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Il quadro normativo attuale in tema di sicurezza dell’aviazione civile è stato modificato in modo sostanziale dopo l’attacco alle torri gemelle e dispone un insieme di norme puntuali e dettagliate. Occorre tuttavia trovare un compromesso ragionevole tra l’obiettivo indicato della prevenzione, indagine, accertamento e repressione degli atti di terrorismo ed altri reati gravi e quello della protezione della libertà di circolazione e dei dati personali nel rispetto della vita privata degli interessati. In questa ottica la compressione del diritto alla protezione dei dati personali deve rispondere a regole chiare e deve essere strettamente proporzionale all’obiettivo da conseguire. Analoghe riflessioni possono oggi essere ripetute in merito ad una più recente applicazione del principio contenuto nell’art. 16, primo comma, Cost. in tema di libertà di circolazione. Non sfugge, infatti, all’interprete l’analogia tra le restrizioni alla libertà di circolazione ed il diritto di muoversi liberamente derivante dalla normativa in materia di sicurezza dell’aviazione civile, e la più recente vicenda legata alla pandemia da Coronavirus che ha imposto una limitazione alla libertà di circolazione delle persone: si tratta nei due casi di un compromesso dettato da «motivi di sanità e sicurezza», circostanze accomunate dal legislatore costituzionale tra le ipotesi per le quali è possibile prevedere per legge una limitazione alla piena esplicazione dei diritti sopra ricordati.

Stefania Pedrabissi

L’intervento dello Stato e la nazionalizzazione nel trasporto aereo

RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL TURISMO

Fascicolo: 30 / 2020

l segmento del trasporto aereo nazionale è un settore economico da sempre caratterizzato dalla pervasiva presenza dello Stato. Il processo di liberalizzazione voluto dall’Unione Europea e la conseguente privatizzazione che, nel nostro Paese ha coinvolto anche l’ex compagnia di bandiera, ha condotto a una progressiva ma consistente riduzione della partecipazione statale nell’esercizio dell’attività di impresa di trasporto aereo. La pandemia da COVID-19, preceduta dalla crisi economica, ha posto le premesse per un “ritorno” a significative forme di intervento pubblico. Lo scritto si pone l’obiettivo di riflettere sulle recenti evoluzioni in materia di trasporto aereo osservando la complessa vicenda dal filtro nazionale del ruolo statale.

Anna Masutti

Oneri di servizio pubblico e finanziamenti ai tempi del COVID-19

RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL TURISMO

Fascicolo: 30 / 2020

L’epidemia di COVID-19 ha causato conseguenze molto gravi nel settore del trasporto aereo e, in generale, per la mobilità europea. Per farvi fronte, la Commissione europea ha adottato numerose misure come quelle sugli Oneri di Servizio Pubblico (OSP), affidate ad una Comunicazione della Commissione del 13 maggio 2020, che fornisce anche linee guida sulle compensazioni alle compagnie aeree europee

Michele M. Comenale Pinto, Giovanni Pruneddu

Aeroporti e COVID-19

RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL TURISMO

Fascicolo: 30 / 2020

Le misure adottate dall’Unione Europea e dai suoi Stati membri per fronteggiare la recente crisi sanitaria hanno avuto un impatto significativo sul settore aeroportuale. Considerando il normale flusso di passeggeri negli aeroporti e le problematiche di profilassi legate all’attività di trasporto in sé, con passeggeri in arrivo, in partenza e in transito, per tutelare la salute pubblica è stata adottata la chiusura di alcuni aeroporti e di alcune rotte. Gli autori prendono in considerazione l’impatto economico della pandemia sulle compagnie aeree e sugli aeroporti, con le contromisure già adottate e le possibili azioni ulteriori da intraprendere in futuro.

Domenico D’Orsogna, Andrea Areddu

Le misure a sostegno del settore culturale e l’istituzione del Fondo per la cultura

RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL TURISMO

Fascicolo: 30 / 2020

Il presente contributo analizza le misure a sostegno del settore culturale adottate per far fronte alle conseguenze negative, sia economiche sia finanziarie, prodotte dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Tra queste, si segnala l’istituzione del “Fondo per la cultura”. Le misure presentano aspetti positivi, ma anche alcune criticità.

