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Emilio Reyneri

Come trovare un lavoro. Una storia italiana

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 157 / 2020

Dopo aver sinteticamente illustrato come è cambiata la regolazione normativa delle assunzioni in Italia dall’inizio del secolo scorso, l’articolo presenta come sono cambiati i modi di trovare lavoro negli ultimi 50 anni grazie a un’indagine longitudinale retrospettiva Istat. Con scarse relazioni con i mutamenti normativi, i principali cambiamenti sono stati: una lenta riduzione dei lavori trovati grazie a parenti, amici e conoscenti e per contro un aumento del ricorso ad annunci su giornali e internet, ad agenzie del lavoro private e al supporto di strutture formative (scuole e stage), mentre sono rimasti costanti i rapporti con datori di lavoro e hanno avuto un andamento curvilineo i concorsi pubblici e il ricorso a uffici pubblici. Tuttavia, questi mutamenti sono stati dovuti a un effetto di composizione, poiché per gli stessi livelli di istruzione e per gli stessi settori la distribuzione dei modi con cui è stato trovato il lavoro non è cambiata granché. L’ultimo paragrafo confronta alcuni esiti dei tre tipi di regolazione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro: mercato, reti e organizzazioni.

Nando dalla Chiesa, Federica Cabras

Potere di firma. Etica delle professioni e organizzazioni mafiose

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 157 / 2020

Questo articolo mira ad analizzare la coerenza etica di alcune categorie professionali nella loro relazione con uno speciale interlocutore, le organizzazioni mafiose, al fine di identificare le loro distorsioni deontologiche. Pertanto, lo scopo principale di questa ricerca è sottolineare la connessione cruciale tra l’etica del lavoro e la qualità dei sistemi sociali nel contesto italiano. Partendo dal presupposto che i professionisti siano dotati di un potere speciale di firma, gli autori analizzano sette casi studio emblematici. Dalla loro analisi, propongono una tipologia basata su sei variabili: fase storica, area geografica, organizzazione criminale beneficiaria, professionista coinvolto, natura dei loro comportamenti illeciti e tipologia dei loro effetti.

L’Autore prenderà in esame l’ordinamento penitenziario minorile alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato costituzionalmente illegittima l’applicabilità ai minorenni delle preclusioni assolute per accedere ai benefici penitenziari. In particolare, verrà analizzato il quadro normativo ed interpretativo, l’ordinanza di rimessione e la sentenza della Corte Costituzionale, con riferimento ai princìpi espressi dalla giurisprudenza costituzionale, al divieto di automatismi applicativi ed alla necessità di valutazioni individualizzate, anche nei contesti caratterizzati dalla presenza della criminalità organizzata.

Luca Ansini, Benedetta Fani

Il Setting di Cammino per giovani in messa alla prova. Un progetto pilota

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2020

Nel presente contributo viene descritto un progetto educativo pilota realizzato dalla Onlus "Setting in Cammino" in collaborazione con l’Ussm di Roma, la Regione Lazio e il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre. Nell’ambito di tre progetti di messa alla prova comunitari (art. 28 Dpr 448/88), già in corso, è stata inserita un’esperienza educativa nel Setting di Cammino: 140 km a piedi lungo la Via Francigena del Lazio, da Bolsena a Roma, per complessivi sette giorni. I tre giovani sono stati accompagnati da due operatori con alta formazione e con specifiche competenze di aiuto nel Setting di Cammino: un pedagogista ed una psicoterapeuta, entrambi di orientamento analitico transazionale. La Regione Lazio ha finanziato il progetto e l’Università di Roma Tre è stata incaricata di effettuare una valutazione pedagogica. Infine, è stata realizzata una Giornata di Studi conclusiva con la presenza dei rappresentanti di tutte le istituzionali coinvolte. Nella premessa vengono sinteticamente descritti gli elementi e le dimensioni del Setting di Cammino, indicando i contesti di ricerca nei quali sono stati elaborati.

