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Antonella Monastra

La sessualità nell’adolescenza tra diritti e responsabilità

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 3 / 2020

L’Agenda 2030 dell’Onu ha individuato 17 macro-obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile basati sui diritti, sull’equità e sul genere. Due tra gli obiettivi fissati, con i relativi indicatori, prevedono che venga garantito l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva per tutti. Nello stesso anno, il Governo italiano ha istituito il Fertility Day e nel 2016 ha avviato lo Studio Nazionale Fertilità per l’elaborazione dell’omonimo Piano Nazionale. Una parte dello studio, rivolto ad un campione rappresentativo di adolescenti, ha esplorato conoscenze, atteggiamenti, fonti informative e comportamenti agiti nell’ambito della sessualità per una programmazione di interventi mirati. A partire dagli impegni assunti dalle istituzioni e dai dati emersi dall’indagine si evidenzia la difficoltà dei decisori nel tradurre responsabilmente in politiche sanitarie concrete quanto pianificato. Vengono prese in considerazione criticità e carenze che rendono difficilmente esigibile il diritto alla salute sessuale per la nostra popolazione più giovane.

In Italia sono moltissime le minorenni e le adolescenti straniere, soprattutto d’origine nigeriana e romena, vittime di tratta ai fini di sfruttamento sessuale. Sono ragazze destinate al mercato della prostituzione su strada, in appartamento e online, soprattutto durante l’emergenza sanitaria. Esistono diversi indicatori che consentono d’individuare le ragazze vittime di sfruttamento sessuale, tra cui assumono rilievo le conseguenze in termini di violenza fisica e psicologica. Si tratta di violenza di genere. Un approccio di genere è dunque centrale per prevenire il fenomeno e proteggere le minorenni che sono vittime di tratta per sfruttamento sessuale.

I flussi migratori impongono al nostro Paese di riflettere sulla compatibilità di alcune pratiche tradizionali che si palesano inconciliabili con i diritti fondamentali della persona tutelati dalla Costituzione italiana e con i principi sanciti a livello internazionale. Tra queste una posizione di primo piano assumono le mutilazioni genitali femminili (Mgf). Il presente contributo, dopo un inquadramento delle ragioni che stanno alla base delle Mgf, si sofferma sulla risposta dell’ordinamento italiano sul piano penale (art. 583 bis cod. pen.) e sulla decadenza automatica dalla responsabilità genitoriale quale sanzione accessoria, per poi interrogarsi, quanto agli strumenti civilistici, sulla delicata questione della valutazione della capacità genitoriale di coloro che abbiano fatto sottoporre una figlia minore a Mgf. Infine, riflette sulla centralità dei programmi di prevenzione, sensibilizzazione e formazione quali principali direttrici da seguire per l’eradicazione del fenomeno escissorio.

Roberta Ricucci

Seconde e altre generazioni. Peculiarità al femminile?

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 3 / 2020

Il contributo presenta una riflessione sui figli dell’immigrazione, con una particolare attenzione alla componente femminile. Il tema delle seconde e altre generazioni è da tempo al centro dell’attenzione di studiosi e policy-makers, anche se spesso è trattato da alcuni privilegiati punti di vista (la scuola, il rapporto con le origini o l’appartenenza religiosa), talora tralasciando il confronto fra bambini e bambine, ragazzi e ragazze, giovani, nella definizione e nelle dinamiche dei percorsi d’inclusione. Su tale confronto, che spesso non evidenzia peculiari e specifici tratti distintivi per sesso, si concentra il presente saggio.

Angelica Arace

Stereotipi e disuguaglianze di genere nell’istruzione scolastica

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 3 / 2020

Gli stereotipi di genere condizionano, sin dalla scolarizzazione di base, atteggiamenti, preferenze e impegno nei confronti delle diverse materie scolastiche: quelle scientifiche e tecnologiche vengono etichettate come più confacenti ai maschi, mentre le materie umanistiche sono considerate più "da femmine". Numerosi studi dimostrano che tali stereotipi influenzano le scelte formative e gli esiti scolastici dei ragazzi e delle ragazze e sono responsabili di meccanismi di segregazione formativa e professionale che distinguono nettamente tra percorsi di studio e mestieri adatti agli uomini e alle donne. La letteratura evidenzia inoltre come sia di primaria importanza attuare programmi sociali ed educativi di contrasto alle disuguaglianze di genere nelle opportunità formative e di successo scolastico, sia per i maschi sia per le femmine, come dimostrato dai dati sull’abbandono scolastico e sui giovani Neet.

