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Fiorenza Manzalini

Turgot, the Fondations and the questionv of social needs

HISTORY OF ECONOMIC THOUGHT AND POLICY

Fascicolo: 1 / 2020

This paper focuses on the entry Fondation, compiled by Anne-Robert-Jacques Turgot and published in 1757 in the Encyclopédie. Turgot analyzes the phenome-non of fondations from the socio-economic point of view. In order to assess whether these ancient institutions were suitable for a society moving towards modernity, he uses public utility as the sole criterion of assessment. According to Turgot, the fondations were an obstacle to free enterprise and free market, as on the one hand they accumulated and immobilized capital by subtracting it from productive and profitable investments and, on the other hand, they provided assis-tance and charity without adequate labour promotion by encouraging idleness. Also for these reasons Turgot is in favour of the suppression of these ancient institutions and he prefers the figure of the individual, active and responsible, or free associations of individuals. However, Turgot’s attack on fondations seems only one aspect of his broader criticism of all the institutions that were supporting the ancient social order.

Miguel D. Ramirez

Capital as a social process: A Marxian perspective

HISTORY OF ECONOMIC THOUGHT AND POLICY

Fascicolo: 1 / 2020

This paper analyzes the very important notion of capital from a Marxian perspective as opposed to a neoclassical one. It is argued that when capital is viewed as a historically determined social process (relation), rather than as a thing or a col-lection of things, it tends to assume certain specific forms more often than others depending on the particular stage of economic history. Capital thus refers simulta-neously to social relations and to things. Given this frame of reference, notions such as money and property capital are more easily accommodated and conse-quently are not written off as financial or fictitious capital - not real capital because they produce nothing. The paper also focuses on Marx’s important analy-sis of the time of production and the turnover of capital in terms of the production of surplus-value (profit). It then examines Marx’s equally important and prescient analysis of how the turnover speed of capital is affected by the time of circulation of commodities (the realization of surplus-value) and the growing use of credit (in its various forms) in the capitalist system. Finally, the paper turns its attention to the economic role of time as it relates to interest - bearing capital - one whose clear comprehension rests on viewing capital as a social construct.

Mario Pomini

Interpreting the path of Italian economic thought: The contribution of Eraldo Fossati

HISTORY OF ECONOMIC THOUGHT AND POLICY

Fascicolo: 1 / 2020

In this article, we focus on the figure of Eraldo Fossati, He was a protagonist of the development of Italian economic thought in the central decades of the last century. At the beginning he tried to dynamize the Paretian theory of general equilibrium. In the first phase he emphasized the role of true uncertainty following the Austrian tradition. Ended a short corporatist parenthesis, after the second world war he supported the Keynesian theory and made an original proposal to reconcile Pareto and Keynes, considering the latter not as a revolutionary economist but rather as an innovator who furnished new tools to understanding the real workings of contemporary economic systems with their chronic unemployment. In fact, after the Second World War Fossati was one of the main exponents of the Keynesian turn in Italy.

Stefano Solari

Leopold Kohr theorist of economic decentralisation

HISTORY OF ECONOMIC THOUGHT AND POLICY

Fascicolo: 1 / 2020

The work of Leopold Kohr has attracted attention from social scientists in the field of international political studies, but few political economists have studied his theoretical argument in detail. Few students have tried to unite economic and polit-ical arguments to understand his contribution in a more analytical way. We will argue that Kohr’s principal theory (diseconomies of scale) was inherently econom-ic, an attempt to elaborate on the concept of scale in a broader perspective and in a more complex way, including the idea of quality and, in particular, power rela-tions. In this paper, we try to make sense of Kohr’s idea of decentralisation by studying his contributions from a political economy perspective. Moreover, con-clusions will be drawn that relate Kohr’s view to present-day governance problems in the European Monetary Union, in which actual governance reflects all dangers that this scholar feared.

