RISULTATI RICERCA

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Maria Gabriela Sbiglio, Lara Giambalvo, Alessandra Verri, Barbara Bianchini, Velia Bianchi Ranci

Gli effetti del presente

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2020

Il presente scritto è frutto del lavoro di un gruppo di colleghe che si sono riunite, su iniziativa di una di loro, Maria Gabriela Sbiglio, per riflettere sugli effetti della pandemia nella clinica contemporanea. La cornice di questa riflessione è stata costituita dal pensiero di Janine Puget, attraverso la lettura e l’ascolto condiviso di materiale proveniente dagli ultimi interventi in diversi convegni internazionali e seminari cui Puget ha partecipato nel periodo post pandemia. Gli autori sottolineano la situazione dell’incontro con l’alterità che crea una nuova storia, dei nuovi significati e un nuovo inconscio. Nella temporalità del presente e dall’incontro con le differenze si attivano delle "tensioni" e dei 2confini". Le differenze coesistono come "mondi paralleli", ognuna con il proprio significato, e possono produrre aperture e trasformazioni, a partire da quello che è possibile "fare insieme". Il processo del gruppo si è poi intrecciato a una rielaborazione svolta dai singoli partecipanti su alcuni dei concetti principali del pensiero di Puget, integrando anche il materiale dell’intervista da lei rilasciata alla rivista Gruppi del 2019 e qui pubblicata.

Didier Anzieu

Ciò che può e non può il gruppo

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2020

Presentiamo la traduzione di un testo di Anzieu del 1984, pubblicato nel libro di Kaës Le travail de l’inconscient. In questo testo Anzieu tocca molti aspetti della psicoanalisi di gruppo del suo tempo e ciò permette di cogliere le evoluzioni teoriche e tecniche di questa disciplina. Il saggio si apre con una breve introduzione di Kaës, che evidenzia come il metodo definisce in negativo ciò che non può conoscere, riconoscere e quindi trasformare: proprio questa è la chiave di lettura per approcciarsi e comprendere l’intero scritto. Anzieu apre il testo prendendo in esame l’interazione tra i partecipanti del gruppo, il conduttore e l’osservatore: in base al livello evolutivo il gruppo può reagire con vissuti persecutori o depressivi. I terapeuti devono far attenzione a non idealizzare il gruppo come oggetto totale onnipotente o parziale feticistico, e a non cadere quindi nell’illusione che il gruppo può tutto. L’autore prosegue parlando di diverse tecniche di conduzione di gruppo e delineando possibili scenari interattivi, spesso persecutori e conflittuali, che i gruppi stessi e i loro conduttori mettono inconsciamente in atto con e/o verso le istituzioni in cui sono inseriti. Le istituzioni, a loro volta, posso determinare e condizionare l’esistenza stessa dei gruppi e dei loro destini. Per l’autore diventa fondamentale la creazione temporanea di uno spazio transizionale in cui costruire un apparato psichico gruppale, intermedio tra quello individuale e quello istituzionale, che renda possibile la simbolizzazione, la catarsi e la perlaborazione dei conflitti vissuti tra terapeuta-gruppo-istituzione.

Luciana Bianchera, Salvatore Inglese, Alberto Eiguer, Angelo Silvestri, Alessandra Furin

Divagazioni etnopsichiatriche e psicoanalitiche sulla clinica

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2020

Proponiamo un secondo confronto con i partecipanti alla Ricerca che vuole indagare possibili integrazioni e contaminazioni epistemologiche sulla comprensione dei fenomeni migratori e sulla presa in carico dei migranti. In particolare, in questa sezione vogliamo indagare il concetto di “clinica” secondo un’ottica psicoanalitica, etnopsichiatrica e della psicoanalisi operativa. La clinica fa incontrare persone, costringendoci a fare i conti con i nostri pregiudizi culturali di appartenenza. Ci fa entrare in relazione con l’altro, un altro da sé che rimanda inevitabilmente a degli aspetti estranei, perturbanti, nell’altro e in noi stessi. Permette però anche di osservare le situazioni, ad esempio di enucleare le differenze di genere, cioè di come maschi e femmine vivono in modo diverso l’esperienza migratoria. Guardando alla clinica possiamo cogliere come la migrazione ha a che fare con la storia familiare, col transgenerazionale, con le aspettative e a volte con gli aspetti traumatici depositati nelle generazioni dagli antenati.

Emanuela Fedrizzi, Alice Marzadro, Elena Bravi

Un gruppo sui problemi interpersonali a tempo determinato in contesto ambulatoriale

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2020

Si presenta uno studio clinico di un gruppo ambulatoriale a tempo limitato con focus sui problemi interpersonali realizzato utilizzando un modello sviluppato originariamente da MacKenzie che ha concettualizzato un gruppo psicoterapeutico chiuso per adattare interventi brevi e focali all’ambito della salute pubblica. L’articolo intende illustrare l’uso del gruppo sui problemi interpersonali, esemplificare come misure individuali e di gruppo di outcome possono essere un aiuto aggiuntivo della pratica clinica e mostrare come i sintomi ansiosi e depressivi che cadono nello spettro dei disturbi dell’umore possano essere trattati con un modello di gruppo che interviene focalmente sulle relazioni interpersonali attuali. Lo studio mette in evidenza come il gruppo sui problemi interpersonali che prevede solo pochi criteri di esclusione (disturbi della condotta, fase acuta per separazioni, lutti, suicidalità, significative caratteristiche di un disordine borderline di personalità) rappresenti una modalità di trattamento a cui indirizzare un’ampia e difficile popolazione di pazienti afferenti all’area della salute mentale pubblica. 

