RISULTATI RICERCA

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Margherita Lazzara, Salvatore Bosa

Osservatorio antitrust

RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL TURISMO

Fascicolo: 28 / 2020

The antitrust observatory presents the most significant decisions and measures of the reference period adopted by the Italian Competition and Market Authority (AGCM), reporting a brief comment accompanying the published texts.

Lorenzo del Federico

Osservatorio tributario: legislazione, giurisprudenza e prassi

RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL TURISMO

Fascicolo: 28 / 2020

L’osservatorio tributario nazionale presenta i provvedimenti di legge, le decisioni giurisprudenziali e le prassi maggiormente significativi del periodo di riferimento, riportando un breve commento a corredo dei testi pubblicati.

Laura Masala, Luisa Nicotera

Osservatorio normativo

RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL TURISMO

Fascicolo: 28 / 2020

L’osservatorio presenta i provvedimenti normativi nazionali maggiormente significativi del periodo di riferimento, riportando un breve commento a corredo dei testi pubblicati.

Ludovica Porzio

Attentati terroristici: responsabilità del tour operator?

RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL TURISMO

Fascicolo: 28 / 2020

Due diversi tribunali si sono pronunciati sulla responsabilità di un tour operator per i danni fisici e mentali subiti dai turisti nello stesso attentato terroristico avvenuto a Tunisi. La tappa a Tunisi è stata inclusa dal tour operator nel suo itinerario di crociera. La presunta responsabilità rientra in due diverse fattispecie: non aver rispettato le opportune precauzioni nella scelta della destinazione, riguardanti un luogo in cui il rischio di attacchi terroristici era largamente prevedibile; e non aver informato i clienti di questo rischio violando la diligenza richiesta al tour operator professionista, cil quale avrebbe dovuto fornire ai propri passeggeri tutte le informazioni necessarie per evitare di essere esposti al rischio di attacchi. Entrambe le sentenze analizzano la portata degli obblighi informativi in capo al tour operator e la qualificazione degli attacchi come eventi imprevedibili tali da esonerare quest’ultimo da responsabilità

Alceste Santuari

La società in house può gestire una DMO anche aprendo il capitale sociale ai privati

RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL TURISMO

Fascicolo: 28 / 2020

Una società in house può svolgere legittimamente attività e servizi turistici. Gli azionisti privati partecipano al capitale della società a condizione che non esercitino alcun controllo diretto sulle sue decisioni e attività strategiche. L'articolo include un'analisi di una recente decisione presa dalla Corte suprema amministrativa italiana, che affronta i poteri regionali nella creazione di DMO (Destination Management Organizations) per realizzare l'interesse pubblico

Chiara Tincani

L’illegittimità costituzionale della proroga delle concessioni demaniali marittime stabilita dalla Regione Liguria

RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL TURISMO

Fascicolo: 28 / 2020

La Corte ha dichiarato incostituzionale la legge della Regione Liguria n. 26/2017 per violazione dell'art. 117, comma 1 e 2, Cost., nella parte in cui la Regione ha prorogato di trent'anni gli effetti delle preesistenti concessioni e ha previsto che i nuovi incarichi possano durare per un periodo non inferiore a vent'anni, ovvero superiore a trenta

Rachele Genovese

Sull’identificazione del vettore aereo operativo tenuto al pagamento della compensazione pecuniaria

RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL TURISMO

Fascicolo: 28 / 2020

A causa del lungo ritardo del volo, alcuni passeggeri hanno chiesto di ottenere un risarcimento. Dato che il pagamento del risarcimento ai sensi dell'articolo 7 del regolamento n. 261/2004 è a carico del vettore aereo operativo, i passeggeri hanno chiesto il risarcimento al vettore aereo indicato nella conferma di prenotazione. Secondo la Corte di giustizia europea, nel caso di accordi tra vettori aerei, il concetto di "vettore aereo operativo" non copre il caso di un vettore aereo che "affitta" un aeromobile a un altro vettore aereo, ma non ne assume la responsabilità operativa per i voli, anche se la conferma di prenotazione di un posto su un volo rilasciata ai passeggeri indica che il volo è operato dal precedente vettore aereo

Assunta Nocerino

La più recente giurisprudenza della Corte Costituzionale in tema di concessioni demaniali marittime

RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL TURISMO

Fascicolo: 28 / 2020

Nelle sentenze esaminate, la Corte Costituzionale dichiara che i regolamenti regionali sono incostituzionali nella parte in cui prevedono proroghe di concessioni statali o altri requisiti e procedure particolari per il rilascio delle stesse. La Corte Costituzionale, pur confermando la violazione del principio di competenza esclusiva dello Stato in materia, non interviene sulla necessità di adottare procedure competitive per il rinnovo delle concessioni scadute, come invece affermato dalla Suprema Corte e dal Consiglio Stato

Maurizio Malo

Sul valore costituzionale del patrimonio culturale

RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL TURISMO

Fascicolo: 28 / 2020

L’Autore presenta alcune riflessioni sul valore costituzionale del patrimonio culturale, anche alla luce della giurisprudenza costituzionale e dell’organizzazione amministrativa.

Bruno Gabriel Salvador Casara, Caterina Suitner, Tomaso Erseghe

Immigrazione, stili e temi: uno studio sui tweet dei politici italiani

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2020

L’immigrazione e stato uno dei temi piu rilevanti nelle campagne politiche relative al referendum sulla Brexit, alle presidenziali americane e alle elezioni parlamentari italiane ed europee (es. Zappettini, 2019; Faris, Roberts, Etling, Bourassa, Zuckerman, & Benkler, 2017). In particolare si e potuto assistere a un incremento di consensi per i gruppi politici piu avversi agli immigrati/e e ai flussi immigratori (Muis e Immerzeel, 2017). In questo studio indaghiamo, attraverso l’analisi testuale di 1000 tweet appartenenti ai principali leader politici italiani, quali tematiche sono associate prevalentemente a contenuti negativi o positivi nei confronti dell’immigrazione. I risultati mostrano che i messaggi negativi sono associati, in un modello di regressione lineare logistica, a uno stile di comunicazione populista e all’idea della presenza di complotti. Inoltre, una network analysis rivela che messaggi anti-immigrazione sono associati ai temi di sicurezza e giustizia, mentre i messaggi pro-immigrazione sono associati alla tematica dei diritti civili, cultura ed Europa. Vengono quindi discussi gli elementi stilistici propri della comunicazione populista e complottista in relazione alla diffusione di contenuti anti-immigrazione e le possibili conseguenze per la trasmissione e la formazione di valori nel contesto dei social media.

Noemi Papotti , Simona Carla Silvia Caravita

Bullismo etnico: chi sono coloro che aggrediscono compagni con background migratorio?

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2020

Il bullismo etnico, perpetrato a danno di studenti per la loro appartenenza a un dato gruppo etnico o per il loro background migratorio, e un fenomeno in rapida espansione. Finora la ricerca si e concentrata sul rilevamento dell’incidenza del fenomeno e delle conseguenze per le vittime. Scopo del presente studio e individuare possibili profili di rischio degli alunni che perpetrano bullismo etnico. In un campione di 416 adolescenti del gruppo etnico maggioritario italiano e stato effettuato un confronto tra coloro che hanno affermato di mettere in atto unicamente bullismo tradizionale e coloro che hanno dichiarato di compiere bullismo etnico, per verificare se differissero in dimensioni comportamentali, di pregiudizio e connesse all’esperienza scolastica. Controllando l’effetto opportunita dato dalla numerosita degli studenti con background migratorio in classe, la popolarita nel gruppo e la componente affettiva del pregiudizio sono emerse come le caratteristiche maggiormente distintive del profilo dei bulli etnici. I risultati suggeriscono che i tradizionali programmi anti-bullismo, incentrati principalmente sulle dinamiche di gruppo, non siano sufficienti per prevenire e contrastare il bullismo etnico.

