RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105744 titoli

Maurizio Pompili

Intervento. La prevenzione del suicidio e l’accesso a metodi letali

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 2 / 2021

La ricerca mostra che i tassi di suicidio sono collegati alla disponibilità di mezzi letali. Ad esem-pio, è stato dimostrato che l’installazione di barriere di sicurezza sui ponti notoriamente usati dai suicidi ha un effetto preventivo senza che vi sia ricorso ad altre modalità suicidarie, e che la rimo-zione di queste barriere porta a un aumento di suicidi. Allo stesso modo, limitazioni della vendita di pesticidi e dell’accesso ai pesticidi utilizzando contenitori chiusi a chiave sono correlate con la diminuzione dei tassi di suicidio per ingestione di pesticidi. Inoltre, dato che è più facile ingerire una quantità significativa di pillole direttamente dal flacone che estraendole una per una dal blister, la diffusione di confezioni di pillole in blister ha ridotto i tentativi di suicidio con questo metodo. Questi sono solo alcuni esempi. Si ritiene che altri approcci simili contribuiscano in modo signifi-cativo alla prevenzione del suicidio.

Andrea Angelozzi

L’ipotesi dello spostamento nel suicidio: persona e situazione in psicopatologia

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 2 / 2021

Viene mostrato come l’ostacolo a taluni strumenti suicidari non porti necessariamente a spostarsi su altre modalità letali, esaminando in particolare il caso dell’intossicazione da gas domestico in Gran Bretagna e gli ostacoli per prevenire il salto dal Golden Gate Bridge di San Francisco. Il mancato spostamento sembra caratterizzare anche altri aspetti patologici, quali il gioco d’azzardo, le dipendenze o la criminalità. L’ipotesi dello spostamento è in realtà legata all’errore fondamentale di attribuzione, che privilegia gli aspetti disposizionali rispetto a quelli situazionali. Vengono esaminati bias collegati a questo errore di attribuzione, come la mancata stabilità e coerenza nel tempo e nelle diverse situazioni degli aspetti disposizionali, la mancata coerenza tra atteggiamenti e comportamenti, e gli errori che gli approcci disposizionali inducono nella previsione di compor-tamenti con il variare delle situazioni. Questi bias mettono in discussione il concetto tradizionale di personalità e il suo ruolo nella genesi dei sintomi o nella predizione dei comportamenti, e anche i modelli psicologici tradizionali che prevedono che i comportamenti siano sempre conseguenza degli atteggiamenti della persona. Il ruolo degli aspetti situazionali, specialmente dei cosiddetti "fattori canale", appare importante nella modifica di comportamenti in ambito preventivo e tera-peutico.

Gianni Francesetti

La prospettiva di campo nella psicopatologia e nella psicoterapia della Gestalt contemporanea

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 2 / 2021

A partire dagli anni 1930, la psicoterapia della Gestalt si è sviluppata dalla psicoanalisi attraverso l’integrazione di altre influenze: la psicologia della Gestalt e la prospettiva olistica, la fenomenologia e il pragmatismo americano, le avanguardie artistiche berlinesi e in seguito newyorkesi, l’attivismo sociale e politico. Due concetti centrali di questo approccio sono la concezione del sé come processo emergente e la prospettiva di campo. In quest’ottica, l’esperienza del terapeuta e del paziente sono influenzate delle tensioni intrinseche alla situazione, cioè dalle intenzionalità del campo, che tendono a completare il processo di assimilazione di quanto non è stato attraversabile. La psicopatologia emerge nell’incontro come assenza, cioè difficoltà a essere pienamente presenti. Il processo terapeutico implica una partecipazione patica e corporea da parte del terapeuta, che lascia emergere quanto spinge per prender forma ed essere integrato. Viene presentata una vignetta clinica per illustrare i tre paradigmi (mono-personale, bi-personale e di campo) utilizzabili per descrivere il cambiamento in terapia, e viene discussa una seduta terapeutica alla luce della teoria del campo.