Il contributo parte dalla considerazione che il turismo è tra i settori più gravemente colpiti dalla crisi economica seguita alla pandemia da COVID-19 e analizza le misure assunte a sostegno del settore, distinguendo tra misure per la sopravvivenza di persone e imprese e misure strutturali per il rilancio del settore. Infine, cerca di individuare un minimo denominatore che possa essere alla base della trasformazione necessaria in direzione di un turismo più sostenibile

Maria Grazia Sireci

Al di là di ciò che posso vedere con gli occhi

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2020

Un viaggio attraverso le opere della mostra itinerante e interattiva: Don’t Ask Me Where I’m From, toccando alcuni temi comuni nel percorso di vita dei migranti di seconda e terza generazione. La mostra invita il visitatore/viaggiatore a fare un vero e proprio viaggio all’interno e fuori di sé, facendo risuonare delle corde personali che parlano di aspetti fondamentali nella vita di ciascun individuo; punti di riferimento, senza i quali difficilmente potremmo vivere una condizione di benessere.Temi dunque come la casa, la memoria e la lingua prendono forma attraverso il colore o il bianco e nero, le linee o gli spazi vuoti e tanto altro. L’arte rende giustizia a ciò che questi artisti hanno vissuto o stanno vivendo e permette un approdo simbolizzante, un ponte tra noi e loro.

L’autore descrive la propria esperienza clinica in un Centro di Accoglienza Straordinario (CAS) per migranti, evidenziandone il contesto organizzativo e il rapporto con le istituzioni. Partendo dal tema migratorio, si descrivono le attività clinico-psicologiche in connessione con le complesse forme e livelli gruppali operanti, esplicitamente e implicitamente, nel servizio. Si individuano infine i costrutti di "perturbante" e "perversione relazionale" come utili a promuovere una rilettura riflessiva dell’esperienza.

Nicola Policicchio

Gruppi e migrazioni

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2020

L’incontro con lo straniero reca con sé la conoscenza di aspetti nuovi, ma anche sentimenti di inquietudine. L’esperienza migratoria porta ad accogliere al proprio interno contraddizioni, conflitti e ambivalenze, a volte sofferenza e traumi. Questi sono processi individuali e collettivi che agiscono sia sul piano consapevole che inconscio.Quando l’incontro avviene durante un periodo di crisi del contesto, le variabili esterne avranno un’influenza maggiore sulla qualità delle relazioni nel mondo esterno e sull’integrità dell’identità dei soggetti. Queste interazioni possono causare conflitti forti e pericolosi. Attraverso il riferimento ad alcuni concetti di base provenienti dalla teoria della psicodinamica dei gruppi, l’autore prova a indicare alcuni sentieri di pensiero utili ad attraversare questi territori dell ’esistenza. Alcune considerazioni sono orientate a esplorare l’esperienza delle accoglienze per richiedenti asilo e rifugiati. L’autore suggerisce infine come un modo di pensare orientato ai gruppi possa essere efficace nell’affrontare le sfide della crisi contemporanea e interagire positivamente con i cambiamenti derivanti dall’influenza dei flussi migratori.

A partire dai principi dell’approccio dell’etnopsicoanalisi, viene descritta in questo lavoro un’esperienza ormai pluriennale di terapia transculturale di gruppo per famiglie migranti. Si tratta di un servizio pubblico al quale le famiglie vengono inviate da parte dei servizi territoriali. Il gruppo è composto da una terapeuta principale, un’interprete, alcuni coterapeuti e mediatrici linguistico-culturali. Il gruppo è multiculturale e la terapia si svolge in madrelingua e in italiano. Si descrivono i principi ispiratori, il setting, le tecniche utilizzate, e le finalità terapeutiche orientate principalmente all’accoglienza e alla valorizzazione dell’alterità culturale e all’elaborazione dei meccanismi di scissione presenti a seguito del trauma migratorio.