In che modo le narrazioni e la realtà sociale interagiscono tra loro nella costruzione di significati condivisi? Questa sembra essere la domanda di partenza per cercare di inquadrare il problema della rappresentazione in generale, e della rappresentazione femminile in particolare, in tutti quei testi che forniscono, a livello simbolico e quindi semiotico, dei modelli d’identificazione per i loro fruitori (dai film ai cartoni animati, passando attraverso romanzi, fiabe, spot pubblicitari e così via). Si tenterà, nel breve saggio che segue, d’inquadrare la relazione tra rappresentazioni e modelli culturali, considerando principalmente alcune storie per bambine e bambini e il modo in cui queste forniscono dei percorsi d’interpretazione e stratificazione dei diritti dell’infanzia (e della loro violazione).

Giulia Savarese, Monica Romei, Luna Carpinelli, Daniela D’Elia, Rosa Angela Villani, Marianna Giordano, Annamaria Scapicchio, Domenico Costantino

Esperienze Sfavorevoli Infantili: un Progetto in Campania per la prevenzione e l’intervento

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 3 / 2020

Il brief report riporta l’impianto progettuale e i principali risultati di un Programma finanziato dalla Regione Campania e finalizzato alla prevenzione e all’intervento nei caso di abuso e maltrattamento di minori. Esso ha avuto luogo tra il 2016 e il 2018 con lo scopo di sensibilizzare e formare gli operatori regionali sul fenomeno; di creare équipe specialistiche e multidisciplinari per la presa in carico di minori e famiglie; di far emergere e condividere le buone pratiche sperimentate. I risultati sono stati molto incoraggianti, in quanto sono emersi diversi punti di forza: la condivisione del modello sperimentale con gli operatori; l’utilizzo di strumenti clinici e sociali specialistici; il continuo lavoro di integrazione tra gli interventi delle équipe specialistiche e gli enti territoriali; la formazione degli operatori coinvolti e la sensibilizzazione degli operatori non coinvolti.

Interventi di home visiting nei contesti familiari a rischio di maltrattamento sui minori sono fondamentali per ridurre i fattori di rischio e promuovere quelli di protezione. Lo studio propone una prima valutazione del programma di intervento fiorentino "Home Visiting: Percorsi di Sostegno alla Genitorialità" condotto dagli operatori dell’Azienda Usl Toscana Centro di Firenze. Hanno partecipato allo studio 20 madri. È stata condotta un’analisi retrospettiva delle cartelle cliniche e delle schede del progetto. I risultati mostrano che il 70 % delle madri non è stato segnalato per rischio di maltrattamento sui minori in seguito all’intervento e che la presa in carico tardiva costituisce un indice di rischio che aumenta la probabilità di segnalazioni per il rischio di maltrattamento. Lo studio indica la necessità che futuri interventi di home visiting tengano di conto del momento di presa in carico come fattore capace di garantire la riuscita dell’intervento e la sua efficacia.

Vittoria Badino

Coerenza narrativa e frequenza dell’evento traumatico: un’analisi su deposizioni di abuso sessuale infantile

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 3 / 2020

Il presente studio si propone di valutare il rapporto tra frequenza dell’evento traumatico (abuso episodico versus abuso cronico/ripetuto) e la narrazione dell’evento in termini di completezza e coerenza narrativa. Sono state analizzate 80 deposizioni testimoniali di bam-bini (M = 10 anni, DS = 4, range = 4-17), vittime di abuso sessuale, attraverso il Narrative Categories Used to Code the Memory Reports (Bauer et al., 2014), per valutare la comple-tezza narrativa, e il Narrative Coherence Coding Scheme (Reese et al., 2011), per analizzare la coerenza narrativa. I risultati mostrano che la frequenza dell’evento traumatico può in-fluenzare la capacità dei bambini di organizzare un racconto in termini di completezza e coe-renza narrativa, proprio per ciò che concerne la collocazione e l’organizzazione lineare (in termini generali e di sequenza) degli eventi narrati.

Katy Robjant, Sabine Schmitt, Thomas Elbert, Amani Chibashimba, Anke Koebach

The NETfacts health system: An integrative approach to counter the mental sequelae of trauma and violence at the individual and community level

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 3 / 2020

In areas of armed conflict such as Eastern DR Congo, a large proportion of the population is affected by violence. Trauma and violent acts can lead to mental health and behavioural problems which have ramifications beyond the individual into the family, community and societal systems, and are passed on across generations. Dynamics of avoidance and with it the dysfunctional communication about survivors’ traumatic experience lead to the emergence of prejudices and marginalization of victims and prevent informed understandings in the aggregate. Cycles of violence emerge within communities that ‘build’ on the inherited consequences of conflict-related trauma. This article outlines the NETfacts health system that provides an integrated approach to counter the consequences of violence at the individual and community level.