Riccardo Marco Scognamiglio

L’inconscio digitale: la sfida di una clinica senza soggetti

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 2 / 2021

Appena ci siamo abituati a pensare la nostra epoca in termini di "modernità liquida" con Bauman (2000) e di "ipermodernità" con Lipovetsky (2004), la nascita di Internet 2.0, sempre nel 2004, ci proietta già in una nuova era, resettando radicalmente i parametri biopsicosociali. Le nuove tecno-logie privano il reale della sua consistenza, sostituendolo con la realtà virtuale dei social media. Nel mondo di Facebook, di Instagram e di WhatsApp, la dimensione del non-conscio si sta spo-stando sempre più su una polarità lontana da coordinate simboliche, verso la deriva di un corpo disabitato dalla soggettività e posseduto dai meccanismi occulti di reward-addiction del web. Co-me questa alba del post-human (Braidotti, 2013) sta cambiando la clinica? Gli adolescenti (e non) "digitalmente modificati" rappresentano la sfida a ripensare le categorie cliniche e le logiche della cura?

Morris N. Eagle

Verso una teoria psicoanalitica unificata: le basi di una Psicologia dell’Io ampliata e aggiornata

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 2 / 2021

Una Psicologia dell’Io revisionata e ampliata rappresenta la base più solida di una teoria unificata della mente e anche di una sua integrazione con i progressi delle altre discipline. Tra le aree in cui la Psicologia dell’Io richiede una revisione vi sono il riconoscimento del ruolo delle relazioni og-gettuali per lo sviluppo delle funzioni dell’Io, la relativa autonomia delle relazioni oggettuali dalle pulsioni, una adeguata spiegazione della comprensione interpersonale e una adeguata teoria degli affetti con un riconoscimento del loro ruolo motivazionale. Vengono anche discusse le implica-zioni di una Psicologia dell’Io revisionata e ampliata per la concezione della psicopatologia e del trattamento. Persino nella teoria freudiana il principale scopo della terapia espresso nel motto freudiano «dove c’era l’Es, deve subentrare l’Io» - Introduzione alla psicoanalisi (nuova serie di lezioni) (1932). Opere, 11, p. 190 - è tanto un arricchimento dell’"Io", cioè dell’esperienza soggettiva, quanto una acquisizione di insight e conoscenza di sé.

A cura della Redazione

Convegni

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2021

Elena Batocchi, Chiara Simonelli, Filippo Maria Nimbi

Desiderio e fantasie sessuali: una ricerca esplorativa su donne con differenti orientamenti sessuali

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2021

Il desiderio sessuale rappresenta la fase più complessa e soggettiva della risposta sessuale e le fantasie erotiche sono una delle sue manifestazioni più comuni. Negli anni si è cercato di promuovere un approccio più positivo e informato alla sessualità e il seguente studio ha l’obiettivo generale di esplorare se e come desiderio e fantasie sono state modificate in questo processo. Sono stati indagati il desiderio sessuale, solitario e diadico, e le fantasie erotiche in un gruppo di donne con lo scopo di evidenziare eventuali differenze tra alcuni orientamenti (eterosessuale, bisessuale e omosessuale). La ricerca fa parte di un progetto più ampio, che ha come obiettivo la validazione di un nuovo questionario: il Sexual Desire and Erotic Fantasy Inventory (SDEF). Le donne che hanno preso parte alla ricerca sono state 1094, con un’età compresa tra i 18 e i 78 anni e un orientamento eterosessuale, bisessuale e omosessuale. Gli strumenti utilizzati sono stati: un questionario per la raccolta dei dati sociodemografici, l’SDI-2 e lo SDEF. I risultati riportano delle dif-ferenze significative tra gli orientamenti sessuali, con un maggiore livello di deside-rio sessuale solitario (SDI-2: F(2,1090)=28.14; SDEF: F(2,1091)=26.93) e diadico (SDI-2: F(2,1090)=9.29) nelle donne bisessuali, che sembrerebbero riportare anche una fre-quenza più alta in quasi tutte le fantasie presenti nello SDEF.

