RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105740 titoli

Fabiola Fratini

Oasi Verdi a San Lorenzo (Roma). La rigenerazione a piccoli passi

CRIOS

Fascicolo: 19-20 / 2020

Con gli accordi di Parigi del 2015 (Cop21) la sfida ai cambiamenti climatici sembra¬va giunta a una svolta. Tuttavia, come ha evidenziato Patrizia Gabellini, politica e politiche urbane hanno faticato a tradurre in sapere applicato le risposte alla gra¬vità delle questioni ambientali. L’articolo illustra una sperimentazione che intende tradurre le grandi strategie in micro azioni green da attuarsi in tempi brevi. L’obiet¬tivo di fondo è il miglioramento della qualità della vita urbana a partire dalla scala di quartiere. Il percorso intrapreso, corresponsabilizzando istituzioni, associazioni e singoli abitanti, punta al rafforzamento della presenza della natura in città, in ogni sua forma. L’iniziativa, in corso nel quartiere San Lorenzo a Roma, verifica nuove forme progettuali, come Oasi e raggi verdi, ovvero mini interventi nella logica di un green network locale. Un manifesto per una rigenerazione sostenibile, a piccoli passi, attenta alla domanda di qualità nella sfera del quotidiano.

Francesca Garzilli

Latenze del paesaggio periurbano: in dialogo con François Jullien

CRIOS

Fascicolo: 19-20 / 2020

Il paper rilegge criticamente il territorio periurbano e le sue potenzialità a partire da un’intervista rilasciata da François Jullien in merito ad alcuni concetti, pertinenti all’oggetto di riflessione, espressi all’interno del libro "Vivre de paysage ou l’impensé de la raison" (2014) . Scopo del sag¬gio è di mettere in relazione il concetto di paesaggio espresso da Jullien, riferito alla tradizione cinese, ed in particolare le sue condizioni di spazio entre ed ècart, con le caratteristiche tipiche del territorio periurbano. Questa impostazione sembra particolarmente utile per superare i limiti descrittivi e prefigurativi legati alla condizione topologica di questo spazio, frammentario, ibrido, discontinuo, contradditorio. La visione olistica sostenuta dallo studioso francese sembra infatti esaltare le potenzialità del periurbano come "campo di transizione", aiutando ad uscire da alcune secche concettuali persistenti nel dibattito disciplinare. La contaminazione tra questa interpretazione del paesaggio e gli studi provenienti dalla tradizione del landscape ecology possono così contribuire a un nuovo discorso sul paesaggio periurbano e sulle possibilità di una sua risignificazione mediante una rinnovata idea di progetto.

Lucina Caravaggi

Disconnessioni e infrastrutture di paesaggio

CRIOS

Fascicolo: 19-20 / 2020

"Roma in movimento" è il titolo di una recente ricerca dedicata al rapporto tra le forme di prigionia urbana e la difficoltà di spostarsi nella città metropolitana di Roma. L’osservazione ravvicinata dello spazio urbanizzato intorno e oltre il GRA conferma che diverse forme di urbanizzazione contemporanea sono riconducibili non solo a nuove specie di insediamenti ma all’insieme di correlazioni ecologiche e servizi funzionali che ne permettono la sopravvivenza. L’ipotesi di lavoro sinteticamente delineata in questo testo è centrata sul concetto di infrastrutture flessibili declinate come nuove ‘infrastrut¬ture di paesaggio’ a partire proprio dai temi dello spostamento sostenibile, motore della possibile riattivazione di vasti preziosi paesaggi marginali. L’ipotesi interpretativa indaga alcune categorie del progetto paesaggistico connesse al ‘movimento’ (continuità, inter¬sezione e interazione) attraverso cui dare corpo a una nuova rete di spazi e collegamenti verdi al servizio degli spostamenti alternativi alle auto, capaci di favorire nuove forme di accesso democratico alla città.

Francesco Curci, Agim Kërçuku, Arturo Lanzani

Le geografie emergenti della contrazione insediativa in Italia. Analisi interpretative e segnali per le politiche

CRIOS

Fascicolo: 19-20 / 2020

L’articolo intende esplorare l’emergente geografia della contrazione insediativa del territorio italiano. Poiché il riconoscimento di una nuova geografia della contrazione richiede un’azione di smontaggio delle immagini consolidate legate allo spopolamento e l’abbandono dei contesti montano-rurali, l’aggettivo "emergente" assume qui un ruolo fondamentale. L’ipotesi che muove questo lavoro è infatti che le cosiddette aree interne siano un ambito di contrazione del tutto consolidato. La geografia della contrazione investe però anche altri contesti. Con intensità differenti riguarda porzioni di territorio al centro nel processo di urbanizzazione novecentesca, come interstizi e frange metropolitani più fragili, le città medie con differenti livelli di centralità funzionale, i contesti periurbani e del continuum urbano-rurale di pianura e di collina, ovvero una parte consistente di quella che chiamiamo Italia di mezzo.

A cura della Redazione

Abstracts

STORIA URBANA

Fascicolo: 167 / 2020

Il presente studio si propone di ripercorrere le vicende relative alla comunita ebraica genovese, specie nel suo rapporto con gli spazi cittadini, negli anni compresi tra i primi Capitoli della nazione ebrea concessi nel 1658 e l’ultima espulsione dalla citta, decretata nel 1737 e concretizzatasi sei anni dopo. Conseguentemente all’arrivo a Genova di un certo numero di ebrei, nell’agenda politica del patriziato si impose la questione del ghetto, che richiedeva lo studio di soluzioni di natura urbanistica ma che d’altra parte presentava ricadute sociali, economiche e culturali da valutare con grande attenzione. Lo smantellamento dei cancelli del ghetto avvenuto nel 1679, e la collocazione degli ebrei nel tessuto urbano, rendeva necessario ripensare la convivenza tra la popolazione autoctona e questa minoranza. Il mancato raggiungimento dell’equilibrio, le difficolta legate all’individuazione di una nuova area per l’erezione di un nuovo ghetto, oltre al definitivo tramonto dell’idea di riattivare un imponente traffico commerciale con il Levante, furono i motivi che causarono nel 1737 la revoca dei Capitoli e la conseguente cacciata degli ebrei dalla citta.

