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Nel corso del XVI secolo l’espansione dei regni iberici verso il Nuovo Mondo aveva favorito l’azione di reti di commercio, che erano in grado di operare attraverso ampie distanze grazie anche alla disponibilità e alla rapidità dei flussi di informazione. La penisola iberica fu un’area privilegiata di interscambio culturale in cui agivano istituzioni informali, le quali basavano le loro interazioni su relazioni personali; estensione e densità delle reti sociali erano diretta conseguenza del processo di costruzione dell’impero che le Monarchie iberiche realizzarono attraverso il monopolio delle rotte commerciali. La quantità e qualità delle comunicazioni da un lato definivano le strategie messe in atto dalle istituzioni imperiali per esercitare il controllo sui domini d’oltremare, dall’altro consentivano agli agenti economici di eludere le rigide regole del commercio internazionale. Il saggio si propone di ricostruire, attraverso la corrispondenza mercantile, l’azione di queste reti sociali che furono in grado di organizzare lo scambio di prodotti dall’Europa all’Asia, e all’America, e viceversa, entrando spesso in conflitto con le istituzioni della monarchia.

Le relazioni tra la Santa Sede e la Monarchia spagnola nella seconda metà del XVIII secolo furono caratterizzate da una forte tensione. L’obiettivo principale di questo lavoro è analizzarne alcune testimonianze in determinati frangenti politici, a partire dallo studio della pratica del dono, che era parte del cerimoniale associato all’ingresso pubblico dei nunzi apostolici a Madrid. Osserveremo quattro ingressi - uno per il governo di Fernando VI (1746-1759) e tre per quello del successore, Carlo III (1759-1788) - che ci permetteranno di indagare ciò che sta dietro agli aspetti meramente materiali degli oggetti inviati dal Papa ai Re spagnoli e i membri della loro Corte nel corso del secolo.

Martha Atzin Bahena Pérez

La configuración de una ciudad episcopal: Ciudad Real de Chiapa durante el siglo XVI

CHEIRON

Fascicolo: 1-2 / 2020

Nell’articolo, l'autrice indaga il ruolo svolto dalle autorità locali di Ciudad Real nell'istituzione della diocesi di Chiapa e nel tentativo di prevenire il passaggio delle decime dei parrocchiani alle altre città episcopali. La ricerca mette in luce come nella diocesi, alla fine del XVI secolo, le decime furono utilizzate per sostenere i vescovi e, specialmente, per garantire benefici alla cattedrale e al suo consiglio, che iniziarono a provvedere ai figli dei vecinos che erano nati nella provincia. Il lavoro analizza inoltre il consolidamento della diocesi in seguito ai negoziati avviati tra i consigli e i vescovi e pone altresì l’accendo sull'interesse manifestato dalle autorità al fine di espandere le cariche ecclesiastiche nel consiglio della cattedrale e nelle parrocchie, per le quali il ruolo di mediazione svolto dei prelati presso gli ordini religiosi, il clero e il consiglio secolare era fondamentale. L’articolo si sofferma inoltre ad analizzare il processo che, durante l'episcopato di Andrés de Ubilla, portò la diocesi di Chiapa a incorporare nel suo distretto il Soconusco, territorio conteso con la diocesi del Guatemala.

L’articolo si propone di dimostrare l’importanza e il ruolo avuto dall’arcivescovo di Lima Toribio Mogrovejo (1580-1606) nella circolazione di informazioni e nel processo decisionale della Monarquía hispánica alla fine del XVI secolo. I casi di studio che si prenderanno in considerazione riguardano il governo delle doctrinas de indios, il battesimo per gli schiavi bozales e la richiesta di informazioni della Corona circa l’erezione di nuove diocesi. Attraverso l’analisi dei casi di studio si vuole mostrare l’influenza delle osservazioni e dei suggerimenti inviati dall’arcivescovo al re all’interno della legislazione per i territori americani, in particolare all’interno delle reales cédulas, e della successiva Recopilación de Leyes de Indias.

Luis Miguel Córdoba Ochoa

El Nuevo Reino de Granada ante la Rebelión de Portugal de 1640

CHEIRON

Fascicolo: 1-2 / 2020

L'articolo analizza gli eventi che ebbero luogo a Cartagena de Indias il 4 febbraio 1641 quando si seppe che il 1 dicembre 1640 i portoghesi si erano ribellati a Filippo IV. Il nuovo monarca portoghese, João IV, si affrettò a inviare a Cartagena una nave con lettere apocrife attribuite a Filippo IV. In esse si chiedeva di restituire alle isole Azzorre la flotta portoghese che era ancorata in quel porto. Tuttavia, la frode delle lettere apocrife fu scoperta grazie alla fedeltà del generale portoghese Rodrigo Lobo da Silva a Filippo IV. Si studiano le reazioni alla notizia in quanto avrebbe influito sulla fornitura di schiavi africani essenziali per la produzione di oro. Si sostiene inoltre che la perdita del Portogallo diede luogo a richieste di nuove campagne di conquista in province note per la loro ricchezza aurifera, ma che non erano state sottomesse agli spagnoli.

