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Giovanni Di Stefano, Paola Miano

The psychometric properties of the Adolescent Family Process measure in an Italian sample

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2020

This paper aimed to translate, adapt and validate the Italian version of the Adolescent Family Process (AFP) measure, which assesses maternal and paternal closeness, support, monitoring, communication, conflict and peer approval. The psychometric properties of the adapted AFP measure were investigated by using a non-clinical sample of Italian emerging adults (n = 349). Confirmatory factor analyses showed satisfactory psychometric results, proving that the AFP can be used in the Italian context for evaluating significant dimensions of parenting.

Chiara Ionio, Eleonora Mascheroni, Giulia Segre

IPV and prematurity: What does literature say?

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2020

The aim of this review is to explore the association between the different aspects of IPV (physical, emotional, and sexual violence) and prematurity. Papers published between 1999 and 2019, written in English and focused on the association between partner violence during pregnancy and prematurity considering both gestational age and low birthweight as indicators, were included. Seventeen paper were included and analysed. Results pointed out that across different cultural contexts women subjected to different form of violence during pregnancy were more at risk to give birth to a premature baby with low birthweight. Since pregnancy provides an opportunity for violence assessment due to the frequent visits of the pregnant women it will be important to implement specific and shared assessment strategies and targeted interventions to prevent the adverse consequences of IPV on child’s health.

Psychogenic pseudosyncope (PPS) represents a peculiar diagnostic challenge. Investigating the link between dysregulated appraisal and altered affective reactivity in people with suspected PPS might provide novel clinical insights and valuable diagnostic data. This pilot study aimed at testing the potential of a structured protocol based on a standardized emotion induction task for the assessment of affective appraisal and autonomic reactivity in individuals suffering from PPS episodes. The comparison of psychometric, explicit appraisal, and implicit autonomic data from two individuals with suspected PPS and a group of control participants has highlighted peculiar clinical profiles connoted by: altered appraisal of affective stimuli, parallel differences in motivational-affective traits, and generalized modulation of cardiovascular activity in response to emotion-laden images.

Davide Crivelli, Michela Balconi

Trauma and syncope: Which relationship do they share?

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2020

Syncope is commonly deemed as a general clinical symptom that might connote different or-ganic and functional clinical pictures. Yet, remarks on nature and structure of associations between subjective emotional life, psychological distress, and syncope have fuelled a debate on potential causal implications of early exposure to distressing and/or traumatic events on early occurrence and recurrence of organic or psychogenic syncopal spells. The present work aims at providing an introductory overview on syncopal and psychogenic pseudosyncopal events and at discussing potential links between affective reactions, traumatic experiences, and occurrence of syncope symptomatology in the life-span. Finally, an interpretative model linking syncope as a shut-down reaction to overwhelming affective-laden situations is intro-duced and discussed.

Michela Balconi, Laura Angioletti

Fybromialgia, interoception and risk factor for emotional dysregulation: A single case pilot study

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2020

Recent research showed that individuals with fibromyalgia (FM) reported more experience of physical and emotional abuse compared with other chronic diseases and healthy individuals. A single case of FM patient has been confronted with a control group (CG) of healthy participants, to better explore the relationship between FM, emotional distress and interoception. Preliminary evidence suggests qualitative differences in the pain severity index, in interoceptive awareness and autonomic stress reactivity subscales for the FM patient, who scored higher values compared to CG. Besides, the FM patient scored a general significant higher Interoceptive Sensitivity Index at the heartbeat detection task compared to CG. These results might suggest heightened Interoceptive Sensitivity as a maintenance risk factor for pain severity and emotion dysregulation.

Laura Angioletti, Michela Balconi

Abuse, emotion regulation, and interoception: What can studies on the brain-body interaction tell us?

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2020

Child abuse has been recognized as a potential risk factor for psychological and relational risk factor, related to emotion regulation throughout life. Specifically, this contribution focuses on emotion regulation as a potential risk or protection mechanism with respect to abusive behav-iour on children and a potential psychopathological development (both self- and hetero-direct). Since emotion dysregulation is strictly related to a failure in interoception, understood as self-perception of signals that originate within the body and refer to its general state, it is desirable that clinical interventions on abuse victims also include an evaluation and possible enhancement of interceptive ability in order to support the person in restoring the functional connection between physiological state, self-perception and emotional regulation.

A cura della Redazione

Recensioni

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2020

Paolo Boccara

Il giovane Ahmed

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2020

Le jeune Ahmed (2019), è uno di quei film che non spiegano, che presentano e rappresen-tano fatti in cui non si tratta di comprendere i tanti possibili "perché", ma di provare invece a sintonizzarci sugli innumerevoli "come".