Francesca Greco, Roberta Rossi

Mestruazioni e comportamento sessuale: il riflesso di una società intrisa di tabù

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2021

Tra i tabù esistenti sul ciclo mestruale, uno dei più radicati è quello del sesso du-rante le mestruazioni, il cosiddetto sesso mestruale. Il pregiudizio sul sesso me-struale ha un’origine biopsicosociale, di conseguenza solo un’analisi del fenomeno a 360° può aiutare a comprendere e combattere le origini di questo tabù. Inizialmente sono presi in considerazione gli aspetti psicologici della donna: come vive e concepisce le mestruazioni e di conseguenza se pratica il sesso me-struale. Successivamente si esaminano le modificazioni del profilo ormonale e quali caratteristiche fisiche si modificano nel corpo della donna durante il flusso mestruale, e come queste influenzano i rapporti sessuali in quei giorni. L’ultima parte offre una disamina di come differenti culture stigmatizzano il ciclo mestruale e il sesso mestruale e in definitiva ne ostacolano la pratica. In realtà, sotto tutti i punti di vista, non ci sono controindicazioni al sesso mestruale, anzi si hanno benefici che aumentano il benessere psicofisico della donna e rafforzano il legame di coppia. Accanto alla visione predominante di "protezione" secondo la quale la donna deve celare le mestruazioni, sta comparendo e diventando più emergente l’idea del flusso mestruale come un qualcosa di "naturale" che come tale non implica dei cambiamenti nella routine della vita della donna. Dunque, se il sangue mestruale può essere mostrato senza vergogna e in quei giorni possono essere compiute tutte le consuete attività, diventerà semplice con-cepire anche il sesso mestruale come semplice e spontaneo. In una più ampia prospettiva si comprende che eliminare questo tabù, non solo serve a restituire naturalità al fenomeno delle mestruazioni, ma costituisce un pas-so importante verso la parità di genere. In futuro, l’auspicio è che si sviluppi un di-battito più libero, che la ricerca scientifica e psicologica approfondisca questo am-bito e che si possano pertanto superare tabù e diseguaglianze legate al solo essere donna.

Paolo Antonelli, Marco Fortunati, Gioele Salvatori, Daniel Giunti

La dipendenza affettiva oggi: concettualizzazione, valutazione e trattamento

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2021

Questo lavoro si propone di presentare l’attuale stato dell’arte sul tema della dipendenza affettiva, una forma di amore ossessivo ed esasperato nei confronti del proprio partner, che nuoce al benessere della persona. Nella prima parte ven-gono trattate la definizione, la fenomenologia e la prevalenza di questa condizio-ne. Vengono inoltre esposte le principali teorie riguardanti l’inquadramento noso-grafico del problema e le considerazioni diagnostiche per differenziarlo da patolo-gie simili. La seconda parte dell’articolo riporta invece le varie ipotesi sull’eziologia della dipendenza affettiva, le principali misure per il suo assessment e i trattamenti che ad oggi sono stati proposti. Nel complesso si evidenzia che, sebbene si discuta da tempo di dipendenza affettiva, tuttora la letteratura a riguardo risulta fram-mentaria e poco chiara, il che è da considerarsi, a detta degli autori, come il princi-pale limite da superare per poter aiutare efficacemente chi soffre di tale condizio-ne.

Rebecca Eibenstein, Adele Fabrizi

Abuso sessuale e PTSD complesso: gli effetti dello stress traumatico cronico sul sistema immunitario. Strategie d’intervento

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2021

Il lavoro presenta le principali caratteristiche del PTSD complesso nel contesto dell’abuso sessuale e l’impatto che questo disturbo e la condizione di stress cronico ad esso associata può avere sulla persona traumatizzata, in particolar modo sul sistema immunitario. Una caratteristica importante del sistema immunitario è la sua capacità di reagire in modo differente in base allo stimolo specifico, ma anche la capacità di apprendimento e di memoria, mostrando come questo sistema si strutturi fondamentalmente in rapporto con l’ambiente. È sempre più evidente che le diverse modalità di risposta del sistema immunitario non dipendono solo dal ti-po di stimolo (ad esempio, virus, batteri), ma anche dal microambiente e dalle condizioni generali dell’organismo, dunque anche dallo stress psicologico. È chiaro, pertanto, come il sistema immunitario sia in grado di interagire con il sistema ner-voso e quindi con i fenomeni mentali e relazionali. Lo stress psichico di tipo croni-co che si osserva in coloro che hanno subito un trauma cumulativo interpersonale può quindi costituire un importante fattore di disfunzione del sistema immunitario, con un’alterata risposta che è alla base di molte patologie in cui il sistema immunitario svolge un ruolo cruciale. Oltre a ciò, nelle persone vittime di abuso è stato rilevato uno sfasamento del sistema nervoso autonomo, per cui risultano essere iperattiva-te da un sistema viscerale che invia loro un continuo segnale di pericolo. Questa condizione ha importanti ripercussioni anche sulla capacità interattiva e sociale, con un grave impatto sul benessere psicofisico della persona. Per questo motivo, è necessario sviluppare interventi basati su un approccio multidisciplinare e biopsi-cosociale che aiutino le persone traumatizzate a risintonizzare la regolazione au-tonomica per favorire la fiducia e un coinvolgimento sociale spontaneo, e ad ela-borare le componenti emotive e somatiche dell’esperienza traumatica.