Il presente contributo esamina vari aspetti psicologici relativi all’adattamento scolastico e all’inclusione sociale dei giovani con un background migratorio a scuola e affronta alcune questioni metodologiche, discutendo parallelamente delle evidenze empiriche ottenute su campioni rappresentativi di studenti delle scuole italiane. Inizialmente viene trattato il problema dell’analisi di dati raggruppati, il quale sottende le ricerche psicologiche su base campionaria effettuate nel contesto scolastico. Le metodologie piu diffuse per affrontare questa situazione sono la correzione statistica rispetto alla dipendenza tra osservazioni appartenenti a uno stesso gruppo e l’analisi multilivello. La scelta di quale approccio utilizzare dovrebbe basarsi sulle domande di ricerca, ad esempio valutando se esse sono poste a livello individuale o di gruppo. Successivamente e stata presa in considerazione la questione metodologica posta dal condurre indagini a scuola su tematiche sensibili, dove puo risultare problematico l’utilizzo esclusivo di domande chiuse. In questi casi strumenti che contengano domande aperte basate su metafore hanno il vantaggio di consentire agli studenti di utilizzare le loro parole e la loro esperienza, permettendo cosi di trattare in maniera indiretta argomenti delicati. Le evidenze empiriche discusse nel presente contributo rispetto all’adattamento scolastico, mostrano come uno studente immigrato nella scuola primaria risulti essere, in media, piu e meglio motivato nello studio rispetto agli altri studenti. Allo stesso tempo, nella scuola secondaria, chi ha un background migratorio risulta adottare strategie cognitive di studio meno autoregolate e piu superficiali. In entrambi i casi la generazione di appartenenza dello studente risulta essere un elemento rilevante, con le prime generazioni che presentano un pattern, paradossalmente, piu adattivo. Rispetto all’inclusione, i risultati evidenziano come un allievo con un background migratorio, sia, in classe, meno accettato e abbia meno amici degli altri studenti. Inoltre e piu spesso vittima di comportamenti aggressivi a scuola. Contrariamente a quanto visto per l’adattamento scolastico, si assiste per l’inclusione a una attenuazione da una generazione all’altra delle problematiche riscontrate. Infine, per quello che riguarda gli atteggiamenti nei confronti degli immigrati, spesso visti in stretta connessione con comportamenti di natura discriminatoria, le evidenze empiriche mostrano percezioni degli studenti che dal punto di vista cognitivo ed emotivo non appaiono riducibili a una semplice dicotomia positivo/negativo.

Giuseppina Dell’Aversana, Andreina Bruno

Servizi sanitari, migrazione e diversità. Prospettive sull’implementazione della competenza culturale

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2020

Le evidenze di disuguaglianze sanitarie per le persone migranti hanno richiesto un riorientamento delle politiche sanitarie affinche si sviluppino servizi sanitari sensibili alla diversita, culturalmente competenti ed equi. La competenza culturale, indicata come strategia per promuovere equita per i "diversi" gruppi di utenza, richiede interventi a livello individuale, organizzativo e di sistema. L’implementazione di pratiche organizzative culturalmente competenti appare eterogenea nel contesto italiano. Lo studio ha l’obiettivo di esplorare i significati che i manager di aziende sanitarie attribuiscono alla competenza culturale quale strategia aziendale; come tale strategia informa le pratiche manageriali e le scelte in materia di governance e di servizi da erogare; le barriere e i fattori facilitanti l’implementazione di un sistema organizzativo culturalmente competente. La ricerca e stata sviluppata secondo un approccio qualitativo attraverso la metodologia dello studio di caso. Il contributo riporta i dati raccolti in tre organizzazioni sanitarie di tre regioni italiane. Sono state svolte interviste individuali e di gruppo a figure manageriali e/o con responsabilita su interventi culturalmente competenti (n =15). Il materiale e stato analizzato tramite analisi tematica. I risultati mostrano il riferimento a diversi concetti guida per promuovere l’equita per la salute dei migranti e il ruolo di fattori contestuali nell’influenzarne l’implementazione organizzativa. I dati riportano la presenza di pratiche per favorire l’accesso e la qualita della cura. Tuttavia, sembrano necessari ulteriori sforzi per integrare i principi e le pratiche di competenza culturale a tutti i livelli dell’organizzazione e promuovere pratiche partecipative che coinvolgano migranti e stakeholder.

