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Dopo la Seconda guerra mondiale, si verificò nella mobilità un cambiamento di prospettiva. L’autore sostiene che lo scopo principale per lo Stato e per gli enti locali passò dalla garanzia del servizio di trasporto collettivo alla realizzazione e manutenzione di infrastrutture, dove gli Italiani potessero muoversi e sostare con i propri veicoli individuali. Eppure, all’inizio del periodo preso in esame, si discuteva di tutt’altro, con al centro del dibattito "tra-sportistico" il tema del coordinamento fra rotaia e strada, dunque fra treni e tram da una parte, camion e pullman dall’altra. A metà anni Cinquanta arrivò l’automobile utilitaria e si cominciò la costruzione dell’Autostrada del So-le, verso il 1958 la policy dei trasporti virò verso la mobilità privata. In pochi anni si diffusero migliaia di veicoli a motore, che spinsero a costruire sempre più strade e poi sempre più parcheggi, cambiando paesaggi e cambiando anche la percezione dello spazio pubblico, occupato sempre più dagli autoveicoli in sosta o in movimento.

Nel corso della storia, gli eventi drammatici e traumatici sono stati spesso lo spunto per alcune riflessio-ni metodologiche e storiografiche. Questo articolo vuole essere, allo stesso tempo, una revisione della letteratura e una provocazione metodologica e storiografica. La finalità di questo articolo è doppia. Da una parte si evidenzia, provocatoriamente, che il paradigma delle mobilità non è incompatibile con l’analisi storica e che anzi, tale paradigma, dovrebbe essere recepito da chi si occupa di storia dei tra-sporti, delle migrazioni e dei movimenti in generale. Dall’altra parte, si vuole mostrare che le scienze sociali e storiche italiane sono un terreno vergine per la diffusione di un tale approccio, poiché il para-digma delle mobilità è stato largamente trascurato. Per questa ragione, l’articolo è un implicito invito agli studiosi di storia dei trasporti a addentrarsi maggiormente nei meandri metodologici delle scienze delle mobilità.

Samuel Boscarello

Una deindustrializzazione morbida? Politica, sindacato e coesione sociale a Piombino

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 295 / 2021

Tra gli studi sulla deindustrializzazione, Piombino è un caso di sorprendente interesse: la crisi della siderurgia, cominciata nei primi anni Ottanta, non si tradusse affatto nell’impoverimento della società locale. Ciò è valso almeno fino alla grande recessione del 2008, quando sono venuti alla luce alcuni nodi irrisolti del modello di sviluppo piombinese. L’autore si concentra sulla prima delicatissima fase della riconversione economica (1979-1993), privilegiando un approccio storico-politico: in che modo le scelte amministrative e l’elevata coesione sociale hanno permesso al Pci locale e ai suoi eredi di mantenere un solido consenso elettorale? In questo quadro la deindustrializzazione si rivela un fenomeno dagli esiti contraddittori e tuttora in transizione, piuttosto che configurarsi come mero declino.

Lo studio si prefigge lo scopo di indagare le squadre irregolari di "polizia" che si formarono nell’Aviazione repubblicana, a Milano durante la Rsi, fra il 1944 e il 1945, con l’obiettivo di praticare lo squadrismo. Si tratta di una ricerca prettamente d’archivio, basata sui documenti dell’Ufficio storico dell’aeronautica militare, sul fondo Corte d’assise straordinaria di Milano e sui fondi dell’Archivio cen-trale dello stato di Roma. L’analisi si inserisce quindi negli studi sulle squadre di polizia della Repubbli-ca sociale italiana ma, allo stesso tempo, cerca di avviare un filone di ricerca specifico, che riguarda un tipo di polizia "informale", volontaria e autonoma, nata in un contesto militare, formale e istituzionalizza-to. L’esposizione descrive brevemente la condizione dell’Aeronautica di Salò, per poi entrare nello spe-cifico delle squadre oggetto di studio, analizzandone la genesi, la composizione, la struttura, le peculiari-tà. Una parte della ricerca espone quindi gli eventi storici, focalizzandosi su come queste squadre eserci-tarono il ruolo di polizia in chiave anti-partigiana. Un ampio spazio dello studio è dedicato a valutare le responsabilità dei vertici militari, mentre un altro indaga il volontarismo e le aspirazioni personali degli avieri. Ne esce un quadro oggettivo che offre ampi spunti per continuare a studiare il fenomeno delle polizie irregolari nei corpi militari, anche in chiave comparativa, soprattutto riguardo i casi analoghi con protagonista la Wehrmacht tedesca o l’esercito francese di Vichy, oltre che altri corpi italiani di stanza in luoghi percorsi da attività partigiana.

La dimensione militare della presenza alleata a Trieste tra la fine della Seconda guerra mondiale e i primi anni Cinquanta è stata in genere trascurata dalla storiografia. L’autore si propone di presentare in questa sede i primi risultati di una ricerca in tal senso. Il filo conduttore è costituito dalla pianificazione di emergenza attraverso la quale inglesi e americani cercarono di rispondere, nel tempo, a diversi tipi di minaccia: da un’eventuale aggressione localizzata da parte jugoslava (contemplata almeno fino alla crisi del Cominform del 1948) a un’invasione dell’intera Europa meridionale nell’ambito di un conflitto glo-bale. A seconda del periodo, tale pianificazione seguì degli approcci piuttosto diversi, fortemente condi-zionati dalla disponibilità di risorse e da numerose variabili di natura politica, geografica e strategica. Al fine di contestualizzare adeguatamente il fenomeno, i piani per Trieste verranno inseriti nel quadro più generale dell’evoluzione del pensiero strategico di Londra e Washington agli inizi della guerra fredda.