Luciano Spina

Il "codice rosso" e la tutela della vittima minorenne

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2020

La violenza domestica e quella di genere costituiscono un grave fenomeno che non si esaurisce all’emergenza di un periodo limitato di tempo, ma rappresenta piuttosto un dato di carattere cronico a livello mondiale. Con il c.d. "codice rosso" sono stati approntati ulteriori strumenti normativi, oltre a quelli già esistenti, che mirano alla realizzazione tempestiva di interventi, cautelari o di prevenzione, a tutela delle vittime dei reati di violenza, che presuppongono l’obbligo di audizione della vittima da parte del pubblico ministero nei tre giorni dalla denuncia. Quella della vittima minorenne rappresenta però una peculiare posizione, posto che vengono in rilevo esigenze di tutela in materia civile e segretezza degli atti dell’indagine penale, che richiedono un coordinamento tra diverse autorità giudiziarie e i diversi operatori psico-sociali coinvolti, talvolta difficile da realizzare anche per la poca chiarezza dei riferimenti normativi. È richiesto quindi un approccio interdisciplinare e una particolare specializzazione degli operatori nel sapersi relazionare al minore, in modo da evitare che la gestione del processo possa costituire un danno ulteriore, con conseguente vittimizzazione secondaria. In particolare, occorre ridurre le audizioni al minimo necessario, privilegiando lo strumento dell’incidente probatorio, unica prova in senso tecnico utilizzabile anche nelle successive fasi del giudizio, che deve essere effettuato in modo scrupoloso, con la collaborazione di professionisti che siano effettivamente formati ed esperti in materia.

L’articolo prende in considerazione la necessità di creare canali di comunicazione tra uffici giudiziari diversi, ordinari e minorili, che contemporaneamente si occupano della condizione delle stesse famiglie e dei minori che lì vivono. Muovendo quindi dall’analisi di alcune risoluzioni del Consiglio Superiore della Magistratura, formula la proposta che l’obbligo di comunicazione tra autorità giudiziarie sia esteso a tutte le vicende processuali che a qualunque titolo coinvolgano un soggetto minorenne. Riflette infine sulla responsabilità degli organi giudiziari nel rapporto con i media.

Claudio Cottatellucci

Sull’articolo 403 codice civile: una riforma necessaria

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2020

L’articolo esamina l’attuale configurazione della disposizione codicistica e le ragioni della sua inadeguatezza, soprattutto con riferiento ai presupposti. Propone quindi le modifiche normative finalizzate ad assicurare il vaglio giudiziale in tempi certi.

L’articolo analizza il rapporto tra l’attività dei servizi sociali e la giurisdizione minorile e ordinaria, nei suoi diversi momenti (introduzione, istruttoria, esecuzione), il suo rapporto con la consulenza tecnica, la sua compatibilità con il principio del giusto processo e la sua valenza probatoria. Conclude formulando, de iure condendo, ipotesi di lavoro per una riforma organica del procedimento di volontaria giurisdizione.

Dante Ghezzi

Gli affidi intrafamiliari: un’opportunità da gestire con cura

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2020

L’affido intrafamiliare dei minori in difficoltà nel loro nucleo è una risorsa diffusa e applicata nel nostro paese che merita una riflessione particolare essendo strumento delicato a cui sono stati dedicati pochi studi. Esso non può essere applicato in maniera automatica in quanto possono verificarsi controindicazioni o complessità impreviste. Pertanto si propone una metodica falsificazionista per garantirsi che la scelta dell’affidamento intrafamiliare sia idonea, corretta e non succube di un ottimismo ingenuo. Vengono affrontati altresì sia la questione della definizione di un progetto da cui non ci si può esimere se non si vuole cadere nello spontaneismo, sia il tema classico ma spesso lasciato ai buoni propositi del lavoro in équipe e quindi l’attenzione al recupero delle competenze genitoriali venute meno.

A fronte dell’approvazione da parte della giunta regionale piemontese del ddlr n. 64 di riordino dell’affido familiare, si è avviato nella regione un ampio dibattito. Tale norma risulta infatti fondarsi su presupposti non supportati da evidenze di ricerca empirica. Si riportano, in particolare, gli esiti di un’indagine condotta sul territorio piemontese sugli affidi dal 1995 al 2019, che descrive i motivi di accoglienza e le carriere di affido. Lo studio testimonia la consistenza e gravità dei fattori di rischio copresenti nei nuclei da cui vengono temporaneamente allontanati i minori. L’ipotesi di una tendenza ad inserire i minori in accoglienza extrafamiliare con eccessiva facilità non è dunque supportata.

Emma Seminara

Il cuore con il manico

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2020

L’articolo descrive il lavoro di un giudice minorile (e anche il suo animus: intenzioni ed ideali), nella ricerca dell’interesse concreto e attuale di ogni bambino tutelato: il bilanciamento con gli interessi dei genitori e degli altri soggetti coinvolti nella procedura; l’approfondimento di quanto descritto dal Servizio Sociale e di quanto osservato dagli Psicologi e dagli operatori delle comunità e dei vari servizi specialistici; la promozione delle responsabilità dei genitori con misure personalizzate per il caso. Il focus - per l’individuazione dell’interesse di quel minore, così da orientare la direzione della procedura (riunione della famiglia e salvaguardia dei legami oppure recisione dei rapporti e adottabilità, seguita da adozione) - è l’ascolto del minore interessato, un minore come Rocco che ha disegnato un cuore con il manico, per far capire al suo giudice la sua impossibilità di spostarlo altrove.