Edvaldo Begotaraj, Catia De Paola, Daniela Sambucini, Chiara Ciacchella, Emanuele Caroppo, Carlo Lai

L’efficacia degli interventi psicologici sulla depressione, ansia e somatizzazione nei migranti

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2020

La migrazione forzata di massa e un fenomeno che negli ultimi anni ha sollevato questioni socio-economiche rispetto ai problemi di contenimento dei flussi e di integrazione socio-lavorativa dell’emigrato nel paese di destinazione. Le cause della migrazione forzata si ritrovano nei conflitti, nella poverta, nelle violenze persecutorie e torture che avvengono nei paesi di origine, nel crescente divario fra ricchi e poveri e nel debito pubblico che azzera gran parte della ricchezza economica di alcune nazioni. Tutto questo impatta in modo inequivocabile sulla salute dei migranti lasciando sequele indelebili. Negli ultimi anni, infatti, il panorama scientifico ha ampliato il focus di interesse, includendo l’aspetto psicologico del migrante. Le esperienze traumatiche subite dai migranti si hanno luogo in tre momenti: prima, durante e dopo il viaggio migratorio. Tutto questo causa ripercussioni psicologiche che sono tipiche ed inconfondibili, tra la sintomatologia piu rilevante emerge la depressione, l’ansia e la somatizzazione. Negli ultimi anni nasce, dunque, l’esigenza di promuovere il benessere psicologico del migrante nel paese ospitante. L’obiettivo della review era valutare l’efficacia dei trattamenti psicologici maggiormente applicati sui migranti effettuando un’analisi qualitativa della letteratura. La raccolta iniziale dei dati era focalizzata su studi che includevano interventi psicologici e/o farmacologici con una valutazione pre-trattamento e post-trattamento della depressione, dell’ansia e della somatizzazione. La selezione includeva studi di tipo controllato-randomizzato, studi quasi sperimentali e studi osservazionali. La review e stata condotta su 52 studi. I trattamenti psicologici sono stati categorizzati in 5 categorie di trattamento (terapia cognitivo comportamentale, terapia di esposizione narrativa, terapia dinamica, trattamenti psicologici combinati, trattamenti psicologici combinati con trattamenti farmacologici). Per ogni categoria sono stati calcolati i risultati significativi e non significativi in riferimento agli esiti: depressione, ansia e somatizzazione. I risultati qualitativi della review mostravano che le terapie cognitivo comportamentali avevano effetto significativo sulla depressione nel 61% dei casi, sull’ansia nel 50% dei casi, sulla somatizzazione in nessun caso. Le terapie di esposizione narrativa avevano effetti significativi sulla depressione nel 57% dei casi, sulla somatizzazione nel 50% dei casi e sull’ansia in nessun caso. Le terapie dinamiche avevano un effetto significativo sulla depressione nel 50% dei casi, sull’ansia nel 50% cosi come sulla somatizzazione. I trattamenti psicologici combinati avevano un effetto significativo sulla depressione nel 46% dei casi, cosi come sull’ansia e sulla somatizzazione nel 60% dei casi. I trattamenti psicologici combinati con i trattamenti farmacologici avevano un effetto significativo sulla depressione nel 61% dei casi, sull’ansia nel 36% dei casi e sulla somatizzazione nel 39% dei casi. L’osservazione qualitativa, in generale, mostrava una probabilita di avere un significativo effetto post trattamento sull’ansia piu bassa del 50% rispetto alla somatizzazione. Entrando nel dettaglio dei trattamenti sembrava che gli effetti delle terapie cognitivo comportamentali erano dovuti al caso rispetto all’ansia, mentre pareva avessero effetti significativi sia sulla somatizzazione che sulla depressione. Per quanto riguarda le terapie di esposizione narrativa sembrava che la probabilita di avere un effetto significativo sulla depressione era dovuta al caso cosi come per la terapia dinamica e per i trattamenti psicologici combinati, questi tuttavia non sembravano sortire effetti sulla depressione e sull’ansia. Per quanto riguarda i trattamenti psicologici combinati con trattamenti farmacologici si riscontrarono effetti significativi di efficacia sulla depressione ma non su ansia e somatizzazione.