Marco Marino

Costruire un immaginario per la ricostruzione. L’esempio di Messina "tutta rotonda e rosa" di Giuseppe Torres

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 130 Suppl. / 2021

Le "Case Asismiche" di Giuseppe Torres sono un sistema di costruzione di edifici monolitici a pianta circolare, componibili, destinata alla ricostruzione integrale e originale della Citta di Messina dopo il Terremoto del 1908. Questo progetto e una testimonianza unica di un atteggiamento di ripristino urbano, che mette insieme innovazione tecnologica e tradizione formale, originando forme nuove e originali di insediamento.

Giulia Annalinda Neglia

Progetti per il recupero culturale. Strategie per il paesaggio urbano storico della città antica di Aleppo

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 130 Suppl. / 2021

Le distruzioni traumatiche che continuano a interessare i centri storici delle regioni mediorientali, ne hanno danneggiato la coerenza morfologica e sociale. Focalizzandosi sul recupero del paesaggio urbano nel suo complesso, questo scritto intende prospettare strategie progettuali per la rigenerazione della Citta antica di Aleppo basate su metodologie che coinvolgono la comunita locale nei processi di ricostruzione corale della societa urbana, delle case e del recupero degli spazi aperti.

Le politiche di decentramento sono oggi l’unica alternativa possibile all’esplosione urbana e le aree della MENA region interessate da conflitti sono il luogo principale dove si possono testare. Attualmente gli schemi di distribuzione delle risorse lasciano presagire che la ricostruzione avverra principalmente nelle aree urbane. Il paper indaga una alternativa attraverso la definizione degli strumenti dell’assemblea e della commissione e ne prefigura le conseguenze spaziali e urbane.

Aleksa Korolija, Cristina Pallini

Skopje 1963. Il progetto di ricostruzione tra i "giganti" e le reti

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 130 Suppl. / 2021

Il saggio esplora la ricostruzione di Skopje dopo il terremoto del 1963 che innesco la mobilitazione di aiuti e competenze internazionali. Non si trattava solo di affrontare il tema del centro in relazione alla citta storica; entrarono in gioco fenomeni insediativi gia in atto, la gestione dell’emergenza, le politiche di pianificazione regionale, quindi il ruolo geografico della citta. Skopje costitui un banco di prova per la cultura architettonica e urbanistica del dopoguerra.

Le attuali condizioni delle citta della MENA region pongono serie domande sui processi di progettazione in termini di possibili strategie di ricostruzione. Le condizioni di tabula rasa offrono molte possibilita, ma la struttura della proprieta e un grave ostacolo a una ricostruzione sostenibile. L’articolo analizza l’evoluzione dei confini urbani nelle citta siriane prima, durante e dopo la guerra, ripercorrendo i processi di metamorfosi urbana dettati da cause economiche, sociali e storiche.

Carlotta Torricelli

L’architettura delle ricostruzioni possibili. Memoria, invenzione, utopia

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 130 Suppl. / 2021

Nella dinamica delle trasformazioni urbane la catastrofe e momento di distruzione, ma anche punto di svolta che innesca nuovi processi inventivi. Dal trauma nasce l’occasione di prove progettuali che mirano non soltanto alla soluzione dei problemi, ma alla critica operativa e all’esplorazione del possibile e del nuovo. Nel paper si intrecciano visioni progettuali che intendono la costruzione della citta come luogo di origine e di ritorno del progetto di architettura e come espressione civile.

Carlo Magnani

Coltivare le diversità La ricostruzione tra territorialità, immaginari e governance

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 130 Suppl. / 2021

Ricostruire a seguito di emergenze di diversa origine richiede oggi una comprensione dei fenomeni a scala globale e locale. Da un lato i riferimenti di scenario a modelli economici e azione universali e dall’altro la comprensione delle opportunità di ogni luogo e della comunità insediata costituiscono due poli entro cui i processi di ricostruzione gravitano. È centrale l’esigenza di iscrivere dentro processi che necessitano di un grado minimo di uniformità le diversità che emergono dal rapporto con il contesto geografico, le sue sedimentazioni storiche e la costruzione di traiettorie di sviluppo specifiche.

Benno Albrecht

La ricostruzione del paesaggio a Cipro e il productive relief di Patrick Geddes

ARCHIVIO DI STUDI URBANI E REGIONALI

Fascicolo: 130 Suppl. / 2021

Alla fine del XIX secolo Patrick Geddes, tra i piu importanti pensatori del suo tempo sui temi urbani, compie un viaggio a Cipro dove sviluppa una strategia di intervento che nella sua visione possa assumere un carattere di esemplarita per l’intero Impero coloniale britannico e per i territori del medio oriente. Attraverso nuove tecnologie di gestione delle acque e di irrigazione diviene possibile innescare processi positivi di tipo economico, produttivo e sociale. In questo modo la garanzia della pace e direttamente legata all’uso accorto delle risorse naturali e sociali tracciando un percorso possibile, mai completamente esplorato.