Chiara Cucchiara, Annamaria Cavarzan, Alice Bacchin, Emanuela Piovesan, Carla Cremonese, Aristide De Marchi

Intervento psicosociale presso una struttura di accoglienza per minori in stato di fragilità nel nord Angola. Analisi di una esperienza

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2020

Presentiamo un intervento psicosociale condotto durante il triennio 2016-2018, da un’équipe di psicologi coordinati da A.D. dell’Associazione Onlus Medici Vicentini per il mondo presso il Centro de Acholhimento e de Formaçao Professional "Frei Giorgio Zulianello" di M’Banza Congo nel nord Angola. Il Centro è stato fondato vent’anni or sono dai frati Cappuccini della provincia veneta e attualmente la gestione è mista pubblico-privato e accoglie minori in stato di abbandono alcuni dei quali accusati di feitiçeria. La descrizione di come si è svolta questa esperienza diventa l’occasione per riflettere su questioni teorico-pratiche rispetto all’intervento psicosociale che riteniamo necessitino di continue rivisitazioni in base alle peculiarità sia del committente sia delle caratteristiche socioculturali e antropologiche dell’ambiente dove l’intervento viene svolto.

Raffaella Girelli, Francesca Natascia Vasta, Ivan Ambrosiano

Prime considerazioni sul passaggio dal cerchio gruppale allo schermo condiviso: note sparse al tempo del lockdown

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2020

L’emergenza sanitaria, che ha comportato la progressiva riduzione delle possibilità di incontro e aggregazione fino al lockdown, ha costretto gli psicoterapeuti di gruppo al passaggio dal gruppo in presenza al setting online. Il nostro gruppo di ricerca, CSR COIRAG, si è chiesto come ciò sia avvenuto proponendo un’indagine, attraverso una scheda di rilevazione appositamente predisposta, per esplorare alcune aree della fase di passaggio fino alla prima seduta. Sono state esplorate alcune variabili come la comunicazione e la presa di decisione, l’allestimento della piattaforma digitale, eventuali modifiche del setting e nello stile di conduzione della prima seduta. Vengono discussi i primi risultati alla luce dei limiti metodologici di una indagine così tempestiva.

Giovanni Angelici

La supervisione come esperienza del "sapere della pulsione"

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2020

Viene proposto un modello di supervisione clinica basato sull’elaborazione della personale esperienza del terapeuta rimessa in gioco nell’incontro col paziente. Tale modello utilizza il dispositivo dello psicodramma analitico e integra il percorso formativo basato sulla conoscenza della teoria e della tecnica.

Chi vive, sia dalla parte di chi si sposta che da quella di chi accoglie, esperienze di integrazione all’interno di fenomeni migratori, sperimenta le difficoltà di un lungo, a volte impossibile, sforzo per mediare, con una congiunta assunzione di responsabilità, tra esaltanti emozioni umane e amari compromessi, tra accessi a opportunità e risorse e crisi psicologiche, affettive e culturali. Nella parte introduttiva sono descritte ipotesi relative al ruolo dello straniero rispetto alla terra che lo ospita e alle fantasie che stimola il suo arrivo. L’autore è interessato, in questo scritto, a focalizzare l’attenzione sui fenomeni relativi all’attraversamento dei confini del gruppo da parte di nuovi arrivati e alle dinamiche, nell’ordine, di ospitalità, di acquisizione edi apparentamento; l’autore propone che all’interno del piccolo gruppo psicoterapico sia possibile osservare dinamiche collegate ai fenomeni di ingresso relative non solo alla condizione del nuovo come ultimo nato di una fratria ma, da un altro punto di vista, come straniero portatore di una cultura diversa. Attraverso il contributo di vignette cliniche viene evidenziato l’aspetto relativo al lavoro di ridefinizione dei confini del gruppo che si attiva a ogni nuovo ingresso, ma anche al lavoro, attraverso il confronto con il nuovo arrivato, di ridefinizione e riplasmatura dell’identità e degli elementi della cultura del gruppo. Infine, così come nei fenomeni migratori chi migra acquisisce, dal punto di vista relazionale, una posizione rispetto a chi rimane nella terra di origine, anche nel piccolo gruppo il nuovo arrivato attiva fantasie relative ai fratelli che hanno lasciato il gruppo.

