RISULTATI RICERCA

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Ruben Baiocco

Attualità di Welwyn Garden City e della città giardino

TERRITORIO

Fascicolo: 95 / 2020

Il contributo propone una rilettura delle teorie di Howard. L’attenzione è posta sulla relazione fra pianificazione regionale o sub-regionale e progetto economico della città giardino, considerati presupposti imprescindibili del modello (anche spaziale). Ciò, mettendo in luce alcune affinità con il più recente dibattito sulla dimensione territoriale del progetto di comunità sostenibili. Successivamente, a partire dal racconto della designazione di Welwyn Garden City come città satellite londinese, il contributo mira a indagare la relazione fra pianificazione e disegno urbano in un progetto green-oriented ante litteram, in cui l’uso delle alberature assume un significato che supera la funzione eco-sistemica.

The centenary of Welwyn Garden City is a good opportunity to take stock of the international diffusion of the British Garden City Movement and particularly the contribution of wgc as a global influencer, especially in the United States of America. The Movement has been much studied by architects, town planners and urban designers, and by urban and planning historians. Yet beyond professional circles and those that live in the garden cities, the British people remain largely unaware of the global influence of the two most important British garden cities of the twentieth century, namely Letchworth and Welwyn. The Garden City Movement impacted town planning globally, assisted in no small part by the contribution of the leading garden city advocate, Frederic Osborn.

Damiano Iacobone

Storie delle città giardino

TERRITORIO

Fascicolo: 95 / 2020

Il saggio ripercorre la lunga vicenda delle città-giardino, a partire da una sintesi delle principali caratteristiche teoriche e progettuali che costituiscono la genesi di questo fenomeno urbano: i saggi di Ebenezer Howard e le realizzazioni di Letchworth, Welwyn, ma anche Hampstead e Brentham. La repentina diffusione di questa idea di urbanizzazione ha il suo impatto anche in altre nazioni, dove alcuni tra i più importanti architetti del periodo si confrontano con il tema della città giardino: Le Corbusier, Berlage, Taut, Tessenow, anche se successivamente seguiranno indirizzi progettuali differenti. Nella terza parte si ripercorre l’impatto in Italia di queste proposte, con una prima associazione alle case popolari sino a esiti ben differenti nella seconda metà del Novecento.

Damiano Iacobone, Ruben Baiocco

Green and Sustainable Communities of Yester-day

TERRITORIO

Fascicolo: 95 / 2020

In occasione del centenario dalla fondazione di Welwyn Garden City (1920-2020), questo servizio è dedicato alla citta` giardino, da considerare forse la più radicale e rilevante eredita` del ‘town planning and design’ britannico e della tradizione utopistica. I saggi che costituiscono la sezione partono tutti da una riconsiderazione dei principi iniziali di Ebenezer Howard, mettendone in luce aspetti differenti, per analizzare la diffusione coeva del modello in ambito europeo e statunitense, o aspetti non scontati come la relazione tra pianificazione urbana e questione alimentare. L’obiettivo e` una valutazione sul lascito delle citta` giardino, come una vicenda, fra teoria e prassi, della pianificazione e del disegno della citta` all’origine di molte questioni della citta` contemporanea.

Stefano Guidarini

Progetto e ricerca

TERRITORIO

Fascicolo: 95 / 2020

Qui si riprende una riflessione, che è in corso nelle Scuole di Architettura italiane all’interno delle discipline della progettazione, con l’obiettivo di fare il punto sul progetto come strumento di conoscenza e come prodotto di ricerca scientifica, senza dimenticare la doppia natura dell’architettura da sempre divisa tra scienza e arte, tra sapere tecnico-scientifico e cultura umanistica, tra necessità pratiche (stabilità, funzionalità, durata, sicurezza, economia) e aspirazioni che si rivolgono a soddisfare necessità umane più ampie e sfumate (utilità, bellezza, figuratività e rappresentatività, comodità, riconoscibilità, creatività).