I cambiamenti climatici e l’impronta ecologica contribuiscono ad aggravare una problematica storicamente presente nel territorio iraniano, ovvero la scarsita d’acqua. Alcune province, come quella del Khuzestan, accusano una grave insicurezza idrica dovuta non solo alla penuria della risorsa, ma anche alla sua scarsa qualita, spesso compromessa dall’inquinamento atmosferico e dagli scarichi industriali, fattori che hanno alterato l’equilibrio degli ecosistemi locali. Al fine di contrastare l’insicurezza idrica e stato predisposto un massiccio investimento nella costruzione di dighe che, tuttavia, non hanno alleviato la mancanza d’acqua, ne limitato i frequenti fenomeni di alluvione a danno di vite umane, infrastrutture, agricoltura e insediamenti abitativi. La penuria idrica e la costruzione delle dighe hanno cosi costretto numerose comunita a ristabilirsi nei centri cittadini della provincia, abbandonando i villaggi e modificando la geografia urbana con un ingente sviluppo di aree informali. Questo saggio analizza la problematica idrica in Iran osservando, in prospettiva storica, la realta del Khuzestan. Si esamineranno gli effetti sociopolitici generati dalla scarsita d’acqua e l’impatto delle dighe sul fiume Karun a livello ambientale, urbano e demografico. Si vorra concludere su come l’emergenza idrica sia attualmente determinante ad innescare proteste popolari che uniscono la richiesta d’acqua a rivendicazioni di natura politica, economica e sociale e risultano quindi una minaccia per la stabilita del Paese.

L’esperienza delle migrazioni riflette antiche tensioni e condiziona rappresentazioni identitarie molteplici. Il caso della diaspora iraniana e caratterizzato, in particolare, da flussi diretti in Occidente prima e dopo lo scoppio della Rivoluzione nel 1979. In concomitanza con gli eventi dell’11 settembre 2001, tali esodi sono accompagnati da cronache femminili di prigionia e memoir incentrati su restrizioni e prassi di confinamento di genere nel contesto della Repubblica Islamica. A quarant’anni dallo spartiacque storico e traumatico della Rivoluzione Iraniana, e obiettivo di questo contributo accantonare la fissazione occidentale sul velo islamico e le narrazioni imperniate su ritratti femminili di segregazione, per prendere in esame una selezione di poesie a firma di tre autrici irano-americane - Laleh Khalili, Aphrodite Desiree Navab e Persis M. Karim - appartenenti a diverse generazioni di espatriati, nonche distinte per carriere professionali. I componimenti verranno analizzati per mettere in luce una dimensione piu sottile e vulnerabile di riscrittura del se incentrata sugli sdoppiamenti di simbologie, memorie e retaggi culturali connessi a motivi di perdita, straniamento e "stati del tra". Le poesie saranno lette, infine, come spazi di riconfigurazione di un discorso sul passato e di drammatizzazione del rapporto tra un se che (re)immagina e un’identita diasporica sempre piu plurale.

L’antieuropeismo e l’antiamericanismo sono sentimenti che varcano i confini strettamente geografici dell’Occidente e, giocoforza, trovano rilievo ed una loro precipua collocazione in una dimensione culturale che risente dell’epoca della decolonizzazione, della lotta ideologica, inserita in un contesto si bipolare, ma anche di ambizioni di terza via. Cosi sara in Africa ed in Asia, nelle sue propaggini sud-orientali, indiane, ma anche in uno dei paesi piu dicotomici della parte occidentale di questo continente: l’Iran, nel quale un sentimento inizialmente filo-americano si contrapporra a pulsioni antibritanniche, sino a mutare in un acceso antiamericanismo, che diverra icona e strumento antioccidentale. I livelli di tali sentimenti saranno molteplici, funzionali ora alla dimensione interna, ovvero al consolidamento di un fragile potere uscito dalla Rivoluzione del 1978-79 e messo immediatamente alla prova da un drammatico quanto durissimo conflitto con l’Iraq, ora a quella esterna, nel tentativo di identificare un nemico comune da combattere, per coagulare le varie componenti militanti che avevano condotto alla rovinosa caduta della monarchia Pahlavi. Attraverso l’attento uso della propaganda, i sermoni, gli slogan, poster e murales, il regime cerchera di mantenere vivo questo sentimento. Una costante che caratterizzera parte della narrativa iraniana dell’ultimo sessantennio.

Anna Vanzan

Genere e spazio a Tehran: esclusione, contestazione e rinascita

STORIA URBANA

Fascicolo: 167 / 2020

In Iran, almeno da quarant’anni, ovvero dall’instaurarsi della Repubblica Islamica d’Iran, le donne stanno rinegoziando gli spazi loro concessi, compresi quelli urbani. La capitale Tehran, vero microcosmo e barometro sociale dell’intero Paese, si presta come caso di studio per verificare progressi e/o regressioni nel rapporto tra spazio urbano e generi svantaggiati, non solo quello femminile, ma pure quelli rappresentati nell’acronimo LGBTIQ.

A cura della Redazione

Libri ricevuti

SOCIOLOGIA DEL DIRITTO

Fascicolo: 3 / 2020