Lluis F. Peris Cancio

Minori fuori famiglia in Europa: Italia a confronto

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2020

A fronte delle difficoltà di basarsi su dati certi relativi all’andamento delle attività di prevenzione dell’allontanamento dei figli minori dalle famiglie di origine e alla riduzione del cosiddetto processo di istituzionalizzazione, in questo articolo viene presentata una sintesi del fenomeno su scala europea nelle more del problema dei dati affidabili. Constatata la complessità della comparabilità di dati tra paesi europei, conseguenza di definizioni e categorie non univoche rispetto alle modalità di protezione dei minori, nell’articolo si delinea un graduale percorso che ha avuto inizio nel vecchio continente. Infine, si presenta un’interpretazione descrittiva dei contesti di alcuni paesi vicini all’Italia, grazie alla quale è possibile delineare, seppure in maniera provvisoria, alcune delle caratteristiche del sistema italiano.

Luca Pacini

La tutela dei minori e il ruolo dei Comuni

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2020

L’articolo prende in esame il ruolo assegnato nel disegno istituzionale ai Comuni nella tutela dei minori, tenuto conto dell’articolazione del sistema di intervento intorno alle tre aree della Promozione, Prevenzione e Protezione. Tratta quindi di alcuni degli attuali profili critici del sistema: la necessaria creazione di un Fondo strutturale capace di assicurare livelli essenziali di intervento su dimensione nazionale, la qualificazione e stabilizzazione contrattuale di figure professionali, in specie gli assistenti sociali, operanti nel settore pubblico, i passi da compiere in direzione dell’integrazione sociosanitaria.

L’articolo delinea una proposta di ri-generazione dell’attuale sistema di welfare dell’infanzia e delle famiglie. Esso non ha infatti, nel corso degli ultimi decenni, contribuito ad abbattere il fenomeno, che è invece crescente nel paese, delle disuguaglianze sociali. L’attuale situazione di emergenza sanitaria prelude a una crisi economica di enorme portata che contribuirà a sua volta all’aumento di esse, della povertà e delle violenze sui bambini. Allo stesso tempo, la pandemia offre anche delle lezioni, che unite alle conoscenze fornite dalla ricerca, permettono di tratteggiare le direzioni per costruire un necessario, nuovo e unitario sistema di welfare dei bambini, che l’articolo descrive brevemente.

A. Battisti, C. Di Priamo, L. Martinez

I minori ospiti delle strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2020

Il luogo più consono alla crescita dei bambini è senza dubbio la famiglia d’origine. Vi sono situazioni di particolare vulnerabilità che, per garantire al minore una crescita serena, richiedono l’attivazione di percorsi di protezione offerti da una famiglia diversa da quella di origine o da una struttura residenziale. In Italia nel 2017 le strutture socio-assistenziali e socio-sanitarie destinate all’accoglienza dei minori sono oltre 2 mila e contano un’offerta di circa 23 mila posti letto. Gli ospiti minori sono complessivamente poco più di 20 mila, lo 0,2% dell’intera popolazione minorenne. Tra le motivazioni che hanno determinato l’inserimento del minore in comunità svolgono un ruolo preponderante le problematiche afferenti il nucleo familiare: un terzo degli ospiti sono accolti per problemi economici, incapacità educativa o problemi psico-fisici dei genitori. Rilevante anche la quota di ragazzi stranieri non accompagnati. Gli ospiti minori che invece sono stati dimessi ammontano complessivamente a quasi 15mila. Il 32% è stato reinserito in una famiglia mentre, per il 35% dei ragazzi dimessi il percorso di accoglienza prosegue in un’altra struttura residenziale.

Filomena Albano

I bambini e i ragazzi fuori famiglia e il sistema della tutela minorile

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 1 / 2020

L’articolo prende in considerazione il diritto dei bambini e dei ragazzi a crescere nella propria famiglia correlandolo con gli altri diritti riconosciuti dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia al fine di evidenziare le possibili antinomie e le necessità di bilanciamento. Esamina quindi alcuni aspetti del sistema della tutela minorile che necessitano di cambiamenti e di riforme.