A cura della Redazione

Abstracts

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2020

Giamina Croazzo

I buccheri messicani nelle collezioni siciliane: la lettura degli inventari

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2020

Presso il Museo Civico di Catania è conservato un numero cospicuo di manufatti messicani in terracotta, riflesso di una moda molto diffusa tra Sei e Settecento, descritta in letteratura e documentata nelle nature morte dipinte. La fama di tali manufatti andò scemando dalla seconda metà dell’Ottocento, tanto che gli inventari siciliani tra fine secolo e quello successivo perdono memoria della loro provenienza.

Si intende contribuire a delineare la diffusione delle ceramiche nelle dimore nobiliari tra Sicilia e Spagna a partire dai contenuti inediti di inventari secenteschi di una famiglia siciliana come i Moncada, protagonista nei contesti sociali e di potere più elevati della monarchia cattolica. In relazione alle presenze ceramiche in altri inventari iberici e siciliani e alla loro provenienza dalla penisola italiana e dalle terre d'oltreoceano della Nuova Spagna e dall'Oriente. Attenti anche al significato e valore di tali arredi e oggetti d'uso del dibattito sul lusso nel Siglo de oro e alla preminenza tra i beni domestici di manufatti di argento.

Alberto Filippo Rapisarda

Le ceramiche siciliane del Museum of the Order of St. John di Londra

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2020

Il contributo presenta l’inedita collezione di vasi da farmacia in maiolica custoditi presso il Museum of the Order of St. John di Londra e realizzati in botteghe calatine tra il XVII ed il XIX secolo. L’autore propone una lettura dei manufatti - sette albarelli, due versatori, due anfore ed un vaso a palla - attraverso l’analisi stilistica e formale, e ne propone una contestualizzazione cronologica. La ricerca è supportata da raffronti con oggetti noti, custoditi in musei e collezioni private.

Francesca Aiello

Gli acquisti per la farmacia del Monastero dei Benedettini di Catania

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2020

Il contributo si propone di studiare, attraverso i registri di spesa, gli acquisti effettuati dai monaci benedettini del monastero di San Nicola l’Arena di Catania per la loro Farmacia o Infermeria. Le annotazioni presenti nella documentazione archivisitca, in particolare in alcuni capitoli di spesa, permettono di comprendere le esigenze dei monaci sia per l’approvvigionamento di unguenti necessari per la cura degli infermi, che per il vasellame da impiegare per la conservazione e la preparazione dei medicamenti.

Francesco Failla

Le "quartare" votive di Maria SS. del Ponte. Per un itinerario artistico, culturale e religioso a Caltagirone

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2020

Nel 1572 la Vergine appare nelle acque di una fonte a Caltagirone; l’edificazione di un santuario, l’azione dei Gesuiti, la venerazione popolare ne hanno mantenuto intatto il culto per secoli e le brocche - quartare nel dialetto locale - un tempo usate per attingere acqua, sono diventate il simbolo della devozione a Maria. Obiettivo del contributo è mostrare come questi oggetti devozionali - in terracotta e maiolica policroma - possano essere valorizzati realizzando un itinerario turistico-culturale nel quale l’intimità spirituale della comunità e la valenza dei maestri ceramisti s’incontrano per raccontare memorie, religiosità e bellezza.

Rosario Daidone

Architettura e decorazione nella maiolica siciliana

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2020

L’autore stimola una riflessione sull’importanza dell’architettura del vaso e sul nesso che esiste tra forma e decorazione, nel rapporto tra l’intervento del ‘torniante’ e quello, successivo, del decoratore. Il tema, richiamato da alcuni autori del passato, è stato spesso disatteso nelle moderne esegesi. Vengono analizzati i vincoli che legano la decorazione alla forma dei singoli vasi e le ragioni artistiche stabilite dai due operatori, in particolare nel vasellame da farmacia.