Anna Maria Della Vedova, Laura Vismara, Carlo Cristini

Maternità e migrazione: rischio psicosociale e sintomi depressivi nel periodo del post partum

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2020

A causa del fenomeno dell’immigrazione sono sempre piu numerose le donne che vivono la maternita lontane dai loro luoghi di origine. Il periodo perinatale e una fase molto complessa e la letteratura evidenzia come per le donne immigrate la transizione alla maternita possa comportare maggiori rischi. L’obiettivo dello studio e di confrontare la prevalenza di sintomi depressivi e ansiosi, il supporto sociale ed i principali fattori di rischio per il disagio psicologico perinatale in donne immigrate e italiane nei primi mesi dopo il parto. Il campione e costituito da donne italiane (N=308) e immigrate (N=108) che affluivano ai servizi vaccinali. Sono stati somministrati: una scheda di rischio psicosociale, l’Edinburgh Postnatal Depression Scale, la Multidimensional Scale of Perceived Social Support. Le analisi hanno mostrato una maggiore prevalenza di sintomi depressivi e un aumentato rischio psicosociale nelle donne immigrate. Rispetto alle italiane le madri immigrate sono piu giovani, hanno piu figli, partner piu assenti, minore sostegno sociale, bassa istruzione, alta disoccupazione, difficolta economiche, uso limitato dei servizi locali. I risultati dello studio evidenzia no la coesistenza di molteplici fattori di rischio per il disagio emotivo perinatale nelle neo-madri immigrate. Questi indicatori possono essere utili per creare interventi efficaci volti a raggiungere le donne straniere.

Claudia Spinosa, Laura Angioletti, Michela Balconi

Evidenze cliniche, psicosociali e neuropsicologiche su un campione di pazienti cronici immigrati in Italia

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2020

I principali obiettivi di questo studio sono l’esplorazione dello stato di salute psicosociale e neuropsicologico di pazienti immigrati con malattia cronica in Italia, e la messa a punto di un primo modello di screening neuropsicologico multidimensionale per la popolazione immigrata, al fine di promuovere la validazione di una batteria di test standardizzata per popolazioni di pazienti con diversa appartenenza culturale. Un totale di 80 pazienti cronici e stato reclutato per lo studio, di cui 44 pazienti immigrati regolari e 36 pazienti italiani (campione di confronto). Lo screening multidimensionale e stato somministrato solo ai partecipanti che hanno dimostrato un livello adeguato di comprensione e produzione della lingua italiana e si compone di tre sezioni: (i) valutazione psicosociale, (ii) assessment neuropsicologico e (iii) intervista semi-strutturata. La prima sezione include scale psicosociali volte ad indagare abilita linguistiche di base, lo stato di salute, il supporto sociale percepito, il grado di discriminazione quotidiana percepita, lo stato socioeconomico e l’eventuale presenza di malattie in comorbidita. La secon da sezione consiste in una batteria di test neuropsicologici sul funzionamento cognitivo globale. L’intervista semi-strutturata e stata trascritta e analizzata con il metodo dell’accordo tra i giudici. I risultati hanno messo in evidenza che i pazienti cronici immigrati sono significativamente piu giovani rispetto agli italiani, percepiscono maggiore discriminazione e un minore supporto sociale, in particolare da parte della famiglia, rispetto ai pazienti italiani. Il campione di pazienti immigrati risulta essere vulnerabile cognitivamente, in particolare nella memoria uditivo-verbale a breve termine e nel ragionamento astratto non verbale, rispetto al campione italiano. Dall’analisi dell’intervista emergono anche alcune differenze rispetto a tematiche condivise dai pazienti, tra cui, ad esempio, l’esperienza vissuta all’interno dei servizi ambulatoriali e/o ospedalieri, che il campione degli immigrati descrive come migliore rispetto al campione italiano.

Luca Milani, Giovanni Giulio Valtolina, Diego Boerchi

Dipendenze tecnologiche e rischio evolutivo. Confronto tra minori con background migratorio e minori italiani su prevalenza e correlati maladattivi

