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L’Autore prenderà in esame la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato costituzionalmente illegittima l’automatica applicazione della pena accessoria della sospensione dall’esercizio della responsabilità genitoriale a seguito della condanna per il reato di sottrazione e trattenimento di minore all’estero. In particolare, verrà analizzato il quadro interpretativo di riferimento, l’ordinanza di rimessione, la sentenza della Corte Costituzionale e i problemi interpretativi ancora aperti, con specifico riferimento alla durata della pena accessoria e al ruolo dell’Autorità Giudiziaria penale.
L’affidamento del minore al servizio sociale è una misura soggetta a diverse interpretazioni rispetto al suo utilizzo, in quanto ha come unico riferimento la legge n. 888/56 "Minore irregolare per condotta o per carattere". Tale situazione genera non poche difficoltà nella costruzione dei progetti a favore dei minori e delle famiglie nel lavoro di servizio sociale territoriale. Per poter instaurare un confronto con la magistratura, è prima necessario che la comunità professionale organizzi spazi dedicati al dialogo allo scopo di confrontare le esperienze da cui costruire modalità operative condivise. I risultati della ricerca attuata nei sei comuni toscani conducono a una maggiore consapevolezza della presenza dell’affidamento e delle diverse modalità di gestione di esso. Il collocamento del minore, l’utilità e l’efficacia dell’utilizzo dell’affidamento a favore del minore rappresentano alcuni degli elementi di discussione tra gli assistenti sociali e non solo. Rimane di fondamentale importanza la richiesta di ricevere provvedimenti con prescrizioni specifiche e in linea con la mission della professione in un tempo definito entro cui attuarle, sottolineando l’importanza di legittimare il servizio sociale nella sua veste istituzionale in un dialogo costruttivo con la magistratura che consenta di definire protocolli operativi di riferimento.
L’articolo espone le riflessioni che scaturiscono da una decisione giudiziale del Tribunale per i minorenni di Firenze in tema di diritto alla conoscenza delle origini esercitato nei confronti dei fratelli. L’intervento rappresenta un contributo alla riflessione su un tema certamente controverso, come evidenzia la presenza di una decisione di segno diverso di cui pure sono sinteticamente richiamate le motivazioni, di fronte al quale, nel perdurante silenzio del legislatore, i tribunali minorili sono chiamati ad esercitare una complessa ponderazione delle diverse posizioni soggettive implicate nelle decisioni.
L’articolo riassume l’impatto del Covid-19 nel Sistema Giudiziario Brasiliano con l’obiettivo di discutere la proposta di completa virtualizzazione della Giustizia. Con riferimento a questa proposta, l’articolo affronta alcune sfide specifiche per la virtualizzazione: le caratteristiche del pubblico della Giustizia minorile e giovanile e le diverse esperienze sulla de-territorializzazione; il contatto faccia a faccia e la sua importanza per la partecipazione dei minori, il legame tra territorializzazione e coordinamento. L’articolo sostiene l’idea che la virtualizzazione può servire valori diversi (economici e manageriali o democratici e inclusivi) e il dibattito su queste alternative dovrebbe coinvolgere un pubblico più ampio delle sole organizzazioni legali.
L’autore nel suo contributo ricostruisce il quadro della situazione in cui si è trovata la giustizia minorile in Francia di fronte alle misure di contrasto alla pandemia, come si è modificato il lavoro giudiziario soprattutto nella prima fase di emergenza sanitaria, le criticità emerse nel difficile rapporto tra adozione di misure urgenti di protezione per i minori e rispetto delle garanzie processuali.
L’adozione internazionale è un delicato strumento di tutela dell’infanzia e si basa sull’intermediazione continua tra paesi e sulla possibilità di varcare facilmente le frontiere. Tutto questo durante il primo lockdown e, in maniera differente, anche successivamente, è stato messo alla prova in maniera inusitata. L’intento di questo lavoro è quello di descrivere sinteticamente quanto messo in atto dalla Commissione Adozioni Internazionali durante il periodo del primo lockdown fino metà settembre 2020, al fine di enucleare prassi di lavoro utili al di là dell’evento pandemico che per altro, ancora determina un completo cambiamento di scenario rispetto a ciò che accadeva precedentemente.
L’articolo indaga le modifiche introdotte dalle restrizioni dovute alla pandemia nel lavoro dei consulenti tecnici d’ufficio, evidenzia alcuni mutamenti che potrebbero determinare effetti positivi, al tempo stesso segnala a quali rischi la nuova modalità di lavoro a distanza può esporre e quali prassi debbono essere invece criticate.
L’emergenza sanitaria ha avuto un impatto significativo sulla giustizia minorile, che ha dovuto rispondere, con tempestività, per cercare di dare piena tutela ai minori coinvolti. Il ricorso alla tecnologia ha costituito uno strumento efficace che ha in qualche modo garantito il funzionamento del sistema, ma ha mostrato i suoi limiti nella gestione dei progetti di intervento e di supporto del minore e della sua famiglia, dove la presenza fisica e la ricchezza dello scambio relazionale non possono essere sostituiti dall’interrelazione virtuale.