Leggere Lolita a Teheran è un romanzo autobiografico. L’autrice, Azar Nafisi, professo-ressa di letteratura anglo-americana a Teheran, ogni giovedì mattina riunisce, per due anni (1979-1981), le sue allieve, sette giovani donne, solo donne, nel soggiorno di casa sua, per leggere romanzieri proibiti: Nabokov, James, Austen, Fitzgerald. Gli incontri sono clandestini perché, sotto il regime dell’Ayatollah Komeini, quei libri sono considerati lo specchio della blasfema cultura occidentale.

Angelo Villa

Sulla virilità

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2020

L’autore analizza il ruolo centrale della sessualità nella cultura islamica. Assolutamente fondamentale diventa il posto riservato in essa all’uomo. La confusione tra il pene e il fallo è il prodotto di un’ideologia che domina la vita libidica della società. Il mito virilista esagera e pie-trifica il culto della virilità: paradossalmente, essa trova la sua genesi nell’ambito di una tradi-zione culturale che ruota attorno alla figura della madre.

Vengono esaminate le complesse dinamiche psichiche e culturali che si verificano all’interno di queste "famiglie in transito" in cui diventa particolarmente evidente il conflitto tra fedeltà all’origine e necessità di "assimilarsi" al nuovo contesto di accoglienza. Tale situazione si riflette soprattutto nei legami transgenerazionali e sui processi di identificazione.

L’architettura di questo contributo, essenzialmente clinico, poggia su quattro assi portanti. Il primo riguarda l’inquadramento della storia di un giovane gambiano, Lamin, nell’eterogeneo scenario culturale ed etnico-religioso di un Islam che si presenta come un prodotto sincretistico ad alta complessità e sempre più contiguo al mondo animista delle forze invisibili. Il secondo concerne il racconto del giovane Lamin che, poco più che undicenne - quando nessuno lo vede - riesce a fuggire dal suo villaggio dove non ha più diritto di dimora in quanto accusato dallo zio marabou di essere la causa della maledizione che si è abbattuta sulla famiglia. Sotto il peso di un segreto insostenibile e di vistosi sentimenti di paura e di vergogna, Lamin attraversa, il Mali, il Niger ed arriva in Libia dove viene abusato e torturato. Il terzo riguarda l’approdo di Lamin su un barcone in Sicilia all’età di 15 anni e mezzo. Dirà alle psicologhe che lo hanno in carico da ormai vari anni: "Negli ospedali italiani non sanno curare la mia malattia perché non la vedono". Il quarto è quello metapsicologico che tenta di legare il mondo dell’invisibile alla visibilità dell’inconscio.

Vanna Berlincioni, Francesca Acerbi, Cristina Catania

Dichiarazione di non sottomissione: due casi esemplari

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2020

Attraverso la descrizione di due casi clinici, una ragazza tunisina e un ragazzo senega-lese, seguiti da una psicoanalista e da due psichiatre di orientamento psicodinamico, si vuole mettere in evidenza la difficoltà, generata dal processo migratorio, di comporre in un’unità coerente appartenenza culturale, credo religioso e tradizione originaria con valori e credenze occidentali.

Marco Francesconi, Daniela Scotto di Fasano

Ora Faro, Ora Mare. Il processo identitario nelle pluriappartenenze

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2020

Il lavoro sottolinea il rischio di letture preconcette che potrebbero far pensare all’emigrante come a un prodotto "puro" della cultura di origine. Si prende in considerazione, invece, un’ipotesi imprevista: che chi abbandona la propria terra d’origine forzi in qualche modo se stesso a essere quello che un "vero" marocchino o indiano o senegalese o altro "dovrebbe es-sere". Il lavoro utilizza i risultati di una ricerca effettuata per una tesi di laurea in Psicologia a Pavia, avente come oggetto l’identità dei figli di immigrati, nati in Italia, condotta mediante in-terviste a sei adolescenti (tre maschi e tre femmine) e alle loro madri. Le conclusioni parrebbe-ro evidenziare un’integrazione interpretata in modo tendente a sottolineare la propria specificità da parte delle ragazze, a differenza da quella degli adolescenti maschi, per certi versi aspecifica, come per annullare le differenze.