Fiorenza Milano, Carlotta Zoncu, Angelo Silvestri, Alessandra Furin

La trasmissione transgenerazionale dei segreti familiari. Il pensiero di Irma Morosini

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2020

In questa intervista Irma Morosini racconta il suo percorso di formazione, iniziato con lo studio della psicoanalisi classica e delle teorie gruppali, in seguito utilizzate congiuntamente per analizzare le coppie e le famiglie. Il lavoro con i bambini l’ha inoltre portata a sviluppare il pensiero psicodrammatico, ed è proprio con questa tecnica che favorisce l’emersione e l’espressione dei segreti familiari, depositi transgenerazionali insiti nell’inconscio individuale e trasmessi per mezzo dell’apparato psichico vincolare.

Silvia Corbella

Contemporaneità del pensiero di Janine Puget

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2020

L’autrice sottolinea la contemporaneità di Janine Puget che permette al presente di divenire esperienza, di passare dall’impotenza a essere attori e testimoni del nostro tempo, e la valorizzazione dell’inaspettato e delle differenze. In questa situazione di pandemia sono di particolare importanza l’attenzione critica della Puget sulla modalità di dare informazioni e la sua attenzione alla costante relazione fra mondo esterno e mondo interno che implica accettare l’incertezza nella nostra quotidianità.

Anna Cordioli, Giorgio Cavicchioli, e Luciana Bianchera, Enrico Stenico

Recensioni

GRUPPI

Fascicolo: 2 / 2020

Jennifer Greene

Research and Evaluation: The Practices, Politics, and Possibilities of Mixed Methods Social Inquiry

RIV Rassegna Italiana di Valutazione

Fascicolo: 76 / 2020

For several decades now, researchers and evaluators around the globe have turned to a mixed methods approach to social inquiry as a strategy for "better understanding" the important social phenomena be-ing studied. One accomplishment of this time period is the elaboration of varied methodological framework(s) and approaches for mixed methods practice by many theorists and practitioners. It is now im-portant to turn our attention to the politics of mixed methods social in-quiry, which can also enlighten our thinking about mixed methods pos-sibilities, including the contributions that mixed methods social inquiry can make to our increasingly troubled world. Within social science, politics generally refers to the values that are advanced by a given study. Values are most commonly conveyed through our designated inquiry purpose and audience, key inquiry questions, and accompany-ing methodological design. This presentation will engage this important topic using the formal language of methodology and the common lan-guage of storytelling.

A cura della Redazione

Autori/Autrici

PRISMA Economia - Società - Lavoro

Fascicolo: 1 / 2020

Carlo Carboni

La serenità perduta: declino e crisi del "marchingegno"

PRISMA Economia - Società - Lavoro

Fascicolo: 1 / 2020

L’articolo si concentra sulle caratteristiche socio-economiche delle Marche dopo le tre recenti gravi crisi: quella globale del 2008, quella del terremoto del 2016 e quel-la pandemica. In particolare, sembra che nel momento dell’apogeo (anni Ottanta e Novanta) e nella fase di resilienza del marchingegno (negli anni a cavallo tra i due secoli), nelle Marche sia mancata la consapevolezza critica che lo sviluppo economico e sociale della regione si era realizzato grazie a una magia irripetibile. In questa prospettiva, il lavoro analizza sei articolazioni dell’attuale crisi della re-gione: il declino produttivo e quello occupazionale; la crisi della vita socioecono-mica in Appennino e la sua desertificazione a seguito del sisma; il declino etico, quello della società e, infine, quello della comunità.

Claudia Della Valle, Marco Giovagnoli, Enrico Mariani

«Non restiamo a casa da 4 anni». La pandemia nelle aree abitative temporanee del post-sisma 2016-2017 dell’Appennino Centrale

PRISMA Economia - Società - Lavoro

Fascicolo: 1 / 2020

Nell’ambito dell'ampia riflessione interdisciplinare sul tema dell’abitare stimolata dalla diffusione mondiale del Coronavirus, questo contributo si propone di indaga-re il rapporto tra l’emergenza pandemica e le pratiche abitative post-disastro. L’articolo descrive la ricerca etnografica comparativa all’interno di due aree abitative temporanee della provincia di Macerata, installate a seguito del terremoto che ha duramente colpito l’Appennino centrale nel 2016-2017. Il contributo analizza l’impatto delle misure restrittive imposte dalla normativa italiana su queste "nuove" forme abitative e mette in evidenza alcune aree critiche, considerate sia in un'ottica domestica che in una più ampia territoriale. Sebbene l’emergenza pan-demica inasprisca certamente le criticità, esse sono riconducibili alle più ampie vulnerabilità dei territori colpiti dal terremoto, la cui analisi non può prescindere dall’adozione di una prospettiva storicizzata e diacronica. Dopo aver riconosciuto il permanere di una "doppia emergenza" in questi territori, le conclusioni suggeriscono l’importanza di considerare, analiticamente e pragmaticamente, il fattore temporale del ""itorno alla normalità”, legato principalmente alla ricostruzione delle case distrutte dal terremoto.

