Unico e Molteplice, tra Intuizione e Interpretazione, tra il caos confusionale del protomentale continuo e lo strutturarsi di mito, identità, pensiero e senso discreti? Il risultato potrebbe essere un Workshop che scioglie le regole e logiche usuali in un gioco analitico creativo, capace di accettare il caos proprio in quanto materia ludica per eccellenza, un Workshop che non c’è dove poter oscillare tra Peter Pan e Capitan Uncino, sognatori e pensatori, gruppo e individui. L’articolo si propone di condividere l’esperienza di un Workshop così strutturato, realizzato ed esperito, anche con l’ausilio di materiale clinico, all’interno del Seminario Internazionale sul pensiero di Bion tenuto a Barcellona (2020). Gli autori intendono trasportare i lettori, con uno stile che mescola analogicamente diversi linguaggi, Campi e ambiti disciplinari, nel "manicomio" del gruppo Workshop colto nel suo tentativo di farsi gruppo capace di accettare, gestire e comprendere la sua confusione multilivello ("Io" nel "Noi", "Workshop" dentro "Seminario", Gruppo in oscillazione tra Adb e gruppo di lavoro) e sviluppare un’identità e ruolo propri all’interno del Seminario, dialogando magari con esso nell’apprendere a distinguerne la voce emergente dagli accadimenti e associazioni che attraversano sincronicamente tanto il gruppo Workshop che il Seminario stesso nel suo complesso. Con questo articolo gli autori si augurano di mostrare l’importanza fondamentale del riflettere sulla natura stessa di Workshop e Seminari in quanto Setting e sul come strutturarli per farne una parte coerente e propositiva tanto del lavoro di ricerca che dell’esperienza analitica in generale.

Adriana Gagliardi

Editoriale

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2021

Antonella Mancini, Paolo Migone

Recensioni

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 2 / 2021

Pier Francesco Galli, Alberto Merini, Paolo Migone

Tracce. La psicoterapia con Internet

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 2 / 2021

Viene riproposto un articolo scritto negli anni 1990, e pubblicato nel n. 4/2003 di Psicoterapia e Scienze Umane, sulla terapia on-line, cioè a distanza. Il dibattito sulla terapia on-line che si è acce-so dal 2020 a causa della pandemia di COVID-19 rivela diffusi fraintendimenti sulla teoria della tecnica che possono portare a errori anche nella terapia senza Internet. Molti terapeuti infatti hanno guardato alla terapia on-line con diffidenza, senza capire che è una delle applicazioni di una teoria generale della psicoterapia. Questo dibattito ha quindi un interesse sociologico, non teorico, anche perché le problematiche teorico-cliniche della terapia a distanza erano già state affrontate negli anni 1950 a proposito della telephone analysis. Questo articolo fu scritto in tempi non so-spetti, quando chi praticava la terapia on-line era guardato con diffidenza e il Consiglio Nazio-nale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) aveva addirittura vietato la psicoterapia con Internet.

Luciano Mecacci

Eros dell’impossibile di Etkind e la storiografia sulla psicoanalisi russa

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 2 / 2021

Una svolta nella ricerca sulla storia della psicoanalisi in Russia fu rappresentata dal libro di Alek-sandr Etkind Eros dell’impossibile, pubblicato in russo nel 1993, presto tradotto in varie lingue, e rivisto nel 2016 (versione sulla quale è stata condotta la traduzione italiana, apparsa nel 2020). A differenza degli studi precedenti, Etkind ebbe accesso agli archivi sovietici che erano stati aperti agli studiosi alla fine degli anni 1980 e poté così ricostruire il contesto sociale e politico che, prima e dopo la Rivoluzione bolscevica, aveva favorito lo sviluppo della psicoanalisi in Russia fino alla fine degli anni 1920. Nel libro era ampiamente illustrato il rapporto stretto tra la psicoanalisi e la cultura letteraria e filosofica in Russia nei primi due decenni del Novecento, un tema che era stato trascurato dagli studi occidentali, circoscritti alla storia della diffusione della psicoanalisi essen-zialmente dal punto di vista teorico.