Tra i migranti che vengono a chiedere asilo in Svizzera, ci sono sempre più giovani rifu-giati, anche minori, a volte non accompagnati. Questi giovani possono accumulare diversi fat-tori di rischio per la loro salute mentale: traumi pre- per- o post-migratori, distanza dai riferi-menti familiari e culturali, precarietà ambientale o isolamento relazionale. Ma essi sono anche in piena transizione tra l’infanzia e l’età adulta, un periodo della vita caratterizzato da interroga-tivi identitari, da processi di differenziazione e da movimenti d’autonomizzazione. Questi mo-vimenti adolescenziali, specifici per ciascuno, sono sempre strettamente intrecciati con i para-metri familiari e culturali/religiosi del gruppo di appartenenza. Nel paese, il processo adole-scenziale si evolve in una cornice comunitaria familiare e mette in discussione i punti di riferi-mento della cultura d’appartenenza. Al contrario, in esilio, lontani dai punti di riferimento ori-ginali e confrontati con nuovi valori, questi processi possono essere resi notevolmente più complessi dal confronto "esterno" con differenze culturali che avranno la loro risonanza all’"interno" del funzionamento psichico. Per tenere conto di queste variabili, il lavoro terapeu-tico, etnopsicanalitico, si svolge sia a livello culturale che psichico, al fine di sostenere il gio-vane esiliato nel suo lavoro di soggettivazione.

Gohar Homayounpour

L’Islam, il nuovo erotico moderno

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2020

Freud lo considerava un argomento che aveva bisogno di ulteriori indagini, tuttavia fino ai giorni nostri, l’Islam è stato evidentemente assente dall’arena psicoanalitica. Questo lavoro mira, da una parte, a riconsiderare le attuali visioni psicoanalitiche sull’Islam come potenziale oggetto di indagine, dall’altra, a proporre un’analisi dell’Islam come l’erotico moderno dei nostri tempi, guardando alle nuove forme di jihadismo e ai gruppi islamici estremisti. Da ovversivo e, a volte, intraducibile e inaccessibile, per permettere l’emergere del soggetto autonomo. Il lavoro intende dimostrare che affinché tale possibilità possa emergere, occorre parallelamente considerare le numerose sfide che il discorso liberale occidentale impone all’Islam, particolarmente nello spirito dei nostri tempi.

M. Fakhry Davids

L’impatto dell’islamofobia

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2020

I musulmani, in quanto membri di comunità minoritarie in Occidente, crescono in un con-testo di islamofobia quotidiana. L’autore suggerisce che il Sé musulmano interiorizzato in un simile contesto sia denigrato (Fanon, 1952), problema di solito affrontato durante l’adolescenza quando la formazione dell’identità è il compito fondamentale dello sviluppo. Ciò comporta in genere che l’adolescente assuma posizioni polarizzate e abbracci cause estreme. In seguito agli attacchi dell’11 settembre e del 7/7, l’islamofobia si è intensificata, il che può essere compreso, a livello psicologico, come una difesa razzista interna contro l’ansia schiacciante. All’interno dell’organizzazione difensiva del razzismo interno che l’autore descrive, il fondamentalismo è inscritto come il cuore problematico dell’Islam, che complica il tentativo dell’adolescente di venire a patti con l’eredità interiore dell’islamofobia quotidiana. L’articolo esplora questi temi attraverso lo studio del caso di un giovane passato attraverso l’Afghanistan negli anni ’90, e con un breve riferimento ai romanzi di Ed Husain, The Islamist, e di Mohsin Hamid, The Reluctant Fundamentalist.

Gian Maria Piccinelli

Diritti, soggettività e appartenenze dinamiche nell’Islam e nel mondo islamico

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2020

La pluralità e ricchezza dei contesti socio-culturali presenti nel mondo islamico pone costantemente in discussione l’esistenza di un’identità islamica unitaria a livello globale e l’omogeneità delle basi su cui i musulmani, all’interno e all’esterno delle società islamiche moderne, costruiscono la propria soggettività di cittadini e di credenti. La presente riflessione in-tende offrire un contributo al superamento dei modelli tradizionali di appartenenza religiosa nei paesi islamici attraverso il riferimento alla cittadinanza che diviene spazio per nuovi diritti e libertà. Su questo influisce fortemente il diritto convenzionale uniforme elaborato a livello in-ternazionale, con la dimensione etico-giuridica che lo caratterizza, ma anche il diversificato ruolo degli attori sociali - tra cui le donne - che si muovono tra tradizione giuridica e nuove tecno-logie attraverso forme di appartenenza volontaria, pur mantenendo la "religione" (nella sua plurale percezione sociale) come chiave ermeneutica della storia e nucleo dinamico delle soggettività.

Virginia De Micco, Lillian Silva Bustamante

Editoriale

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2020