Paolo Gasca

Il mercato del lavoro dei professionisti dell’educazione e della formazione

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 112 / 2020

Ci troviamo oggi a combattere una guerra contro un nemico invisibile, che ha impattato pesantemente non soltanto sulla dimensione familiare e sociale di ciascuno, ma anche sulla sfera lavorativa. Il contratto psicologico che lega gli individui e le organizzazioni è stato stravolto e ridisegnato, lasciandosi alle spalle valori quali "sicurezza" e "appartenenza". Quello che si prospetta è un futuro del tutto nuovo, in cui i concetti di "habitat professionale" e di "work-life balance" assu-mono nuove accezioni e in cui appare necessario riscoprire il rapporto fra azienda e persone, per dare vita a un nuovo "umanesimo aziendale" che recuperi la centra-lità della persona e permetta all’individuo di esprimere se stesso e tutte le proprie potenzialità. Come? Attraverso modalità maieutiche capaci di sviluppare nuove capacità e qualità individuali e di accompagnare le persone in un ineludibile riposi-zionamento professionale e, soprattutto, personale. Occorre passare dall’obiettivo di gestire a quello del "prendersi cura" delle persone dando un nuovo senso, una nuova prospettiva al contratto psicologico. E qui entrano in gioco i professionisti della formazione, la cui sfida è, oggi più che mai, quella di dare vita a un nuovo pensiero gestionale, a nuove idee, e di sostenere le persone in un percorso di crescita che permetta loro di confermarsi come il vero differenziale di competitività.

La figura del consulente dei processi di apprendimento delle organizzazioni (CPAO), profilo ad oggi ancora poco codificato se pur già presente nel mercato del lavoro, prevalentemente nelle organizzazioni di piccola e media dimensione, coglie la necessità di ridefinire la propria funzione e le proprie skill in base ai cambiamen-ti di scenario e strutturali che le aziende sono chiamate a compiere nel breve e medio periodo. Per questo avere una visione prospettica, non solo del ruolo, ma anche dei fattori, esogeni alle organizzazioni, consente di tracciare le direttive su cui ri-progettare la professione del CPAO nell’era Industria 4.0. Chi scrive, proverà ad elaborare le risposte ai seguenti interrogativi: - Quali sono le nuove skill di cui il CPAO deve dotarsi per sostenere i processi di trasformazione digitale e tecnologica delle organizzazioni? - Quale è il ruolo che può avere il CPAO all’interno dei contesti organizzativi caratterizzati da profonde trasformazioni tecnologiche e digitali? Questa riflessione vuole dare un primo contributo alla definizione di una nuova visione e dello scopo del profilo CPAO per aggiungere valore all’interno del nuovo scenario di riferimento.

L’articolo propone una riflessione su quanto l’educazione degli adulti può offrire per rispondere al bisogno di innovazione che attraversa la nostra società. In un contesto segnato da una crisi sanitaria che sta acuendo l’inadeguatezza di assetti organizzativi e sociali tradizionali, l’idea di innovazione sociale coincide con quella di "trasformazione", intesa come mutamento di prospettiva e pilastro sul quale costruire e modellare il futuro per mezzo di una più proficua "connessione" fra cittadini, ricercatori, imprese, governi. Considerare l’educazione degli adulti un fattore che abilita i diversi tipi di innovazione - tecnologica, organizzativa o socioculturale - significa adottare una prospettiva human-centred che orienta riproduzione, modifica e creazione delle condizioni strutturali e socioculturali, grazie a processi inclusivi e collaborativi e a rinnovate capacità di pensiero di azione.

Il saggio, partendo dalla diffusione delle Professional Bio, con un taglio di se-miotica pedagogica, indaga il valore formativo della narrazione mettendo in evidenza i suoi aspetti tecnico-formali, i suoi espedienti e i suoi schemi principali. Questi tre elementi vengono analizzati per evidenziare il profilo delle Narrative Skills degli autori di questi testi, di coloro che sono chiamati a valutarli e, infine, di coloro che hanno compiti di formazione nei contesti professionali e intendono utilizzare strategie narrative. In conclusione, viene proposto uno strumento per la va-lutazione della competenza narrativa in tutti i contesti in cui essa si manifesta.

Daniela Frison

Fuori aula: contesti, ruoli e interlocutori dei professionisti della formazione 2020

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 112 / 2020

La professione del formatore è stata caratterizzata nell’ultimo ventennio da profondi cambiamenti che richiedono ai corsi di studio universitari e ai servizi di placement di interrogarsi sulla variabilità e multidimensionalità di ruoli, compiti e contesti nei quali essa può declinarsi. Con l’obiettivo di avviare un processo di riflessione sul tema, il contributo intende, da un lato, esplorare le linee di sviluppo della letteratura scientifica e metodologica rivolta ai formatori ed emergente dal lavoro e della ricerca sul campo, e dall’altro sollecitare una conversazione con pro-fessionisti del settore volta ad esplorare tendenze e traiettorie recenti della profes-sione. In conclusione, si identificano linee di sviluppo della professione accanto a spazi e bisogni di approfondimento e di analisi collegati a tre dimensioni chiave emergenti: il ribaltamento da una prospettiva di teaching ad una prospettiva di learning, l’urgenza di un ampliamento della formazione metodologica e l’importanza dell’adozione di metodi afferenti al non-formale ed ai processi di in-novazione.