Patricia Strijk, Viyan Bedawi, Ruud A. Jongedijk

A new treatment approach for PTSD: High-Intensive Narrative Exposure Therapy (HI-NET)

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 3 / 2020

Current international guidelines recommend Trauma-Focused Therapies (TFT) to treat Post-Traumatic Stress Disorder (PTSD). However, non-response and dropout rates have shown to be substantial. TFT, delivered in a highly intensive dose may lead to a more efficacious symptom reduction and lower dropout rates. This article describes an inpatient treatment program with Narrative Exposure Therapy (NET), called High-Intensive NET (HI-NET). The program consists of sixteen NET sessions during two weeks, combined with art therapy and yoga. After describing the treatment program, we present two case reports of patients who received HI-NET. We measured amongst others symptoms of PTSD and depression, sleep quality and general psychopathology at pre-treatment, post-treatment and at four months’ follow-up. The two patients showed that applying HI-NET is a promising approach to append to the existing way of conducting NET. One patient reported a slight increase in symptoms at post-treatment, but was fully recovered of PTSD at follow-up. The other patient recovered gradually, with full recovery at follow-up. The other measures also showed important improvements at the end of treatment and at follow-up. Concluding: NET in a high intensive form is applicable and feasible. Our two cases showed an important improvement in PTSD symptoms and in general psychopathology. More research is needed with larger patient groups to determine efficacy and efficiency more properly.

Susanne Breinlinger, Ann-Kathrin Pütz, Natalie R. Stevens, Daniela Mier, Inga Schalinski, Michael Odenwald

Narrative Exposure Therapy in challenging and conditions

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 3 / 2020

Patients with past exposure to adverse experiences are frequent in clinical services, many of them suffering from co-occurring Posttraumatic Stress Disorder (PTSD). Despite first evi-dence that encourages diagnostics and trauma therapy provision for PTSD, complex cases are often excluded from evidence-based treatments. First, we review the evidence of PTSD treatment for two groups of complex cases: patients with psychotic disorders and pregnant refugee women. Second, we report on how NET is applied to these groups in specialized treatment centres and how the technique is adapted to the specific needs. We encourage cli-nicians to build up concepts of integrated treatment for complex cases including NET as one core component.

Vittoria Ardino, Bruno Intreccialagli

Interpersonal Narrative Exposure Therapy: Integration of NET with attachment-based therapies

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 3 / 2020

This article outlines the main premises of a phased NET-based protocol to treat traumatic attachments named Interpersonal Narrative Exposure Therapy. The protocol integrates the standard protocol with attachment-based therapies to propose a three-phased model of in-tervention where the stabilization phase is integrated and progresses in parallel with the work on traumatic memories. The protocol focuses on the intersubjective stance between the client and the therapist during the stabilization with an attention to non verbal communi-cation exchanges and moment of ruptures and repairs. The protocol put together a struc-tured work on the therapeutic alliance - based on attachment theory and the infant research paradigm - to support the patient in the relationship domain defensive attitudes and the re-integration of traumatic memories through the standard NET protocol.

Katy Robjant, Danie Meyer, Elisabeth Kaiser, Elisa Kaltenbach, Maggie Schauer

e-NET: Narrative Exposure Therapy online. The challenges and opportunities of delivering trauma therapy remotely

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 3 / 2020

e-NET: La terapia dell’esposizione narrativa virtuale sfide e opportunità nell’offrire trattamenti per il trauma da remoto. Nell’ambito della salute mentale, a fronte dei diversi tentativi di accrescere l’accesso a cure basate sull’evidenza, soltanto un numero ristretto di pazienti riceve trattamenti trauma-focali adeguati. L’innovazione tecnologica è sempre più centrale nella facilitazione di scambi comunicativi virtuali rendendo non più necessario che il terapeuta e il paziente si trovino nello stesso luogo fisico. La e-NET, cioè la versione online del trattamento della Terapia dell’Esposizione Narrativa, rappresenta un’opzione ecologica ed economica per offrire terapie focalizzate sul trauma, oltre i confini e le restrizioni di movimento, superando le barriere per raggiungere popolazioni che non hanno, solitamente, un accesso semplice ai trattamenti. I traduttori e i professionisti sanitari possono accedere alla stanza virtuale della terapia in qualsiasi momento e non solo per offrire il trattamento ma anche per formare, dare supporto e fare supervisioni a terapeuti che lavorano sul trauma in tutto il mondo. L’articolo affronta le opportunità e le sfide di questo approccio innovativo, che si radica nel protocollo NET tradizionale, e propone casi clinici. I test post-trattamento dimostrano che la procedura è fattibile ed efficace e che sia necessaria una valutazione scientifica rigorosa come prossimo passo.