Maria Reginella

La collezione di maioliche di Giovan Battista Giuliana. Vasi da farmacia dal XVI al XVIII

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2020

Maria Reginella, Soprintendenza dei BB. CC. AA. di Palermo, mariareginella@gmail.com La collezione di maioliche di Giovan Battista Giuliana. Vasi da farmacia dal XVI al XVIII Questo studio mira a ricostruire la storia dell'acquisto della collezione di maioliche Giovan Battista Giuliana, ora esposta al museo Pepoli di Trapani. Comprende 32 vasetti per farmacia del XVI e XVIII secolo, prodotti a Trapani, Caltagirone, Sciacca e Palermo. Nel 1926 il direttore del museo Antonio Sorrentino propose questa acquisizione al Ministero, considerando la collezione menzionata come ulteriore prova dell'evoluzione della ceramica prodotta a Trapani. Tuttavia, le date e i luoghi di produzione sono stati cambiati alla luce di nuove conoscenze.

Agata Farruggio

I ritratti di uomini illustri negli albarelli siciliani cinquecenteschi

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2020

L’autrice partendo dall’esame degli albarelli cinquecenteschi di produzione italiana, e siciliana in particolare, sopravvissuti nelle collezioni siciliane pubbliche e private ripercorre il tema del ritratto di personaggi immaginari o storici presente in essi e, sulla scorta della storiografia esistente, traccia una linea di collegamento tra gli stilemi decorativi della maiolica e i coevi moduli rappresentativi delle incisioni e delle illustrazioni dei libri a stampa della seconda metà del XVI secolo.

Il saggio espone l’idea progettuale dell’allestimento del Museo Regionale della Ceramica di Caltagirone nella nuova sede in Sant’Agostino, che per la prima volta trova una sua divulgazione. Il tracciato rende nota la metodologia utilizzata per la fruizione delle collezioni musealidal ‘500 all’800, costituite da materiali eterogenei e prevalentemente da vasi da farmacia, attraverso un innovativo percorso scientifico suddiviso in cinque tematiche. La storia della maiolica moderna, supportata dalle conoscenze acquisite dalla scrivente tra Sicilia e Malta è stata presentata ripercorrendo le svariate applicazioni della ceramica calatina in vari settori.

Nel contributo sono esaminati alcuni documenti dell'Archivio di Stato di Catania riguardanti diversi aspetti della storia dell'ars aromataria siciliana tra la fine del Quattrocento e gli inizi dell'Ottocento. Questi documenti, infatti, mettono in luce il funzionamento di un’aromateria di Randazzo del XV secolo, permessi rilasciati dai Protomedici per esercitare la suddetta arte dal XVI al XVIII secolo, i farmaci presenti in due aromaterie di Biscari (oggi Acate) nel XVIII secolo, il vasellame commissionato nel XVIII secolo da speziali e commercianti del calatino a ceramisti di Caltagirone per riporvi i farmaci e le ricette prescritte per i poveri a Biscari nel XIX secolo.

Il contributo si propone di analizzare, all’interno della raccolta di incunaboli della Biblioteca del monastero benedettino di San Nicola l’Arena, gli esemplari di edizioni quattrocentesche di argomento medico che appartennero ai monaci; si analizzano inoltre alcune note manoscritte relativi ad antichi rimedi.

L’autore indaga sui rapporti tra la ceramica napoletana e quella siciliana in età aragonese. L’arte della ceramica della Sicilia musulmana confluisce in età normanno-sveva nella penisola. Un ruolo importante nella diffusione della conoscenza dei prodotti del meridione d’Italia è stato svolto dalle fiere, istituite dall’imperatore Federico II di Svevia a partire dal 1234. Quella di Viterbo (1240), in particolare, risultò strategica nel favorire la conoscenza dei manufatti meridionali nelle regioni centrosettentrionali.

Alfio Nicotra, Valentina Del Campo, Carmela Zaira Raimondo, Olga Vigo

Il "Piatto di Sicilia"

ARCHIVIO STORICO PER LA SICILIA ORIENTALE

Fascicolo: 1 / 2020

Il "Piatto di Sicilia", così denominato per l’aquila araldica del Regno svevo di Sicilia che campeggia sul recto, è un piatto in maiolica a lustro di controversa datazione, realizzato nella penisola iberica tra XIII e XV secolo. Gli Autori, attraverso l’analisi umanistica, sostengono la datazione al XIII secolo, quale opera di un’officina islamica di Valencia al servizio della regina Costanza di Svevia, figlia di Manfredi re di Sicilia e sposa di Pietro III d’Aragona.