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L’obiettivo del saggio è quello di presentare una nuova ipotesi sull’ammontare del popolamento a Bologna tra il 1290 e il 1320, proponendo una cifra attorno ai 90.000 abitanti rispetto ai 50.000 fino a ora presentati dalla storiografia. Attraverso l’analisi di quattro diversi fondi documentari, tre dei quali già utilizzati a scopi demografici (liste di atti alle armi, matricole delle società, estimi, inquisizioni sul frumento), si mostrerà come in passato il numero degli abitanti sia stato sottostimato a causa di una estrapolazione dei dati esclusivamente quantitativa influenzata da alcune precomprensioni storiografiche e come i coefficienti adottati in passato non siano funzionali e utilizzabili o vadano ricalcolati.

Sara Bonati, Marco Tononi, Giacomo Zanolin

Le geografie e l’approccio sociale alla natura

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 2 / 2021

‘Natura’ è un termine ricorrente nel lessico geografico. A essa sono connessi articolati sistemi epistemologici, che producono significati molteplici e trasversali rispetto alle diverse branche della disciplina, i quali la connettono a un complesso sistema multi- e inter-disciplinare.Per questo motivo lo scopo di questo contributo non può essere quello di rendere conto della complessità insita nella concettualizzazione della natura nel pensiero geografico. L’intenzione è piuttosto di proporre una riflessione circoscritta a uno specifico quadro teorico dedotto dalla letteratura anglofona, denominato social nature, a partire dall’analisi dei testi di alcuni autori (tra tutti Noel Castree e Bruce Braun), per aprire poi la riflessione a ulteriori correnti di pensiero che a esso sono connesse (si veda per esempio la more-than-human theory di Sarah Whatmore) e provare a capire quali potenzialità racchiude dal punto di vista teorico e metodologico.Soprattutto però, obiettivo di questo numero monografico è rispondere alle seguenti domande: perché reintrodurre un dibattito sulla natura nella geografia italiana? E che cosa significa parlare di social nature oggi? Approfondire le possibili applicazioni della teoria sociale della natura, sollecitandoalcuni studiosi italiani a ragionare sul tema, è stata, a nostro avviso, un’e-Social nature geographies. Le geografie e l’approccio sociale alla natura sigenza dettata dalle potenzialità insite nel pensiero connesso alla social nature, nonché dal proliferare, in seno alla geografia italiana, di riflessioni su approcci diricerca ad esso riconducibili, ma che solo raramente hanno proposto analisi sistematicheed esaustive esplicitamente centrate sul tema.Il concetto di social nature, come risulterà chiaro negli approfondimenti a seguire, è frutto della sedimentazione di diversi influssi teorici provenienti principalmente dal marxismo e dalle sue evoluzioni contemporanee (neo e post).Questo contributo, pertanto, è da intendersi come una introduzione, e non come una review esaustiva dell’argomento, data la vastità delle linee di pensiero che coinvolge e dei dibattiti che ha alimentato. Ugualmente, non è possibile qui delineare il percorso del pensiero geografico che ha condotto alla formulazione della costruzione sociale della natura. Tuttavia, si ritiene necessario contestualizzare,seppur sommariamente, l’origine di questo dibattito.Questo lavoro, dunque, deve essere visto come un tentativo di aprire una riflessione sulla social nature, provando a riagganciarla al dibattito italiano, allo scopo di capire in che misura il suo recupero possa ritenersi utile per alimentare riflessioni sui principali cambiamenti che le società stanno vivendo nella contemporaneità e che sono al centro della ricerca geografica. Ovviamente, i contributi selezionatinon esauriscono i temi geografici, ma vogliono rappresentare un primo stimolo dacui partire per ulteriori lavori.

Stefania Albertazzi, Valerio Bini

La produzione della natura nella postcolonia: la foresta Mau (Kenya)

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 2 / 2021

Muovendosi nell’ambito dell’ecologia politica e adottando la prospettiva teorica della produzione sociale della natura, questo contributo vuole illustrare come elementi umani e non umani coevolvono, determinandosi reciprocamente, nello specifico contesto della postcolonia. Si utilizzerà il caso studio della foresta Mau (Kenya), per mettere in luce l’esistenza di quattro socio-ecologie che si fondano sulle relazioni intrattenute con la foresta e la producono, a livello simbolico e materiale. L’analisi della "natura sociale" porterà a riflettere sulle temporalità complesse della condizione postcoloniale nella quale le diverse socio-ecologie non si esauriscono in un circoscritto periodo storico, ma continuano a disegnare le intricate geografie della regione.

Stefano Malatesta

Uniche, remote e vulnerabili: il ‘bisogno di natura’ nella geo-grafia delle regioni insulari

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 2 / 2021

Il contributo discute il bisogno di un’idea di natura funzionale alla costruzione delle isole come luoghi geografici eccezionali. Questa riflessione teorica viene sviluppata facendo riferimento al campo degli studi insulari. Prima mostrando la relazione tra la natura e le categorie dell’insularità (nello specifico vulnerabilità, unicità e isolamento), in seguito proponendo alcuni modelli di isole che rappresentano l’esito materiale di questa relazione.Natura e società sono poste in posizione dialettica per mostrare come l’insularità sia ilprodotto di processi culturali e politici che si fondano, anche, sulla separazione tra antropicoe naturale.

