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Caterina Selvaggi Onnis

I primissimi 40 anni di Psicobiettivo

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2021

L’Autore, direttore responsabile di Psicobiettivo, Rivista di Psicoterapie a Confronto fondata da Luigi Onnis col contributo di amici studiosi tanti anni fa, nel gennaio 1981, ripercorre con emozione vicende e caratteristiche essenziali nei primi numeri della rivista, nata nel clima drammatico degli anni di crisi della situazione politica e culturale d’Italia. Ma si seppe allora rispondere alla crisi producendo confronto culturale sperimentazione e innovazione sia sul piano sociale che teorico. È lo spirito della legge Basaglia n. 180 che abolì i manicomi e lo spirito del SSNN n. 833 che istituì tra l’altro i Centri di igiene mentale, i consultori con gli psicologi. Con questo spirito la rivista mise a confronto indirizzi psicoterapeutici diversi come la terapia sistemico-relazionale della famiglia, la psicoanalisi da Jung a Lacan, il cognitivismo. Sono le premesse dello sviluppo successivo accresciuto in questi 40 anni di nuovi indirizzi come le neuroscienze.

Pietro Barbetta

Odio: cinque speculazioni e una provocazione

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2021

In questo saggio produrrò 5 variazioni sul tema dell’odio, in ognuna si sostiene che l’odio - a differenza dei sentimenti di rancore, rabbia, invidia, gelosia, rivalsa - non è un sentimento. L’odio è un gesto del tutto consapevole, è una scelta che può dipendere dalla reazione ai sentimenti elencati sopra, o ad altri, ma i sentimenti, che sono disposizioni all’azione, non determinano ancora la decisione, la deliberazione. L’odio invece è deliberazione. Questa distinzione si è sempre più offuscata, in ambito psicologico, da quando si confonde il "benessere", qualsiasi cosa sia, con la consapevolezza, riducendo la "guarigione" psichica alla consapevolezza. Ma la Shoah, i processi stalinisti e ogni forma di totalitarismo è, in primo luogo, progetto materiale, finalità cosciente e consapevolezza. In questo senso, se Freud disse «la consapevolezza non basta», Bateson aggiunse «la consapevolezza è dannosa».

Daniele Rondanini

Il rapporto analitico con il paziente rabbioso

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2021

L’introiezione dell’immagine distorta di sé derivata dall’identificazione con il genitore abusante genera l’insediamento nel proprio sistema psichico di un sé alieno che può avere le caratteristiche di un sé sabotante, capace di attaccare e minare le realizzazioni e le relazioni sane, proprie e altrui, con pensieri, comportamenti e atteggiamenti distruttivi e autodistruttivi di natura narcisistica, grandiosa e rabbiosa. La stessa cura analitica è indotta ad affrontare l’ostilità del paziente nel setting. Per essere efficace, l’analista, oltre a intendere il non analizzato del paziente grazie al proprio controtransfert, persegue un costante impegno di autoanalisi per riconoscere ed elaborare i propri "resti non analizzati", che la relazione terapeutica lascia emergere, così da favorire lo sviluppo della cura e della relazione stessa.

Chi compie reati contro i minori è visto dall’opinione pubblica come un mostro, un "orco", nel migliore dei casi un malato incurabile che non ha niente a che fare con le persone "normali". L’odio per l’orco ha conseguenze molto gravi: impedisce di prendere atto della diffusione degli abusi sessuali nei circoli della fiducia (famiglia, scuola, associazionismo, sport, ecc.) contribuendo al negazionismo dell’abuso; ostacola l’attivazione di interventi efficaci, favorisce il diniego e la minimizzazione o l’adesione passiva allo stigma nei trattamenti.

Sandro Bazzoni

Editoriale

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2021