Valerio Cuccaroni

Didattica pandemica. La digitalizzazione forzata della scuola italiana durante l’epidemia da Covid-19

PRISMA Economia - Società - Lavoro

Fascicolo: 1 / 2020

La pandemia da Covid-19 ha indotto le istituzioni scolastiche italiane a sostituire la didattica in presenza con una varietà di forme di apprendimento online. Per indicare queste forme di e-learning, il governo italiano ha fatto ricorso al termine Didattica a Distanza (DaD) creando un neologismo semantico che denuncia la mancanza di inquadramento storico-pedagogico e di un piano già predisposto, con la conseguente necessità di improvvisare. Come nel resto d’Europa, la maggior parte dei docenti ha insegnato online per la prima volta e ha trasposto a distanza le pratiche tipiche della presenza. Criticata dal movimento nazionale Priorità alla Scuola, con occupazioni di scuole e decine di manifestazioni in oltre 60 città ita-liane, alla fine del primo lockdown la DaD è stata subordinata dal Ministero dell’Istruzione alla necessità di garantire l’insegnamento in presenza, tranne che in situazioni di rinnovata emergenza sanitaria per le quali ogni scuola è stata chiama-ta a elaborare un Piano scolastico per la didattica digitale integrata. In assenza degli spazi necessari, del personale idoneo e dei trasporti sufficienti a garantire la didattica in presenza e in sicurezza, a causa dell’aumento autunnale dei contagi la DaD è tornata al 100% nelle scuole superiori da novembre 2020. In seguito alle denunce degli psichiatri sull’aumento dei ricoveri e del disagio psichico tra gli ado-lescenti, iniziate a gennaio 2021, a cui si sono aggiunti gli allarmi sull’aumento dell’abbandono scolastico, ad aprile 2021 la DaD è stata limitata al 50% in zona rossa e al 70% in zona gialla e arancione, dal nuovo Governo Draghi, dimostrando il fallimento dell’integrazione forzata della didattica digitale ma non rinunciando-vi. Stando ai dati forniti dall’osservatorio Eduscopio della Fondazione Agnelli, chi dovrebbe guidare il delicato percorso di integrazione della didattica digitale nelle pratiche educative abituali, ovvero le ventidue scuole fondatrici del movimento istituzionale delle Avanguardie Educative, promosso dall’Indire, raggiunge me-diamente ottimi risultati soltanto in ambito professionale e tecnico, mentre su 27 indirizzi che preparano all’università solo 13 figurano tra i primi posti della classifi-ca che misura i risultati dei diplomati all’esame di maturità e al primo anno di uni-versità. A fronte di questi scarsi risultati, occorre interrogarsi sullo stretto legame tra INDIRE e imprese private come le multinazionali dell’informatica e C2Group, azienda di riferimento in Italia nel settore, che fornisce ambienti digitali integrati alle scuole ed è sponsor della fiera Didacta, inserita dal MIUR tra gli eventi previsti dal piano pluriennale di formazione dei docenti.

Davide Lucantoni

Covid-19 e comunicazione istituzionale e mediatica

PRISMA Economia - Società - Lavoro

Fascicolo: 1 / 2020

L’articolo descrive i risultati di un’indagine condotta nell’area medio-adriatica durante la prima ondata della pandemia, sulle condizioni di vita della popolazione nel periodo di quarantena, raccogliendo informazioni sulle aspettative future del campione alla luce delle trasformazioni sociali portate dalla pandemia. Inoltre, viene fornito un quadro interpretativo in merito all’impatto che la compenetrazio-ne tra comunicazione politica e scientifica, all’interno delle dinamiche e dei mec-canismi narrativi dei diversi media, ha avuto sui comportamenti sociali e sulle formazioni identitarie in un contesto pandemico che mina la sicurezza ontologica degli individui. Infine, i dati relativi alle percezioni del campione sulla comunica-zione politica e scientifica vengono analizzati alla luce del fenomeno dell’infodemia, in particolare rispetto alle trasformazioni dell’agire comunicativo imposte dalla transizione digitale forzata del Paese. I risultati hanno mostrato che la fiducia nella credibilità e nelle fonti scientifiche è giudicata principalmente come sufficiente, anche se una parte non residuale del campione tende a dubitarne o a credere che si tratti di pura manipolazione. L’articolo sostiene che la comunicazio-ne scientifica non ha saputo uscire dall’impasse in cui lo scienziato legittima le sue affermazioni esercitando l’autorità che gli viene dogmaticamente attribuita dal buon senso, accettando la credibilità che gli viene offerta dal capitale simbolico proprio dei sistemi di credenze.