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2020

L’Internet Gaming Disorder (IGD) e stato riconosciuto nella sezione terza del DSM-5 come una nuova dipendenza comportamentale, che appare correlata con alcuni rischi evolutivi quali depressione, ansia, disturbi di attenzione, fobia sociale, disturbi del comportamento e della condotta, basso rendimento scolastico. Di natura affine all’IGD, anche l’Internet Addiction (IA) e stato negli anni studiato come dipendenza comportamentale correlata a un uso incontrollato della Rete con finalita di modulazione dell’umore. L’Internet Addiction e risultata correlata a sua volta con numerosi rischi evolutivi - in parte sovrapponibili a quelli dell’IGD - in chiave internalizzante ed esternalizzante. Considerata la vulnerabilita delle popolazioni migranti alle forme di dipendenza comportamentale come il disturbo da gioco d’azzardo, appare importante verificare se tale vulnerabilita comprenda anche le dipendenze tecnologiche: IGD e IA. Gli obiettivi della presente ricerca sono: 1) ottenere dati di prevalenza di IGD e IA nella popolazione di studenti con background migratorio, 2) evidenziare eventuali differenze in chiave maladattiva correlate alle dipendenze tecnologiche nei minori con background migratorio. 528 studenti (63.6% femmine) con eta variabile tra i 9 e i 20 anni (M = 15.76; DS = 2.176) e frequentanti istituti secondari di primo e secondo grado di quattro citta italiane hanno risposto a una specifica survey sul tema. Il 9.7% degli studenti ha dichiarato di non possedere la cittadinanza italiana. Gli strumenti della survey erano: VGA Questionnaire (VGA) per misurare l’Internet Gaming Addiction; Internet Addiction Test (IAT), per valutare la dipendenza da Internet; Children’s Coping Strategies Checklist-Revised 1 (CCSC-R1) per misurare le strategie di coping in situazioni di difficolta; Test delle Relazioni Interpersonali (TRI) per valutare la qualita delle relazioni sociali in diversi domini. Il 6.1% degli studenti senza cittadinanza italiana soddisfa i criteri diagnostici per l’IGD, contro il 2.0% dei partecipanti italiani, mentre non vi e una differenza statisticamente significativa per quanto riguarda la dipendenza da internet. Il 4.5% dei maschi soddisfa i criteri diagnostici per l’IGD, contro l’1.2% delle femmine, mentre la situazione e opposta per quanto riguarda la dipendenza da internet: 12.2% per le femmine contro l’8.8% dei maschi. I modelli di regressione evidenziano come lo status migratorio, insieme con la tendenza a usare strategie di coping di tipo evitante e distraente, sia un fattore di rischio per lo sviluppo di una dipendenza da videogame. Per quanto riguarda la dipendenza da Internet, al contrario, lo status migratorio non appare un predittore significativo. I risultati di questo studio sembrano indicare una piu alta prevalenza dell’IGD nella popolazione di studenti con cittadinanza non italiana, e confermano come il background migratorio possa essere un potenziale fattore di rischio per lo sviluppo del disturbo.

Laura Elvira Prino, Donatella Scarzello, Protima Agostini, Angelica Arace

Immigrazione e genitorialità: cognizioni genitoriali in infanzia

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2020

Introduzione. Lo studio delle differenze culturali in merito alle cognizioni genitoriali in infanzia risulta importante in un contesto in cui i servizi educativi prescolari accolgono sempre piu famiglie con storie di immigrazione, al fine di sostenere pratiche inclusive e partecipative e contrastare le disuguaglianze sociali e la poverta educativa. Obiettivo dello studio e comparare, in un campione di genitori italiani e stranieri, conoscenze e credenze in merito a sviluppo ed educazione dei figli. Metodologia. Hanno partecipato allo studio 124 madri (52.4% italiane e 47.6% straniere) e 108 padri (65.7% italiani e 34.3% stranieri), con figli frequentanti il nido d’infanzia. Madri e padri hanno compilato un questionario per rilevare: informazioni socio-anagrafiche, conoscenze genitoriali sullo sviluppo infantile e sul parenting e loro fonti, obiettivi di socializzazione ed etnoteorie parentali. Risultati. Livelli di conoscenze sullo sviluppo infantile e fonti informative utilizzate differiscono tra genitori italiani e stranieri: i genitori italiani posseggono cono scenze piu accurate e si avvalgono in misura maggiore di fonti formali. Tali risultati sono influenzati, oltre che dall’appartenenza culturale, anche dalla scolarizzazione e dal genere del genitore. Mentre obiettivi di socializzazione orientati all’autonomia ed etnoteorie orientate all’indipendenza sono considerati importanti da entrambi i sottogruppi, obiettivi di tipo relazionale ed etnoteorie di tipo interdipendente sono maggiormente valorizzati dai genitori stranieri. Conclusioni. Similarita e differenze emerse tra genitori italiani e stranieri sottolineano l’importanza che nei servizi per l’infanzia si attivino processi volti all’esplicitazione di obiettivi educativi e traguardi evolutivi con diverso significato culturale e alla costruzione di saperi condivisi.