Isabella Degli Esposti

MindSet Coach: supportare persone e organizzazioni nei cambi di paradigma

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 112 / 2020

La figura professionale del Coach da alcuni anni è entrata a pieno titolo nelle organizzazioni. La complessità del contesto attuale richiede anche a questo ruolo di assumere una prospettiva più strategica ed in grado di leggere i presupposti, i nessi causali tra l’efficacia, ma anche l’eccellenza, e la mentalità che le rende pos-sibili. L’obiettivo è quindi spostare l’asse dell’azione di coaching dai comporta-menti al mindset della persona al fine di rendere realmente efficace e duraturo il processo di crescita intrapreso. Per questo si parla di Mindset Coach.

Orsola F.O. Arianna

Il formatore nella mediazione e conciliazione dei conflitti

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 112 / 2020

Il mondo della mediazione e della conciliazione dei conflitti è vasto e la formazione deve adattarsi ed essere specifica in ogni ambito ma anche trasversale, essendo comuni le tecniche di gestione dei conflitti. Il formatore deve avere quindi conoscenze e competenze: nella formazione (al fine di impostare e condurre la lezione scegliendo i contenuti e le modalità di svolgimento più idonei ai discenti e al tipo di evento); nelle tecniche di gestione del conflitto e di interazione comunicativa; nella gestione delle emozioni; nella metodologia delle procedure facilitative ed aggiudicative di negoziazione e di mediazione; nella normativa e nella giurisprudenza Nazionali, Comunitarie e Internazionali; in tutte le materie oggetto della formazione specifica che dovrà garantire. Questo contributo vuole offrire una panoramica generale, anche se non del tutto esaustiva, della figura, del ruolo e della funzione del formatore nell’ambito della mediazione, della conciliazione e, più in generale, della gestione dei conflitti nei diversi ambiti.

Il lavoro sviluppa una riflessione sul ruolo dei professionisti dell’educazione nella cooperazione internazionale, tentando di coniugare l’area dello Sviluppo Umano con quella della Formazione. Ci si muove su un terreno impervio dove in entrambi i casi la regolamentazione normativa, gli sbocchi occupazionali della formazione universitaria, il mercato del lavoro e le figure professionali presentano alcune criticità. Il campo della solidarietà internazionale esprime un bisogno di professionalizzazione delle proprie risorse umane; la dimensione formativa emerge come una categoria implicita e trasversale alle azioni di sviluppo che non può essere oggetto di interesse esclusivo di progetti realizzati in ambito educativo. Il contri-buto coglie queste sfide e, muovendosi da un’area disciplinare all’altra, cerca di definire i processi lavorativi, le aree di attività e le competenze educative dell’Operatore dello Sviluppo Umano, dunque del Professionista dell’Educazione che ricopre questo ruolo.

Le trasformazioni occorse nel tempo nella cultura del sistema penale e peni-tenziario hanno inciso sulla identità professionale dei professionisti della funziona-lità giuridico-pedagogica. Il passaggio ad una cultura "rieducante" del sistema-carcere nel secondo dopo-guerra ha messo in luce una nuova identità, un nuovo ruolo cui non sempre si accompagnano nuove consapevolezze e pratiche educative. Il contributo intende ricostruire l’identità di ruolo del funzionario giuridico-pedagogico all’interno delle professioni educative e formative. A tal fine sono utilizzati elementi di rappresentazioni degli attori organizzativi e prospettive identita-rie legate al modo in cui ogni istituto costruisce il senso della professionalità giuridi-copedagogica con i dispositivi in uso e alimenta la cultura del lavoro educativo in carcere. Il contributo si conclude con alcune riflessioni sulla configurazione del funzionario giuridico-pedagogico come "specialista del trattamento" in relazione alla sua capacità di gestire ogni elemento del proprio lavoro in chiave educativa e di co-struire in autonomia il senso del suo ruolo professionale.

Giovanna del Gobbo

I professionisti dell’educazione alla sostenibilità ambientale

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 112 / 2020

La riconversione e riorganizzazione dei processi economici (greening) e una dif-fusa responsabilità, anche individuale, rispetto all’ambiente e al territorio nella direzione di una "green society" oltre che della "green economy" sembrano poter aprire un potenziale mercato del lavoro dei professionisti dell’educazione alla sostenibilità ambientale. Le unità professionali operanti in attività di educazione, formazione e sensibilizzazione ambientale ad oggi sono varie. Le attività sono svolte, per lo più, da figure operanti in ambiti e settori diversi (public utilities, turismo, servizi culturali, escursionismo, tutela del patrimonio ambientale, agricoltura, educazione e istruzione, ecc.) vanno a definire una famiglia dai contorni indistinti, senza una univoca definizione di ruoli, aree di attività, competenze e percorsi for-mativi. Il presente contributo intende offrire uno sguardo introduttivo su un pro-blema che richiede necessariamente un approccio sistemico e sollecita la riflessione pedagogica sull’ambiente ad una interlocuzione più forte e mirata con il mercato del lavoro a garanzia di processi di professionalizzazione la cui utilità sociale ed economica sembra indiscutibile.