Il concetto di ‘natura’ nella narrazione dei cambiamenti climatici è spesso abusato e oggetto di strumentalizzazione. Ciò che ne consegue è una fitta rete di disinformazione e misinformazione. Il contributo, pertanto, vuole discutere i diversi modi in cui il concetto di natura è (ab)usato in relazione ai cambiamenti climatici, partendo dalla costruzione sociale della natura. A tale scopo è discusso il ruolo del riduzionismo nella promozione di un’idea di natura intesa unicamente in prospettiva antropocentrica, entro la quale si collocano diverse narrazioni dei cambiamenti climatici: da una parte, le retoriche di ‘saveclimate/nature’, nel quale il clima/la natura sono intesi come risorsa da salvare; dall’altra, le teorie negazioniste, che sfruttano l’idea di natura costruita per mettere in discussione le evidenze offerte dalla scienza.

Sara Luchetta, Giada Peterle

Geografie letterarie della natura: appunti per un’esplorazione more than human

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 2 / 2021

Come concetto connotato culturalmente e come oggetto di ricerca, la natura ha luoghi, ma ha anche linguaggi. Uno di questi, la narrazione letteraria, è al centro della riflessione qui proposta. Adottando la prospettiva delle more than human geographies, il contributo esplora due spazi (letterari), quello urbano e quello montano, in cui la natura prende forma come soggetto attivo e creativo. Con l’analisi della natura nell’avanzare dell’urbanizzazione diffusa del Nordest, raccontata da Effetto domino di Romolo Bugaro(2015), e nell’Italia interna dell’Appennino tosco-emiliano de I passi nel bosco di Sandro Campani (2020), il testo letterario viene letto come un ecosistema di voci e soggetti, capace di suggerire sguardi altri sul rapporto fra la natura e l’umano, dentro e fuori la pagina.

Giacomo Zanolin

La natura e l’ immaginario: le aree protette come costruzioni sociali

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 2 / 2021

L’articolo propone alcune riflessioni sul significato delle aree protette nella prospettiva teorica della social nature. A partire dall’idea che la natura non ha valore in sé, ma è un costrutto culturale, viene qui presentata una discussione teorica basata su tre temi chiave, che offrono l’occasione per riflettere sul potenziale ruolo delle aree protette come elementi di una realtà costruita socialmente e come strumenti funzionali alla territorializzazione contemporanea. Le finalità teoriche sono perseguite attraverso l’analisi sintetica di un caso di studio: il Sistema Parchi dell’Oltrepò Mantovano. Il progetto innovativo che hagenerato questa esperienza singolare e il peculiare approccio alla preservazione e alla promozionedel patrimonio che la contraddistinguono, offrono pertanto spunti di riflessione utili a sostenere e rafforzare l’idea che le aree protette possono assumere un ruolo chiave nella costruzione e nella promozione di una visione alternativa di ciò che è naturale, contribuendo alla produzione di un immaginario collettivo fondato sull’ibridazione tra società e natura.

Marco Tononi

Nature urbane. Rinaturalizzare la città (post)industriale, l’esempio di Brescia

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 2 / 2021

Il processo di reintroduzione della natura in ambito urbano viene analizzato in questo contributo attraverso l’ottica della social nature e dell’urban political ecology (UPE), ricostruendo le dinamiche di interazione fra città e natura per andare oltre la dicotomia che le ha sempre caratterizzate. In particolare si ricostruisce lo sviluppo teorico della UPE in merito all’urbanizzazione della natura e al metabolismo urbano, caratterizzato da processi socio-ecologici strettamente interconnessi. Si ripercorrono quindi brevemente alcune teorieurbane che, dal primo novecento ad oggi, analizzano come la natura entri in gioco nelle diverse fasi di sviluppo della città industriale e postindustriale. L’approccio teorico è poi applicato al caso studio di Brescia, come esempio di città (post)industriale italiana, per valutare le dinamiche di rinaturalizzazione nella città lombarda.

Margherita Cisani

A ride on the wild side. Il ruolo della natura nei paesaggi della ciclabilità

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 2 / 2021

La natura assume un ruolo centrale nella costruzione, nella promozione e nella fruizione dei paesaggi della ciclabilità. Facendo riferimento ai più recenti approcci alle mobilità – intese come pratiche in grado di concorrere alla creazione di paesaggi, luoghi e identità – così come a quelli dedicati alla natura sociale, il testo si concentra sul fenomeno del cicloturismo, offrendo un inquadramento degli studi ad esso dedicato e affrontando il rapporto tra bicicletta e natura. In particolare, l’articolo individua ed esplora tre modalitàcon cui la natura entra a far parte del cicloturismo (natura concettuale, elementale e infrastrutturale).