Agnese Ruggiero, Stefano Magno, Laura Agostini, Annalisa Di Micco, Claudia Maggiore, Bianca Maria De Cesaris, Roberta Rossi, Chiara Simonelli, Filippo Maria Nimbi

Fattori cognitivi ed emotivi nella sessualità: uno studio esplorativo in un gruppo di donne con cancro al seno

RIVISTA DI SESSUOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2021

Il carcinoma mammario rappresenta la neoplasia maligna più diffusa nella popolazione femminile e, nonostante i significativi progressi nella diagnosi e nel trattamento, essa si configura come la neoplasia con la più alta mortalità tra le donne in Occidente. La diagnosi e le terapie rappresentano non solo uno sconvolgimento sul piano fisico della donna, ma hanno spesso delle conseguenze significative nella sfera emotiva, cognitiva, relazionale e sessuale delle pazienti e dei loro cari. Per quanto concerne la sfera sessuale, molti studi hanno evidenziato che le donne con diagno-si di carcinoma mammario hanno più probabilità, rispetto alle donne sane, di sviluppare disfunzioni sessuali. Partendo da questo dato l’obiettivo dello studio è quello di osservare l’eventuale relazione tra aspetti cognitivi e emotivi e le disfun-zioni sessuali nelle donne con carcinoma mammario. Sono stati indagati l’alessitimia, i pensieri automatici, gli script culturali e gli schemi cognitivi, quali fat-tori che possono caratterizzare l’esperienza sessuale di donne con tumore al seno. Lo studio è stato condotto su donne affette da carcinoma mammario che sta-tisticamente sembrano sviluppare più frequentemente disfunzioni sessuali, rispetto alle donne sane. I risultati emersi sembrano indicare che le donne del gruppo clinico evidenziano sia livelli più alti di alessitimia, sia un numero più elevato di credenze disfunzionali inerenti alla sfera sessuale, rispetto al gruppo di controllo. Partendo da questi elementi si potrebbero effettuare non solo utili lavori pre-ventivi dell’insorgenza dei disturbi sessuali nelle donne con carcinoma, ma anche efficaci interventi per contrastare il mantenimento di queste disfunzioni, avvalen-dosi di tecniche cognitivo-comportamentali, di ristrutturazione cognitiva ed introspettive.

A cura della Redazione

Recensioni

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 2 / 2021

Emilio Maria De Tommaso, Giuliana Mocchi

John Locke and Catharine Cockburn on Personal Identity

RIVISTA DI STORIA DELLA FILOSOFIA

Fascicolo: 2 / 2021

John Locke’s account of personal identity (Essay 2.27) is one of his most discussed theories. Opposing the Cartesian ontology of mind, Locke argued that the soul does not always think - for thinking is simply one of its operations, but not its essence -, and that personal identity consists in consciousness alone. Against Locke, an anonymous commentator published the Remarks upon an Essay concerning Humane Understanding (1697-99) charging Locke’s view with possible immorality. Catharine Cockburn rebuffed the Remarker’s objections, in her Defence of Mr. Locke's Essay (1702), depicting his view as more dangerous for morality than Locke’s. This paper shifts the focus from Cockburn’s defence of Locke’s moral thought, to her apology for his theory of personal identity, including his probabilistic arguments in favour of the immortality of the soul. This shift of focus yields an alternative account of Cockburn’s originality: first, because she offered a non-substance interpretation of Locke’s theory of personal identity, that, for its time, was unusual, and remains relevant for contemporary philosophical debates over Locke; and second, because, following Kristeller, in the very act of defending and articulating anew Locke’s theory, Cockburn in some sense appropriated it.