Questo lavoro analizza l’ufficio di procuratore che Manuel de Frías tenne a Madrid, tra il 1614 e il 1618, per rappresentare e difendere gli interessi delle città che componevano la provincia del Paraguay e del Río de la Plata. La permanenza a corte di questo agente costituisce un modo di affrontare il problema della configurazione di un canale di interazione tra lo spazio rioplatense e la corte, poiché inserisce l'ufficio del procuratore in una cornice più ampia di rappresentanza regionale. Questo approccio non solo ci permette di mettere in relazione la gestione cortigiana con le dispute di potere vissute nella stessa città di Buenos Aires, ma anche con i processi di regolamentazione normativa del commercio rioplatense, l'articolazione territoriale e la ridefinizione giurisdizionale che interessarono gran parte del sud-est dell'Audiencia de Charcas. Questo approccio al principale canale di interazione tra i cabildos dello spazio rioplatense e la Corona si è inserito e ha acquisito la sua fisionomia in un campo di comunicazione e negoziazione costituito attraverso l'azione di molteplici agenti che rappresentano interessi che, eventualmente, possono essere diversi, concomitanti o contraddittori.

Manfredi Merluzzi

Circolazione di uomini, imprese militari alle frontiere del Regno del Perù

CHEIRON

Fascicolo: 1-2 / 2020

Il controllo delle aree di frontiera, specialmente nei domini particolarmente lontani, come quelli dell’America Meridionale, non del tutto pacificati, costituiva una difficile sfida per la monarchia spagnola. In questo contributo si intende verificare, attraverso due fonti coeve, scritte da militari con una lunga esperienza al servizio del sovrano spagnolo, diverse proposte di soluzioni. Le aree trattate riguardano il vicereame peruviano, nell’area novogranadina e i territori transandini, Chaco e Tucumán. Si analizzerà il trattato di Vargas Machuca che costituisce una fonte preziosa per la comprensione del fenomeno e permette di evidenziare modalità strategiche per la pacificazione delle etnie indigene "non pacificate" lungo la frontiera del vicereame.

Durante il decennio 1560-1570, nel giovane vicereame peruviano, la produzione di testi di ordine investigativo e informativo, legittimati sull'esperienza in situ e richiesti dai sovrani spagnoli, favorì la circolazione di conoscenze sugli indios e sugli Incas che risultarono fondamentali, strumentalmente parlando, al progetto di sottomissione lavorativa promossa dalla Corona iberica. Poiché furono proprio i funzionari reali del XVI secolo ad applicare la cultura della moderna conoscenza empirica alle pratiche di dominazione e amministrazione, l’articolo - che si basa sull’analisi di un corpus limitato di documenti, composto da lettere, informes e tratados - mostra le sostanziali differenze ravvisabili nella descrizione delle popolazioni assoggettate. Mentre la descrizione degli indios si basava su criteri atavici di inferiorità e incapacità, quella degli Incas mostra come i viceré, gli studiosi e i governatori suggerissero frequentemente al regime coloniale di ripristinare le leggi precedentemente in vigore presso questa popolazione, dal momento che il loro antico sistema normativo, oltre a fornire elementi utili al disciplinamento e alla convivenza politica degli indigeni, aveva anche favorito il massimo impegno lavorativo delle comunità assoggettate.

Idamaria Fusco, Gaetano Sabatini

Conoscenza del territorio e governo dell'emergenza ai confini del Regno di Napoli a fine Seicento

CHEIRON

Fascicolo: 1-2 / 2020

Uno dei contesti nei quali la capacità di governo del territorio della monarchia spagnola fu tradizionalmente messa a più dura prova fu certamente quello delle aree di confine, che per la loro stessa natura costituivano più facilmente luogo di presenza di elementi di alterazione dell’ordine pubblico. La lotta che al principio degli anni Novanta del Seicento conduce contro il banditismo Marco Garofalo marchese della Rocca, capo dei presidi miliari delle province d’Abruzzo ai confini settentrionali del Regno di Napoli, in un’area di frontiera con lo Stato della Chiesa, costituisce un esempio della capacità dei ministri della monarchia di dinamizzare tutti i mezzi a propria disposizione per conseguire il controllo sul territorio, accompagnando l’uso della forza all’esercizio della diplomazia.

L’articolo si propone di dimostrare il ruolo avuto dalle principali famiglie aristocratiche nell’evoluzione politica del viceregno napoletano, in un periodo di grande complessità. In particolare, l’analisi si sviluppa attorno a tre momenti cardine: il linciaggio dell’Eletto del Popolo Starace nel 1585, il passaggio dal regno di Filippo II a quello di Filippo III e la progressiva crisi del potere del duca di Lerma e dei suoi alleati. I fatti del 1620 e la tormentata fine del governo del III duca di Osuna costituiscono l’ideale conclusione di una fase storica molto travagliata.

Manfredi Merluzzi, Gaetano Sabatini, Flavia Tudini

Introduzione

CHEIRON

Fascicolo: 1-2 / 2020