Attraverso l’analisi dell’attività dell’ascolto coppie aspiranti all’adozione si propone una riflessione su alcuni fattori di protezione e indicatori di rischio nel progetto adottivo, specificatamente connessi allo stato di emergenza per la pandemia da Covid-19, osservati presso il Tribunale per i minorenni di Roma durante l’emergenza sanitaria.
Lo stato di emergenza sanitaria ha creato condizioni di vita inadeguate per il corretto sviluppo delle persone minori di età. Alle famiglie, per arginare i danni provocati dalla compressione dei diritti di libertà, dell’istruzione nella scuola, sono richieste competenze e risorse decisamente superiori rispetto al passato. Il dovere di protezione dello Stato a garanzia del diritto del minore al proprio sviluppo armonico, riconosciuto dalla costituzione e dalla convenzione per i diritti del fanciullo, richiede un impegno rafforzato delle pubbliche istituzioni. Al diritto alla crescita - specificità che connota la popolazione dei bambini e degli adolescenti - non è stata riservata la dovuta attenzione. Hanno ricevuto una considerazione marginale i servizi per l’infanzia e l’adolescenza. Hanno del pari ricevuto una considerazione marginale gli uffici giudiziari minorili. Le procure presso i tribunali per i minorenni gestiscono l’emergenza continuando a fare affidamento su un’organizzazione propria, creata in assenza di risorse specificamente dedicate.
L’autrice, muovendo dalla riflessione generata dall’esperienza professionale di giudice minorile vissuta nel nuovo contesto determinato dalla pandemia, si interroga sulla qualità dei mutamenti che le misure di distanziamento hanno indotto nell’azione professionale quotidiana, indagando in particolare quegli aspetti che pur non essendo oggetto di normazione specifica, coinvolgono il magistrato nel suo essere giudice e nel sistema di relazioni in cui il suo agire si colloca.
La pandemia in atto sta profondamente incidendo sulla vita di noi tutti e dei minori in particolare. La chiusura della scuola e l’utilizzazione costante e pervasiva della Dad, infatti, hanno creato notevoli problemi soprattutto a coloro che si trovano in una condizione di "fragilità psicosociale" amplificando diseguaglianze già esistenti e favorendo l’emergenza di ulteriori problematiche affettivo-relazionali. L’articolo affronta alcuni nodi critici del funzionamento della Scuola al tempo del Covid e delinea una prospettiva per una "nuova scuola" (più resiliente) da rimettere in moto alla ripresa post-pandemica.
La pandemia ha modificato in modo drammatico i servizi prescolastici. Gli operatori hanno dedicato ogni sforzo per trovare un equilibrio tra la sicurezza sanitaria e nuove modalità di impostare la vita educativa nei nidi e scuole dell’infanzia in grado di garantire il livello qualitativo raggiunto in precedenza. Genitori ed educatori hanno cercato di mantenere alta la consapevolezza dei diritti dei bambini e delle famiglie. È fondamentale ribadire il diritto di tutti i bambini di ricevere un’educazione adeguata in contesti in grado di garantire uguaglianza e inclusione. La realtà senza precedenti della pandemia ha offerto l’opportunità di sviluppare nuove strategie e ha messo in luce la centralità di una educazione ecologica, in grado di mantenere connessioni sempe più strette con l’ambiente e gli ambienti di vita.
Il contributo intende prospettare le conseguenze e le sfide che le professioni sociali hanno affrontato e continuano a fronteggiare, a seguito dell’emergenza provocata dalla pandemia Covid-19. Emergenza riduttivamente qualificata come sanitaria, mentre sono palesi i suoi effetti sulla dimensione psicosociale della vita delle persone, delle famiglie e delle comunità. Il necessario distanziamento fisico ha provocato una diminuzione degli interventi offerti dai servizi sociali tradizionalmente in presenza, incidendo fortemente su quelle prestazioni delle professioni sociali imperniate sul rapporto faccia a faccia e sulla prossimità. Scelte politiche e questioni organizzative si sono intrecciate con competenze e iniziative dei professionisti nel far fronte a esigenze di cambiamento assai repentino, di bilanciamento fra bisogni di diversa natura, compresi quelli di protezione sanitaria del personale operante nei servizi e della cittadinanza che ne fruisce, di individuazione di alternative. Orientamenti e linee guida sono stati espressi dalle comunità professionali di educatori e assistenti sociali, anche al fine di sostenere processi di elaborazione delle esperienze, così da capitalizzare buone pratiche e innovazioni nei diversi ambiti d’intervento.
L’articolo discute le importanti difficoltà e le sfide che i pediatri di famiglia si trovano ad affrontare in questo periodo di pandemia. I bambini e i giovani rappresentano le fasce più deboli della popolazione, spesso dimenticate dalle politiche pubbliche, che stanno pagando un prezzo molto alto in termini di salute non solo fisica ma anche psicologica. Il punto di vista dei pediatri costituisce un osservatorio privilegiato per l’indicazione alle politiche pubbliche circa gli interventi prioritari a tutela delle generazioni più giovani.
In questo contributo vengono approfondite le modalità attraverso cui i nuovi dispositivi digitali entrano in relazione con i processi di socializzazione e le dinamiche evolutive di adolescenti e giovani, quali influenza esercitano sui percorsi di costruzione dell’identità personale, sui processi cognitivi, emozionali e relazionali.