Claudio Melacarne

La consulenza pedagogica nella prospettiva del professionalismo

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 112 / 2020

Il presente contributo intende offrire una lettura della figura del consulente pe-dagogico dentro l’evoluzione degli attuali scenari professionali. Nella prima parte sarà presa in esame la letteratura che ha sviluppato il dibattito sulla funzione consulenziale che caratterizza molti professionisti dell’educazione e della formazione. Nella seconda parte sarà approfondita la letteratura sul professionalissimo organizzativo al fine di esplorare nelle conclusioni le possibili evoluzioni del costrutto di consulenza pedagogica dentro i nuovi scenari professionali. .

Clara Silva

Il coordinatore pedagogico dei servizi per l’infanzia: una professionalità in fieri

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 112 / 2020

L’articolo ricostruisce nelle loro linee generali le motivazioni sociali, culturali ed educative che hanno portato alla nascita della figura professionale del coordinato-re pedagogico dei servizi educativi per l’infanzia in Italia. Mostra poi come tale figura sia stata introdotta in modo stabile all’interno dell’equipe educativa nel set-tore sia pubblico che privato tramite normative regionali in assenza di un quadro legislativo nazionale. Illustra inoltre le funzioni e le principali competenze necessarie per svolgere la professione di coordinamento pedagogico, facendo emergere le ricadute del suo operato in termini di accessibilità e di qualità.

Loretta Fabbri, Alessandra Romano

Professionisti X. Quando lo sviluppo professionale non è prevedibile

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 112 / 2020

Il contributo articola una riflessione sulle nuove sfide per le professioni che sono elicitate dalle radicali trasformazioni in atto nel mondo del lavoro, sempre più digitalizzato, ubiquo e in rapido e costante cambiamento. Che cosa richiedono queste profonde e radicali trasformazioni ai professionisti? Quali interrogativi pon-gono ai sistemi formativi? Come si formano professionisti X, in grado di attraversare scenari lavorativi incerti e di farlo con capacità di immaginazione e competenza di creatività? L’articolo risponde a queste domande facendo riferimento agli studi sul neo-professionismo (Butera, 2020), agli studi sulle pratiche (Gherardi e Lippi, 2000; Sennett, 2000; Wenger, 2006) e agli studi organizzativi (Weick e Sutcliffe, 2010) che hanno offerto chiavi interpretative per intercettare le sfide future della ricerca sulle trasformazioni organizzative e professionali.

Vanna Boffo

L’Università per le professioni educative e formative

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 112 / 2020

Il tema al centro dell’interesse dell’articolo riguarda il rapporto fra formazione e lavoro e, conseguentemente, un rinnovamente del significato di epistemologia professionale all’interno dei Corsi di Studio Magistrali di area pedagogica. La do-manda principale della ricerca è inerente al modo di indagare e costruire una epi-stemologia per le professioni educative e formative. Viene proposta l’adozione del-la matrice TECO-D per le competenze educativo-formative dando evidenza della sua applicazione all’offerta formativa proposta dal CdS LM 57 e 85 dell’Università degli Studi di Firenze. La matrice viene indagata attraverso l’applicazione alla Scheda SUA, offrendo una dimostrazione del rapporto fra la definizione di una epistemologia professionale e le competenze da utilizzare per le professioni educative e formative.

L’articolo si propone di dare ordine alla rappresentazione del mercato del lavoro delle professioni educative e formative. Per questo esso cerca di adattare il sistema di classificazione ISTAT al riordino di tutte le professioni che operano per conseguire learning outcomes in un quadro che le accomuni in ragione dell’analogia dei processi che presiedono e che richiedono capacità/comportamenti organizzativi omogenei. Lo studio approfondisce anche l’analisi della tipologia dei providers che occupano tali professioni anche al fine di pesarne il ruolo all’interno del mercato della formazione. Il lavoro si conclude con l’applicazione del modello di classificazione alla categoria di professionisti impegnati nel campo della formazione continua nelle organizzazioni.

Paolo Federighi, Vanna Boffo, Loretta Fabbri, Giovanna del Gobbo, Francesca Torlone

Presentazione

QUADERNI DI ECONOMIA DEL LAVORO

Fascicolo: 112 / 2020