Luciana Bianchera, Alessandra Furin, Angelo Silvestri, Salvatore Inglese

Prolegomeni sulle basi fondative di una ricerca inerente l’integrazione tra diverse epistemologie culturali e di pensiero

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2020

In questo dialogo, promosso dalla rivista Gruppi, Luciana Bianchera e Salvatore Inglese ci raccontano la ricerca, che svolgono in collaborazione con Alberto Eiguer, in merito all’integrazione di diverse epistemologie culturali e di pensiero. Tutto è partito dalla necessità di Luciana di confrontarsi con degli esperti in merito a quanto emerge nei gruppi di parola con i migranti ospiti dei CAS che coordina. I contenuti che emergono in questi gruppi vengono letti attraverso diverse prospettive: la psicoanalisi, la psicoanalisi operativa e l’etnopsichiatria. La loro esperienza è un esempio di come si possa confrontare, far dialogare e integrare matrici molto diverse tra loro. Lo scritto parte dall’interrogarsi su cosa è un enigma, costrutto che sarà il punto focale di tutto il lavoro e che verrà declinato nelle sue varie prospettive. Lucianaspiega la storia di questa ricerca, nata per rispondere a molti enigmi, e Salvatore parla della propria formazione personale per spiegare in cosa consiste l’etnopsichiatria, per molti di noi disciplina enigmatica. Parte importante della ricerca è stato lo studio della mitologia e del magico, aspetti imprendibili e impensabili che hanno a che fare con la presenza dell’invisibile che emerge nei gruppi di parola, e della gestione della lingua: le varie traduzioni possono diventare un ponte che crea uno spazio di pensabilità altro, nuovo, che “tradisce” piuttosto che tradurre e permette nuovi orizzonti di senso.

Alberto Eiguer, traduzione di Luciana Bianchera

Differenza culturale ed estraneità nella famiglia dei migranti

GRUPPI

Fascicolo: 1 / 2020

I sentimenti di estraneità e di non familiarità sono connotati da disagio e sofferenza, persino da follia. Verranno analizzate tre forme di estraneità comprovata: 1) la sensazione di avere una parte estranea dentro di sé; 2) quello di essere uno straniero nella propria famiglia e 3) quello di essere una famiglia straniera in un Paese ospitante. Possiamo considerare che la cultura di riferimento abbia un’origine sociale: ognuno si riconosce come appartenente ad essa. Ma è la famiglia che pone le basi nell’individuo permettendo l’introiezione.Egli assume la sua unicità e la differenza tra le altre culture e la sua. Tuttavia, perché tra i migranti, alcuni sono più a loro agio rispetto ad altri nel Paese ospitante? Si tratta di quelli che sono in rottura con il loro senso di appartenenza alla famiglia? Nella migrazione, i membri della famiglia si vivono come estranei. La loro integrazione nel nuovo ambiente dipenderà molto dalla questione di cosa significhi essere estraneo nella loro famiglia, se c’è la possibilità di ammettere la propria differenza: esistere, pensare e sognare diversamente. Mettere al lavoro, o addirittura addomesticare lo straniero in sé, lo straniero nella propria famiglia e lo straniero in un Paese ospitante, forse contribuisce all’adeguamento della famiglia. Un caso clinico supporta queste idee.

Il testo prende in considerazione e cerca di integrare il compito di ospitalità dei migranti nei centri di accoglienza e i processi formativi gruppali che accompagnano questo lavoro. Nello svolgimento dello scritto, si analizzano difficoltà, difese e fenomeni che appaiono in questi setting, con particolare attenzione alle dinamiche e ai processi gruppali, sia nella vita comunitaria che nei contesti di formazione e supervisione degli operatori dell’accoglienza. Nelle riflessioni che seguono, così come nelle metodologie applicate sul campo, si ricerca una integrazione possibile tra psicoanalisi operativa, facendo riferimento soprattutto alle opere di Pichon-Rivière e Bleger, approccio gruppale e alcuni elementi della scuola etnopsichiatrica.